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Promozione Vueling: 200 mila biglietti a 25 euro. Sfruttala per guadagnare di più

E’ attiva la nuova promozione Vueling: "CHEEEESE: 200.000 posti a 25 euro". Un’ottima opportunità di guadagno per gli affiliati. Come possiamo sfruttarla?
Il programma di affiliazione è gestito da Tradedoubler, Zanox, ClickPoint e paga 4 euro per ogni prenotazione proveniente dal tuo sito. Il keyword advertising è consentito con limitazioni tramite Tradedoubler e ClickPoint ma è difficile da sfruttare in quanto il numero di inserzionisti in questo settore è elevato. Lo puoi verificare cercando su google "Voli low cost + (città destinazione)".

Un modo alternativo per guadagnare con questa promozione potrebbe essere quello di scrivere dei contenuti informativi riguardanti singoli eventi programmati per marzo/aprile/maggio/giugno 2008 nelle città raggiunte da Vueling cioè: Alicante, Amsterdam, Atene, Barcellona, Bilbao, Bruxelles, Granada, Ibiza, Jerez, Gran Canaria, Lisbona, Madrid, Malaga, Malta, Minorca, Milano, Napoli, Nizza, Palma, Parigi, Roma, Santiago, Siviglia, Tenerife, Valencia, Venezia.

Dato che la scadenza della promozione è tra pochi giorni, consiglio di utilizzare il keyword advertising per portare subito dei visitatori verso le pagine create ad hoc. Qualche esempio: dall’8 al 13 aprile a Siviglia c’è la "Feria de abril" che richiama molti turisti, il 30 aprile ad Amsterdam ci saranno centinaia di migliaia di persone in festa per "Il Giorno della Regina", puoi promuovere anche fiere, festival, mostre ecc.. Ovviamente non devi limitarti ai voli ma includere nelle stesse pagine anche prenotazioni in hotel e autonoleggio.

Terminata la promozione di Vueling le stesse pagine possono essere utilizzare per proporre offerte simili di altre compagnie aeree o semplicemente restare online per ottenere traffico dal posizionamento nei motori di ricerca (non a pagamento).

Programmi di affiliazione: concetti base

In questa breve guida spiegherò cosa sono i programmi di affiliazione e com’è possibile guadagnare online. I concetti sono volutamente semplificati. Le informazioni più specifiche verranno infatti proposte negli articoli di approfondimento.
Ci tengo a precisare che non prometto guadagni facili, immediati e sicuri per chiunque sappia accendere un pc, perchè nel web ci sono già troppe utilissime :-) guide di quel tipo.

Come e quanto puoi guadagnare online?

Il meccanismo che ti permette di ottenere un guadagno può essere semplificato così: tu devi mandare visitatori (potenziali clienti) verso un sito che vende prodotti o servizi. Se tali visitatori fanno degli acquisti il sito ti ricompensa.

L’accordo tra te e il sito di commercio elettronico si chiama "Programma di affiliazione". Tu sei l’Affiliato detto anche Editore. Il sito ecommerce viene chiamato Merchant o Inserzionista.

Volendo essere più precisi, le figure coinvolte sono quattro:

1.Clienti potenziali. Sono le persone interessate ad acquistare prodotti/servizi tramite internet.
2.Tu / Il tuo sito. Tramite il tuo sito dovrai pubblicizzare dei prodotti/servizi e portare dei potenziali clienti verso un sito che li vende.
3.Merchant. E’ il sito al quale sei affiliato: tu gli mandi clienti, lui ti paga.
4.Gestore del programma di affiliazione. Tra te e il merchant potrebbe esserci un intermediario che si occupa di verficare la provenienza dei clienti, fornirti statistiche sulle vendite procurate e gestire i pagamenti. A volte il sito ecommerce svolge queste attività senza affidarsi ad un servizio esterno.
Il tuo guadagno può non limitarsi ad una percentuale sulle vendite ma dipendere anche da altre azioni compiute dai potenziali clienti. L’idea su cui si basano i programmi di affiliazione è infatti il cosiddetto "Pay Per Action" che include:

PPC - Pay Per Click: guadagni un importo fisso per ogni click fatto dai visitatori sui banner/link del merchant inseriti nel tuo sito;
PPL - Pay Per Lead: guadagni un importo fisso per ogni iscrizione (o compilazione di un modulo) fatta da utenti provenienti dal tuo sito;
PPS - Pay Per Sale: guadagni una percentuale (o un importo fisso) sul valore degli acquisti fatti da visitatori provenienti dal tuo sito.

Esempio.
Consideriamo un sito che vende telefoni cellulari e ti paga € 0,05 PPC, € 1 PPL e 5% PPS.
Sul tuo sito descrivi un modello di cellulare e metti il link verso il sito che lo vende a € 200.
100 utenti cliccano sul link, 5 si registrano sul sito che lo vende e uno di questi lo acquista.
Il tuo guadagno sarà: 100 x 0,05 = € 5 per i click, 5 x 1 = € 5 per i lead, 5% di € 200 = € 10 per la vendita.
Hai guadagnato un totale di € 20.

Come si inizia?

Per guadagnare con i programmi di affiliazione devi:

1.Scegliere uno o più merchant a cui affiliarti.
2.Creare contenuti contestuali ai prodotti che vuoi "vendere".
3.Portare dei potenziali clienti verso le tue pagine web (tramite il posizionamento nei motori di ricerca, acquistando pubblicità, ecc..)
Scelta del merchant

I merchant disponibili in Italia sono centinaia, ognuno propone almeno un prodotto/servizio e molti ne propongono decine di migliaia. Quindi la scelta non manca, l’importante è scegliere bene. I fattori da tenere in considerazione sono i seguenti:

1.Qualità del sito-merchant. Compreresti su quel sito? Ha prezzi convenienti o, in alternativa, prodotti difficili da trovare altrove? E’ un sito/marchio famoso? Ti ispira fiducia? Se hai risposto di sì a tutte (o quasi) queste domande procedi con il punto 2.
2.Tipologia di prodotti/servizi. Gli utenti del tuo sito possono essere interessati ad alcuni prodotti venduti dal merchant? Sei in grado di creare dei contenuti su quei prodotti? Se intendi acquistare pubblicità sui motori di ricerca valuta rapidamente quanta concorrenza c’è (un’analisi più approfondita si può fare in un secondo momento).
3.Quanto paga? Stimare quando puoi guadagnare per ogni vendita è fondamentale se pensi di acquistare pubblicità sui motori di ricerca.
4.Il merchant utilizza i cookie per memorizzare la provenienza del cliente? Il merchant deve assegnarti la commissione sulle vendite anche se i clienti acquistano molti giorni (o mesi) dopo aver cliccato i link sul tuo sito. I merchant che non usano i cookie sono da evitare.
Puoi iniziare la ricerca partendo dalla nostra directory dei programmi di affiliazione.

Creare contenuti mirati

ll merchant a cui decidi di affiliarti si occupa di tutte le fasi della vendita: acquisizione dei clienti, gestione degli ordini, gestione dei pagamenti e spedizione della merce. Il tuo compito è "solo" quello di aiutare i potenziali clienti a trovare un sito che vende il prodotto che stanno cercando. Sarebbe meglio dire convincere i potenziali clienti ad acquistare proprio nel sito del merchant a cui ti sei affiliato. Come fare? Ci sono varie possibilità più o meno efficaci:

1.Inserire dei banner pubblicitari nel tuo sito o nella tua newsletter.
2.Acquistare pubblicità contestuale nei motori di ricerca e mandare i visitatori direttamente verso il sito del merchant.
3.Creare dei contenuti sul prodotto che intendi vendere ed inserire un link verso il sito che lo vende. Ad esempio puoi scrivere una recensione, una notizia, riportare il parere di altri utenti, compararlo con altri prodotti e specificare quanto costa nei vari siti.
Ho volutamente scritto le varie possibilità in ordine di efficacia crescente: i banner non rendono molto, il potenziale cliente normalmente cerca informazioni sul prodotto prima di acquistarlo e spera inoltre di trovare il sito con il prezzo più conveniente. Internet consente di passare velocemente da un sito all’altro in cerca di informazioni. Per questo motivo la credibilità del tuo sito è fondamentale, l’utente leggendo le tue pagine deve pensare: "Sono nel posto giusto. Parto da qui per decidere cosa e dove acquistare". Se stessi cercando una fotocamera, preferiresti acquistarla dopo aver cliccato su un banner pubblicitario all’interno di un sito qualunque oppure dove aver letto su un sito del settore che "Non ha tutte le funzionalità di una costosa macchina professionale, ma permette di fare delle splendide foto garantendo un ottimo rapporto qualità/prezzo. La puoi acquistare su questi siti: A (€ 150,00) B (€ 145,00) C (€ 165,00) D ( € 140 con spezione gratuita)"? (Questi concetti sono stati spiegati dettagliatamente nei seguenti articoli: "Come fare soldi con un blog usando i programmi di affiliazione", "Diventa un blogger autorevole e fai soldi in modo diretto e indiretto")

Riassumendo: il concetto base è quello di presentare sul tuo sito un prodotto ed inserire un link verso un sito (a cui sei affiliato) che lo vende. Se vieni pagato con la modalità pay per click devi solo preoccuparti di mandare il maggior numero di visitatori possibile verso il sito del merchant. Se invece viene pagato con una percentuale sulle vendite procurate, devi fare in modo che gli utenti del tuo sito vadano sul sito del merchant solo quando sono realmente motivati all’acquisto. Altrimenti gli farai solo della pubblicità gratuita.

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Il tuo sito ha i requisiti per vendere pubblicità?

Sicuramente ti piacerebbe riuscire a vendere la pubblicità all’interno del tuo sito web al prezzo che ritieni più adeguato. Considerando che comprare pubblicità è indispensabile per la maggior parte dei siti che vendono prodotti/servizi online, non dovrebbe essere così difficile trovare degli inserzionisti. Il vero problema è convincerli ad acquistare proprio gli spazi pubblicitari del tuo sito. Perchè dovrebbero farlo? Il tuo sito gli porterà dei risultati? Perchè proprio il tuo sito e non un altro?
La paura più grande degli inserzionisti è quella di non ottenere un adeguato ritorno dall’investimento fatto. Che siano 100 euro, 1.000 o 10.000 il problema è sempre quello di ottenere un guadagno superiore alla cifra spesa. Va detto che qualcuno investe prevalentemente per far conoscere il proprio brand e per questo non ha un immediato riscontro di quanto ha guadagnato con una campagna pubblicitaria. Questo è un caso particolare, normalmente si tratta di aziende che non guadagnano solo ed esclusivamente tramite il proprio sito web oppure prevedono di monetizzare l’investimento in un secondo momento.

