ATTIVITÀ: con la sua spettacolare avifauna, l’Etiopia è un paradiso per gli ornitologi, i laghi della valle del Rift sono i posti migliori per l’osservazione degli uccelli. Il parco di Entoto vicino A.A. offre possibilità di passeggiate lontano dalla folla.
I parchi dello Simien e del Bale sono mete ideali per fare trekking o passeggiate con i muli. Intorno al lago Tana c'è possibilità di passeggiate in bicicletta lungo il lago. Per fare il bagno solo il lago Langano è immune della bilarziosi.
Non si devono dimenticare le bellissime chiese come quella di Gondar o del Tigray ci sarà solo l’imbarazzo della scelta.
I mercati sono colorati ma molto poveri.
GIORNI DEI MERCATI:
DIMEKA MARTEDI E SABATO
JINKA SABATO
KEY AFAR GIOVEDI
KONSO LUNEDI E GIOVEDI
TURMI LUNEDI
YABELO SABATO
Cosa vedere
ADDIS ABEBA: 3 milioni di abitanti, fondata nel 1887, rischiò di essere abbandonata a causa della penuria di legno da combustione e fu salvata grazie all’introduzione nella regione dell’eucaliptus proveniente dell’Australia. È una città molto grande senza vero centro e quasi senza nome delle vie.
Il museo etnologico merita una visita ed è una introduzione ideale alla grande diversità etnica del paese. Per vedere Lucy si deve andare nel museo nazionale. Il Mercato, è il più grande mercato aperto d'Africa, vi si trova di tutto, compresi i souvenir, ma attenzione ai borsaioli!
AXOUM: è la città santa dell’Etiopia. Fu in quella città che il cristianesimo fu decretato religione di stato. Vi si trova un campo pieno di obelischi che ricordano la gloria passata della città: queste colonne, alcune di oltre 20 metri, erano scolpite in un unico blocco di granito. Axoum dista circa 500 km. dalla capitale ed è raggiungibile con l’aereo o col bus da Gondar, Adwa, Adigrat, A.A. o Mekele.
BAHAR DAR: la città non offre nulla di particolarmente interessante a parte un mercato il sabato.
Sul lago diversi isolotti con monasteri. I più antichi risalgono al XI secolo, ma la maggioranza furono costruiti all'inizio del XV. I monasteri di Kidene Mehret, Kebram Gabriel (proibito alle donne) e di Debre Maryam sono i più conosciuti.
Andare da un isolotto all’altro diventa costoso se si è soli.
Per le chiese (ingresso 30 birr), assolutamente da non perdere l'isola di Dek, per visitare Narga Selassie. Ci vogliono circa 4 ore andata e ritorno, e si deve prendere la grande nave che parte vicino all’albergo Ghion, informarsi per gli orari, 100 birr a persona; i biglietti si prendono all’imbarcadero. Non prendere le piccole barche che vi saranno proposte dagli alberghi perché oltre ad essere pericolose costano da 3 a 5 volte il prezzo della grossa nave! Fare soltanto un giro sul lago non ha nessun interesse.
LE CASCATE DEL NILO BLU (TISSISAT): circa 45 minuti di bus da Bahar Dar (nessun altro mezzo ci va); alte 45 metri e larghe 400 erano impressionanti, ma ora, da quando la diga è in funzione non merita più la visita, perché ora le cascate sono ridotte a un filo d’acqua.
GORGORA: possiede una bellissima chiesa del XVII secolo: la Debre Sinai. Posteggiare fuori del Lake Hotel, altrimenti tassa di 20 birr! Da Gorgora dovrebbe essere possibile andare sull’isola di Dek, informarsi e cosi si può evitare la sosta a Bahar Dar che non offre nulla di particolarmente interessante se non quella chiesa.
I LAGHI DELLA VALLE DEL RIFT: i 7 laghi della valle del Rift si estendono tra A.A. e i confini col Kenya e sono posti ideali per osservare gli uccelli. I laghi di Langano, Abitata e Shala sono i più conosciuti e si distinguono dal diverso colore delle loro acque: blu, argento e marrone. Sul lago Abiata, poco profondo, vive una ricca avifauna. Il lago Shala ha origine vulcanica. Potrete pure approffittare delle sorgenti di acqua calda di Wondo, Sodere o Genet. Verso il confine col Kenya nei laghi Chamo e Abaya si possono vedere dei coccodrilli. Pure il lago Chitu ha origine vulcanica e lo si raggiunge seguendo una pista da Aje. Milioni di fiamminghi rosa da osservare a Sembete, che offre la possibilità di attraversare villaggi non battuti dai turisti.
GONDAR: a circa 750km a Nord della capitale. Fu capitale dell’Etiopia dal 1632, dalla sua fondazione da parte di Fasiladas, sino al 1885. Da visitare il castello reale del 1640, di stile portoghese, e i Bagni di Fasiladas, con lo stesso biglietto d’ingresso. Bellissima chiesa, che da sola merita il viaggio in Etiopia.
LALIBELLA: bellissime chiese monolitiche ricavate nella roccia, costruite nel XII secolo. È a quella epoca che Lalibella fu nominata capitale dal re Lalibella, rispondendo cosi alla volontà di Dio che gli sarebbe apparso in sogno. Le 11 chiese rupestri furono costruite nel giro di un secolo e, secondo la leggenda, grazie all’aiuto degli angeli. I preti che ci abitano da secoli sono i guardiani dei tesori, come le varie croci, le bibbie riccamente decorate e dipinte ed altri manoscritti. Raggiungibile con l’aereo da Gondar o A.A. come pure in bus, Lalibella è da vivere durante la festa della Timkat.
PARCO NAZIONALE DELLO SIEMIEN: paradiso per gli amanti del trekking, questo parco offre dei panorami bellissimi e vi si può ammirare una fauna molto ricca. Le passeggiate durano da 3 a 10 giorni, da fare a piedi o a dorso di mulo. Per i più sportivi si può scalare il Ras Dashen. Tutti i trekking hanno come punto di partenza Debrak a circa 100km a Nord di Gondar, raggiungibile col bus.
HARRAR: sita a 1800 metri di altitudine, è una eccezione in Etiopia, perché di confessione musulmana, e dietro le sue mura accoglie ben 87 moschee. Ma Harrar è conosciuta anche perché Rimbaud ci ha vissuto alcuni anni.
PARCO NAZIONALE DI AWASH: visto il prezzo di ingresso non vale la pena, per vedere solo una cascata, qualche coccodrillo e un ippopotamo se si è fortunati, i leoni, gli orinx, i kurdu sono molto rari. Si raccomanda “le buffet d’Aouache�? dove per meno di 100 birr si trova un alloggio decente.
IL LAGO ZIWAY: i pescatori rientrano presto al mattino con la pesca, sulla riva i bambini in mezzo agli uccelli, le oche, i pellicani i marabù li aspettano. Piccolo mercato di pesce verso le 7.30-8.00 vicino al lago ogni giorno.
PARCO ARBA MINCH: ci vivono le etnie Ganjulé e Guli. Una curiosità è la fattoria dei coccodrilli. Il parco è senza interesse in sé, e molto caro per intravedere qualche zebra: 70 birr a persona, 20 per il veicolo.
Nella città di Arba Minch si raccomanda il Soma restaurant dove potrete mangiare un ottimo pesce (tilapia) alla griglia e una ottima zuppa di pesce. Appena giunti in città passare per ordinare!
MONTI GUGE: l’etnia dei Dorze vive nel villaggio di Chencha, da vedere le loro capanne dai tetti di oltre 10 metri.
KONSO: vivono nella valle di Omo e i Konso praticano il culto del waq, quello dei serpenti e degli antenati. Per visitare i villaggi Konso si deve avere una jeep. Obbligatorio prendere un biglietto all’ufficio del turismo e una guida: 30 birr a persona e oltre 30 per la guida del gruppo, fare almeno 2 o più villaggi, ma la guida farà di tutto per farvi fare il villaggio turistico soltanto, con foto da pagare e mercanteggiare (1 a 2 birr a foto).
TURMI: poco prima della cittadina c'è un bel campeggio per circa 25 birr, l’albergo della città non è raccomandabile. Possibilità di trovare del pane a Turmi, ma per il resto è meglio avere previsto prima. Mercato il lunedì.
DIMAKA: circa 1 ora di pista di Turmi, è la regione degli Hamar, etnia la più simpatica e meno selvaggia, mercato al sabato con tutte le etnie della zona.
OROMATI: città di media importanza, a volte c'è qualche difficoltà con la polizia locale per poter andare a visitare i villaggi Dassanech, sarete scortati da un poliziotto armato! Foto da pagare (1 a 2 birr la foto)
PARCO DELL’OMO: ora varie etnie si dividono il territorio e sopravvivono di caccia illegale. Potrete incontrare i Bodi, i Surma, I Bumi, i Dizi, gli Hamer, le Karo, i Dassanech...
VILLAGGI KARO E MURSI: Due villaggi Karo, uno vicino Omo e l’altro, il più importante, quello di Doose. Attenzione, il responsabile del villaggio può richiedervi sino a 50 birr per l’entrata! Naturalmente ogni foto è a pagamento! Per andare in quei villaggi un veicolo fuori strada è indispensabile e in caso di pioggia la pista è subito impraticabile. I Mursi sono invadenti ed è meglio andarci le mani vuote: rischio di furto e inoltre possono dimostrasi aggressivi. Contrattare bene prima il prezzo di ogni foto prima di farla! Se il vostro autista sa qualche parola del loro dialetto incaricatelo di contrattare, dandogli il vostro pacchetto di biglietti nuovi da 1 birr.
JINKA: in quella città c'è poco da fare, ma è una tappa quasi obbligatoria, la pista dell’aeroporto è in pieno centro città e diventa la principale attrazione una volta alla settimana alle 11.00, quando arriva l’aereo da A.A. Ogni tanto i Mursi vengono al mercato. Mercato ogni giorno, ma il più importante ha luogo al sabato.
PARCO NAZIONALE DEL NECHISAR: da evitare visto i costi proibitivi,(70 birr a persona e 20 la macchina) per intravedere poche bestie selvatiche come zebre e antilopi.
Gastronomia
L’injera è la base dell’alimentazione del paese. Si presenta come una piadina di spugna impatata in una farina di un miglio particolare che cresce solo in Etiopia: il teff.
La carne e le verdure sono spesso cucinate in salsa piccante.
La provincia meridionale di Kaffa rivendica le piantagioni di caffè le più vecchie al mondo, e i fagioli crescono in Etiopia da oltre tre millenni. Si possono gustare ottimi capuccini e ogni tanto dei caffè macchiati nella capitale.
L’acqua non è potabile, ma ovunque si trova acqua minerale gassata o non, in bottiglie. Nelle campagne le vostre bottiglie di plastica faranno la gioia di tutti, quindi regalatele.
Cinque marche di birre si contendono il mercato, da provare tutte, perché tutte eccellenti (Harrar, St George; Medele, Meta, Meloty). circa 3 birr.
Vi sono varie bevande locali, come il tella: birra a base di orzo o di mais, il Teidj, il Birthz, il Tej, che è un alcool di cereali molto forte.
Vino locale: il Gouder : vino rosso forte da bere fresco con i pasti. L’Axoumite: vino rosso dolce. Il Dukan è di sicuro il migliore vino rosso del paese. L’Awash: vino bianco secco.
Il tè (tchay) è molto buono e a volte aromatizzato con chiodi di garofani.
La spesa per mangiare è molto bassa: per i 3 pasti della giornata circa 100 birr, inclusa la birra, e costa ancora meno se mangiate i piatti tipici etiopi. Attenzione, spesso c'è un prezzo per i locali e uno per un turisti, che va sino al doppio! Un consiglio: fate pagare il vostro autista, che rimborserete subito dopo: risparmio assicurato!!! Il menù detto internazionale è quasi identico dal nord al sud, propongono i stessi piatti a quasi lo stesso prezzo indipendentemente della qualità del ristorante!
Pernottamenti
Non ci sono ancora molti alberghi, e se viaggiate nel periodo di alta stagione meglio telefonare tra una tappa e l’altra, in modo di poter riservare una camera.
La tenda rimane indispensabile per quel motivo, anche negli alberghi si può mettere la propria tenda nel loro giardino, pagando un contributo che dà il diritto di usare i sanitari. Il problema maggiore del paese è la poca cura che hanno delle loro strutture, e così quello che oggi è decente e raccomandabile non lo è più a breve, visto lo stato di abbandono nel quale lasciano le loro proprietà. Un consiglio: prima di pagare la camera scelta verificate con molta cura se tutto funziona bene, perché quasi sempre vi si promette la doccia calda che esiste solo nei sogni dei gestori, prese che sono senza corrente o rotte e cosi via. Per i viaggiatori in bus sulle le linee che mettono oltre 24 ore a giungere a destinazione, i bus si fermano in piccole città dove è facile pernottare. Quasi sempre sono alberghi molto modesti, a volte nuovi, ma sempre conproblemi nelle toilette! Non fermatevi al primo, ma visitatene alcuni prima della scelta definitiva.
Il prezzo per una stanza in un albergo di categoria media, detto confortevole con acqua calda, si aggira sui 15-20$ la doppia, metà per la categoria inferiore e senza colazione.
Per il sud prevedere la tenda con il cibo per i giorni strettamente necessari per il circuito dopo Konso sino a Jimka, a Turmi si può noleggiare un letto sotto delle grandi tende, ma è abbastanza caro.
Autore:
Graziella
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Come Andarci a Etiopia
L’Ethiopian Airlines è una delle migliore dell’Africa e copre tutto il continente compreso Djibuti e lo Yemen. La tassa d’imbarco ammonta a 20$ da pagare in questa valuta soltanto.
Si può raggiungere l’Etiopia per strada da Djibuti, ma il viaggio è molto faticoso. Esistono dei bus Nairobi - Addis Abbeba, ma sono spesso molto lenti.
Dall’ Europa alcune compagnie aeree, come la British Airlines, vanno più volte la settimana in Etiopia, costa circa 800 euro (2005)
Come Muoversi
AEREO: la compagnia nazionale assicura voli all’interno del paese con prezzi abbordabili anche se i turisti pagano di più. Attenzione, le partenze possono essere anticipate. 10 birr è la tassa per i voli interni.
BUS: il paese dispone di una buona rete di bus che raggiungono quasi tutte le zone, i veicoli sono lenti, però questo modo di trasporto si rivela particolarmente economico, anche se molto stancante. Nelle grande città comperare il biglietto la vigilia della partenza altrimenti lo pagherete due volte il suo prezzo ad un rivenditore il giorno della partenza. Essere alla stazione dei bus alle 5.30, le porte aprono alle 6.00 perché i bus sono presi d’assedio. I bus sono più confortevoli che i mini bus, ma più lenti. Normalmente 1 posto = 1 persona, prezzo identico per gli etiopi e per i turisti. Abbastanza facile da usare. Evitare i posti in fondo perché generalmente mettono 7 persone al posto di 6!
TRENO: l’unica linea ferroviaria del paese va da A.A. a Dire Dawa, ma il tragitto è molto lungo e monotono e il treno è molto, ma molto vecchio e ora quasi solo utilizzato per il trasporto merci. Il tragitto dura spesso oltre le 24 ore!
TAXI COLLETIVI: molto sviluppato come servizio, ma a secondo delle regioni più o meno numerosi. Un po’ più caro rispetto al bus. Veicoli in buono stato. Partenza quando è pieno e il miglior posto come sempre è quello vicino all’autista.
NOLEGGIO BICICLETTE: prezzo variabile, circa 2 birr l'ora per biciclette in ordine. Non esiste veramente un luogo particolare, vedete dove esiste una concentrazione di biciclette e chiedete.
AUTO STOP: molti camion circolano e prendono passeggeri. Fanno pagare come i bus, generalmente molto simpatici e confortevoli. A volte si ferma qualche auto che vi porterà gratis.