Premesso che tu voglia guadagnare online vendendo pubblicità, ti sei mai chiesto se il tuo sito ha i requisiti per attirare degli inserzionisti e permettere loro un adeguato ritorno dell’investimento pubblicitario?

Ti invito a riflettere suquesti 6 punti:

Il tuo sito tratta un argomento specifico o parla un po’ di tutto? Se parli di mille cose diverse hai un sito generalista, potenzialmente tutti gli utenti del web potrebbero essere interessati al tuo sito, quindi hai milioni di visitatori. E’ così?

C’è qualcuno che potrebbe essere interessato ad acquistare pubblicità sul tuo sito? Questo è un punto chiave; devi essere realista e metterti nei panni di chi vuole spendere dei soldi in pubblicità: perchè dovrebbe farlo nel tuo sito? Cosa gli dai in cambio? L’argomento che tratti attrae un sottoinsieme di tutti gli utenti del web. Quale pubblicità potrebbe essere per loro interessante?

Gli altri siti che trattano argomenti simili al tuo hanno degli inserzionisti? Se ne hanno puoi provare a contattarli per presentare loro il tuo sito come una valida alternativa per raggiungere lo stesso target di persone. Se non ne hanno potresti aver scelto un argomento difficile da monetizzare. Per avere un’ulteriore conferma di questo fatto, controlla se inserendo le parole chiave che meglio descrivono il tuo sito all’interno di Google, trovi degli annunci sponsorizzati.

C’è qualcosa che distingue il tuo sito da tutti gli altri? Il tuo (eventuale) fattore di unicità potrebbe fare la differenza sia nell’ottica di ottenere più visitatori, sia per raggiungere l’obiettivo di convincere qualcuno ad acquistare pubblicità proprio da te.

L’aspetto del tuo sito è professionale? Anche l’apparenza conta: un sito palesemente amatoriale, mal strutturato graficamente o pieno di errori grammaticali, non invoglia di certo gli inserizionisti a spendere dei soldi.

Il tuo sito ha un buon numero di visitatori? L’ho lasciato come ultimo punto, ma spesso è il primo fattore che viene analizzato da chi acquista pubblicità. Un sito potenzialmente interessante come contenuti/target/aspetto, ma con pochissimi visitatori, non è molto utile dal punto di vista pubblicitario. Questo fatto è tanto più rilevante quanto più generico è il tema del sito.
Se hai risposto "sì" alle 6 domande, la prossima volta che crei un annuncio di vendita pubblicità (ad esempio nell’ADV store o nella sezione "Compravendita pubblicità" del forum) prova anche a spiegare perchè l’acquirente dovrebbe scegliere proprio il tuo sito (tema, target, qualità, unicità, traffico). Se invece hai risposto "no" ad alcune domande, dovresti impegnati a migliorare il sito prima di fare i salti mortali per trovare qualcuno disposto ad acquistare pubblicità.

SEO™


SEO™
Essere Visibili sui Motori di Ricerca

Autore: Giorgio Taverniti
Editore: Bruno Editore
Formato: Ebook PDF in 175 pagine
Anno di Uscita: 2009
ISBN: n.d.

Categorie: Internet, Marketing

Descrizione: Questo ebook, pubblicato in collaborazione con "Libreria Strategica", contiene una dettagliata e minuziosa spiegazione dedicata alle strategie per posizionare un sito sui motori di ricerca, e consente anche ai non esperti di ottenere ottimi risultati in poco tempo. Leggi il Programma completo

DISPONIBILE dal 22 Luglio 2009

Programma SEO
Capitolo 1: COME ESSERE VISIBILI SUI MOTORI DI RICERCA
•Come nasce questo libro e il suo scopo principale.


•Imparare a conoscere i motori di ricerca attraverso una breve introduzione.


•Che cosa è il posizionamento nei motori di ricerca.


•Che cosa c'è oltre i motori di ricerca.

Capitolo 2: QUALI SONO GLI ELEMENTI CHE VENGONO PRIMA DEL SEO
•Come individuare la tipologia di persone a cui stai per rivolgerti con il tuo sito.


•Come effettuare la scelta delle chiavi giuste.


•Come scoprire quante parole vengono cercate ogni volta sui motori di ricerca.


•Quali sono gli svantaggi nell'ottimizzare le pagine per chiavi singole.


•Che cos'è e quanto è importante tener presente la coda lunga.


•Quali sono gli strumenti adatti e come scegliere il nome del dominio.

Capitolo 3: SCOPRIRE COME OTTENERE UN'INDICIZZAZIONE EFFICACE
•Scoprire che cos'è l'indicizzazione e come si effettua.


•Conoscere tutti i diversi metodi di indicizzazione.


•Imparare a capire cosa potrebbe impedire l'indicizzazione.


•Come conoscere il file Robots.txt e come usare i Meta Name Robots.


•Che cosa è il Rel NoFollow nei singoli link.

Capitolo 4: COME LAVORARE PROFICUAMENTE SULL'OTTIMIZZAZIONE
•Imparare le nozioni base per sfatare molti falsi miti.


•Cosa sono i Title e come puoi utilizzarli.


•Cosa sono i Meta Description e le Keywords.


•Cosa comporta la mancata uguaglianza tra Title e Description.


•L'importanza della comunicazione di Title e Description.


•Esempi pratici di ottimizzazione.
Capitolo 5: COME OTTENERE UNA POPOLARITA' SEMPRE CRESCENTE •L'importanza di fattori come il Pagerank, la Tematicità, il Trustrank, BadRank e il Topical TrustRank


•Quali sono gli altri motori di ricerca.


•Come fare un punto della situazione sulla popolarità.


•I link esterni e la popolarità senza link.

Capitolo 6: COME FARE PER AUMENTARE LA POPOLARITA' DEL TUO SITO
•Quali sono i primi passi per iniziare ad aumentare la popolarità del tuo sito.


•Quali sono le strategie migliori per far crescere popolarità e per attirare visitatori.


•Come sfruttare i blog e i forum di settore a tuo vantaggio.


•Cosa sono i Network di siti.

Capitolo 7: QUALI SONO LE COSE ASSOLUTAMENTE DA NON FARE
•Conoscere le tecniche di spam ed evitarle il più possibile.


•Come evitare i contenuti duplicati.


•L'importanza del server e del controllo su di esso.


•Come valutare alcune probabili penalizzazioni.
Capitolo 8: QUALI SONO LE CARATTERISTICHE SPECIFICHE DEI MOTORI DI RICERCA
•In che modo i motori di ricerca rispondono agli utenti.


•Come valutare l'espansione della query.


•Come analizzare i più potenti motori di ricerca del web.

SEO™
Essere Visibili sui Motori di Ricerca
Ebook 175 pagine di Giorgio Taverniti

Servizi di consulenza specialistica SEO da Shimon Sandler

Shimon ha completato il suo passaggio dalla Pennsylvania State University e come suo primo lavoro che ha lavorato per una organizzazione globale di detersivo come Marketing Manager. Shimon ha lavorato con vari clienti come Kohls Dept Stores, Wendys Ristoranti, US Army, Intel Corporation e Loreal diverse marche. Ci sono diversi Shimon Articoli su Internet i piani di marketing sono stati evidenziati da diversi sito pubblicazioni.

Egli è anche un rappresentante andirivieni di Search Engine Marketing sezione di Google Adwards professionale qualificato e Daniweb Forum.

Nel mondo di oggi Internet Search Engine Optimization (SEO) è diventato un influente metodo che viene utilizzato per rendere top ranking di un sito web in tutti i principali motori di ricerca come Yahoo e Google. E molto di più su Internet è diventato molto vantaggioso per le imprese. Persone provenienti da tutto il mondo l'accesso del motore di ricerca per trovare lì perfetto prodotto e dei servizi. Il Consulente SEO migliora il motore di ricerca si è verificato. SEO è utilizzato per illustrare la procedura di manipolare un sito web in modo tale che esso emergerà superiore in posizionamento nei motori di ricerca. Un sito web che è stato ottimizzato per i motori di ricerca possono ottenere enormi benefici per le imprese.

Tutti i SEO Consulente deve passare attraverso la Società Clienti e obiettivi pubblicitari per espandere il progetto e l'approccio per una operazione di SEO. E ci sono alcune altre cose che un Consulente SEO deve riconoscere, come: le idee imprenditoriali, politiche di marketing, Demografia obiettivo di telespettatori, Messaggi, Successo metrica, e gli strumenti di misura.

Shimon's SEO squadra fornire molti servizi come back link di collegamento e di processo di costruzione per il tuo sito web. Ci deve essere molto ben collegamento piano di crescita per ottenere una ottimizzazione dei motori di ricerca della durata di effetti. Un consulente SEO può invitare molti nuovi visitatori del tuo sito web utilizzando il collegamento indietro. Semplice collegamento edificio non può essere fatto da qualsiasi luogo e su ogni link non è costruire uguali. Ma torna il collegamento è un metodo semplice per sviluppare un sito web della parola chiave classifica. Il processo di Link Building è tenuto po 'di tempo e il lavoro monotono.

Se avete voglia di vedere il tuo sito web in cima della classifica allora Shimon SEO team è in grado di eseguire diversi compiti per il tuo sito web:

• La prima cosa che farà è che riconoscere e ottimizzare le pagine significative soprattutto sul web risorse.
• Individuare le parole chiave per ogni pagina web e che si tradurrà in successo SEO.
• Analisi di tutte le pagine web's, parole chiave e, se necessario, quindi modificare in base alle informazioni del cliente prima di farsi avanti con l'analisi e la proposta di SEO.
• Essi offrono estrema esame sugli elementi chiave in modo che il risultato e 'un buon lavoro di SEO.
• Fanno articolo completo, che riguardano in particolare le modifiche e le integrazioni per il tuo sito web.
• Essi offrono anche servizi opzionali SEO come scrivere Comunicati Stampa che sono ottimizzati per la ricerca e SEO copywriting Servizio.
• Si individuano le principali motori di ricerca come Google Sitemaps, yahoo ecc
• Si esegue un monitoraggio regolare e ottimizzare per ottenere il risultato.
Come l'ottimizzazione dei motori di ricerca è necessaria per aumentare l'attività di marketing on-line allo stesso modo è importante anche per la commercializzazione dei prodotti. Così il marketing online svolge un ruolo importante anche nel sito web di movimentazione.