NOLEGGIO JEEP: a partire da 130$ al dì tutto incluso per la jeep, che può contenere 4 turisti oltre all’autista. Se le jeep sono recenti i prezzi possono salire sino a 200$ al dì tutto compreso. Generalmente sono dei Land Cruiser di circa 10 anni molto confortevoli. Attenzione se siete in 4 non partite con 2 autisti/guida, perché uno di voi dovrà sedersi davanti con l’altro autista o guida e anche se il sedile davanti pare grande per 2 persone non è affatto comodo; dietro in 4 è impossibile perché si rimane stretti come sardine, in 3 è perfetto ma non di più specialmente per un lungo viaggio e per tanti giorni. Un consiglio: se vi mettete d’accordo sul prezzo in dollari, pagate in questa moneta, evitando cosi inutile discussioni sui cambi, specialmente se contattate l’agenzia prima della vostra partenza. Se affittate una jeep chiedete che vi vengono a prendere al vostro arrivo all’aeroporto se rifiutano, cambiate agenzia! L’agenzia potrà pure riservarvi una stanza d’albergo nel caso di arrivi di notte.
BISOGNO DI UN AUTISTA? Vi raccomandiamo Yemane Taye che fu un ottimo compagno di viaggio, conosce molto bene il suo paese, prova a capire i vostri desideri e aspettative, molto efficiente e sa trovare le soluzioni ad ogni problema.
CONTATTO PER L’AUTISTA: yemane60@yahoo.com, www.geocities.com/visit_ethiopia
LE STRADE: Le strade, per chi volesse visitare il paese con i propri mezzi, sono sempre ingombrate di gente ed è sconsigliabile viaggiare di notte. I tipi di strada variano dalla pista infame alla semi-autostrada, attualmente tanti cantieri sono aperti grazie all’aiuto internazionale e si può sperare in una miglioria della rete stradale in un futuro prossimo. Comunque un veicolo fuori strada rimane indispensabile per accedere ovunque. Per i coraggiosi ciclisti c'è da sapere che le piste sono veramente dure!
Non ci sono molti cartelli segnaletici, ma vista la limitata rete stradale basta chiedere in caso di dubbio, e si riesce cosi a trovare senza grosse difficoltà la strada da seguire.
CARTINE STRADALI: le cartine non indicano con precisione la qualità della strada specialmente nelle zone poco frequentate. In generale sono affidabili, ma, attenzione, certi paesi hanno cambiato nome!
Autore:
Graziella
Si può raggiungere l’Etiopia per strada da Djibuti, ma il viaggio è molto faticoso. Esistono dei bus Nairobi - Addis Abbeba, ma sono spesso molto lenti.
Dall’ Europa alcune compagnie aeree, come la British Airlines, vanno più volte la settimana in Etiopia, costa circa 800 euro (2005)
Come Muoversi
AEREO: la compagnia nazionale assicura voli all’interno del paese con prezzi abbordabili anche se i turisti pagano di più. Attenzione, le partenze possono essere anticipate. 10 birr è la tassa per i voli interni.
BUS: il paese dispone di una buona rete di bus che raggiungono quasi tutte le zone, i veicoli sono lenti, però questo modo di trasporto si rivela particolarmente economico, anche se molto stancante. Nelle grande città comperare il biglietto la vigilia della partenza altrimenti lo pagherete due volte il suo prezzo ad un rivenditore il giorno della partenza. Essere alla stazione dei bus alle 5.30, le porte aprono alle 6.00 perché i bus sono presi d’assedio. I bus sono più confortevoli che i mini bus, ma più lenti. Normalmente 1 posto = 1 persona, prezzo identico per gli etiopi e per i turisti. Abbastanza facile da usare. Evitare i posti in fondo perché generalmente mettono 7 persone al posto di 6!
TRENO: l’unica linea ferroviaria del paese va da A.A. a Dire Dawa, ma il tragitto è molto lungo e monotono e il treno è molto, ma molto vecchio e ora quasi solo utilizzato per il trasporto merci. Il tragitto dura spesso oltre le 24 ore!
TAXI COLLETIVI: molto sviluppato come servizio, ma a secondo delle regioni più o meno numerosi. Un po’ più caro rispetto al bus. Veicoli in buono stato. Partenza quando è pieno e il miglior posto come sempre è quello vicino all’autista.
NOLEGGIO BICICLETTE: prezzo variabile, circa 2 birr l'ora per biciclette in ordine. Non esiste veramente un luogo particolare, vedete dove esiste una concentrazione di biciclette e chiedete.
AUTO STOP: molti camion circolano e prendono passeggeri. Fanno pagare come i bus, generalmente molto simpatici e confortevoli. A volte si ferma qualche auto che vi porterà gratis.
NOLEGGIO JEEP: a partire da 130$ al dì tutto incluso per la jeep, che può contenere 4 turisti oltre all’autista. Se le jeep sono recenti i prezzi possono salire sino a 200$ al dì tutto compreso. Generalmente sono dei Land Cruiser di circa 10 anni molto confortevoli. Attenzione se siete in 4 non partite con 2 autisti/guida, perché uno di voi dovrà sedersi davanti con l’altro autista o guida e anche se il sedile davanti pare grande per 2 persone non è affatto comodo; dietro in 4 è impossibile perché si rimane stretti come sardine, in 3 è perfetto ma non di più specialmente per un lungo viaggio e per tanti giorni. Un consiglio: se vi mettete d’accordo sul prezzo in dollari, pagate in questa moneta, evitando cosi inutile discussioni sui cambi, specialmente se contattate l’agenzia prima della vostra partenza. Se affittate una jeep chiedete che vi vengono a prendere al vostro arrivo all’aeroporto se rifiutano, cambiate agenzia! L’agenzia potrà pure riservarvi una stanza d’albergo nel caso di arrivi di notte.
BISOGNO DI UN AUTISTA? Vi raccomandiamo Yemane Taye che fu un ottimo compagno di viaggio, conosce molto bene il suo paese, prova a capire i vostri desideri e aspettative, molto efficiente e sa trovare le soluzioni ad ogni problema.
CONTATTO PER L’AUTISTA: yemane60@yahoo.com, www.geocities.com/visit_ethiopia
LE STRADE: Le strade, per chi volesse visitare il paese con i propri mezzi, sono sempre ingombrate di gente ed è sconsigliabile viaggiare di notte. I tipi di strada variano dalla pista infame alla semi-autostrada, attualmente tanti cantieri sono aperti grazie all’aiuto internazionale e si può sperare in una miglioria della rete stradale in un futuro prossimo. Comunque un veicolo fuori strada rimane indispensabile per accedere ovunque. Per i coraggiosi ciclisti c'è da sapere che le piste sono veramente dure!
Non ci sono molti cartelli segnaletici, ma vista la limitata rete stradale basta chiedere in caso di dubbio, e si riesce cosi a trovare senza grosse difficoltà la strada da seguire.
CARTINE STRADALI: le cartine non indicano con precisione la qualità della strada specialmente nelle zone poco frequentate. In generale sono affidabili, ma, attenzione, certi paesi hanno cambiato nome!
Autore:
Graziella
Mongolia
Miniguida per viaggiare in Mongolia
CHI BEVE L'ACQUA DI UNA TERRA STRANIERA
DEVE SEGUIRNE GLI USI E COSTUMI
(detto mongolo)
Introduzione
Come raggiunge la Mongolia
Come muoversi
A cavallo, in bici, in moto e a piedi
Orientarsi in Mongolia
Dove e come dormire
Cosa vedere
Gastronomia
Informazioni e consigli
Il viaggio dell'autrice:
Nelle steppe di gengis Khan
Alla ricerca degli Uomini-renna
La Mongolia
La Mongolia situata tra la Cina e la Russia è conosciuta per l'immensità delle sue steppe. 1 565 00 km2 per 2 500 00 abitanti, la sua densità è una delle più deboli al mondo: poco più di un abitante al km2. Una volta totalmente nomade la popolazione vive ora al 60% nelle città. I mongoli praticano una religione che mischia il buddismo col sciamanismo.
Al nord e all'ovest troviamo le montagne dell'Altai e del Khangar (circa 4200 metri), all'est e al sud gli alti piani semi desertici o desertici come il deserto del Gobbi. Poco più di 1% del territorio è coltivato, il paese vive soprattutto dell'allevamento di bestiame. La capitale Ulan Bataar (Ulaan Baatar) si chiamava una volta Urgà. + 7 ore rispetto all'Italia (GMT +8). 220 Volt. Guida a destra.
Lingua: il Khalkha, dal nome dell'etnia dominante. Il russo e il cinese sono parlati come pure il tedesco. Ora l'inglese inizia a diffondersi con il francese.
Clima
Continentale con estati calde (piogge importanti nelle montagne del nord ovest) e inverni freddi e rigidi. La temperatura a Ulaan Baatar d'estate può arrivare sino 40 gradi e d'inverno abbassarsi sino - 40 gradi. Venti violenti possono soffiare durante la primavera. La stagione migliore per visitare la Mongolia va da maggio a inizio ottobre.
Prevedere vestiti caldi anche per l'estate, perché le notti possono essere fredde, specialmente nel nord e centro. La differenza di temperatura tra giorno e notte può essere da 10 a 15 gradi. D'inverno portare vestiti per proteggersi dal freddo, dal vento e della pioggia. Portare sempre con sé un sacco a pelo e una tenda visto il rischio di notti fresche e della scarsità in alberghi.
Budget
il Togrog o in russo Tughrig è diviso in 100 möngös. Il cambio nel 2004 era circa: 1$= 1100 T. € accettati al cambio di circa 1 €=1200 T
Cambio solo a U.B, non esistono nella steppa, bancomat carta Visa soltanto a U.B, con ritiro in $ e T.
Budget : 5 a 30 $ al dì, a seconda se si dorme in tenda, nelle iurte o nei tourist camp (da 20 a 50 $/notte /p.) e del modo di locomozione: a piedi, in bici, col bus o col cavallo. Contare in più, se si affitta una jeep: circa 80$/jeep/giorno (benzina e autista inclusi).
CHI BEVE L'ACQUA DI UNA TERRA STRANIERA
DEVE SEGUIRNE GLI USI E COSTUMI
(detto mongolo)
Introduzione
Come raggiunge la Mongolia
Come muoversi
A cavallo, in bici, in moto e a piedi
Orientarsi in Mongolia
Dove e come dormire
Cosa vedere
Gastronomia
Informazioni e consigli
Il viaggio dell'autrice:
Nelle steppe di gengis Khan
Alla ricerca degli Uomini-renna
La Mongolia
La Mongolia situata tra la Cina e la Russia è conosciuta per l'immensità delle sue steppe. 1 565 00 km2 per 2 500 00 abitanti, la sua densità è una delle più deboli al mondo: poco più di un abitante al km2. Una volta totalmente nomade la popolazione vive ora al 60% nelle città. I mongoli praticano una religione che mischia il buddismo col sciamanismo.
Al nord e all'ovest troviamo le montagne dell'Altai e del Khangar (circa 4200 metri), all'est e al sud gli alti piani semi desertici o desertici come il deserto del Gobbi. Poco più di 1% del territorio è coltivato, il paese vive soprattutto dell'allevamento di bestiame. La capitale Ulan Bataar (Ulaan Baatar) si chiamava una volta Urgà. + 7 ore rispetto all'Italia (GMT +8). 220 Volt. Guida a destra.
Lingua: il Khalkha, dal nome dell'etnia dominante. Il russo e il cinese sono parlati come pure il tedesco. Ora l'inglese inizia a diffondersi con il francese.
Clima
Continentale con estati calde (piogge importanti nelle montagne del nord ovest) e inverni freddi e rigidi. La temperatura a Ulaan Baatar d'estate può arrivare sino 40 gradi e d'inverno abbassarsi sino - 40 gradi. Venti violenti possono soffiare durante la primavera. La stagione migliore per visitare la Mongolia va da maggio a inizio ottobre.
Prevedere vestiti caldi anche per l'estate, perché le notti possono essere fredde, specialmente nel nord e centro. La differenza di temperatura tra giorno e notte può essere da 10 a 15 gradi. D'inverno portare vestiti per proteggersi dal freddo, dal vento e della pioggia. Portare sempre con sé un sacco a pelo e una tenda visto il rischio di notti fresche e della scarsità in alberghi.
Budget
il Togrog o in russo Tughrig è diviso in 100 möngös. Il cambio nel 2004 era circa: 1$= 1100 T. € accettati al cambio di circa 1 €=1200 T
Cambio solo a U.B, non esistono nella steppa, bancomat carta Visa soltanto a U.B, con ritiro in $ e T.
Budget : 5 a 30 $ al dì, a seconda se si dorme in tenda, nelle iurte o nei tourist camp (da 20 a 50 $/notte /p.) e del modo di locomozione: a piedi, in bici, col bus o col cavallo. Contare in più, se si affitta una jeep: circa 80$/jeep/giorno (benzina e autista inclusi).
IL MALI FACILE, IN FONDO A SINISTRA...
Le semplici note che posso ricavare dal mio diario di due viaggi in Mali, l’ultimo dei quali nel dicembre 2004, non hanno la presunzione di sovrapporsi alle pubblicazioni prestigiose, tipo Lonely Planet e altre; molti di questi scritti, validi dal punto di vista geo politico turistico, non contengono però le giuste indicazioni per andarci via terra, non essendo pensati per chi viaggia con un mezzo proprio, e risultano quindi carenti di informazioni concrete a livello di visti, frontiere di accesso, stato delle piste, sicurezza dei luoghi, ecc.
Le note che seguono sono quelle di un viaggiatore indipendente, che sceglie ogni meta al di fuori dei tour organizzati e che preferisce studiare e preparare l’avventura (da non confondere con il rischio), utilizzando anche le informazioni di altri viaggiatori dello stesso stampo incontrati sulle rotte di altri Paesi scarsamente visitati con auto e moto propria.
Per entrare nella realtà dell’Africa occidentale, consiglio di leggere il bel libro di Marco Aime “Viaggio in Mali e Burchina” edito dalla EDT.
La carta Michelin è la n° 741, purtroppo non aggiornata, scala 1/4.000.000.
Potete anche leggere, su questo stesso sito, il mio articolo “I grandi raid 4x4 Marocco Mauritania e Senegal”, in corso di aggiornamento.
PROBLEMI DI SICUREZZA
Partendo dal concetto che, nel mondo d’oggi, niente è sicuro, neanche a casa propria o fuori l’uscio, posso serenamente affermare che un villaggio sperduto nel buio di una notte nella savana del Mali, dove ombre silenziose si spostano con occhi di gatto, è certamente più sicuro di tanti quartieri delle nostre città europee. I generici inviti all’attenzione in metropoli come Dakar, Nairobi e Milano by night si equivalgono; è anche vero che nel mondo africano dei nostri giorni esistono le ben distinte realtà di disagio metropolitano e di povertà nei villaggi, alle quali corrispondono differenti teorici gradi di sicurezza.
Prudenza, per concludere, ma nessuno potrà togliermi dalla testa che i concetti di rispetto e di bontà sono molto meno presenti a casa nostra; da questo punto di vista la “civiltà africana in Africa” è ben diversa dal comportamento di alcuni extracomunitari all’estero e rimarrete sorpresi ritrovando “laggiù” molti valori morali da noi perduti.
COSE DA VEDERE IN MALI
Trattandosi di un territorio molto esteso, tutto dipende dagli interessi, motivazioni e sensibilità individuali. Dal punto di vista paesaggistico, sono stato colpito dalla bellezza della savana dopo la stagione delle piogge, con alcuni enormi baobab, teck e fromagers che ancora resistono alla continua deforestazione, vera piaga del Sahel; ho anche avvertito la maestosità del lento avanzare dei due grandi fiumi, il Niger e il Senegal, ma sono rimasto più che altro coinvolto dall’elemento umano con le differenti straordinarie etnie che convivono in questo mite lembo d’Africa senza sbocchi sul mare ma con tanta voglia di aprirsi al turismo e con notevole apprezzamento del cliente italiano!
Difficilmente, e per fortuna, il turismo di massa arriverà in Mali ma, grazie alla strada in costruzione in Mauritania, tanti camperisti presenti da anni in Marocco in inverno, scenderanno a sud.
QUANDO IN MALI
Sono sconsigliabili i mesi da maggio ad ottobre perché la stagione delle piogge trasforma molte strade in … affluenti dei fiumi. Da tenere anche presente che nelle regioni più orientali (villaggi Dogon e alto Niger), le temperature in febbraio e marzo superano spesso i 40°. A mio avviso, il periodo ideale rimane il trimestre novembre/gennaio quando, oltretutto, la profilassi antimalarica diventa una semplice, utile precauzione. Inoltre, teniate presente che in primavera l’attraversamento della Mauritania vi comporterà vento, sabbia e caligine.
TIPO DI VEICOLO PER IL VIAGGIO
Scartando le caravans, i mansardati e i motorhome, il giro è fattibile in auto o con un robusto furgone attrezzate per il campeggio libero (tipo Mercedes 307 o simili), oppure con moto enduro, se siete esperti di piste a volte sabbiose. Chiaramente, la vettura ideale è il fuoristrada, con piastre per possibili insabbiamenti, riserva d’acqua e di carburante per coprire i circa 600 km di attraversamento della Mauritania. Per il resto del viaggio non avrete problemi di carburante, sempre reperibile, magari un po’ più caro, anche in tanti villaggi minori, spesso venduto in bottiglie o lattine.
Contrariamente a quanto si può pensare, un viaggio in Mali è oggi di facile attuazione e lo sarà di più fra un anno quando, inshallah, verrà completato il tratto fra la frontiera marocchina e la capitale mauritana Nouakchott.
Nel febbraio 2005, dei circa 600 km, ne risultavano asfaltati la metà; la pista che rimane è però ben segnalata ed è percorribile dai veicoli sopra indicati senza bisogno di guide come in passato.
Viaggiare in Africa nera NON E’ comunque per tutti; un ottimo equilibrio psico-fisico, una grande determinazione e capacità di adattamento possono fare di questo percorso un’esperienza indimenticabile. Basta sapere che gli agi del Marocco non li ritroverete “laggiù”.
LE TAPPE DI AVVICINAMENTO AL MALI
Devono necessariamente partire da Casablanca, dove potrete pernottare al Camping International OASIS, Av. Omar El Khayan, Quartier Beausejour. Per arrivarci, prendete la tangenziale di Casablanca e uscite a Hay Hassany, quindi secondo semaforo a sinistra e semaforo successivo a destra. Il camping lo troverete a 200 metri seminascosto dietro un piccolo mercato ortofrutticolo.
Il Consolato della RIM (Republique Islamique de Mauritanie) si trova a 400 metri dal camping in rue El Jadida 382 tel. 37373/57878 (prefisso Marocco 00212); è sempre chiuso il venerdì e la domenica, a volte anche il sabato. Meglio telefonare, per evitare la noia di tre giorni a Casablanca; se arrivate in Marocco a fine settimana, vi consiglio di visitare piuttosto Rabat, Fes o Meknes.
Il costo del visto, salvo cambiamenti, è di 200 Dh (dirham) a persona per ogni ingresso ed è opportuno chiederlo double, cioè doppio, vale a dire anche per il reingresso in Mauritania al ritorno (al cambio un euro = poco più di 10 Dh): Il visto è ottenibile anche in frontiera, ma costa molto di più, fino a 30 euro a persona e 20 per la macchina per ciascun ingresso.
Non è finora necessario, in Marocco, Mauritania e Mali, il Carnet de passage en douane, che però è preferibile avere in Senegal, per evitare la procedura del cosiddetto “pass avant”, permesso di importazione temporanea concesso in frontiera per 5/8 giorni e rinnovabile poi ogni 15 giorni esclusivamente alle dogane di Saint Louis, Dakar, Kaolac, Ziguinchor e Tambacounda. Viaggiare in Senegal col pass avant scaduto comporta il rischio del sequestro del mezzo. Attenzione! Se il vostro veicolo ha più di cinque anni, non è possibile introdurlo in Senegal, salvo sottostare a una serie di vessazioni assurde e disgustose. Scrivo tutto ciò affinché possiate pianificare attentamente il vostro rientro che può avvenire sia attraverso la Mauritania che attraverso il Senegal; entrare però in questo Paese senza visitarlo non ne vale la pena, oltretutto la strada da Kayes a Dakar e, peggio, la Kayes Rosso sono in condizioni disastrose. Si dice che questo stupido sistema dei pass avant dovrebbe cambiare, ma non si sa quando.
Il Mali ha intelligentemente saputo accogliere la corrente di traffico di cui beneficiava il Senegal e facilita attualmente il turista motorizzato; speriamo che non cambi.
Torniamo adesso in Marocco, dove avete ottenuto il visto per la Mauritania lasciando il passaporto al consolato alle 9 del mattino per ritirarlo normalmente nel primo pomeriggio. Partite da casa ben forniti di foto tessera e di almeno una dozzina di fotocopie della pagina del passaporto con i dati del rilascio; queste, che chiamano fiches, vi saranno spesso richieste per strada ai posti di controllo e alle frontiere e, non avendole, perdereste del tempo per la registrazione dei vostri dati da parte dei solerti ma a volte troppo lenti funzionari. Necessaria anche qualche fotocopia del libretto di circolazione. Cercate di estendere al Marocco la vostra assicurazione italiana perché è diventata cara.
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VERSO IL SUD
Partendo da Casablanca, col percorso più diretto via Marrakech e Agadir, arriverete a Dakhla dopo circa 2250 km. Nuove tappe, non illustrate nel precedente mio articolo sul Marocco, sono possibili alla Plage Blanche al campement Le dromaidaire; a ovest di Guelmime, a Boujoudour (sulla promenade al mare, quindi a sinistra vicino ad uno stabilimento balneare con custode; a Tarfaya, sulla passeggiata al mare vicino la moschea e nella zona di Tan Tan nella baia sull’oceano sempre piena di camper.
Sarà utile sapere che 95 km dopo Tan Tan ed esattamente a Oued Elounaar, station service PNA, comincia la disponibilità del carburante detassato a 3,12 Dh per il gasolio e 5 la super, contro rispettivamente 6 e 10 Dh nei distributori nelle altre zone in Marocco. Ciò è dovuto alla politica di aiuti del governo alla zona saharaoui (e per zittire i dissidenti ex Polisario ormai inoffensivi) nell’ex Sahara occidentale spagnolo, dove il controllo del Marocco è assoluto, in quella che è, a mio avviso, la zona più tranquilla della nazione, anche per l’indole del popolo saharaoui. Qui, tanti generi alimentari sono detassati, come carne, riso, ecc; se avrete bisogno di acqua potabile per i vostri serbatoi, l’acquedotto di Dakhla ve ne venderà 1000 litri con 10 Dh!
DAKHLA E INGRESSO IN MAURITANIA
In questa tranquilla e un po’ ventosa ultima cittadina del Marocco si respira un’aria di frontiera, con tante vecchie Land Rover pick-up che trasportano di tutto: mauritani in candide tuniche ricamate, donne velatissime e con bellissimi voile che dovrete assolutamente acquistare, montoni, masserizie e cammelli. La penisola di Dakhla ha l’unico mare interno ben riparato del Marocco, dove è possibile fare il bagno senza dover essere surfisti da Atlantico. Alla Plage Trouk, 40 km a nord della città, esiste un’area di sosta gratuita sempre piena di camper, vero paradiso dei pescatori con canna provenienti da mezza Europa. Il passatempo giornaliero può essere il wind surf, oppure la passeggiata sull’arenile nelle ore di bassa marea, ben tre chilometri; imparerete ad estrarre dalla sabbia i cannolicchi (che chiamano couteaux) con la tecnica del pizzico di sale nel buco di respirazione del mollusco e farete spaghettate solenni! Nove chilometri prima della Plage Trouk, addossato alla montagnetta, c’è la Source Asmaa, acqua sulfurea a 30 gradi; sei chilometri prima di arrivare in città troverete il Camping Moussafir, ma lungo le falesie sul mare interno stazionano tranquillamente in campeggio libero turisti di tutta Europa. A Dakhla vi consiglio di visitare il Marchè Central, famoso per l’abbondanza di pesce a prezzi da sballo (un’orata o un sarago di 7/800 gr li pagherete 25 Dh, le sogliole 35 Dh al chilo, seppie e calamari 50 Dh, ombrina a 40, polipi circa 75, pesce spada e triglie a 40, ecc. ecc.)
Un bravo meccanico elettrauto è Rihani Abdslham, a fianco dell’Agenzia voyages Soupratours; per eventuali saldature andate con fiducia al Garage Soudure di Assan Rhimms, che mi ha costruito un serbatoio supplementare di gasolio con 700 Dh: a Dakhla tutti riparano qualcosa, prima a dopo il viaggio: ho spesso riverniciato lo chassis con antirombo a 400 Dh, le carrozzerie sono convenientissime.
Dopo una bella grigliata di pesce sulle spiagge o un pranzetto al ristorante Casa Luis, cocina española, siete pronti per il grande balzo verso la frontiera Bir Guendouz.
Fate il pieno in città e rabboccate ai distributori che troverete per strada, in quanto in Mauritania il carburante è più caro; altro motivo per arrivare col massimo pieno in frontiera è la possibilità di evitare l’ingresso a Nouadhibou, primo paese mauritano che non ha particolari attrattive, a parte la baia con le navi arenate e … la vergogna di avere ancora sette chilometri di pista in perenne sistemazione, nonostante i miliardi piovuti dal cielo della Comunità Europea, Egitto, America, Giappone e da tante parti del mondo per “favorire” le licenze di pesca.
Dopo aver fatto frontiera, se dovete pernottare, potete farlo vicino alla polizia se avete l’autonomia di carburante, altrimenti sarete costretti ad andare a Nouadhibou, al camping La baie du Levrier o ad altri; sappiate che fra la prima città della Mauritania e la capitale Nouakchott, esiste semplicemente il nulla di 500 km.
Arrivati alla capitale, dopo il primo rondò, troverete a sinistra l’Auberge Sahara, ottimamente gestito dalla bella Kania, moglie di Sidi Bary, nota guida del deserto (tel. 6623181/63633700 GPS N 18.06.156’ W 15.59.824’).
Troverete camere pulite, bagni di standard europeo, possibilità di rimessaggio del vostro veicolo ed anche una grande tenda mauritana in giardino, per i budget più ridotti. Chi volesse dormire in riva al mare, può farlo al Terjit Vacances; per andarci, dopo il terzo rondò girerete a destra fino al porto, il camping lo troverete subito dopo, con la sua accoglienza glaciale, toilettes in stato pietoso e frequentazioni notturne di innamorati nei bungalow. Se, arrivando a Nouakchott, doveste decidere di fare subito il cambio degli euro, sempre al terzo rondò girate a sinistra fino al 2° semaforo; nel mercato adiacente troverete tanti cambiavalute per gli euro che, all’epoca del mio viaggio, valeva 360 ouguyia per l’ufficiale e fino a 410 in nero. Usate discrezione nel secondo caso perché si tratta di una operazione illegale anche se diffusissima.
L’ASSICURAZIONE
Costa circa 4000 Oug (12 euro circa) per 5 giorni, ma varia a seconda dei cavalli fiscali e del tipo del vostro veicolo.
INTERNET
Un cyber caffè si trova nei pressi del semaforo precedente quello del mercato.
VISTO PER IL MALI
All’Ambasciata di Nouakchott sono molto gentili e ve lo daranno rapidamente (chiuso il venerdì, a volte aperto sabato e domenica), al costo di 12 euro.
OFFICINA MECCANICA
Fra le tante, posso segnalare, nei pressi dell’Ambasciata suddetta, il Garage Express, con personale molto qualificato.
PREZZO GASOLIO
L’ho trovato rincarato a dismisura in un anno, da 102 a 156 Oug al litro.
GENERI DIVERSI
A parte i bellissimi veli in vendita al mercato a circa 2500 oug e pochi oggetti di artigianato, troverete tutto generalmente caro e di qualità scadente, un vero disastro in una Nazione ricchissima di giacimenti minerari e pesca, dove però il reddito è mal distribuito.
FRONTIERE D’INGRESSO IN MALI
Dalla Mauritania esistono diverse frontiere. Da scartare quella di Selibabi che porta a Kayes con una pista allucinante. Ho anche sperimentato quella di Timbedga che arriva a Nara, un po’ sabbiosa. A conti fatti, l’ingresso migliore rimane quello che parte da Ayoun el Atrous (circa 800 km a est di Nouakchott) e porta a Nioro, nel Mali, tutto su asfalto. Questo percorso lo si fa normalmente in due giorni, a meno che non si voglia fare una deviazione per la bella oasi di Tidjikja nella speranza di vedere i coccodrilli del deserto.
L’asfalto che dalla capitale mauritana arriva a Nema viene denominato la route de l’espoire, la strada della speranza, vi lascerà un ricordo indimenticabile nei primi 150 km fino a Boutilimit e nella parte finale fra il passo di Djouk e Ayoun el Atrous; è questo, a mio parere, un vero acquerello che penetra dentro ed emoziona con i suoi colori pastello di struggente bellezza, un deserto rosa antico, con bianche punteggiature delle tende dei nomadi e i tanti ciuffi di verde di ogni sfumatura: acacie, tamerici, piante grasse, ripeto, un vero colpo d’occhio!
FORMALITA’ D’INGRESSO
Il Mali facilita in questo momento il turista e rilascia alla frontiera un permesso di importazione temporanea del veicolo (cosiddetto Pass Voiture) valido 30 giorni, al modesto costo di 1500 franchi Cefa e altri 2000 di tassa turistica, il tutto equivalente a circa 12 euro. Il cambio della valuta lo farete in frontiera a circa 625 Cefa, al mercato nero di Bamako potreste spuntare fino a 650.
ASSICURAZIONE
Anche nel Mali è obbligatoria e la si può fare in frontiera o nella città più vicina o arrivando nella capitale. Il suo costo, per 30 giorni, si aggira sui 18000 Cfa. Chi avesse l’intenzione di entrare, dopo il Mali, in almeno un altro Paese della CEDEAO (Comunità Economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest), farà bene a stipulare l’assicurazione denominata Carte Brune con circa 20000 Cfa per un mese e risparmierà tempo e denaro.
GASOLIO
Il prezzo oscilla attorno ai 450 Cfa al litro e tende a lievitare leggermente nelle regioni più orientali; la rete dei distributori è vasta, ampia e conveniente la scelta dei lubrificanti, ma sarà difficile trovare la stessa marca d’olio motore usata in Italia. Se avete una vettura diesel sarà bene portare di scorta un paio di filtri d’olio e almeno tre/quattro di gasolio, notoriamente poco raffinato; i filtri in Marocco sono molto convenienti.
STRADA PER BAMAK0
Torniamo a Nioro, dove purtroppo, finisce l’incanto dell’asfalto; qui si entra in una pessima pista, forse la peggiore del viaggio, un cattivo benvenuto in Mali! Si tratta di un centinaio di km, ma ci vorranno quattro ore per Djema; da qui a Djdieni le cose migliorano un po’ per l’esistenza di tracciati paralleli ai margini della pista. Dopo Djdieni , un buon asfalto vi accompagnerà fino a Mopti. Massima attenzione nell’attraversamento dei villaggi, dove alcuni cordoli rallentatori sono molto pronunciati e, non superandoli a passo d’uomo, creereste seri problemi agli ammortizzatori, inoltre la polizia vigila sui limiti di velocità. Altro importante fattore di rischio sulle strade maliane (ma anche sulla route de l’espoire, soprattutto al tramonto), sono gli animali vaganti: asini, capre, buoi, cammelli, ne troverete a decine investiti. Assolutamente sconsigliabile viaggiare al buio.
VILLAGGI DOGON
Questa regione è la più visitata del Mali e, al solito, la contaminazione è inevitabile. A Bandiagara, punto di partenza per visitare una delle falesie più celebrate dell’Africa nera, troverete tante sedicenti guide delle quali, in effetti, non ne avreste bisogno. Se volete visitare in tutta indipendenza questi villaggi, sappiate che potete farlo, alla sola condizione di presentare i vostri rispettosi saluti (e un migliaio di franchi) a ogni capo villaggio ricevendo il permesso per l’attraversamento e le foto. Molto gradito il regalo di semi di cola che potete acquistare a Bamako. Cesare Pavese non vedeva altro modo che visitare a piedi la falesia Dogon, sostenendo che “ c’è la stessa differenza che guardare un’acqua e saltarci dentro”; certamente bisogna avere delle buone gambe o salire a dorso d’asino. Il bel libro di Marcel Griaule, Dio d’acqua, Bompiani Milano 1968 è un classico per sapere tutto sulla civiltà Dogon.