Un semplice stile per e-mail marketing, attraverso iConatct

Nel mondo di oggi E-mail marketing è la modernizzato ed efficace metodo di marketing su Internet. La posta elettronica viene utilizzato per la comunicazione aziendale di spettatori. Allo stesso tempo, per promuovere il vostro prodotto su Internet tramite e-mail marketing si devono seguire alcune regole. Il Direct E-mail marketing è uno dei più grandi scelte per le vendite. Usando questo metodo è in grado di attirare nuovi clienti mantenendo il contatto con quelle esistenti e riducendo al minimo costo di esercizio. Ci sono molte organizzazioni che forniscono strumento di marketing online per i clienti. Uno di questi è iContact ed offre semplificata di email marketing.

iContact è stato istituito con Ryan Allis e Aaron Houghton nel 2003. It's ha uffici a Durham, NC e ha 100.000 utenti e 15.000 clienti. Il prodotto è utilizzato in gran parte da sotto le imprese, anche se ha una società Fortune 500 diversi come Bank of America, Ford, Nissan, Super 8 Motel, e International Paper, e campagne politiche, come Barack Obama'08. Essi vi stanno cercando di offrire un miglior metodo in cui le imprese e di una società senza scopo di lucro corrisponde online, rendendo semplice per controllare tutte le comunicazioni on line da una particolare applicazione web.

Se hai un qualche tipo di preoccupazioni consegnabilità con l'attuale tecnica di invio di newsletter, per inviare una newsletter via email poi icontact può aiutare a questo scopo. Essi forniscono l'interfaccia facile da usare e hanno prezzi immensa, che inizia da $ 9,95 al mese, i modelli, geodetici, risponditore automatico e blog impianto a decorrere dalla stessa richiesta senza supplemento di prezzo. Questa funzione permette di seguire la apre e clicca sul tuo tramite e-mail, aggiungere un modulo di iscrizione al tuo sito web e controllare la vostra abbonati.

Il software di email marketing è fondamentalmente uno strumento che controlla il vostro business on-line. Essa contribuisce a generare HTML e-mail con le promozioni di qualsiasi conoscenza pratica.

iContact gestisce rimbalzi di mail ricevute e prevede la consegna dei tuoi messaggi.

Essi assicuratevi che il vostro messaggio alla casella di posta di entrata di destinatari mediante l'uso del loro provider di servizi Internet le relazioni, di anelli di retroazione.

In genere, per rendere semplice e robusto dati assortimento online strumento è utilizzato. Se non vi è alcuna complessa indagine da fare quindi strumento sondaggio on-line è molto utile in quanto contiene l'interfaccia wizard-driven. Il sondaggio on-line di uno strumento web-hosting, non è necessario installare o scaricare e nessun bisogno di protezione e quindi l'accesso a chiunque, con qualsiasi browser può facilmente utilizzare questo strumento di indagine. Sondaggi online e email marketing, con contatti regolari rende semplice per voi di rimanere in contatto con i vostri clienti e soci

Assoluto tecnica per la pubblicità - e-mail marketing

e-mail marketing è la più semplice ed efficace tecnica della pubblicità su Internet. Questo termine comprende tutte le mail utilizzato per le comunicazioni di marketing. La tutti i tipi di messaggi di posta elettronica per inviare un cliente o un locale pubblico sono molto efficaci per il business. In genere, e-mail sono utilizzati per l'invio di email promozionali dirette a fare uno sforzo e di ottenere nuove clienti o influenza presentato ai clienti di acquistare, una volta di più. L'invio di messaggi di posta elettronica anche per sostenere la fedeltà dei clienti e migliorare la corrispondenza da molti clienti di diverse organizzazioni. L'Email marketing ha guadagnato la sua popolarità in tutto il mondo molto rapidamente, come l'invio di e-mail è più economico del resto vie di comunicazione. L'email permette anche voi consegnare il messaggio al popolo, con in pochi minuti. Quindi meno tempo.

Ci sono tre metodi comuni utilizzati per email marketing diretto, come e-mail, la conservazione e la commercializzazione di e-mail delle persone extra-mail. Per rendere meno sforzo il software di email marketing è ottenibile. Si assiste nel sostenere una regolare comunicazione attraverso i vostri abbonati. Il prodotto software di email marketing offre alcuni strumenti come la personalizzazione, la promozione e il monitoraggio delle auto responder. Nel complesso, il software di email marketing è uno strumento che controlla la vostra base di commercio on-line. Essa contribuisce a creare email HTML promozioni con qualsiasi informazioni pratiche.

L'email marketing software fornisce le seguenti risorse:

• E-mail merge: Permette di inviare e-mail personalizzare gruppo. In questo è necessario personalizzare una newsletter o e-mail di comunicazione.
• Web supportato vs Computer supportati: Durante l'utilizzo del software di email marketing è necessario scaricare il software su quel particolare computer. Quindi, nel caso in cui si desidera inviare una newsletter è necessario utilizzare lo stesso computer solo. E se si utilizza il software web-based, si può lavorare su qualsiasi computer che ha permesso a Internet in essa. È possibile aggiornare il software ogni volta che è necessario. Lo spazio quando si utilizza il software web-based sarà praticamente illimitata.
• Track falsi abbonato: è utilizzato per tenere traccia automaticamente il codice postale.
• Automatico iscrivere e cancellare scelta: Con questo strumento si chiede alle persone di convalidare la loro iscrizione per e-mail.
• Rispondi automatica: Questo è utile, al momento, se si desidera inviare una mail a più persone come un grazie di posta che possono essere inviate al numero di persone allo stesso tempo.

Suggerimenti per migliorare il reddito di Adsense

Il programma AdSense di Google consente di generare reddito proprietari di siti web, consentendo annunci per essere visualizzato sul sito. Il pagamento viene effettuato sia per clic o per mille impressioni. Gli annunci che vengono visualizzati sul sito sono stati selezionati sulla base della loro rilevanza per il sito, e questo è determinato dalla frequenza di parole chiave.

Volume di traffico sul sito e il tasso di click-thru sia influenzare l'importo del reddito che possono essere generati tramite AdSense. Per migliorare le entrate generate con AdSense, un certo numero di passi può essere utile:

• Focus sulla qualità del sito web come un primo passo per aumentare il traffico. Aggiunta di contenuto solido e mantenere fresche darà ai visitatori un motivo per mantenere ritorno.

• Realizzare attività generatrici di traffico. I webmaster hanno trovato che le attività come un notiziario settimanale di posta elettronica o offerta di portare un elemento nuovo e ripetere i visitatori del sito.

• Ottimizzare il sito web al fine di garantire le parole chiave compaiono spesso sulle pagine del sito. Ricerca il termine "ottimizzazione dei motori di ricerca" fornisce una grande quantità di informazioni su come ottenere questo risultato.

• Verificare il sito Web per determinare quali parole chiave vengono utilizzate più spesso e in che modo queste parole chiave in grado di Google. Uno strumento gratuito per fare questo può essere trovato alla tools.seobook.com / generale / più parole chiave. Il sito offre anche uno strumento per il suggerimento di parola chiave libera.

• Aggiungere la casella di ricerca di Google sul sito, se questo non è stato fatto in precedenza. Quando i visitatori utilizzano la funzione di ricerca di Google, il sito della ID Adsense è incorporato nella ricerca. L'host del sito web sarà accreditato per eventuali click-Thru.

• Armonizzare la comparsa di annunci con il sito web. Assicurarsi che i colori del testo e dello sfondo corrispondono a quelli del sito in modo che i contenuti degli annunci e regolari collegamenti flusso insieme senza problemi. Annunci che attirano il maggior numero di clic-Thru sembra si fondono in modo impeccabile con il contenuto.

• Prestare attenzione a dove sono posizionati gli annunci AdSense. La ricerca indica che un maggior numero di clic ricevuti da Thru sono annunci nella parte superiore della pagina e da quelli a sinistra della pagina. Spazio bianco che circonda l'annuncio migliora anche il suo appello.

Altri fattori che possono incidere Adsense reddito includono l'offerta di prezzi sugli annunci visualizzati sul sito e l'importo della concorrenza. Google stima del traffico Strumento può aiutare a determinare i prezzi di offerta e volume dei clic AdWords.

Strumento per le parole chiave mostra quanto la concorrenza esiste, per una determinata parola chiave. Un sito web può migliorare il proprio reddito di Adsense con diverse parole chiave, sia per attrarre gli annunci più remunerativi o per raggiungere un più alto rango, con i motori di ricerca.

Internet marketing è un ambiente in evoluzione che richiede un costante controllo e test, al fine di raggiungere il successo. Con il tracciamento della efficacia di un programma AdSense di siti web, i webmaster possono sviluppare i loro siti a diventare sempre più efficace e redditizio.

Come fare soldi vendendo i link di testo sul tuo sito web?

Molti blogger e webmaster a monetizzare i propri siti web con la vendita di link di testo o annunci con nofollow dofollow attributi. Se usiamo dofollow tag venduti per il link, che abbiamo il rischio di ottenere un qualche tipo di sanzione da parte di Google. E se si usa con l'attributo nofollow venduti link, Google non ha alcun problema con questo come in questo caso non Page Rank in realtà è superato.