RICETTIVITA’ TURISTICA IN MALI
E’ in fase di crescita, il che non equivale a perfezione o efficienza; esistono i Grandi alberghi nella capitale e in qualche città importante, ma attraversare il Mali col vostro mezzo è un’altra cosa e, se non amate i disagi, forse avete già interrotto questa lettura. Pochissimi i campeggi degni di questo nome, alcuni modestamente attrezzati con bungalow, doccia e toilettes senza pretese. I ristorantini dei villaggi sono semplici e poveri, sia di idee che di cibo, come il conto che vi verrà presentato, ma non morirete di fame; dopo il classico riso al pesce, c’è il pollo con patatine fritte e poi, si sa, gli italiani sanno inventare la pastasciutta che aggiusta tutto. Se la notte vi sorprende per strada, vi consiglio di chiedere ospitalità alla polizia o al capo villaggio: l’accoglienza sarà generalmente calorosa e sta a voi lasciare un piccolo “ricordo” del pernottamento. Fra le città turisticamente bene organizzate posso annotare Segou.
Un luogo di pernottamento molto conveniente frequentato da italiani a Bamako è la Mission Catholique; ne esistono due, una in centro (pulita ma rumorosa di notte) e l’altra dopo il vecchio Pont des Marthires, dove girerete a destra arrivando al primo semaforo, quindi a sinistra dopo la curva. Questa Mission è poco più di un parcheggio, recintato, con toilettes di stampo colonial-africano, i preti sono francesi e maliani, le funzioni religiose sono inappuntabili.
AGENZIE VIAGGI A BAMAKO
Non me ne sono mai servito personalmente, ma alcuni amici mi hanno ben parlato di Elisabetta Pincione della Azimut Travel Korofina Nord, rue 122 porte 35, tel 00223-22421110 – 6741116 cell. Balades in piroga sul Niger ed escursioni varie.
Il problema del traffico di una delle più caotiche ed inquinate città africane, lo si risolve lasciando la macchina al parcheggio custodito e prendendo un convenientissimo taxi.
INTERNET
Esiste un bel Cyber café a Bamako, prima del ponte des Marthires, si chiama Les Pyramides e ne vedrete svettare la punta nel bel parco alberato, con parcheggio custodito, bar ristorante e persino aria condizionata!
TELEFONI
Numerosissime le teleboutiques, a volte nei villaggi più sperduti ma qui, aprirne una, è una speranza di guadagno (spesso delusa) e la possibilità di ascoltare il mondo in contatto con chi telefona. Lo scatto, in teleselezione, costa da 75 a 100 franchi Cefa; con 2000 (circa 3 euro) si telefona brevemente in Italia.
QUANTO COSTA ? C’EST COMBIEN?
Alla vostra domanda di turista, solitamente avrete una risposta con una certa maggiorazione rispetto al prezzo esatto; questo fa parte del sistema, basta protestare amabilmente contro le esagerazioni che vanno a mio avviso combattute, per evitare l’equazione: turista ricco = Cfa facile.
Forse può essere utile avere un’idea di alcuni prezzi in Mali: il pane costa 125 Cfa, l’acqua minerale da 350 a 500, la birra Castel 500 il mezzo litro, le banane 100 ogni quattro, i pomodori 50 l’uno, le mele carissime, fino a 200 l’una.
Potrà sembrare ridicolo ma, in un mercato generalmente povero, non si vende a chilo ma a pezzo o a mucchietti di frutta o verdura. Ciò si spiega anche col fatto che le venditrici comprano qualche chilo e traggono dalla vendita a pezzo un piccolo utile; inoltre, la deperibilità dovuta alla mancanza di frigo, che solo pochi benestanti possono permettersi, fa preferire i piccoli acquisti giornalieri, se e quando ci sono i soldi da spendere.
Nei ristorantini, un piatto abbondante di riso con pesce, spesso di fiume o affumicato, costa 750 Cefa, mezzo pollo con patatine fritte circa 1500, la carne bovina è in genere duretta: preferibile il montone alla griglia in uno dei tanti caratteristici forni nei villaggi, dove vale il detto che se c’è fumo c’è arrosto. Il prezzo dei pernottamenti varia molto e passa da circa 10000 Cefa in bungalow fino a 20/30000 e oltre negli hotel, ma a questo proposito passo la mano alle Guide nelle librerie.
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TOMBOUCTOU: UN VIAGGIO NEL VIAGGIO
(meglio se in fuoristrada)
Affermando di esserci stato, sarete dai più considerato come chi ha compiuto qualcosa di grande o di pazzesco: forse diventerete automaticamente un grande pazzo e, in ogni caso, le vostre azioni di Viaggiatore andranno in vetta alle classifiche.
Altri, non sapendo neanche in quale buco d’Africa siete andato a cacciarvi, faranno una pausa di riflessione per poi esclamare: Tombouctou?!, con punteggiature che vanno dall’interrogativo della serie “ma dove sarà mai?” all’esclamativo che vi eleva alla massima potenza della pazzia umana. Il che non significa che, loro, vorrebbero andarci ma sappiate che, al 90%, avrete provocato, più o meno volontariamente, un importante danno di erosione alla rabbia altrui.
La verità è che la mitica Tombouctou, sognata dai grandi viaggiatori dell’800, quando aveva già perduto i fasti dell’antica città piena non solo di oro e di commerci, ma anche importantissimo centro culturale, la regina delle sabbie dove un via vai di cammelli e di piroghe ne accrescevano fama e ricchezza, è da almeno quattro secoli una città morta e isolata.
Paradossalmente, è il suo stesso isolamento a creare il fascino del viaggio e, come scrive Aime, Tombouctou vive ancora oggi, ai nostri occhi di “gente immobile”, il mito di sempre, alimentato dai nuovi carovanieri europei a doppia trazione o in enduro, molti dei quali mascherati con turbante tuareg, che tornano con adesivi o magliette della “mystèrieuse”, ma intimamente delusi, solo per dire a sé stessi e a tutti di esserci stati.
Via fiume o su pista, questa meta rimane inconsciamente una delle più sognate da chi va per Africa.
Una possibilità rimane quella di lasciare ben custodita la macchina a Mopti e andare via fiume su piroga; le piste per arrivarci sono parecchie, ma mi limito a descrivere quella che conosco, i circa 200 km di pessima tôle ondulée che da Douentza porta a Kabara (carburante a Douentza e Tombouctou).
In quanto ai problemi di sicurezza, oggi la rivolta tuareg è rientrata, anche grazie all’assunzione nell’esercito maliano di molti dissidenti; il turismo va forte e la città è assolutamente tranquilla ma, agli amanti delle escursioni in fuoristrada nel deserto che avvinghia la città, consiglio di prendere contatto con Shindouk Mohamed Lamine BP 90 Tombouctou – Mali tel. 00223 6319145 e-mail Shindouk @yahoo.fr. WEBSITE HTTP/SHINDOUK SITE.VOILA.FR.
Si tratta di un vero personaggio la cui autorevolezza gli consente di rappresentare il popolo tuareg in tanti incontri internazionali e, con la sua assistenza, potrete fare escursioni fuori pista, magari intercettando una carovana del sale. Tutto ciò ha un costo che ritengo accettabile e che va contrattato preventivamente in rapporto al numero degli equipaggi e ai giorni. Sconsiglio questa esperienza ai neofiti del fuoristrada o a chi non ha le giuste gomme da sabbia perché qui il Sahara lo si fa sul serio.
Da Douentza a Gao ci sono 400 km di cattiva strada in via di sistemazione; se ne avete il tempo, potete partire alla ricerca di altre emozioni, come gli elefanti fra Boni e Hombori. Il tratta di strada fra Douentza e quest’ultima città è generalmente ritenuto fra i più belli di tutto il Mali.
La visita della grandiosa ansa del Niger e i tramonti di Gao vi lasceranno un bel ricordo.
BUDGET
Difficile quantificarlo: tutto dipende dalle abitudini, dal tempo a disposizione e dalle vostre pretese; una coppia in vettura per un giro di tre mesi, penso debba prevedere una spesa di circa 3000 euro.
CHILOMETRI IN BREVE
Chi vuole fare un po’ di strada in meno, può imbarcarsi; mentre scrivo, la Grimaldi ha sospeso la nave da Salerno a Valencia che ritenevo comoda per i residenti nel sud Italia. Rimane la Civitavecchi-Barcellona. Altra valida opzione è la Compagnie Marocaine de Navigation (COMANAV) fra Genova e Tangeri e la COMARIV fra Sète, in Francia, e Tangeri, con una spesa che in promozione è di circa 700 euro per due persona in cabina, pasti e veicolo compresi.
In quanto ai chilometri, da Tangeri a Ayoun el Atrous, ne percorrerete circa 4000, se non fare deviazioni in Marocco o Mauritania. Da Ayoun ai villaggi Dogon di Bandiagara ci sono altri 1700 km. Partendo dall’Italia, un giro in Mali abbastanza completo di almeno due mesi, minimo tempo indispensabile, può portare la percorrenza da 15000 a 20000 km. Nel mio ultimo viaggio, la visita della parte occidentale del Mali, la Guinea Conakry, il Senegal e la Gambia hanno aggiunto 16500 km alla mia Land Rover.
CONCLUSIONI
Un giro in Mali è un viaggio fra la gente, oltre che attraverso panorami a volte esaltati dal ricordo delle difficoltà per raggiungerli; non aspettatevi grossi animali, ormai scomparsi nei Parchi Nazionali che hanno reso famoso e unico il continente africano. La savana comincia, in Mali, ad accusare i colpi della deforestazione che non avviene soltanto per scopi commerciali, ma per la sovrappopolazione che richiede sempre più legna da ardere e per gli incendi. Andare in Mali ha rappresentato per me un viaggio nella povertà con tutte le sue risorse, ma anche una specie di purificazione mentale, uno specchiarsi nelle origini più umane, nel ritrovamento di parti spirituali interiormente perdute.
L’Africa nera e il Mali non sono semplice esotismo per occidentali alla ricerca del sole; se questo vi colorirà solo la pelle senza bruciarvi dentro, tornerete a casa senza aver ricevuto molto. Dopo i chilometri fatti, ciò che conta è l’aver afferrato un concetto di vita ed essere riusciti a specchiarsi nella purezza delle origini con tutte le difficoltà che queste comportano e la forza interiore che ne riceverete.
Ho spesso riflettuto, attraversando i villaggi, sulla differenza fra la giovane, triste ed annoiata mamma europea che spinge il passeggino verso l’ipermercato e la povera, spesso sorridente africana scalza che ti saluta, col bambino sul dorso avvolto nello scialle.
Altre mamme le vedi battere il pesante pestello per frantumare i cereali del misero pasto, sempre col bambino in spalla, la testolina che ciondola al ritmo dei colpi.
Altre, hanno preso, chilometri più in là, un po’ di frutta o verdura che sperano di vendere al mercato o ai bordi della strada, sempre con un fagottino sulle spalle, muto, perché è difficile sentire un bambino africano che piange.
Questo, in Africa, è solo l’inizio della vita, in un contesto di difficoltà che ci farebbe crollare. Di notte, nei villaggi bui le ombre scivolano lievi coperte di silenzio, al massimo ti lanciano un “ca va?, come stai?, senza fermarsi, e ti lasciano dentro una grandiosa lezione di vita e quel senso di stupenda dignità della miseria che premiano il mio andare per Africa.
Se non riceverete, laggiù, un po’ di questi doni, vorrà semplicemente dire che la vostra “sintonia” è diversa e, in questo caso, sarà nera per voi perché tornerete col dubbio che avreste potuto andare altrove.
Nicola Lo Re.
Le note che seguono sono quelle di un viaggiatore indipendente, che sceglie ogni meta al di fuori dei tour organizzati e che preferisce studiare e preparare l’avventura (da non confondere con il rischio), utilizzando anche le informazioni di altri viaggiatori dello stesso stampo incontrati sulle rotte di altri Paesi scarsamente visitati con auto e moto propria.
Per entrare nella realtà dell’Africa occidentale, consiglio di leggere il bel libro di Marco Aime “Viaggio in Mali e Burchina” edito dalla EDT.
La carta Michelin è la n° 741, purtroppo non aggiornata, scala 1/4.000.000.
Potete anche leggere, su questo stesso sito, il mio articolo “I grandi raid 4x4 Marocco Mauritania e Senegal”, in corso di aggiornamento.
PROBLEMI DI SICUREZZA
Partendo dal concetto che, nel mondo d’oggi, niente è sicuro, neanche a casa propria o fuori l’uscio, posso serenamente affermare che un villaggio sperduto nel buio di una notte nella savana del Mali, dove ombre silenziose si spostano con occhi di gatto, è certamente più sicuro di tanti quartieri delle nostre città europee. I generici inviti all’attenzione in metropoli come Dakar, Nairobi e Milano by night si equivalgono; è anche vero che nel mondo africano dei nostri giorni esistono le ben distinte realtà di disagio metropolitano e di povertà nei villaggi, alle quali corrispondono differenti teorici gradi di sicurezza.
Prudenza, per concludere, ma nessuno potrà togliermi dalla testa che i concetti di rispetto e di bontà sono molto meno presenti a casa nostra; da questo punto di vista la “civiltà africana in Africa” è ben diversa dal comportamento di alcuni extracomunitari all’estero e rimarrete sorpresi ritrovando “laggiù” molti valori morali da noi perduti.
COSE DA VEDERE IN MALI
Trattandosi di un territorio molto esteso, tutto dipende dagli interessi, motivazioni e sensibilità individuali. Dal punto di vista paesaggistico, sono stato colpito dalla bellezza della savana dopo la stagione delle piogge, con alcuni enormi baobab, teck e fromagers che ancora resistono alla continua deforestazione, vera piaga del Sahel; ho anche avvertito la maestosità del lento avanzare dei due grandi fiumi, il Niger e il Senegal, ma sono rimasto più che altro coinvolto dall’elemento umano con le differenti straordinarie etnie che convivono in questo mite lembo d’Africa senza sbocchi sul mare ma con tanta voglia di aprirsi al turismo e con notevole apprezzamento del cliente italiano!
Difficilmente, e per fortuna, il turismo di massa arriverà in Mali ma, grazie alla strada in costruzione in Mauritania, tanti camperisti presenti da anni in Marocco in inverno, scenderanno a sud.
QUANDO IN MALI
Sono sconsigliabili i mesi da maggio ad ottobre perché la stagione delle piogge trasforma molte strade in … affluenti dei fiumi. Da tenere anche presente che nelle regioni più orientali (villaggi Dogon e alto Niger), le temperature in febbraio e marzo superano spesso i 40°. A mio avviso, il periodo ideale rimane il trimestre novembre/gennaio quando, oltretutto, la profilassi antimalarica diventa una semplice, utile precauzione. Inoltre, teniate presente che in primavera l’attraversamento della Mauritania vi comporterà vento, sabbia e caligine.
TIPO DI VEICOLO PER IL VIAGGIO
Scartando le caravans, i mansardati e i motorhome, il giro è fattibile in auto o con un robusto furgone attrezzate per il campeggio libero (tipo Mercedes 307 o simili), oppure con moto enduro, se siete esperti di piste a volte sabbiose. Chiaramente, la vettura ideale è il fuoristrada, con piastre per possibili insabbiamenti, riserva d’acqua e di carburante per coprire i circa 600 km di attraversamento della Mauritania. Per il resto del viaggio non avrete problemi di carburante, sempre reperibile, magari un po’ più caro, anche in tanti villaggi minori, spesso venduto in bottiglie o lattine.
Contrariamente a quanto si può pensare, un viaggio in Mali è oggi di facile attuazione e lo sarà di più fra un anno quando, inshallah, verrà completato il tratto fra la frontiera marocchina e la capitale mauritana Nouakchott.
Nel febbraio 2005, dei circa 600 km, ne risultavano asfaltati la metà; la pista che rimane è però ben segnalata ed è percorribile dai veicoli sopra indicati senza bisogno di guide come in passato.
Viaggiare in Africa nera NON E’ comunque per tutti; un ottimo equilibrio psico-fisico, una grande determinazione e capacità di adattamento possono fare di questo percorso un’esperienza indimenticabile. Basta sapere che gli agi del Marocco non li ritroverete “laggiù”.
LE TAPPE DI AVVICINAMENTO AL MALI
Devono necessariamente partire da Casablanca, dove potrete pernottare al Camping International OASIS, Av. Omar El Khayan, Quartier Beausejour. Per arrivarci, prendete la tangenziale di Casablanca e uscite a Hay Hassany, quindi secondo semaforo a sinistra e semaforo successivo a destra. Il camping lo troverete a 200 metri seminascosto dietro un piccolo mercato ortofrutticolo.
Il Consolato della RIM (Republique Islamique de Mauritanie) si trova a 400 metri dal camping in rue El Jadida 382 tel. 37373/57878 (prefisso Marocco 00212); è sempre chiuso il venerdì e la domenica, a volte anche il sabato. Meglio telefonare, per evitare la noia di tre giorni a Casablanca; se arrivate in Marocco a fine settimana, vi consiglio di visitare piuttosto Rabat, Fes o Meknes.
Il costo del visto, salvo cambiamenti, è di 200 Dh (dirham) a persona per ogni ingresso ed è opportuno chiederlo double, cioè doppio, vale a dire anche per il reingresso in Mauritania al ritorno (al cambio un euro = poco più di 10 Dh): Il visto è ottenibile anche in frontiera, ma costa molto di più, fino a 30 euro a persona e 20 per la macchina per ciascun ingresso.
Non è finora necessario, in Marocco, Mauritania e Mali, il Carnet de passage en douane, che però è preferibile avere in Senegal, per evitare la procedura del cosiddetto “pass avant”, permesso di importazione temporanea concesso in frontiera per 5/8 giorni e rinnovabile poi ogni 15 giorni esclusivamente alle dogane di Saint Louis, Dakar, Kaolac, Ziguinchor e Tambacounda. Viaggiare in Senegal col pass avant scaduto comporta il rischio del sequestro del mezzo. Attenzione! Se il vostro veicolo ha più di cinque anni, non è possibile introdurlo in Senegal, salvo sottostare a una serie di vessazioni assurde e disgustose. Scrivo tutto ciò affinché possiate pianificare attentamente il vostro rientro che può avvenire sia attraverso la Mauritania che attraverso il Senegal; entrare però in questo Paese senza visitarlo non ne vale la pena, oltretutto la strada da Kayes a Dakar e, peggio, la Kayes Rosso sono in condizioni disastrose. Si dice che questo stupido sistema dei pass avant dovrebbe cambiare, ma non si sa quando.
Il Mali ha intelligentemente saputo accogliere la corrente di traffico di cui beneficiava il Senegal e facilita attualmente il turista motorizzato; speriamo che non cambi.
Torniamo adesso in Marocco, dove avete ottenuto il visto per la Mauritania lasciando il passaporto al consolato alle 9 del mattino per ritirarlo normalmente nel primo pomeriggio. Partite da casa ben forniti di foto tessera e di almeno una dozzina di fotocopie della pagina del passaporto con i dati del rilascio; queste, che chiamano fiches, vi saranno spesso richieste per strada ai posti di controllo e alle frontiere e, non avendole, perdereste del tempo per la registrazione dei vostri dati da parte dei solerti ma a volte troppo lenti funzionari. Necessaria anche qualche fotocopia del libretto di circolazione. Cercate di estendere al Marocco la vostra assicurazione italiana perché è diventata cara.
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VERSO IL SUD
Partendo da Casablanca, col percorso più diretto via Marrakech e Agadir, arriverete a Dakhla dopo circa 2250 km. Nuove tappe, non illustrate nel precedente mio articolo sul Marocco, sono possibili alla Plage Blanche al campement Le dromaidaire; a ovest di Guelmime, a Boujoudour (sulla promenade al mare, quindi a sinistra vicino ad uno stabilimento balneare con custode; a Tarfaya, sulla passeggiata al mare vicino la moschea e nella zona di Tan Tan nella baia sull’oceano sempre piena di camper.
Sarà utile sapere che 95 km dopo Tan Tan ed esattamente a Oued Elounaar, station service PNA, comincia la disponibilità del carburante detassato a 3,12 Dh per il gasolio e 5 la super, contro rispettivamente 6 e 10 Dh nei distributori nelle altre zone in Marocco. Ciò è dovuto alla politica di aiuti del governo alla zona saharaoui (e per zittire i dissidenti ex Polisario ormai inoffensivi) nell’ex Sahara occidentale spagnolo, dove il controllo del Marocco è assoluto, in quella che è, a mio avviso, la zona più tranquilla della nazione, anche per l’indole del popolo saharaoui. Qui, tanti generi alimentari sono detassati, come carne, riso, ecc; se avrete bisogno di acqua potabile per i vostri serbatoi, l’acquedotto di Dakhla ve ne venderà 1000 litri con 10 Dh!
DAKHLA E INGRESSO IN MAURITANIA
In questa tranquilla e un po’ ventosa ultima cittadina del Marocco si respira un’aria di frontiera, con tante vecchie Land Rover pick-up che trasportano di tutto: mauritani in candide tuniche ricamate, donne velatissime e con bellissimi voile che dovrete assolutamente acquistare, montoni, masserizie e cammelli. La penisola di Dakhla ha l’unico mare interno ben riparato del Marocco, dove è possibile fare il bagno senza dover essere surfisti da Atlantico. Alla Plage Trouk, 40 km a nord della città, esiste un’area di sosta gratuita sempre piena di camper, vero paradiso dei pescatori con canna provenienti da mezza Europa. Il passatempo giornaliero può essere il wind surf, oppure la passeggiata sull’arenile nelle ore di bassa marea, ben tre chilometri; imparerete ad estrarre dalla sabbia i cannolicchi (che chiamano couteaux) con la tecnica del pizzico di sale nel buco di respirazione del mollusco e farete spaghettate solenni! Nove chilometri prima della Plage Trouk, addossato alla montagnetta, c’è la Source Asmaa, acqua sulfurea a 30 gradi; sei chilometri prima di arrivare in città troverete il Camping Moussafir, ma lungo le falesie sul mare interno stazionano tranquillamente in campeggio libero turisti di tutta Europa. A Dakhla vi consiglio di visitare il Marchè Central, famoso per l’abbondanza di pesce a prezzi da sballo (un’orata o un sarago di 7/800 gr li pagherete 25 Dh, le sogliole 35 Dh al chilo, seppie e calamari 50 Dh, ombrina a 40, polipi circa 75, pesce spada e triglie a 40, ecc. ecc.)
Un bravo meccanico elettrauto è Rihani Abdslham, a fianco dell’Agenzia voyages Soupratours; per eventuali saldature andate con fiducia al Garage Soudure di Assan Rhimms, che mi ha costruito un serbatoio supplementare di gasolio con 700 Dh: a Dakhla tutti riparano qualcosa, prima a dopo il viaggio: ho spesso riverniciato lo chassis con antirombo a 400 Dh, le carrozzerie sono convenientissime.
Dopo una bella grigliata di pesce sulle spiagge o un pranzetto al ristorante Casa Luis, cocina española, siete pronti per il grande balzo verso la frontiera Bir Guendouz.
Fate il pieno in città e rabboccate ai distributori che troverete per strada, in quanto in Mauritania il carburante è più caro; altro motivo per arrivare col massimo pieno in frontiera è la possibilità di evitare l’ingresso a Nouadhibou, primo paese mauritano che non ha particolari attrattive, a parte la baia con le navi arenate e … la vergogna di avere ancora sette chilometri di pista in perenne sistemazione, nonostante i miliardi piovuti dal cielo della Comunità Europea, Egitto, America, Giappone e da tante parti del mondo per “favorire” le licenze di pesca.
Dopo aver fatto frontiera, se dovete pernottare, potete farlo vicino alla polizia se avete l’autonomia di carburante, altrimenti sarete costretti ad andare a Nouadhibou, al camping La baie du Levrier o ad altri; sappiate che fra la prima città della Mauritania e la capitale Nouakchott, esiste semplicemente il nulla di 500 km.
Arrivati alla capitale, dopo il primo rondò, troverete a sinistra l’Auberge Sahara, ottimamente gestito dalla bella Kania, moglie di Sidi Bary, nota guida del deserto (tel. 6623181/63633700 GPS N 18.06.156’ W 15.59.824’).
Troverete camere pulite, bagni di standard europeo, possibilità di rimessaggio del vostro veicolo ed anche una grande tenda mauritana in giardino, per i budget più ridotti. Chi volesse dormire in riva al mare, può farlo al Terjit Vacances; per andarci, dopo il terzo rondò girerete a destra fino al porto, il camping lo troverete subito dopo, con la sua accoglienza glaciale, toilettes in stato pietoso e frequentazioni notturne di innamorati nei bungalow. Se, arrivando a Nouakchott, doveste decidere di fare subito il cambio degli euro, sempre al terzo rondò girate a sinistra fino al 2° semaforo; nel mercato adiacente troverete tanti cambiavalute per gli euro che, all’epoca del mio viaggio, valeva 360 ouguyia per l’ufficiale e fino a 410 in nero. Usate discrezione nel secondo caso perché si tratta di una operazione illegale anche se diffusissima.
L’ASSICURAZIONE
Costa circa 4000 Oug (12 euro circa) per 5 giorni, ma varia a seconda dei cavalli fiscali e del tipo del vostro veicolo.
INTERNET
Un cyber caffè si trova nei pressi del semaforo precedente quello del mercato.
VISTO PER IL MALI
All’Ambasciata di Nouakchott sono molto gentili e ve lo daranno rapidamente (chiuso il venerdì, a volte aperto sabato e domenica), al costo di 12 euro.
OFFICINA MECCANICA
Fra le tante, posso segnalare, nei pressi dell’Ambasciata suddetta, il Garage Express, con personale molto qualificato.
PREZZO GASOLIO
L’ho trovato rincarato a dismisura in un anno, da 102 a 156 Oug al litro.
GENERI DIVERSI
A parte i bellissimi veli in vendita al mercato a circa 2500 oug e pochi oggetti di artigianato, troverete tutto generalmente caro e di qualità scadente, un vero disastro in una Nazione ricchissima di giacimenti minerari e pesca, dove però il reddito è mal distribuito.
FRONTIERE D’INGRESSO IN MALI
Dalla Mauritania esistono diverse frontiere. Da scartare quella di Selibabi che porta a Kayes con una pista allucinante. Ho anche sperimentato quella di Timbedga che arriva a Nara, un po’ sabbiosa. A conti fatti, l’ingresso migliore rimane quello che parte da Ayoun el Atrous (circa 800 km a est di Nouakchott) e porta a Nioro, nel Mali, tutto su asfalto. Questo percorso lo si fa normalmente in due giorni, a meno che non si voglia fare una deviazione per la bella oasi di Tidjikja nella speranza di vedere i coccodrilli del deserto.
L’asfalto che dalla capitale mauritana arriva a Nema viene denominato la route de l’espoire, la strada della speranza, vi lascerà un ricordo indimenticabile nei primi 150 km fino a Boutilimit e nella parte finale fra il passo di Djouk e Ayoun el Atrous; è questo, a mio parere, un vero acquerello che penetra dentro ed emoziona con i suoi colori pastello di struggente bellezza, un deserto rosa antico, con bianche punteggiature delle tende dei nomadi e i tanti ciuffi di verde di ogni sfumatura: acacie, tamerici, piante grasse, ripeto, un vero colpo d’occhio!
FORMALITA’ D’INGRESSO
Il Mali facilita in questo momento il turista e rilascia alla frontiera un permesso di importazione temporanea del veicolo (cosiddetto Pass Voiture) valido 30 giorni, al modesto costo di 1500 franchi Cefa e altri 2000 di tassa turistica, il tutto equivalente a circa 12 euro. Il cambio della valuta lo farete in frontiera a circa 625 Cefa, al mercato nero di Bamako potreste spuntare fino a 650.
ASSICURAZIONE
Anche nel Mali è obbligatoria e la si può fare in frontiera o nella città più vicina o arrivando nella capitale. Il suo costo, per 30 giorni, si aggira sui 18000 Cfa. Chi avesse l’intenzione di entrare, dopo il Mali, in almeno un altro Paese della CEDEAO (Comunità Economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest), farà bene a stipulare l’assicurazione denominata Carte Brune con circa 20000 Cfa per un mese e risparmierà tempo e denaro.
GASOLIO
Il prezzo oscilla attorno ai 450 Cfa al litro e tende a lievitare leggermente nelle regioni più orientali; la rete dei distributori è vasta, ampia e conveniente la scelta dei lubrificanti, ma sarà difficile trovare la stessa marca d’olio motore usata in Italia. Se avete una vettura diesel sarà bene portare di scorta un paio di filtri d’olio e almeno tre/quattro di gasolio, notoriamente poco raffinato; i filtri in Marocco sono molto convenienti.
STRADA PER BAMAK0
Torniamo a Nioro, dove purtroppo, finisce l’incanto dell’asfalto; qui si entra in una pessima pista, forse la peggiore del viaggio, un cattivo benvenuto in Mali! Si tratta di un centinaio di km, ma ci vorranno quattro ore per Djema; da qui a Djdieni le cose migliorano un po’ per l’esistenza di tracciati paralleli ai margini della pista. Dopo Djdieni , un buon asfalto vi accompagnerà fino a Mopti. Massima attenzione nell’attraversamento dei villaggi, dove alcuni cordoli rallentatori sono molto pronunciati e, non superandoli a passo d’uomo, creereste seri problemi agli ammortizzatori, inoltre la polizia vigila sui limiti di velocità. Altro importante fattore di rischio sulle strade maliane (ma anche sulla route de l’espoire, soprattutto al tramonto), sono gli animali vaganti: asini, capre, buoi, cammelli, ne troverete a decine investiti. Assolutamente sconsigliabile viaggiare al buio.
VILLAGGI DOGON
Questa regione è la più visitata del Mali e, al solito, la contaminazione è inevitabile. A Bandiagara, punto di partenza per visitare una delle falesie più celebrate dell’Africa nera, troverete tante sedicenti guide delle quali, in effetti, non ne avreste bisogno. Se volete visitare in tutta indipendenza questi villaggi, sappiate che potete farlo, alla sola condizione di presentare i vostri rispettosi saluti (e un migliaio di franchi) a ogni capo villaggio ricevendo il permesso per l’attraversamento e le foto. Molto gradito il regalo di semi di cola che potete acquistare a Bamako. Cesare Pavese non vedeva altro modo che visitare a piedi la falesia Dogon, sostenendo che “ c’è la stessa differenza che guardare un’acqua e saltarci dentro”; certamente bisogna avere delle buone gambe o salire a dorso d’asino. Il bel libro di Marcel Griaule, Dio d’acqua, Bompiani Milano 1968 è un classico per sapere tutto sulla civiltà Dogon.
RICETTIVITA’ TURISTICA IN MALI
E’ in fase di crescita, il che non equivale a perfezione o efficienza; esistono i Grandi alberghi nella capitale e in qualche città importante, ma attraversare il Mali col vostro mezzo è un’altra cosa e, se non amate i disagi, forse avete già interrotto questa lettura. Pochissimi i campeggi degni di questo nome, alcuni modestamente attrezzati con bungalow, doccia e toilettes senza pretese. I ristorantini dei villaggi sono semplici e poveri, sia di idee che di cibo, come il conto che vi verrà presentato, ma non morirete di fame; dopo il classico riso al pesce, c’è il pollo con patatine fritte e poi, si sa, gli italiani sanno inventare la pastasciutta che aggiusta tutto. Se la notte vi sorprende per strada, vi consiglio di chiedere ospitalità alla polizia o al capo villaggio: l’accoglienza sarà generalmente calorosa e sta a voi lasciare un piccolo “ricordo” del pernottamento. Fra le città turisticamente bene organizzate posso annotare Segou.
Un luogo di pernottamento molto conveniente frequentato da italiani a Bamako è la Mission Catholique; ne esistono due, una in centro (pulita ma rumorosa di notte) e l’altra dopo il vecchio Pont des Marthires, dove girerete a destra arrivando al primo semaforo, quindi a sinistra dopo la curva. Questa Mission è poco più di un parcheggio, recintato, con toilettes di stampo colonial-africano, i preti sono francesi e maliani, le funzioni religiose sono inappuntabili.