Fare soldi con la vendita di link testuali è abbastanza facile, come abbiamo semplicemente aggiungere il link di testo venduti nel nostro sito i dettagli della barra laterale, l'intestazione o piè di pagina in cui vogliamo che siano immessi. Siamo in grado di vendere direttamente i link link di testo o utilizzare reti di vendita come link di testo degli annunci, TNX Linkworth o per vendere i nostri link. Su queste reti, si ottiene un sacco di inserzionisti in diverse categorie di prodotti disposti a mettere i propri annunci sul tuo sito web, se è popolare. Ancora, si sarà in grado di afferrare alcuni inserzionisti per il tuo sito web, anche se non si dispone di un grande sito web. Ho anche notato alcuni proprietari dei siti web sono in grado di guadagnare $ 200 a $ 300 al mese vende link perché hanno un sito web Buona Page Rank e non reale del traffico. Quindi abbiamo una grande possibilità di fare soldi su questi link testuale marketplace se abbiamo un sito web con un buon Page Rank (5 o 6), e il ranking di Alexa buon design e alcune reale il traffico proveniente da motori di ricerca. Ecco l'elenco di alcuni dei link di testo popolare mercato dove si può fare i soldi con la vendita / acquisto di link sui nostri siti web:

Annunci 1.Text link: questo è il più grande mercato su Internet per l'acquisto e la vendita di link. Hanno un sacco di blog industria popolare presentata nel loro mercato e grande elenco di inserzionisti come bene. Essi dispongono di un ampio ventaglio di categorie per le quali gli editori possono presentare i loro siti web. Attualmente 'link di testo degli annunci' è l'accettazione di siti e blog che hanno una buona link popularity, il posizionamento e la pagina di Alexa rank dovrebbe essere di 4 o più. Clicca qui per saperne di fare soldi con i link di testo degli annunci
2.TNX: è un altro mercato dove si può comprare e vendere link. TNX è l'ultima scelta sia per i publisher e gli inserzionisti in quanto ciascuno di essi ne beneficiano. Editori di ottenere benefici da esso in forma di punti vendita i collegamenti di testo sui loro siti web e inserzionisti ottenere benefici attraverso la raccolta di alcuni link utili per i loro siti web, che in ultima analisi, aiutarli a conseguire un buono posizionamento nei motori di ricerca e quindi più lavoro. Clicca qui per saperne di più su guadagnare soldi con TNX
3.Linkworth: offrire una vasta gamma di opportunità di fare soldi blogger e proprietari di siti web in forma di link testuali, banner e linkpost annunci, gli annunci pay-per-click, annunci contestuali ecc Clicchi qui per verificare le opportunità che tutti i soldi disponibili con Linkworth

Forum


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Come Creare una Community di Successo

Autore: Giorgio Taverniti
Editore: Bruno Editore
Formato: Ebook PDF in 142 pagine
Anno di Uscita: 2009
ISBN: n.d.

Categorie: Internet, Marketing

Descrizione: Esistono migliaia di forum-community sulla rete, ma solo poche decine riescono a superare i mille utenti e interagire attivamente con essi. Vuoi essere fra questi? Leggi il Programma completo

DISPONIBILE dal 05 Agosto 2009

Il Game Advertising

Non molto tempo fa abbiamo analizzato le implicazioni del Buzz/Viral Marketing, mettendo in evidenza la novità di questo fenomeno rispetto alle tecniche tradizionali. Il Game Advertising si pone – in un certo senso – su un piano molto simile, allontanandosi parecchio dalle tradizioni pubblicitarie alle quali siamo stati abituati.

Il Game Advertsing o AdverGame o, ancora, In-Game Advertising è un tipo particolare di pratica che consiste nello sfruttare videogame (dai semplici flash-game ai più sofisticati per console) all'interno di campagne marketing.

In questo senso è bene distinguere due categorie fondamentali: (1) i giochi che nascono con il preciso scopo di veicolare un messaggio promozionale e pubblicitario e (2) i giochi che, pur nascendo con scopi autonomi veicolano al loro interno messaggi pubblicitari con fini differenti.

La pubblicità "virtuale"
Cominciamo con il trattare la seconda categoria (2) presa in esame.

Gli esempi di videogiochi che impiegano messaggi pubblicitari al loro interno sono numerosissimi. Pensiamo a Pro Evolution Soccer, a FIFA, a Need For Speed, a NFL, etc. in cui si hanno cartelloni digitali che promuovono prodotti più disparati (più o meno reali).

È bene sottolineare come la tendenza attuale sia quella di appianare sempre di più questa distinzione muovendosi verso una pubblicizzazione dei prodotti reali – e non più solo fittizi – in mondi virtuali.

Ma la realtà dei fatti, e questo potrebbe apparire particolarmente innovativo ai più, non si ferma ai semplici prodotti. L'ultima, assai soddisfacente, campagna propagandistica di Obama ha sfruttato – in parte – i videogame per proporre il ben noto "change". Cartelli con l'immagine presidenziale sono apparsi in videogame della Electronic Arts per console X-Box. Un indicatore davvero interessante delle tendenze in atto.

Figura 1 - Esempio di AdverGame


Non solo intrattenimento: i giochi creati ad hoc
Un'altra categorizzazione possibile (1) è quella data dai giochi appositamente creati per la promozione di un prodotto, di un'idea, di un evento. L'esempio più banale e i casi più diffusi si ritrova nei giochi Flash: che non richiedono competenze e costi di sviluppo particolarmente elevati e risultano comunque molto efficaci soprattutto per la loro viralità, specie considerando la loro diffusione attraverso portali e siti dedicati.

L'advergame come valore aggiunto
A livello di creazione concreta di un gioco possono essere tenute in considerazioni differenti variabili, proponendo differenti modelli a seconda di ciò che si vuole ottenere dall'utenza o ciò che si spera di suscitare nel pubblico.

Le diverse strategie sono in funzione del collegamento tra il prodotto o l'idea da pubblicizzare e il modo in cui si intende farlo. Ecco dunque che abbiamo:

Giochi di tipo associativo, in cui c'è una correlazione non diretta, ma comunque presente tra il gioco e il brand in questione. Ne sono un esempio i cartelloni di sponsorizzazione disseminati nei vari giochi a sfondo sportivo.
Giochi rappresentativi del brand: in cui l'oggetto stesso, o l'idea, o il prodotto diventano parte e – a volte – scopo stesso del gioco. La correlazione è diretta ed evidente. Questa pratica è molto diffusa nella categoria dei giochi flash a cui prima si faceva riferimento.
Tipologie dimostrative che ricalcano le caratteristiche originali del marchio senza alterarle o modificarle in alcun modo.
Giochi a competizione, che risultano particolarmente efficaci nel caso in cui il prodotto sia di particolare valore o particolarmente riconosciuto a livello sociale. In giochi come questi l'ingrediente fondamentale è – quasi sempre – la possibilità di sfidare amici e sconosciuti in multiplayer, aggiungendo una buona dose di competitività alla scena.
Di tipo educativo o divulgativo, in cui ciò che conta è far passare prima di tutto un messaggio e poi vendere un prodotto. Sono un esempio di questi giochi quelli dedicati a particolari tematiche di ordine sociale o legati a contesti specifici. I più giovani risultano essere il target ideale.
Oltre a tutto questo è sempre bene considerare esattamente che cosa si vuole ottenere con la creazione di un prodotto del genere e stabilire, in funzione degli obiettivi una metodologia e un impianto di progettazione. Se ben gestiti possono essere uno strumento estremamente interessante e potente in grado di dare la giusta visibilità a ciò che vogliamo.

È bene fare un breve accenno anche a possibili effetti indesiderati che possono sussistere, primo fra tutti l'affermazione del gioco sul prodotto. Non sono rari i casi di esperimenti di questo tipo che hanno visto il prevalere del ludico sul pubblicitario. In casi come questi è necessario chiarire che il divertimento non è scopo prioritario (anche se importante) e non deve essere valorizzato in maniera eccessiva. D'altro canto non è nemmeno pensabile il contrario: l'eccessiva "commercializzazione" del tutto appiattirebbe ogni possibile relazione con l'utenza. Un corretto bilanciamento tra questi due poli rappresenta sicuramente la strategia migliore per garantire il successo di un videogame creato apposta per commercializzare un prodotto.

Conclusioni
Questa nuova tipologia di advertising è destinata a crescere sempre di più in futuro. Le aziende più all'avanguardia investono sempre più capitali nella creazione di tali strumenti e nella gestione di tali dinamiche. Lo scopo – come sempre – è quello di assicurarsi una fetta sempre maggiore di utenze raggiungendo sempre più persone.

È erroneo pensare che queste soluzioni siano impiegabili esclusivamente da grossi brand: anche le PMI italiane possono trovare in soluzioni di questo tipo un utile compromesso tra costi di produzione e ritorno pubblicitario, certo è che tutto dipende da ciò di cui abbiamo bisogno.

Come sempre la soluzione pubblicitaria migliore è quella più adatta alle nostre esigenze.

Indicatori di performance (KPI) per la Web Analytics

KPI, sigla emblematica della Business Intelligence, è l'acronimo di Key Performance Indicators. Sotto tale denominazione sono compresi tutti quegli indici che permettono di tenere sotto controllo l'andamento di un processo aziendale.

Tali indici, nell'ambito della Web Analytics, rappresentano un potentissimo strumento che permette di misurare le performance di un qualsiasi sito web. I KPI consentono di studiare i fenomeni che si celano dietro alla navigazione dei visitatori senza doversi perdere tra numeri, tabelle e grafici "imposti" da ogni piattaforma di web analytics.

In questo articolo tratteremo le caratteristiche fondamentali dei KPI facendo una panoramica delle basi per sceglierli ed utilizzarli.

Caratteristiche dei KPI nella Web Analytics
La scelta dei KPI è il primo passo strategico all'avvio di un progetto di web analytics. Da tali indici dipende la configurazione della piattaforma di tracking (es. Google Analytics) e le tipologie di studi da condurre. In sostanza, non si tocca niente finchè non si ha un set di KPI da monitorare.

Prima di vedere con quale metodo è possibile individuare e scegliere gli indici utili ai propri scopi è doverosa una premessa teorica che illustri le peculiaritè di un KPI "perfetto". Questo deve essere caratterizzato da:

Indicalità: un KPI misura (indica) il valore di una variabile, individuabile dal rapporto tra metriche proprie della web analytics. Tale rapporto è solitamente rappresentato in forma di numero percentuale.
Temporalità: un KPI è temporale in quanto le tendenze che rispecchia sono individuabili confrontando il valore dello stesso indice nel tempo.
Azionabilità: al variare di un KPI nel tempo deve corrispondere un'azione mirata a trattare eventuali fenomeni riscontrati, siano essi positivi o negativi.
Per chiarire tali caratteristiche, consideriamo il seguente esempio:

Sul sito dell’azienda XYZ si è riscontrato, nel mese di dicembre, un calo del tasso di conversione del 30%.
Tale affermazione dimostra come un buon KPI (in questo caso il tasso di conversione) presenti tutte le caratteristiche sopra citate. L’indicalitè è espressa dal "calo del 30%", mentre la temporalità si riscontra nel periodo di riferimento (mese di dicembre, rispetto al mese precedente).