AGENZIE VIAGGI A BAMAKO
Non me ne sono mai servito personalmente, ma alcuni amici mi hanno ben parlato di Elisabetta Pincione della Azimut Travel Korofina Nord, rue 122 porte 35, tel 00223-22421110 – 6741116 cell. Balades in piroga sul Niger ed escursioni varie.
Il problema del traffico di una delle più caotiche ed inquinate città africane, lo si risolve lasciando la macchina al parcheggio custodito e prendendo un convenientissimo taxi.
INTERNET
Esiste un bel Cyber café a Bamako, prima del ponte des Marthires, si chiama Les Pyramides e ne vedrete svettare la punta nel bel parco alberato, con parcheggio custodito, bar ristorante e persino aria condizionata!
TELEFONI
Numerosissime le teleboutiques, a volte nei villaggi più sperduti ma qui, aprirne una, è una speranza di guadagno (spesso delusa) e la possibilità di ascoltare il mondo in contatto con chi telefona. Lo scatto, in teleselezione, costa da 75 a 100 franchi Cefa; con 2000 (circa 3 euro) si telefona brevemente in Italia.
QUANTO COSTA ? C’EST COMBIEN?
Alla vostra domanda di turista, solitamente avrete una risposta con una certa maggiorazione rispetto al prezzo esatto; questo fa parte del sistema, basta protestare amabilmente contro le esagerazioni che vanno a mio avviso combattute, per evitare l’equazione: turista ricco = Cfa facile.
Forse può essere utile avere un’idea di alcuni prezzi in Mali: il pane costa 125 Cfa, l’acqua minerale da 350 a 500, la birra Castel 500 il mezzo litro, le banane 100 ogni quattro, i pomodori 50 l’uno, le mele carissime, fino a 200 l’una.
Potrà sembrare ridicolo ma, in un mercato generalmente povero, non si vende a chilo ma a pezzo o a mucchietti di frutta o verdura. Ciò si spiega anche col fatto che le venditrici comprano qualche chilo e traggono dalla vendita a pezzo un piccolo utile; inoltre, la deperibilità dovuta alla mancanza di frigo, che solo pochi benestanti possono permettersi, fa preferire i piccoli acquisti giornalieri, se e quando ci sono i soldi da spendere.
Nei ristorantini, un piatto abbondante di riso con pesce, spesso di fiume o affumicato, costa 750 Cefa, mezzo pollo con patatine fritte circa 1500, la carne bovina è in genere duretta: preferibile il montone alla griglia in uno dei tanti caratteristici forni nei villaggi, dove vale il detto che se c’è fumo c’è arrosto. Il prezzo dei pernottamenti varia molto e passa da circa 10000 Cefa in bungalow fino a 20/30000 e oltre negli hotel, ma a questo proposito passo la mano alle Guide nelle librerie.
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TOMBOUCTOU: UN VIAGGIO NEL VIAGGIO
(meglio se in fuoristrada)
Affermando di esserci stato, sarete dai più considerato come chi ha compiuto qualcosa di grande o di pazzesco: forse diventerete automaticamente un grande pazzo e, in ogni caso, le vostre azioni di Viaggiatore andranno in vetta alle classifiche.
Altri, non sapendo neanche in quale buco d’Africa siete andato a cacciarvi, faranno una pausa di riflessione per poi esclamare: Tombouctou?!, con punteggiature che vanno dall’interrogativo della serie “ma dove sarà mai?” all’esclamativo che vi eleva alla massima potenza della pazzia umana. Il che non significa che, loro, vorrebbero andarci ma sappiate che, al 90%, avrete provocato, più o meno volontariamente, un importante danno di erosione alla rabbia altrui.
La verità è che la mitica Tombouctou, sognata dai grandi viaggiatori dell’800, quando aveva già perduto i fasti dell’antica città piena non solo di oro e di commerci, ma anche importantissimo centro culturale, la regina delle sabbie dove un via vai di cammelli e di piroghe ne accrescevano fama e ricchezza, è da almeno quattro secoli una città morta e isolata.
Paradossalmente, è il suo stesso isolamento a creare il fascino del viaggio e, come scrive Aime, Tombouctou vive ancora oggi, ai nostri occhi di “gente immobile”, il mito di sempre, alimentato dai nuovi carovanieri europei a doppia trazione o in enduro, molti dei quali mascherati con turbante tuareg, che tornano con adesivi o magliette della “mystèrieuse”, ma intimamente delusi, solo per dire a sé stessi e a tutti di esserci stati.
Via fiume o su pista, questa meta rimane inconsciamente una delle più sognate da chi va per Africa.
Una possibilità rimane quella di lasciare ben custodita la macchina a Mopti e andare via fiume su piroga; le piste per arrivarci sono parecchie, ma mi limito a descrivere quella che conosco, i circa 200 km di pessima tôle ondulée che da Douentza porta a Kabara (carburante a Douentza e Tombouctou).
In quanto ai problemi di sicurezza, oggi la rivolta tuareg è rientrata, anche grazie all’assunzione nell’esercito maliano di molti dissidenti; il turismo va forte e la città è assolutamente tranquilla ma, agli amanti delle escursioni in fuoristrada nel deserto che avvinghia la città, consiglio di prendere contatto con Shindouk Mohamed Lamine BP 90 Tombouctou – Mali tel. 00223 6319145 e-mail Shindouk @yahoo.fr. WEBSITE HTTP/SHINDOUK SITE.VOILA.FR.
Si tratta di un vero personaggio la cui autorevolezza gli consente di rappresentare il popolo tuareg in tanti incontri internazionali e, con la sua assistenza, potrete fare escursioni fuori pista, magari intercettando una carovana del sale. Tutto ciò ha un costo che ritengo accettabile e che va contrattato preventivamente in rapporto al numero degli equipaggi e ai giorni. Sconsiglio questa esperienza ai neofiti del fuoristrada o a chi non ha le giuste gomme da sabbia perché qui il Sahara lo si fa sul serio.
Da Douentza a Gao ci sono 400 km di cattiva strada in via di sistemazione; se ne avete il tempo, potete partire alla ricerca di altre emozioni, come gli elefanti fra Boni e Hombori. Il tratta di strada fra Douentza e quest’ultima città è generalmente ritenuto fra i più belli di tutto il Mali.
La visita della grandiosa ansa del Niger e i tramonti di Gao vi lasceranno un bel ricordo.
BUDGET
Difficile quantificarlo: tutto dipende dalle abitudini, dal tempo a disposizione e dalle vostre pretese; una coppia in vettura per un giro di tre mesi, penso debba prevedere una spesa di circa 3000 euro.
CHILOMETRI IN BREVE
Chi vuole fare un po’ di strada in meno, può imbarcarsi; mentre scrivo, la Grimaldi ha sospeso la nave da Salerno a Valencia che ritenevo comoda per i residenti nel sud Italia. Rimane la Civitavecchi-Barcellona. Altra valida opzione è la Compagnie Marocaine de Navigation (COMANAV) fra Genova e Tangeri e la COMARIV fra Sète, in Francia, e Tangeri, con una spesa che in promozione è di circa 700 euro per due persona in cabina, pasti e veicolo compresi.
In quanto ai chilometri, da Tangeri a Ayoun el Atrous, ne percorrerete circa 4000, se non fare deviazioni in Marocco o Mauritania. Da Ayoun ai villaggi Dogon di Bandiagara ci sono altri 1700 km. Partendo dall’Italia, un giro in Mali abbastanza completo di almeno due mesi, minimo tempo indispensabile, può portare la percorrenza da 15000 a 20000 km. Nel mio ultimo viaggio, la visita della parte occidentale del Mali, la Guinea Conakry, il Senegal e la Gambia hanno aggiunto 16500 km alla mia Land Rover.
CONCLUSIONI
Un giro in Mali è un viaggio fra la gente, oltre che attraverso panorami a volte esaltati dal ricordo delle difficoltà per raggiungerli; non aspettatevi grossi animali, ormai scomparsi nei Parchi Nazionali che hanno reso famoso e unico il continente africano. La savana comincia, in Mali, ad accusare i colpi della deforestazione che non avviene soltanto per scopi commerciali, ma per la sovrappopolazione che richiede sempre più legna da ardere e per gli incendi. Andare in Mali ha rappresentato per me un viaggio nella povertà con tutte le sue risorse, ma anche una specie di purificazione mentale, uno specchiarsi nelle origini più umane, nel ritrovamento di parti spirituali interiormente perdute.
L’Africa nera e il Mali non sono semplice esotismo per occidentali alla ricerca del sole; se questo vi colorirà solo la pelle senza bruciarvi dentro, tornerete a casa senza aver ricevuto molto. Dopo i chilometri fatti, ciò che conta è l’aver afferrato un concetto di vita ed essere riusciti a specchiarsi nella purezza delle origini con tutte le difficoltà che queste comportano e la forza interiore che ne riceverete.
Ho spesso riflettuto, attraversando i villaggi, sulla differenza fra la giovane, triste ed annoiata mamma europea che spinge il passeggino verso l’ipermercato e la povera, spesso sorridente africana scalza che ti saluta, col bambino sul dorso avvolto nello scialle.
Altre mamme le vedi battere il pesante pestello per frantumare i cereali del misero pasto, sempre col bambino in spalla, la testolina che ciondola al ritmo dei colpi.
Altre, hanno preso, chilometri più in là, un po’ di frutta o verdura che sperano di vendere al mercato o ai bordi della strada, sempre con un fagottino sulle spalle, muto, perché è difficile sentire un bambino africano che piange.
Questo, in Africa, è solo l’inizio della vita, in un contesto di difficoltà che ci farebbe crollare. Di notte, nei villaggi bui le ombre scivolano lievi coperte di silenzio, al massimo ti lanciano un “ca va?, come stai?, senza fermarsi, e ti lasciano dentro una grandiosa lezione di vita e quel senso di stupenda dignità della miseria che premiano il mio andare per Africa.
Se non riceverete, laggiù, un po’ di questi doni, vorrà semplicemente dire che la vostra “sintonia” è diversa e, in questo caso, sarà nera per voi perché tornerete col dubbio che avreste potuto andare altrove.
Nicola Lo Re.
Etiopia - Notizie Pratiche
INTRODUZIONE: quando si pensa Etiopia si pensa quasi sempre ad un paese povero e desertico in preda alla fame e alla guerra. Dimentichiamo però che questa nazione dell’Africa orientale ha una storia e cultura delle più affascinante. Unico stato africano a non essere mai stato colonizzato, l’Etiopia è fiera della sua lotta per l’indipendenza. Si distingue da una grande varietà di paesaggi e una ricca eredità cristiana ortodossa che ha saputo conservare malgrado l’adozione dell’ islam nei paesi vicini.
Comunque un viaggio in Etiopia rimane un’avventura. Le strutture turistiche sono ancora limitate e il comfort pure. Ancora poco visitata, ancora segnata dalle recente guerre, l’Etiopia accoglie però con un gran senso dell’ospitalità i viaggiatori malgrado la miseria nera nella quale vive la maggioranza dei suo cittadini.
GEOGRAFIA: sita alla punta orientale del continente, il corno d’Africa, l’Etiopia rimane accerchiata dal Sudan all’ovest, l’Eritrea al nord, la minuscola repubblica di Djibuti e la Somalia a est e il Kenya al sud. Costituita da un alto piano intagliato da profonde gole come la valle del Rift. Le terre agricole concentrate lungo le pianure del Nilo Blu nell’ovest del paese rappresentano poco più di 12% del territorio e forniscono l’essenziale per sovvenire al paese.
Nome ufficiale: Repubblica Federale e Democratica Etiope.
Superficie: 111127 000 km2 pari a 2 volte la Francia
Popolazione: 65 milioni
Capitale: Addis Abbeba
Lingua: amarico e quasi nessuno parla bene l’inglese
Religioni: cristiana, islamica, animista.
Istituzione politiche: repubblica federale
PNB/abitanti: 120$ (2005)
Fuso orario: GMT+2ore
Moneta: il birr, nel 2005: 1$=8birr, 1 euro= 11birr
CLIMA: anche se l’Etiopia è vicina l’equatore, l’alto piano centrale è caratterizzato da un clima temperato, con temperature medie annue di 16 gradi. Soltanto a est, vicino al Mar Rosso e nell’ovest presso i confini col Sudan che esistono periodi di grand caldo. La principale stagione delle piogge si situa tra la metà di giugno alla meta di settembre circa. Alcune piogge anche a marzo e aprile.
FAUNA E FLORA: negli ultimi 25 anni quasi l'80% delle foreste del paese sono state eliminate per rispondere al bisogno di legno per combustibile e per la costruzione. Alla fine del XX secolo degli eucaliptus provenienti dell’Australia sono stati introdotti per lottare contro la deforestazione, ma questi alberi dal rapido sviluppo hanno un effetto nocivo sull’ambiente: la fauna indigena non li apprezza e nulla cresce nelle vicinanze delle vecchie radici, accelerando così l’erosione del suolo.
La vita animale è pure in declino. Troviamo ancora numerosi scimmie come il babbuino e diverse specie di antilope. In compenso il paese censisce oltre 830 specie di uccelli.
FORMALITÀ: visto obbligatorio, valido 1 mese e si ottiene facilmente sia all’ambasciata sia all’aeroporto con 20$ da saldare in questa divisa soltanto! Riempire la fiche di sbarco mentre si sta in coda davanti allo sportello dei visti. Non sono richieste né foto né il libretto delle vaccinazioni, anche se la vaccinazione contro la febbre gialla rimane obbligatoria.
DOGANA: le formalità amministrative sembrano non più esistere, nessun particolare controllo. Per il ritorno i doganieri possono dimostrasi rognosi con gli oggetti che sembrano delle antichità come le croci. Meglio farsi rilasciare dal negozio o dall’ambasciata un giustificativo.
SALUTE: vaccino per la febbre gialla obbligatorio, portarsi il libretto delle vaccinazioni anche se nessuno ve lo chiederà.
Rischio di malaria (zona 3), prevenzione da fare, ma nella capitale non è presente quindi la cura può essere iniziata soltanto alla vigilia della partenza per le campagne. Proteggersi la sera contro le zanzare.
Nel paese sono reperibili soltanto medicine di uso comune come contro le diarree, le farmacie non hanno tanto stock e sono mal rifornite. Nessun medicamento contro la malaria.
FESTE: il 19 gennaio i cristiani etiopi festeggiano il battesimo di Cristo all’occasione della Timkat. Durante questa festa che dura 3 giorni e particolarmente sentita a Lalibella, Gondar e Addis Abbeba, i preti delle varie chiese portano fuori i “tabots�?, altari di legno e li portano sino all’acqua sacra.
Entutatash: è il giorno dell’anno nuovo celebrato l’11 settembre ed è pure la festa di San Giovanni. Al 27 settembre viene celebrato la Maskal, che celebra la scoperta della Vera Croce sulla quale il signore fu crocifisso. Due volte l’anno in luglio e al 26 di dicembre viene celebrato San Gabriele in un villaggio nei pressi di Harrar. Seguendo il calendario ortodosso Natale si festeggia il 7 di gennaio.
BUDGET/VISITE: Dollari e euro da portarsi dietro in contanti e/o travellers. Pensare ad avere dei dollari per pagare le tasse di aeroporto e il visto: 40$ a testa (2005)
I prezzi sono sempre più cari per i turisti e la richiesta di soldi è continua: in queste condizioni è difficile mantenere la calma ed essere rispettosi, visto il trattamento esoso a cui i turisti sono sottoposti .
Visite chiese, siti, moschee…: prevedere un budget importante: 30 birr per ogni entrata nelle chiese. A Lalibella circa 100 birr a persona per tutto il sito, guida obbligatoria: 150 bir per uno ufficiale e 50 se non ufficiale, pensare a portarsi dietro una lampadina.