Diversamente, l'azionabilità è individuabile nel processo attivato dall'affermazione di cui sopra. Approfondendo le motivazioni di questo calo del tasso di conversione, potremmo scoprire, ad esempio, che il sito in questione non riceve pi&ygrave; accessi da alcune parole chiave che portavano conversioni. Daremo quindi disposizioni al responsabile SEO del sito affinchè risolva la situazione (azionabilità).

Scegliere i giusti KPI
La scelta dei KPI è un processo razionale imprescindibilmente legato agli obiettivi per cui il sito da monitorare esiste. Per chi fa commercio elettronico è fondamentale avere indici riguardanti vendite, acquisizioni clienti, usabilità diversamente da un blog aziendale dove siamo interessati ai lettori, all'espansione della visibilità del marchio, ecc.

Vediamo allora in dettaglio quali sono i passi da seguire per scegliere i giusti KPI, con una serie di esempi a corredo
Riunioni con i responsabili del sito
Il primo passo consiste nell'organizzare una o più riunioni con i responsabili della gestione del sito da analizzare. Obiettivo di ogni seduta è individuare quali sono le informazioni necessarie ai suddetti responsabili per coordinare risorse e attività in base agli obiettivi da conseguire. Nel caso di grandi organizzazioni sarà opportuno prevedere riunioni con l'amministrazione e i vari reparti: commerciale, marketing, produzione, ecc. Nel caso di piccole imprese, lo scenario si semplifica e spesso tutto si risolve in una seduta.

Per fare un esempio: il reparto commerciale potrebbe mostrare la propria curiosità sulle vendite generate dal sito, il reparto marketing interessarsi ai canali che portano più clienti al minor costo mentre gli sviluppatori potrebbero voler conoscere eventuali errori tecnici nel CMS o problemi d'usabilità nel layout del sito.
Porsi delle domande
Definite informazioni necessarie e obiettivi, prima di arrivare alla scelta dei KPI, è fondamentale trasformare le esigenze dei responsabili del sito in "quesiti da risolvere".

Riprendendo dall'esempio precedente: l'area commerciale interessata alle vendite potrebbe voler avere informazioni su quanti sono i nuovi clienti e quanti quelli già acquisiti (primi due quesiti), mentre l'area makreting potrebbe voler conoscere le performance delle ultime campagne pay per clic (terzo quesito) come strumento per pianificazioni future.
Operativizzazione dei quesiti
L'operativizzazione, tra le tecniche di ricerca di mercato, è quel processo che permette di tradurre una concetto (o quesito) in variabile (nel nostro caso, indice). Si tratta del processo finale che porta alla selezione dei KPI.

Riprendiamo ancora l'esempio fin'ora trattato. In merito alle domande dell'area commerciale potremmo far riferimento al tasso di conversione (rapporto tra conversioni e visite), segmentandolo per nuovi clienti e clienti registrati. In questo caso il tasso di conversione è la variabile-indice del concetto "vendite". Per l'area marketing potremmo invece far riferimento al ROI delle varie campagne pay per click. In questo caso il ROI indica la variabile-indice del concetto "successo di una campagna".
Il processo è spesso più semplice di quanto illustrato finora: spesso una telefonata ad un conoscente o ad un collega per un consiglio è la miglior soluzione per individuare KPI utili ai propri scopi, soprattutto se si è alle prime esperienze.

Selezionati i KPI, questi dovranno essere fatti approvare al committente del progetto, spiegando le motivazioni che hanno portato alla selezione degli indici presentati.

La Dashboard
La Dashboard (Bacheca) è uno strumento molto diffuso da considerarsi come il punto di partenza del dialogo tra analista e cliente. Tale strumento consiste solitamente, nel caso della web analytics, in un foglio di calcolo in cui sono elencati i KPI stabiliti (con descrizione del KPI, valore e variazione percentuale) e mostrate rappresentazioni grafiche delle informazioni maggiormente rilevanti.

La dashoard è inoltre un ottimo strumento in quanto permette di tenere tutti gli indicatori d'interesse sott'occhio in modo presentabile e comprensibile al cliente e dando un confine netto al campo d'analisi che sarebbe altrimenti dispersivo e compromettente per la qualità delle informazioni.

Alcuni esempi interessanti di Dashboard si possono vedere tra i risultati di questa ricerca su Google Immagini.

Conclusioni e approfondimenti
Nell'articolo non sono è stato riportato nessun elenco di KPI d'esempio, com'è consuetudine fare tra i web analisti che parlano di questo argomento. Esistono siti con i più disparati obiettivi per cui KPI fondamentali per alcuni progetti, possono rivelarsi veramente inutili per altri.

Un buon punto per iniziare ad approfondire è l'articolo con le 8 regole per scegliere i KPI di Avinash Kaushik, guru internazionale della web analytics. Altra fonte di informazioni è infine il documento delle metriche standard (pdf) curato dalla Web Analytics Association. All'interno sono elencate e spiegate (in inglese) le metriche proprie della web analytics a cui si può fare riferimento nella fase di operativizzazione.

di: Francesco Gori

A/B Test con Google Website Optimizer

Buzz Marketing è un termine entrato nel linguaggio comune piuttosto recentemente e si muove nel contesto - ormai universalmente noto - del web partecipativo e sociale (piattaforme 2.0). Si tratta di un fenomeno tanto complesso quanto cruciale che diviene di fondamentale importanza per quelle aziende (ma non solo per loro) che fanno del web il loro ambiente di lavoro e di investimento.

«I mercati sono conversazioni» è la prima (e forse più importante) tesi del Cluetrain Manifesto: le persone si fidano molto di più di ciò che sentono dire nelle reti informali piuttosto che dei canali di informazione ufficiale; ciò significa che un prodotto in grado di garantirsi un buon passaparola è un prodotto che sicuramente avrà successo, è proprio questo il fil rouge che sta alla base di questo approccio. Diventa quindi interessante (1) dare alle persone motivo di parlare di noi e (2) favorire l'instaurarsi di queste conversazioni.

La comprensione dei principi fondamentali del buzz marketing può essere, da un lato, un validissimo strumento per migliorare la propria posizione all'interno della rete e per promuovere la propria identità on-line e, dall'altro, una chiave di comprensione utilissima nelle mani di tutti i consumatori.

Buzz, Viral o passaparola?
A titolo di completezza e di chiarezza, è opportuno fare presenti le distinzioni che popolano questo settore: possiamo infatti distinguere tre macro-aree principali sull'argomento.

Buzz Marketing: si tratta del marketing basato sul passaparola delle utenze, ovvero tutte quelle attività che si discostano da quelle tradizionalmente intese. "Buzz" è un termine onomatopeico di origine inglese che designa appunto un brusio incontrollato.

Viral Marketing: questa tipologia si differenzia dal "Buzz" - benché molto spesso considerato come suo sinonimo - per il suo carattere di volontarietà: mentre il "buzz" si diffonde molto spesso in maniera incontrollata e "dal basso", il "viral" è molto spesso promosso dalla stessa azienda che vuole pubblicizzare un prodotto, un servizio o un bene attraverso i digital media.

Word Of Mouth Marketing: possiamo considerarlo come un sinonimo del "Buzz", il termine significa letteralmente "passaparola" in lingua anglosassone e designa appunto un tipo di marketing differente da quello tradizionale. Molto spesso il termine è impiegato per raggruppare le altre due classificazioni.

In questa sede prenderemo in esame entrambe le modalità, dato che - entrambe - rappresentano la nuova frontiera del marketing e la direzione verso cui molti si stanno già muovendo, e molti altri - a breve - si muoveranno.

La nuova frontiera del marketing: on-line videos
Uno dei punti chiave del "nuovo marketing" è rappresentato dai video. Non è un caso che il Times abbia dedicato a YouTube la copertina "Man of the year" del 2006.

È proprio attorno a YouTube che ruotano tutta una serie di video che dimostrano come sia possibile fare marketing e pubblicità senza nominare nemmeno un prodotto e avendo comunque un successo eclatante.

Un esempio di questi video possiamo trovarli nei canali ufficiali dedicati, come nel caso di Can's Professional (trad. "I professionisti della lattina") sponsorizzato dalla Coca-Cola Company per pubblicizzare i suoi prodotti. In questi video vengono effettuate evoluzioni nel lanciare le lattine nei cestini della spazzatura: il video è diventato un vero e proprio fenomeno della rete conquistandosi - meritatamente - grande seguito, soprattutto tra i più giovani. In questo caso il video virale si diffonde in maniera quasi automatica nella rete riscuotendo grande successo. Nintendo ha fatto qualcosa di simile per la sua Wii-Fit, riprendendo una ragazza mentre si divertiva ad utilizzarlo.

Tali pratiche sono per l'azienda praticamente a costo zero: al di là ovviamente delle spese di produzione per video di questo tipo (decisamente inconsistenti rispetto ai colossi che li impiegano), dobbiamo ricordare che la diffusione e la risonanza del video avvengono in maniera quasi del tutto naturale, senza che vi sia necessità di interventi dall'esterno. Di non poco conto è anche tutta quella serie di video che si collocano parallelamente a quelli ufficiali: sappiamo che YouTube è il regno dell'emulazione e della parodia, ecco dunque che nell'universo telematico si scatena un fenomeno del tutto unico che vede repliche, parodie, imitazioni e anche canzonature del video originale, che non fanno altro che aumentare la risonanza del prodotto pubblicizzato.

Un fenomeno decisamente non secondario, che non può essere sottovalutato.

Il ruolo dei social-media
I social media, nello specifico i social-network, rappresentano - ormai - la realtà preponderante della rete. Il marketing non può non tenerne conto. Le aziende più intraprendenti in questo campo si sono già ampiamente date da fare.

Apple, per esempio, ha uno spazio ufficiale dedicato agli studenti su Facebook, attraverso il quale può facilmente diffondere news, aggiornamenti e quant'altro. Adobe possiede un account ufficiale delicious, attraverso il quale cataloga e raccoglie gli articoli, i tutorial e i post più interessanti sui suoi prodotti. Altri esempi si possono ritrovare in AT&T, che ha disposto un photostream, utilizzando la piattaforma Flickr, oppure in CNN, che utilizza il servizio di microblogging offerto da Twitter per i suoi aggiornamenti.

Widget, applicazioni, YouTube, Facebook, Twitter, corporate blogging, MySpace, Flickr, social-network dedicati: sono solo alcune delle strategie che le aziende stanno impiegando per la loro promozione in rete. Peter Kim riporta - per chi fosse interessato all'approfondimento - in un lungo elenco, moltissimi di questi esempi.

Quelli che abbiamo citato noi, a titolo puramente informativo, sono solo alcuni casi di aziende che hanno saputo - e sanno - sfruttare - non solo i canali tradizionali, ma anche le vie alternative per promuovere la loro identità commerciale.

Promuovere la propria identità nella rete 2.0
Una delle questioni che sta più a cuore alle aziende è - senza ombra di dubbio - come poter proporre il loro modello di business in rete in maniera efficace. Ecco dunque che nascono le agenzie specializzate che si occupano di costruire un'identità (sociale e professionale) dell'impresa nel Web.

Se una volta era sufficiente un sito internet che fungesse da vetrina fine a se stessa e da repository semplice per il materiale, oggi la partecipazione dell'azienda nel web deve essere di altro tipo.

La questione centrale diventa quindi quella di adottare determinate strategie per ottenere risultati efficaci in questo campo.

Proviamo a delineare alcune colonne portanti attorno al quale costruire un discorso di questo tipo. Per prima cosa dovrebbe essere necessario domandarsi se la nostra azienda abbia davvero bisogno di investire in questo senso e se, davvero, una politica del genere possa essere l'ideale per la nostra realtà. Se ci occupiamo di innovazione e internet (ma non solo) e vogliamo essere visibili ovunque una buona idea potrebbe essere quella di dedicare delle risorse alla creazione di profili aziendali su siti specifici e su social-network dedicati, promuovere la propria immagine con un blog, aprire un social-network aziendale, un canale ufficiale su YouTube, una pagina su MySpace, etc.

Ciò che non deve accadere è il farsi prendere troppo la mano e investire in maniera sconsiderata risorse che potrebbero essere gestite in maniera decisamente più intelligente per l'azienda.

Ovviamente per chi avesse già maturato una consapevolezza in tale campo, non resta che rivolgersi a professionisti del settore che siano in grado di consigliare quale strategia sia meglio adottare in funzione dei propri obiettivi.

Pensando ad un possibile planning di questi approcci, generalmente ci si muove in questo modo:

Si cercano i volontari o le persone interessante a parlare di noi e dei nostri prodotti.
Si offrono le ragioni per poter parlare di questi prodotti alle persone che abbiamo selezionato o che si sono offerte (occasioni speciali, prodotti particolarmente interessanti, etc.)
Si potenzia la comunicazione impiegando gli strumenti adatti e favorendo la diffusione del buzz: blog, e-mail, social-netowrk, video, games, e tutto quello che può essere utile ad aumentare la risonanza di quello che facciamo.
Si prende parte alla conversazione si aiuta la diffusione del buzz partecipando in maniera attiva.
Si monitorano gli andamenti delle conversazioni e si raccolgono feedback fondamentali per correggere il proprio comportamento.
Per tutte le aziende - invece - che magari non abbiano un sostrato particolarmente favorevole per una promozione in questa direzione, consigliamo di potenziare prima di tutto i canali tradizionali, perché fungano da base di supporto a possibili sviluppi futuri.

È bene precisare, sempre, che non esistono metodi di promozione efficaci in assoluto, ogni realtà deve potersi ritagliare uno spazio personale e promuovere la propria specificità in un certo modo. I risultati migliori si ottengono - quasi sempre - quando si comprende questo punto fondamentale.

Analizzare il "buzz"
Una volta compreso che cosa sia il buzz, diventa fondamentale indagare quali siano le dinamiche che stanno alla sua base e per fare questo, molto spesso si ricorre a veri e propri professionisti delle analisi che si occupano di monitorare e analizzare il comportamento delle utenze e del prodotto in rete.

Ma come indagare quanto accade in rete? Come monitorare l'andamento di un prodotto? Come verificare se sia presente o meno una campagna virale? O se questa campagna virale abbia avuto o meno l'effetto sperato?

A queste domande si tenta di dare risposta sfruttando metodi di ricerca in rete che, anche in questo caso, si discostano da quelli tradizionali, per alcune ragioni fondamentali. In questo tipo di ricerca il semplice dato quantitativo non è mai completo né soddisfacente, tant'è che si ricorre molto spesso - se non sempre - ad analisi anche qualitative che integrino i risultati già noti e offrano profili definiti che determinino la posizione di un determinato prodotto, o servizio, all'interno delle reti sociali e della rete globale.

Passando al lato pratico possiamo distinguere alcune metodologie impiegate dai ricercatori di questo campo che si differenziano (anche se non di moltissimo) dalle ricerche di marketing tradizionale.

Vediamo assieme alcuni passaggi chiave:

Analisi delle reti sociali: la social-network analysis è la traduzione in digitale dei principi che muvono le analisi sociologiche ed economiche nella vita reale. Alla base di queste teorie c'è una rappresentazione della società come reticolo di relazioni: ogni individuo è inteso come un nodo dal quale si diramano diversi legami. La comprensione di questi legami chiarisce il ruolo e il peso che ogni nodo ha all'interno della rete.
Analisi delle comunità on-line: l'analisi delle community è largamente impiegata in termini di marketing on-line e di ricerche di mercato. Si tratta di analizzare e indagare, attraverso osservazione non partecipante e monitoraggio costante le opinioni, i pensieri e le credenze delle utenze. Entrare in un gruppo per comprenderne i capisaldi.
Etnografia digitale: il ricercatore che adotta un metodo etnografico entra a far parte a tutti gli effetti della comunità che vuole studiare. Nel caso dell'approccio digitale si distinguono due classi di partecipazione: nel caso si tratti di partecipazione non attiva si parla di lurking, azione tipica di forum, newsgroup e affini, di chi, pur facendo parte del gruppo non partecipa mai alle conversazioni. L'altro tipo di partecipazione coinvolge invece il ricercatore in maniera diretta e concreta. La social-network analysis è una branca di questo tipo di analisi.
In casi come questi si cerca di comprendere quali siano i messaggi più significativi lasciati dalla utenze e quali dinamiche si creino all'interno di community ufficiali e non. Si effettuano, generalmente, analisi sommarie che mirano ad individuare le conversazione e i messaggi più interessanti e poi si procede con l'analisi - più accurata e attenta - qualitativa dei messaggi estratti.

Analizzare il buzz attorno ad un prodotto - è bene chiarirlo - non è affatto cosa semplice, abbiamo visto che tale fenomeno si muove in direzioni non lineari, molto spesso di difficile controllo, a volte anche negative e controproducenti per l'azienda stessa. Per chi effettua ricerche di questo tipo è necessaria non solo un'ottima conoscenza degli strumenti tradizionali, ma anche una buona dose di creatività.

Conclusioni
Giungendo al termine del nostro discorso ci preme mettere l'accento su alcune questioni rilevanti.

Abbiamo visto come il buzz marketing possa essere uno strumento davvero interessante, ma anche come possa rivelarsi - inaspettatamente - fonte di danni non trascurabili per una azienda. Che cosa fare dunque?

Sicuramente non ci si può limitare ad ignorare ciò che accade, sperando di poter sopravvivere per inerzia. Nasce la necessità di reinventarsi e di reinventare i propri schemi: l'unica chiave che può aiutarci in tal senso è la consapevolezza del mezzo che utilizziamo, che si elabora attraverso una costante osservazione di ciò che ci circonda. Impariamo a notare i segnali di un buzz, a proporlo noi stessi, a cavalcare un successo emergente e a monitorare ciò che proviene dalla utenze. Perché proprio come afferma Eric S. Raymond: «La cosa migliore, dopo l'avere buone idee, è riconoscere quelle che arrivano dagli utenti. Qualche volta sono le migliori».

Il crowdsourcing

Nel giugno 2006 Jeff Howe raccontava su Wired (qui l'articolo completo) la nascita di un nuovo fenomeno che coniugava la ricerca di competenze professionali specifiche alle nuove possibilità offerte della Rete.

Immaginate un'azienda a "caccia" di un un know how specialistico per un particolare progetto: si richiede un professionista in grado di realizzarlo, al miglior prezzo possibile e nelle tempistiche più adatte.

L'attività viene "esternalizzata" e rintracciata fuori dai confini aziendali, confini peraltro molto ampi se parliamo di Internet. La Rete diventa infatti un bacino molto appetibile: oltre che estesa, è ricca di esperti e competenze variegate, raggiungibili in modo veloce anche se fisicamente lontani. Uniamo allora il concetto di "crowd", la massa di utenti/navigatori, all'idea di "outsourcing" e otteniamo il crowdsourcing.

Il crowdsourcing è un fenomeno che, ritengo, conoscerà una diffusione molto ampia. La formula è vincente perché reinterpreta il meccanismo della domanda/offerta in chiave estesa: un soggetto propone un incarico e "fornitori" (letteralmente) da tutto il mondo sono in grado di rispondere alla richiesta. In questo inedito marketplace possiamo assistere a incroci molto interessanti, con lavori commissionati da un continente all'altro o confronti di idee che nascono dal feedback incrociato di tanti, diversissimi cervelli.

Multinazionali, aziende PMI, freelance, creativi sono solo alcuni dei protagonisti di questo meccanismo. I siti legati al crowdsourcing sono numerosi e versatili nei prodotti, anche se, ovviamente, i servizi di natura digitale si prestano molto meglio ad una tale tipologia di scambio.

Le conseguenze vanno a incidere su numerosi elementi di natura business: il mercato si ampia e si amplifica e, per chi cerca/offre lavoro, le strade diventano più numerose, con potenziali benefici su qualità, costi, idee e innovazione. Analizziamo alcuni esempi.

I più famosi sono sotto gli occhi tutti, magari inconsapevolmente. Mi riferisco Wikipedia e Current Tv, due modelli di crowdsourcing in quanto vivono sulla sinergia incrociata di molti utenti.