Museo di A.A.: 10 birr
Chiesa di Gondar: 50 birr
Parc du Mago: 70 birr a persona, 20 per il veicolo
Konso villaggio: 30 birr a persona, guida obbligatoria: 30 birr
Turmi: 50 birr per il veicolo
Parco di awash: 50 birr a persona , 10 birr per il veicolo
Harrar: guida locale da 20 a 150 birr ma non necessario, la città è piccolina. Per la cena delle iene ci sono due posti, il meglio pare essere quello della porta di Fallana, costa circa 50 birr a persona ma dipende del numero di turisti presenti, un po' turistico…
LA LINGUA: esistono in Etiopia tante lingue quante etnie, quindi circa 80. L’amarico parlato nel centro del paese è la lingua amministrativa, ma il tigriya usato nel nord e l’orominya nel sud hanno un statuto semi ufficiale. Gli Oromo, il più grande gruppo etnico del paese è composto da cristiani, musulmani e animista tradizionali. L’amarico usa circa 231 caratteri, interessante è vedere una macchina da scrivere, non farsi sfuggire l’occasione se si presenta. L’inglese è insegnato ovunque e comincia ad essere parlato, anche se male.
Autore:
Graziella
Comunque un viaggio in Etiopia rimane un’avventura. Le strutture turistiche sono ancora limitate e il comfort pure. Ancora poco visitata, ancora segnata dalle recente guerre, l’Etiopia accoglie però con un gran senso dell’ospitalità i viaggiatori malgrado la miseria nera nella quale vive la maggioranza dei suo cittadini.
GEOGRAFIA: sita alla punta orientale del continente, il corno d’Africa, l’Etiopia rimane accerchiata dal Sudan all’ovest, l’Eritrea al nord, la minuscola repubblica di Djibuti e la Somalia a est e il Kenya al sud. Costituita da un alto piano intagliato da profonde gole come la valle del Rift. Le terre agricole concentrate lungo le pianure del Nilo Blu nell’ovest del paese rappresentano poco più di 12% del territorio e forniscono l’essenziale per sovvenire al paese.
Nome ufficiale: Repubblica Federale e Democratica Etiope.
Superficie: 111127 000 km2 pari a 2 volte la Francia
Popolazione: 65 milioni
Capitale: Addis Abbeba
Lingua: amarico e quasi nessuno parla bene l’inglese
Religioni: cristiana, islamica, animista.
Istituzione politiche: repubblica federale
PNB/abitanti: 120$ (2005)
Fuso orario: GMT+2ore
Moneta: il birr, nel 2005: 1$=8birr, 1 euro= 11birr
CLIMA: anche se l’Etiopia è vicina l’equatore, l’alto piano centrale è caratterizzato da un clima temperato, con temperature medie annue di 16 gradi. Soltanto a est, vicino al Mar Rosso e nell’ovest presso i confini col Sudan che esistono periodi di grand caldo. La principale stagione delle piogge si situa tra la metà di giugno alla meta di settembre circa. Alcune piogge anche a marzo e aprile.
FAUNA E FLORA: negli ultimi 25 anni quasi l'80% delle foreste del paese sono state eliminate per rispondere al bisogno di legno per combustibile e per la costruzione. Alla fine del XX secolo degli eucaliptus provenienti dell’Australia sono stati introdotti per lottare contro la deforestazione, ma questi alberi dal rapido sviluppo hanno un effetto nocivo sull’ambiente: la fauna indigena non li apprezza e nulla cresce nelle vicinanze delle vecchie radici, accelerando così l’erosione del suolo.
La vita animale è pure in declino. Troviamo ancora numerosi scimmie come il babbuino e diverse specie di antilope. In compenso il paese censisce oltre 830 specie di uccelli.
FORMALITÀ: visto obbligatorio, valido 1 mese e si ottiene facilmente sia all’ambasciata sia all’aeroporto con 20$ da saldare in questa divisa soltanto! Riempire la fiche di sbarco mentre si sta in coda davanti allo sportello dei visti. Non sono richieste né foto né il libretto delle vaccinazioni, anche se la vaccinazione contro la febbre gialla rimane obbligatoria.
DOGANA: le formalità amministrative sembrano non più esistere, nessun particolare controllo. Per il ritorno i doganieri possono dimostrasi rognosi con gli oggetti che sembrano delle antichità come le croci. Meglio farsi rilasciare dal negozio o dall’ambasciata un giustificativo.
SALUTE: vaccino per la febbre gialla obbligatorio, portarsi il libretto delle vaccinazioni anche se nessuno ve lo chiederà.
Rischio di malaria (zona 3), prevenzione da fare, ma nella capitale non è presente quindi la cura può essere iniziata soltanto alla vigilia della partenza per le campagne. Proteggersi la sera contro le zanzare.
Nel paese sono reperibili soltanto medicine di uso comune come contro le diarree, le farmacie non hanno tanto stock e sono mal rifornite. Nessun medicamento contro la malaria.
FESTE: il 19 gennaio i cristiani etiopi festeggiano il battesimo di Cristo all’occasione della Timkat. Durante questa festa che dura 3 giorni e particolarmente sentita a Lalibella, Gondar e Addis Abbeba, i preti delle varie chiese portano fuori i “tabots�?, altari di legno e li portano sino all’acqua sacra.
Entutatash: è il giorno dell’anno nuovo celebrato l’11 settembre ed è pure la festa di San Giovanni. Al 27 settembre viene celebrato la Maskal, che celebra la scoperta della Vera Croce sulla quale il signore fu crocifisso. Due volte l’anno in luglio e al 26 di dicembre viene celebrato San Gabriele in un villaggio nei pressi di Harrar. Seguendo il calendario ortodosso Natale si festeggia il 7 di gennaio.
BUDGET/VISITE: Dollari e euro da portarsi dietro in contanti e/o travellers. Pensare ad avere dei dollari per pagare le tasse di aeroporto e il visto: 40$ a testa (2005)
I prezzi sono sempre più cari per i turisti e la richiesta di soldi è continua: in queste condizioni è difficile mantenere la calma ed essere rispettosi, visto il trattamento esoso a cui i turisti sono sottoposti .
Visite chiese, siti, moschee…: prevedere un budget importante: 30 birr per ogni entrata nelle chiese. A Lalibella circa 100 birr a persona per tutto il sito, guida obbligatoria: 150 bir per uno ufficiale e 50 se non ufficiale, pensare a portarsi dietro una lampadina.
Museo di A.A.: 10 birr
Chiesa di Gondar: 50 birr
Parc du Mago: 70 birr a persona, 20 per il veicolo
Konso villaggio: 30 birr a persona, guida obbligatoria: 30 birr
Turmi: 50 birr per il veicolo
Parco di awash: 50 birr a persona , 10 birr per il veicolo
Harrar: guida locale da 20 a 150 birr ma non necessario, la città è piccolina. Per la cena delle iene ci sono due posti, il meglio pare essere quello della porta di Fallana, costa circa 50 birr a persona ma dipende del numero di turisti presenti, un po' turistico…
LA LINGUA: esistono in Etiopia tante lingue quante etnie, quindi circa 80. L’amarico parlato nel centro del paese è la lingua amministrativa, ma il tigriya usato nel nord e l’orominya nel sud hanno un statuto semi ufficiale. Gli Oromo, il più grande gruppo etnico del paese è composto da cristiani, musulmani e animista tradizionali. L’amarico usa circa 231 caratteri, interessante è vedere una macchina da scrivere, non farsi sfuggire l’occasione se si presenta. L’inglese è insegnato ovunque e comincia ad essere parlato, anche se male.
Autore:
Graziella
Polinesia - Istruzioni per l'uso
Vivendo da cinque anni in polinesia vi mando questo scritto per dare una mano ai tanti viaggiatori fai da te che vorranno scegliere questa destinazione.
Complimenti per il sito.
Michele
Polinesia: istruzioni per l’uso
(per chi organizza il viaggio per conto proprio)
Da cinque anni vivo in Polinesia e con la mia barca l’ho girata in lungo e in largo e, non di rado, in luoghi dove il turismo è pressoché sconosciuto. Amo questa terra e il suo mare ma ciò che più mi appaga è il vivere a stretto contatto con la gente di Polinesia, la sua cultura, la sua storia e le sue tradizioni e ancor oggi ne continuo a scoprire e leggere aspetti interessanti. Non amo gli hotel di lusso e le catene alberghiere perché danno una immagine falsa della vita e della realtà polinesiana, e spesso la loro stessa ubicazione crea di fatto una barriera con il territorio e la gente circostante. Preferisco di gran lunga le pensioni di famiglia, spesso gestite da polinesiani, sempre più numerose e ben tenute. Questa premessa era d’obbligo per evitare equivoci sul mio concetto di viaggio e quindi fare una prima selezione di chi vorrà leggere queste righe.
IL Viaggio Aereo
I miei consigli sono questi. Cercate di prenotare con largo anticipo poiché è più facile trovare biglietti con prezzi più bassi, e a parità di prezzo scegliete come compagnia Air Tahiti Nui, poiché è quella di bandiera, ha aerei nuovi e comodi, si mangia bene e vi dà una "anteprima" polinesiana già dalla vostra partenza da Parigi. Il problema è che questa compagnia insieme ad Air France ha fatto "cartello" e quindi i costi sono da quasi monopolio. Valide alternative a costi più bassi si possono trovare con Air New Zealand e ultimamente con Lufthansa che fa scalo a New York. Per chi ritiene di avere problemi di fuso orario una o due pastiglie di Melatonina aiutano a regolare il ciclo sonno-veglia e potrete arrivare più riposati a Tahiti e viceversa.
Gli spostamenti aerei tra le isole li farete con Air Tahiti. Non c’è alcun problema a contattare tramite email l’ufficio prenotazioni della compagnia e acquistare il Pass più conveniente per il vostro itinerario. Sul sito potrete trovare tutte le informazioni; le uniche avvertenze sono quelle di verificare bene le frequenze dei voli nella settimana e che il Pass preveda la partenza da e il ritorno a Tahiti; quindi da Tahiti partite e visitate le isole in programma in qualsiasi combinazione senza fare scali intermedi su Tahiti. La compagnia accetta delle deroghe ma vi costano di più. Il pagamento potete farlo con carta di credito e ritirate i biglietti al vostro arrivo nell’agenzia dell'aeroporto.
Se programmate il viaggio in luglio/agosto, optate per luglio possibilmente poiché qui in luglio c’è l’Heiva: un mese che vede tutti i villaggi della Polinesia in festa normalmente già a partire dal martedì ogni sera, ma anche durante la giornata; vi sono competizioni tradizionali quali il sollevamento della pietra, il giavellotto polinesiano (colpire una noce di cocco a 10m. di altezza), la corsa dei portatori di frutta, concorso di tressage in fibre di cocco e pandanus, etc., e poi il pezzo forte, che sono le danze e i cori polinesiani. La competizione è tra le frazioni di ogni villaggio ed è uno spettacolo superbo ed unico poiché lo fanno per il loro piacere e non per i turisti, altro che le quattro vahinè e qualche tanè (il maschio)che potrebbero farvi vedere in un albergo.
Informazioni E Consigli Generali
Il momento migliore per venire in Polinesia è nell’inverno australe che corrisponde alla nostra estate, è in generale il periodo più secco e quindi con minore percentuale di umidità nell’aria e minori precipitazioni. La temperatura è più fresca e si va da un minimo di 22° nella notte ad un massimo di 28/29° durante il giorno. La temperatura è più fresca, poiché in questo periodo c’è quasi sempre vento e viene da Sud-Est, quello che qui chiamano il Maramu. Essendo noi nell’emisfero sud, il vento da sud è fresco. Potrà sembrare lapalissiano, ma non credo per tutti. Qui siamo in inverno e quindi le ore di luce sono inferiori a quelle di sole. A seconda dello scorrere dei mesi il sole sorge mediamente verso le 6 e tramonta verso le 17,30. La temperatura del mare si mantiene sui 27/28°, in lagune molto protette anche 3 o 4° in più. Prevedete quindi un golf per le passeggiate serali, in particolare se c’è vento. Portatevi qualche repellente per le zanzare e un dopo-puntura poiché nelle zone con vegetazione è facile incontrare zanzare che adorano sangue occidentale. Per la notte portatevi un fornellino o con pastiglie o liquido che potrete collegare ad una presa ( togliete preventivamente la spina centrale della terra altrimenti non riuscirete ad utilizzarlo con le spine francesi). Non portatevi tanto vestiario, in Polinesia l’informalità nel vestirsi è la regola e poi potrete approfittarne per prendervi dei bei parei colorati che sono la base dell’abbigliamento polinesiano a tutte le ore.
La gente di Polinesia è diventata molto religiosa e la maggioranza è protestante e cattolica, quindi anche se lo tollerano perché siete turisti, se non siete in spiaggia non andate in giro in costume : è una forma di rispetto nei loro confronti e saranno ancora più disponibili . Premesso che la maggior parte dei polinesiani non fa il bagno in questo periodo poiché è inverno e l’acqua " è fredda",difficilmente troverete una donna polinesiana fare il bagno in costume: quasi sempre con pantaloncini e maglietta. Se cercate il divertimento serale così come viene inteso in occidente questo non è il posto giusto. Si va a letto presto e al levare del sole si è già in piedi per approfittare della giornata. I negozi aprono alle 6,30 e i caffè o piccole trattorie dove fare colazione alle 5 e a volte anche prima. Dimenticate il mito della sessualità polinesiana esso è morto laddove sia mai esistito come tale, con l’arrivo dei primi colonizzatori e poi con i missionari. Se , al contrario, avete letto della sensualità, della grazia, della semplicità delle donne polinesiane, beh, questo è tutto vero. Vi basterà vedere danzare una qualsiasi polinesiana, senza distinzione di età, per rendervene conto. Contrariamente a quanto si può dedurre dalle foto dei dépliants patinati dei T.O., la Polinesia non è famosa per le sue lunghe e grandi spiagge bianche ma, bensì, per le sue lagune e il saper vivere della gente polinesiana . Certo, ci sono spiagge ma sono generalmente piccole con la vegetazione giusto a ridosso e potrete trovare corallo già a qualche metro dalla riva . Nel programmare il vostro viaggio non puntate a vedere il maggior numero di isole o atolli altrimenti sarete sempre con una valigia in mano e non coglierete quasi niente di questo paese. Restate al minimo 3 o 4 giorni nello stesso posto: come tutte le cose belle e che fanno piacere nella vita, anche questa, va gustata e non divorata e allora.... almeno ne ricorderete il sapore. La gentilezza, l’affabilità, il sorriso e la disponibilità richiama altrettanto, quindi siatelo nei confronti della gente e vedrete che sarete ripagati in modo più che proporzionale ,. Siate curiosi ed aperti, chiedete e vedrete la disponibilità e la cura con la quale saranno felici di spiegare e farvi apprendere della loro tradizione, sia essa in cucina che alla pesca o nella danza, poiché questo è per loro motivo di orgoglio. Denaro per noleggiare uno scooter, una bici, una vettura, una canoa o una piccola barca a motore sono soldi ben spesi, poiché vi permetteranno a terra di ammirare la vegetazione prorompente e di fare qualche incontro interessante, e per mare, in laguna, di vedere l’isola dalla sua prospettiva migliore e magari fare dello snorkeling nei tanti giardini di corallo nelle vicinanze del reef . Se poi il vostro budget ve lo consente fatevi qualche giorno in barca per isole: è il modo migliore per vederle e visitarle. Le Isole della società si prestano particolarmente ad essere visitate e vissute in barca a vela e sarete sempre in escursione al costo di una buona pensione di famiglia. Evitate i delfinarium o il pasto degli squali: sono iniziative turistiche malsane e personalmente non le incoraggerei. Imparate presto quelle 4 o 5 parole di polinesiano e usatele tipo: Iaorana (il nostro buongiorno ma viene usato a qualsiasi ora), Maururu (Grazie), Nanà (Ciao), Manuia (alla salute, cin cin, buona fortuna), Mei tei? (come và ?) e poi..... siate curiosi e chiedete. Negli atolli delle Tuamotù siate un po risparmiosi con l’acqua dolce: non ne hanno tanta. Non usate litri di bagno schiuma e piuttosto la sera mettetevi del monoi al Tiarè o all’Ylang Ylang e avrete una pelle morbida e profumata. Alla prima occasione in Polinesia comprate una boccetta di Olio di Tamanù: è un antibiotico naturale ed è il massimo per tutti i problemi di pelle a partire da scottature solari, escoriazioni, eritemi etc. Cercate di non ferirvi con il corallo altrimenti vi rovinate la vacanza e sarete costretti a non fare il bagno per diversi giorni, altrimenti si infetta tutta la ferita. Un’ ultima info. A parte Tahiti, nelle altre isole l’autostop funziona abbastanza bene, quindi se volete spostarvi da una parte all’altra dell’isola o per andare al villaggio o per ritornare alla pensione, mettete fuori il pollicione e disegnate un bel sorriso sul vostro viso rosso cotto dal sole e vedrete che qualche polinesiano in furgonette vi farà salire nel cassone e, seppure il suo farè è prima della pensione, allungherà la strada e vi accompagnerà con piacere.