Interessante poi Ideastorm di Dell dove, al motto di "Where ideas reign", si raccolgono e discutono le proposte dei navigatori sui prodotti aziendali.

Qualche nome poi di siti dove cercare/trovare lavoro: Elance, Mechanical Turk di Amazon, ODesk ma l'elenco potrebbe continuare.

Trovo però ancora più interessanti però sono gli esiti sul versante che potremmo definire di condivisione/comunità, ovvero la soluzione di problemi generali grazie al lavoro congiunto di più teste, forse una nuova variante dell'intelligenza connettiva postulata da Derrick de Kerckove. è il medesimo meccanismo di cui parlavamo prima ma con finalità differenti: c'è una difficoltà da affrontare e si cerca una via d'uscita stimolando un "brainstorming" generalizzato.

Si assiste a molti contesti sociali ed economici dove il crowdsourcing si è così messo in moto e ha generato visibilità se non addirittura risposte concrete (qui l'elenco aggiornato da Wikipedia).

In conclusione, stiamo vivendo un fenomeno ricco di implicazioni e fertile di conseguenze ma con due grandi nemici, anzi tre. Il primo è il digital divide: dove non c'è Rete non c'è crowdsourcing. Il secondo è il cultural divide: se non si conoscono gli strumenti Internet la conseguenza è la stessa. Il terzo è il lurker: l'utente che non produce contenuti attivamente non stimola scambio e non genera nulla. Ma questi sono in fondo problemi che riguardano tutto il web.

: Nicola Ferrari

Tracciare campagne con Google Analytics

Il relativo report (figura 2), elenca tutte le campagne tracciate con la possibilità di segmentare in base alle caratteristiche specificate nei parametri delle varie URL (figura 3).

Risorse e conclusioni
Per creare senza errori le URL che ci interessano, risparmiando un po' di tempo, Google mette a disposizione un pratico strumento: l'URL Builder. Tracciare le campagne quindi risulta ancora più facile, se non si hanno esigenze particolari.

Inoltre, può sorgere l'esigenza di dover rilevare informazioni sui navigatori in modo personalizzato. In tal caso si hanno a disposizione ulteriori funzioni per controllare i cookie e altri dettagli sul visitatore. Maggiori dettagli si trovano tra i post scritti da Marco Cilia sull'argomento.

di: Francesco Gori

Verso il media definitivo? Web 3.0

Ci siamo appena abituati al Web 2.0 e già ci stiamo muovendo verso la nuova pagina di Internet: il 3.0. Oggi come oggi si tratta soprattutto di un'espressione ma, considerando la velocità di evoluzione della rete, dobbiamo aspettarci che l'idea si concretizzerà molto velocemente.

Cerchiamo allora di capire cosa ci aspetta.

Tentativi di definizione
Spulciando direttamente da Wikipedia, scopriamo alcune definizioni di Web 3.0, in particolare quella di Tim Berners-Lee (il padre del WWW):

Le persone si chiedono che cosa sia il Web 3.0. Penso che, forse, quando si sarà ottenuta una sovrapposizione della Grafica Vettoriale Scalabile - oggi tutto appare poco nitido, con pieghe ed increspature - nel Web 2.0 e l'accesso ad un Web semantico integrato attraverso un grosso quantitativo di dati, si potrà ottenere l'accesso ad un'incredibile risorsa di dati.

E quella di Jerry Yang (uno dei fondatori di Yahoo) che invece analizza:

Il Web 2.0 è ampiamente documentato e discusso. Il potere della Rete ha raggiunto la massa critica, con potenzialità sviluppabili in rete, non solo tramite hardware come consoles gioco e dispositivi mobili ma anche attraverso architetture software. Non è necessario essere informatici per creare un programma. Stiamo osservando che ciò che si manifesta nel Web 2.0 e nel Web 3.0 sarà una grande estensione di tutto ciò, un vero e proprio mezzo comune ... la distinzione tra professionista, semi-professionista e consumatore andrà sfocandosi creando un effetto rete per business e applicazioni.

Partendo da questi punti di vista possiamo già isolare alcune delle caratteristiche potenziali del 3.0:

la piena realizzazione del Web semantico;
la fusione tra i linguaggi;
il crollo delle distinzioni verso un'universalità dei ruoli degli utenti.
Elementi in parte ripresi anche dal documento presentato all'Unione Europea da Viviane Reading, Commissario Europeo per la Società dell’Informazione e i Media: ragionando in prospettiva, l'analisi tratteggia un web caratterizzato da:

connettività in mobilità diffusa;
diffusione del social networking;
spostamento del baricentro delle attività business sempre più online.
Verso il media definitivo?
E quindi? Quindi il 3.0 sembra spingere verso un idea di media definitivo. Guardando i trend in corso targati 2.0, la prospettiva corre in direzione di un web che è ovunque, sempre a portata di mano, complici anche i dispositivi mobili.
Ma questo è il lato, chiamiamolo, "hardware". Da un punto di vista dei contenuti, in filigrana si legge un UGC di massa e molto effervescente, catalizzato dalle nuove applicazioni web e da quella tendenza semantica che sembra destinata a prender piede.

Come possiamo immaginare il futuro?

connettività continua e meno legata ad una postazione fissa, in favore della mobilità;
web diffuso con integrazione sempre più spinta tra online e offline (senza fare nomi, Adobe Air si è già inserito su questo sentiero);
social network onnipresenti;
crescita esponenziale dei contenuti.
Usare i condizionali naturalmente è d'obbligo ma le aspettative sono alte, fermo restando che molti problemi restano scoperti. Su tutti, il digital divide e il cultural divide rischiano ulteriormente di ampliarsi: sono problematiche di sfondo non destinate a rapida soluzione. Ma l'attenzione, almeno quella, è d'obbligo.


: Nicola Ferrari

Nuovi modelli di business online

Come si vende su internet? Come si monetizza al meglio un medium così esteso? Domande molto interessanti che danno vita a risposte molto proficue. Se lo chiedono prima di tutto i grandi player, in grado di muovere un traffico di utenti a molti zeri e, spesso, dotati di database ad alta profilazione: due veri "tesori" che vanno però trasformati in guadagno. E l'equazione non è sempre immediata.

Il primo passo per avere successo in rete è realizzare progetti dotati di forte appeal per attirare/coinvolgere/fidelizzare gli utenti. Ma il secondo passo, fondamentale, è rendere il successo significativo da un punto di vista economico. I modi possono essere molti ma la sostanza non cambia.

A conferma, le nuove strategie introdotte su YouTube mostrano un'effervescenza costante nella ricerca di soluzioni sempre più efficienti. Ricorderete certamente gli interrogativi che accompagnarono l'acquisto del sito numero uno di video sharing da parte di Google: in molti si domandavano come avrebbe fatto Big G a monetizzare i quasi 330 milioni di visitatori.

La risposta non è stata immediata ma alla fine è arrivata. Vediamola nei dettagli, insieme ad altri modelli in corso di sviluppo.

Come ti monetizzo YouTube
Contando su target molto ampio e eterogeneo, l'idea attuale di YouTube è rendere (quasi) ogni video uno strumento diretto di vendita. In passato l'immensa mole di traffico/visitatori era stata utilizzata in modo poco efficiente, complice la difficoltà di contestualizzare correttamente il messaggio pubblicitario in un filmato. Senza dimenticare che soluzioni troppo invasive avrebbero molto infastidito gli utenti.

Grazie a partnership con iTunes e Amazon, Big G permette ora di acquistare in pochi click la canzone che stiamo guardando/ascoltando. Una buona scorciatoia per aumentare le conversioni visitatori-acquirenti grazie alla "vicinanza" tra il momento della consultazione e il relativo negozio virtuale.

Può funzionare? Forse sì. La novità ora riguarda i video proposti in modo ufficiale da major e soggetti musicali ma presto interesserà anche i filmati caricati dagli utenti. Se la tecnologia di riconoscimento funzionerà, YouTube potrebbe davvero trasformarsi in un grande marketplace musicale arricchito dalla possibilità di "sperimentare" (cioè ascoltare) brani e autori.

In verità Google vorrebbe e potrebbe fare di più: perchè limitarsi alla musica? E così contemporaneamente lo stesso sistema di guardare/comprare è stato applicato ai videogiochi, un'altra categoria piuttosto diffusa.

Potenzialmente il principio potrebbe essere allargato a molte altre categorie di servizi e prodotti,
verso la creazione di una sorta di marketing esperienziale 2.0: l'utente sfrutta la multimedialità per vedere/ascoltare e poi procede all'acquisto.

Siamo agli inizi, quindi aspettarsi risultati immediati ed eclatanti risulta un pò eccessivo. La direzione però sembra impostata in modo corretto: seguiremo gli sviluppi.

Come ti monetizzo MySpace
MySpace forse non ci aveva ancora pensato seriamente e solo ora arriva una piattaforma dedicata alla pubblicità su quello che era il social network numero uno al mondo (prima dell'avvento di Facebook): My Ads.

Concettualmente è un sistema già noto agli utenti: metodo pay per click e contestualizzazione del target desiderato. Nulla di nuovo, piuttosto intuitivo ma molto interessante per la massa critica disponibile e raggiungibile.

I dirigenti hanno forti aspettative di guadagno legate al nuovo strumento, a ragione o a torto? L'ottimismo non è fuori luogo ma anche qui la cautela è d'obbligo: bisogna capire quanto la community può essere appetibile per aziende alla ricerca di visibilità online.

Se si vuole raggiungere determinati target MySpace è uno spazio davvero interessante, per altri pubblici di riferimento invece mi aspetto reazioni molto più tiepide. Manca insomma quell'universalità "garantita" da altri siti/community.

Come ti monetizzerei Facebook
Facebook possiede già una sua piattaforma pubblicitaria (Facebook Ads) ma credo possa fare molto di più. Con la mole di utenti presenti, il trend in crescita e la quantità di dati a disposizione, si potrebbero valutare strumenti ancora più efficaci per proporre pubblicità.

Come? Facendo maggior leva sui gruppi e sugli spazi di aggregazione tra utenti, sviluppando sistemi di maggiore integrazione tra applicazioni e advertising. Ci sarà da divertirsi insomma.

: Nicola Ferrari

Aggregare: una tendenza 2.0

In principio è stata la diaspora: i servizi 2.0 si sono diffusi e moltiplicati in modo esteso, all'insegna di una frammentarietà sempre più veloce. Social network, social news, microblogging, e altro ancora, una serie ampia di servizi a cui registrarsi per essere costantemente al passo col web. Assistiamo così a blog/siti personali con lunghe serie di icone, link, contatti per testimoniare tutte le forme della propria presenza in Rete.

La situazione ha i suoi effetti collaterali: ricordarsi i dati di login, cercare di seguire tutte le community collegate, interagire senza trascurare nessuno richiedono tempo e concentrazione. Non ultimo, ritrovarsi di fronte ad applicazioni molto simili, quasi identici in quanto a caratteristiche.

Come affrontare il moltiplicarsi dei servizi?
Questa domanda credo se la siano posta tanto gli utenti quanto i gestori delle piattaforme, alla ricerca di un'ottimizzazione di tempi e risorse sempre più indispensabile.

Un'utile risposta è stata offerta dal progetto OpenID: un "identità digitale" unica e valida per una serie di account molto comuni. Al momento hanno aderito, tra gli altri, Blogger, Wordpress, Flickr, Yahoo!, Aol, evitando ai rispettivi utenti una vera e propria "schizofrenia" digitale.

Idea sicuramente interessante ma non ancora all'altezza. A mio parere molto e molto più utile è la filosofia seguita dai servizi e dalle community che puntano a farsi loro stessi punti di aggregazione. Porto due esempi: FriendFeed e Facebook.

FriendFeed
Questo servizio nasce per creare un unico flusso di aggiornamenti, unendo insieme tutte le più diffuse applicazioni 2.0: blog, photo e video sharing, microblogging, social network.

L'utente sceglie cosa inserire e Friendfeed aggrega automaticamente tutti i singoli update. E con un valore aggiunto: lo "stream" di informazioni, foto, testi può essere commentato, redistribuito, integrato a sua volta in altri servizi.

Dal punto di vista del lettore, il vantaggio sta nel risparmio di tempo in quanto basta seguire il "friendfeed" del nostro autore per rimanere aggiornati su tutte le novità.

Un progetto estremamente interessante e soprattutto nella direzione giusta: non più la ricerca di imporsi come qualcosa di nuovo in sostituzione di servizi già esistenti ma la volontà di diventare piattaforma aperta e "unificante" (un volemose bene 2.0 :-) )

Facebook
Ma ancora meglio ha fatto Facebook. È già diventata la community generalista numero uno al mondo, o comunque è destinata a diventarlo in tempi brevi. Le ragioni sono molte e non è ora il momento di un'analisi completa ma, è certo, uno dei motivi forti è la capacità di aggregazione.

La sensazione è evidente fin da subito: Facebook offre applicazioni e mette a disposizione tutto il necessario per crearne di nuove su misura da parte degli utenti.

Nelle "applicazioni" confluiscono tutti i servizi 2.0 esistenti, con la possibilità di essere inseriti, condivisi, gestiti all'interno dei profili personali.

Un passo davvero avanti perché, come dicevamo prima, la community non si pone in concorrenza ma cresce utilizzando il materiale e gli strumenti già utilizzati da molti dei suoi iscritti.

Credo che gli utenti gradiscano molto la situazione: possono utilizzare foto, video, contenuti caricati precedentemente online e in pochi click farne uso senza ulteriori problemi.

Una tendenza definita
La tendenza verso l'aggregazione è ben definita: i progettisti web ne dovranno tenere ampiamente conto per il futuro. Con un'attenzione particolare verso:

- l'apertura e l'elasticità verso l'integrazione

- la capacità di offrire qualcosa in più: non basta mettere insieme tutto, serve anche aggiungere qualcosa, sulla falsariga di FriendFeed e Facebook.


: Nicola Ferrari

AdWords: passare dallo 0,4 al 3,5% di CTR

Lo sviluppo di una campagna AdWords può sembrare un'attività semplice se non addirittura banale: in fondo che ci vuole? Basta:

Creare un account su Google;
Generare delle parole chiave utilizzando lo "Strumento per le parole chiave" presente con un documento su come utilizzarlo;
Scrivere un annuncio;
Puntarlo al sito;
Controllare i click e gestire gli ordini...
Molte Piccole e Medie Imprese (PMI) hanno questo approccio al servizio AdWords (cercano una soluzione economica al problema visibilità nei motori di ricerca, tentando la strada del fai-da-te).

L'anno scorso sono stato contattato dalla ISB (Ion Source and Bio Technologies), società che opera nel settore delle analisi biochimiche di laboratorio: dalle analisi per test anti-doping, alle analisi per identificare pesticidi negli alimenti, alla medicina legale... insomma, analisi specialistiche particolari.

In un primo momento la loro richiesta è stata quella di ottimizzare il sito per posizionarlo nei risultati gratuiti dei motori di ricerca, spinti soprattutto dagli elevati costi e scarsi ritorni della campagna Pay Per Click (PPC) che stavano portando avanti. Ho chiesto loro di poter prendere visione della campagna AdWords, per verificarne l'impostazione e l'opportunità di poterla migliorare.

La prima cosa che ho notato è stato il basso CTR, molto al di sotto dell'1% che è un primo campanello di allarme per una campagna PPC. Non esiste un numero magico al di sopra del quale le cose vanno bene, ma quando è sotto questa soglia, quasi sicuramente, qualcosa non va nell'impostazione della campagna.

Proseguendo la mia indagine conoscitiva, ho esaminato le parole chiave che erano gestite tramite un unico gruppo ed un unico annuncio, con il link alla home page.

Ho notato la mancanza di parole chiave negative, che si utilizzano solitamente per filtrare le richieste degli utenti che sono fuori tema rispetto ai prodotti e servizi offerti dal sito; faccio un esempio: supponiamo di dover sviluppare una campagna PPC per un negozio online che propone in vendita scarpe per uomo. La prima parola che viene in mente da utilizzare è (appunto) scarpe. Utilizzando questa parola chiave senza ulteriori caratterizzazioni, andrebbero a finire nel sito anche persone che sono interessate a scarpe per donne, oppure scarpe per bambini... e poi, nell'universo della calzatura maschile va fatta una ulteriore azione di filtraggio degli utenti, in funzione dell'offerta:

Quali sono le tipologie di scarpe in vendita?
Scarpe di alta moda?
Scarpe sportive?
Scarpette da ginnastica?
Scarpe italiane o estere?
Accessori per scarpe?
Se non vengono filtrate le richieste degli utenti, si paga del traffico inutile che genera un elevato tasso di abbandono del sito (le persone cliccano sull'annuncio per poi lasciare subito il sito perché l'offerta non è quella che aspettavano di trovare), e diminuisce il quality score.

La campagna ADWORDS in esame era proprio in queste condizioni: si spendevano molti soldi, generando accessi di persone non interessate ai servizi offerti dal sito: un esame più approfondito ha evidenziato l'uso di parole chiave troppo generiche e poco filtrate, favorendo l'accesso di persone interessate a farsi le analisi del sangue, scambiando il laboratorio di ricerca per un laboratorio di analisi cliniche per controllare trigliceridi e colesterolo.

L'intervento ha radicalmente cambiato approccio ed impostazione, con lo sviluppo di nuovi gruppi di parole chiave. Ogni gruppo è stato associato ad un annuncio con link ad una pagina del sito che illustra il servizio offerto. Questo è stato fatto per minimizzare i costi, evitando lo sviluppo di nuove landing pages.

Un unico gruppo di parole chiave è stato trasformato in 16 gruppi diversi, più piccoli, con annunci specifici che utilizzano parole chiave del gruppo e con link a una pagina in tema con il gruppo.

Il CTR è salito da un valor medio di 0.4 % al 3.5%, nel giro di 24 ore dalla messa online della nuova campagna, e nel giro di pochi giorni i contatti dal sito (e telefonici) erano di aziende e professionisti, non più privati cittadini per farsi le analisi del sangue.

Ulteriore beneficio della riorganizzazione è stato nel costo dei click, sceso mediamente del 30% a parità di posizioni (tra la prima e la terza, in prima pagina di Google).

La creazione di una campagna AdWords è un'attività più complessa di quanto non possa apparire, richiedendo un approccio modulare a step successivi; alcuni suggerimenti che possiamo dare sono:

Generate una lista breve di parole chiave;
Suddividete la lista in gruppi omogenei;
Create un annuncio specifico per ciascun gruppo, assicurandovi che il link vada a finire su una pagina i cui contenuti siano il più possibile in tema con le parole chiave scelte;
Ottimizzate i meta tags delle pagine;
Identificate le parole chiave con il miglior CTR e create nuovi gruppi, aggiungendo altre parole chiave strettamente collegate tra loro;
Mettete gli annunci in competizione tra loro: create un secondo annuncio da pubblicare in parallelo con quello originale, attivate entrambi per qualche giorno e poi elimina quello che ha generato il minor numero di click. Ripetete questo processo continuamente;
Sviluppate la campagna procedendo a piccoli passi mettendo online pochi gruppi aventi poche parole chiave: si fa presto a spendere molti soldi senza avere alcun ritorno su AdWords;
Sperimentate in continuazione per capire cosa vogliono i vostri utenti e soprattutto quali sono le parole chiave che intercettano quelli pronti a fare la transazione:
Imparate a memoria la formula:
Problema: l'utente cerca nel Web per risolvere un problema o soddisfare un desidero;
Soluzione: dovete essere in grado di proporre una soluzione al problema e/o soddisfare il desiderio;
Credibilità: ciò che state proponendo deve essere credibile agli occhi di chi legge;
Affordability: il prezzo a cui proponete il prodotto/servizio deve essere in linea con le esigenze dell'utente;
Trust: a questo punto l'utente si chiede se si può fidare di voi, se il vostro messaggio è stato convincente, il prezzo è giusto e sarete riusciti a convincerlo, pronti per la fase successiva, la...
Transazione: solo a questo punto del percorso ci sarà la transazione, non prima.
Non esiste una formula magica o l'approccio giusto adatto a tutti, ogni segmento di settore merceologico ha utenti con:

approcci diversi;
bisogni diversi;
aspettative diverse;
disponibilità diverse;


: Sante J. Achille