Ci sarebbe molto ancora da dire ma mi fermo qui: sono solo informazioni generali
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L’organizzazione e la Scelta Del Viaggio
Innanzitutto bisogna avere le idee chiare su cosa ci si aspetta e cosa si vuole da questo viaggio. Una volta deciso questo, la strada è tutta in discesa .Se siete abituati a viaggiare con "il tutto compreso" e non vi va di sbattervi ad organizzare il vostro viaggio.... Allora entrate in un’agenzia e delegate a lei tutto ma, anche in questo caso, abbiate le idee chiare su cosa volete fare così aiuterete l’agente di viaggio a offrirvi ciò che conosce e più si avvicina ai vostri desideri. Personalmente devo dire che una parte dei ricordi più belli che ho dei viaggi sono gli imprevisti. Leggete e informatevi al meglio: la guida della Loney Planet, in questo caso è una miniera di informazioni e, se non erro, dovrebbe essere uscita anche la nuova edizione italiana, quindi abbastanza aggiornata per quanto concerne numeri telefonici e tariffe. Per le pensioni di famiglia mettete a preventivo dagli 8.000 ai 10.000Fcp in mezza pensione e, non di rado anche a pensione completa. Potete prenotare sia telefonando che, sempre più spesso, tramite email. Prenotate solo quando siete certi al 100% che ci andrete. Fino ad un paio di anni fa non chiedevano acconti o pagamenti anticipati, poi un po di defezioni li hanno rese giustamente più scaltri. Fate presente che state telefonando dall’Italia e avete già il volo prenotato.
Se il vostro budget è contenuto e il soggiorno alle Tuamotù è solo su Rangiroa o altro atollo, non scartate l’idea di muovervi sulle Isole sotto Vento con la nave: è una bella esperienza e risparmierete non poco. In nave si possono raggiungere anche gli atolli o isole più lontane della Polinesia ma bisogna avere tempo a disposizione e spirito di adattamento. Se vi fermate a Bora Bora per 3 o 4 giorni e non siete riusciti a inserire Maupiti nel vostro viaggio per problemi di coincidenze aeree o altro (ma se solo è possibile includetela), approfittate della navetta Maupiti Express per fare almeno una escursione in giornata: ne vale veramente la pena . La navetta parte tutti i martedì, giovedì e sabato da Bora alle 8 e riparte da Maupiti alle 16.00. A Maupiti appena scesi dalla navetta potete affittare una bici e farvi in tranquillità tutto il giro dell’isola fermandovi a fare il bagno su spiagge incantevoli. Per chi volesse uscire dalle rotte battute e più "turistiche" consiglierei appunto Maupiti e Tahaa/Raiatea nelle isole sottovento e Ahe alle Tuamotu, ma un pensiero lo farei anche per le Australi, che solo negli ultimi due o tre anni si stanno aprendo al turismo e sono, come si suol dire "ancora vergini". A Rurutu, da giugno a ottobre c’è il passaggio delle balene ed è possibile osservarle facendo snorkeling: è un’esperienza indimenticabile!
Quasi nessuno sfrutta una occasione unica trovandosi in Polinesia: Rapanui, ovvero l’Isola di Pasqua. Da Tahiti, è l’occasione più favorevole e a buon mercato per andarci. Lan Chile la collega due volte la settimana, il lunedì ed il giovedì e se volete vi prenota anche la pensione per i tre giorni.
Volo A/R + 3gg in pensione completa , trasferimenti e escursioni incluse costa meno di 80.000Fcp, quindi sui 650 Eur . Se pensate che 3 giorni in pensione in Polinesia, facendo qualche escursione, vi costa all’incirca 400 Euro. direi che ne vale veramente la pena: scoprite un angolo di mondo leggendario che fa parte del famoso triangolo polinesiano o meglio Mah’oi. Ancora una volta: Siate curios, non date mai niente per scontato e non abbiate fretta di "consumare" e farete uno splendido viaggio fra le terre, il mare e le genti . Se vi piace andare in barca questo è il mezzo migliore per girare nelle isole della società e, facendo due conti ,anche economico o comunque non più alto di un soggiorno tradizionale in pensioni di famiglia. Si possono trovare imbarchi individuali sui 140/160 Euro al giorno . Facendo i classici conti della serva abbiamo, la pensione sugli 8000Fcp, una escursione non costa meno di 3/5000Fcp, aggiungete il costo aereo per spostarvi tra le isole e trasferimenti vari e il totale è presto fatto ma avrete il privilegio di dormire e soggiornare negli angoli più belli a contatto con la laguna, molto meglio di un bungalow con i piedi in mare; la vacanza diventa una continua escursione e i trasferimenti da un posto all’altro della laguna e tra le isole un piacere e non un fare e disfare bagagli, aerei, macchine etc . Non parlo ovviamente della bella esperienza che ne può derivare, questa la lascio scoprire a voi .
Una Volta a Tahiti
Con Air Tahiti Nui, il più delle volte arriverete la sera verso le 22.00 e qui se il vostro itinerario prevede la partenza il mattino seguente dovete scegliere se vagabondare/dormire in aeroporto oppure andare a dormire in qualche pensione vicina. Le più vicine sono Fifì oppure Airport Lodge . Fifì ha l’inconveniente che non vi viene a prendere e vi dovete inerpicare su una stradina buia e con qualche cane mentre il Lodge lo chiamate appena arrivate e vi viene a prendere in macchina. Comunque, una volta usciti dalla vetrata doganale potrete trovare alla vostra sinistra la banca per cambiare o prelevare dei Franchi Pacifici (il cambio fisso con l’Euro è 119.33. Per chi non ha dimestichezza con l'aritmetica: da Fcp a Euro basta dividere per 119.33 e da Euro a Fcp basta moltiplicare per 119.33) L’euro è accettato frequentemente come pagamento ma viene arrotondato a favore del Fcp : 1000Fcp = 10 Euro invece di 8.38 . Tra non molto dovrebbe essere introdotto anche qui l’Euro come moneta corrente, poiché il Franco Pacifico non è una moneta internazionale e viene cambiato solo qui in Polinesia: è come i soldi di carta del monopoli!
A fianco della banca c’è la Posta ( OPT) dove potete prendere una carta telefonica e andando 20m. più avanti troverete dei telefoni pubblici che funzionano sia con carta telefonica che con monete da 100Fcp . Qui in Polinesia, ogni cabina telefonica ha esposto il suo numero, quindi la cosa più pratica a farsi è di chiamare in Italia dando il numero e farsi richiamare (00689+ num. cabina). Qui è del tutto usuale, viste le tariffe elevate. Alla vostra destra troverete il bar, le agenzie per il noleggio auto, l’agenzia Air Tahiti e, per l’indomani, gli sportelli Air Tahiti per gli imbarchi nazionali. Nel caso arrivaste durante il giorno e aveste parecchie ore a disposizione, ma questo potrebbe valere anche per il ritorno appena usciti dalla pensilina dell’aeroporto trovate una costruzione con un gran porticato dove le mamà polinesiane vendono e intrecciano collane di fiori e di conchiglie (fiori per l’arrivo e conchiglie per la partenza); alle spalle c’è il deposito bagagli. Potete lasciare lì i vostri bagagli senza problemi. In ogni caso, anche a sera inoltrata, riapre sempre tre ore prima di ogni imbarco internazionale. Vi portate sul piano stradale superiore salendo le scalinate, attraversate la strada e aspettate lì un Truck (bus collettivo polinesiano) che vi porti a Papeete (20 min). Non ci sono orari ma, mediamente, ogni mezz’ora ne passa uno. La tariffa è di 130Fcp il diurno(01.00/18.00) e 200Fcp la notturna (8.00/01.00); non stupitevi dell’orario notturno, poiché qui alle 18,00 i negozi sono già chiusi, chi lavora ha già finito di farlo ed è a tavola con la famiglia, quindi in giro per Papeete non c’è quasi nessuno. Il truck a Papeete si fermerà in centro, sul lungomare all’altezza del mercato, che è una traversa più all’interno. Anche se è sera fateci un salto, poiché il mercato dei fiori è aperto tutta la notte e se state ritornando in Italia prendete un mazzo di Tiarè avvolto in foglia di banana: si conserveranno freschi fino in Italia e anche una settimana dopo se li tenete nella loro foglia in frigo. La sera potete andare a mangiare alle roulotte in piazza Vaiete e poi riprendere il truck che ha la fermata alle spalle del mercato: abbiate pazienza e arriverà! E’ una esperienza che se avete del tempo vi consiglio. In ogni caso, se prenderete un taxi non vi costerà meno di 2500/3000Fcp. Se vi fermate un paio di giorni a Tahiti non dimenticate che Tahiti non è Papeete ed ha ugualmente il suo fascino. Noleggiate una macchina e fatevi il giro dell’isola così avrete l’occasione di vedere Tahiti Iti, il Museo Gauguin, il Museo Polinesiano, la valle di Papenau, etc. etc.. Avendo il secondo giorno a disposizione mi alzerei presto per fare una capatina al mercato e subito dopo prenderei un Ferry per Moorea per visitarmi l’isola in macchina o in scooter (i primi ferry partono già alle 6.00 ). Come avrete capito non includerei Moorea nei soggiorni essendo oramai diventata una residenza di vacanza per i polinesiani stressati di Papeete.
Bhe dopo tutto ciò, se avete bisogno ancora di info: scrivetemi, non vi garantisco la risposta in giornata ma certamente vi risponderò!
Nana arue
Complimenti per il sito.
Michele
Polinesia: istruzioni per l’uso
(per chi organizza il viaggio per conto proprio)
Da cinque anni vivo in Polinesia e con la mia barca l’ho girata in lungo e in largo e, non di rado, in luoghi dove il turismo è pressoché sconosciuto. Amo questa terra e il suo mare ma ciò che più mi appaga è il vivere a stretto contatto con la gente di Polinesia, la sua cultura, la sua storia e le sue tradizioni e ancor oggi ne continuo a scoprire e leggere aspetti interessanti. Non amo gli hotel di lusso e le catene alberghiere perché danno una immagine falsa della vita e della realtà polinesiana, e spesso la loro stessa ubicazione crea di fatto una barriera con il territorio e la gente circostante. Preferisco di gran lunga le pensioni di famiglia, spesso gestite da polinesiani, sempre più numerose e ben tenute. Questa premessa era d’obbligo per evitare equivoci sul mio concetto di viaggio e quindi fare una prima selezione di chi vorrà leggere queste righe.
IL Viaggio Aereo
I miei consigli sono questi. Cercate di prenotare con largo anticipo poiché è più facile trovare biglietti con prezzi più bassi, e a parità di prezzo scegliete come compagnia Air Tahiti Nui, poiché è quella di bandiera, ha aerei nuovi e comodi, si mangia bene e vi dà una "anteprima" polinesiana già dalla vostra partenza da Parigi. Il problema è che questa compagnia insieme ad Air France ha fatto "cartello" e quindi i costi sono da quasi monopolio. Valide alternative a costi più bassi si possono trovare con Air New Zealand e ultimamente con Lufthansa che fa scalo a New York. Per chi ritiene di avere problemi di fuso orario una o due pastiglie di Melatonina aiutano a regolare il ciclo sonno-veglia e potrete arrivare più riposati a Tahiti e viceversa.
Gli spostamenti aerei tra le isole li farete con Air Tahiti. Non c’è alcun problema a contattare tramite email l’ufficio prenotazioni della compagnia e acquistare il Pass più conveniente per il vostro itinerario. Sul sito potrete trovare tutte le informazioni; le uniche avvertenze sono quelle di verificare bene le frequenze dei voli nella settimana e che il Pass preveda la partenza da e il ritorno a Tahiti; quindi da Tahiti partite e visitate le isole in programma in qualsiasi combinazione senza fare scali intermedi su Tahiti. La compagnia accetta delle deroghe ma vi costano di più. Il pagamento potete farlo con carta di credito e ritirate i biglietti al vostro arrivo nell’agenzia dell'aeroporto.
Se programmate il viaggio in luglio/agosto, optate per luglio possibilmente poiché qui in luglio c’è l’Heiva: un mese che vede tutti i villaggi della Polinesia in festa normalmente già a partire dal martedì ogni sera, ma anche durante la giornata; vi sono competizioni tradizionali quali il sollevamento della pietra, il giavellotto polinesiano (colpire una noce di cocco a 10m. di altezza), la corsa dei portatori di frutta, concorso di tressage in fibre di cocco e pandanus, etc., e poi il pezzo forte, che sono le danze e i cori polinesiani. La competizione è tra le frazioni di ogni villaggio ed è uno spettacolo superbo ed unico poiché lo fanno per il loro piacere e non per i turisti, altro che le quattro vahinè e qualche tanè (il maschio)che potrebbero farvi vedere in un albergo.
Informazioni E Consigli Generali
Il momento migliore per venire in Polinesia è nell’inverno australe che corrisponde alla nostra estate, è in generale il periodo più secco e quindi con minore percentuale di umidità nell’aria e minori precipitazioni. La temperatura è più fresca e si va da un minimo di 22° nella notte ad un massimo di 28/29° durante il giorno. La temperatura è più fresca, poiché in questo periodo c’è quasi sempre vento e viene da Sud-Est, quello che qui chiamano il Maramu. Essendo noi nell’emisfero sud, il vento da sud è fresco. Potrà sembrare lapalissiano, ma non credo per tutti. Qui siamo in inverno e quindi le ore di luce sono inferiori a quelle di sole. A seconda dello scorrere dei mesi il sole sorge mediamente verso le 6 e tramonta verso le 17,30. La temperatura del mare si mantiene sui 27/28°, in lagune molto protette anche 3 o 4° in più. Prevedete quindi un golf per le passeggiate serali, in particolare se c’è vento. Portatevi qualche repellente per le zanzare e un dopo-puntura poiché nelle zone con vegetazione è facile incontrare zanzare che adorano sangue occidentale. Per la notte portatevi un fornellino o con pastiglie o liquido che potrete collegare ad una presa ( togliete preventivamente la spina centrale della terra altrimenti non riuscirete ad utilizzarlo con le spine francesi). Non portatevi tanto vestiario, in Polinesia l’informalità nel vestirsi è la regola e poi potrete approfittarne per prendervi dei bei parei colorati che sono la base dell’abbigliamento polinesiano a tutte le ore.
La gente di Polinesia è diventata molto religiosa e la maggioranza è protestante e cattolica, quindi anche se lo tollerano perché siete turisti, se non siete in spiaggia non andate in giro in costume : è una forma di rispetto nei loro confronti e saranno ancora più disponibili . Premesso che la maggior parte dei polinesiani non fa il bagno in questo periodo poiché è inverno e l’acqua " è fredda",difficilmente troverete una donna polinesiana fare il bagno in costume: quasi sempre con pantaloncini e maglietta. Se cercate il divertimento serale così come viene inteso in occidente questo non è il posto giusto. Si va a letto presto e al levare del sole si è già in piedi per approfittare della giornata. I negozi aprono alle 6,30 e i caffè o piccole trattorie dove fare colazione alle 5 e a volte anche prima. Dimenticate il mito della sessualità polinesiana esso è morto laddove sia mai esistito come tale, con l’arrivo dei primi colonizzatori e poi con i missionari. Se , al contrario, avete letto della sensualità, della grazia, della semplicità delle donne polinesiane, beh, questo è tutto vero. Vi basterà vedere danzare una qualsiasi polinesiana, senza distinzione di età, per rendervene conto. Contrariamente a quanto si può dedurre dalle foto dei dépliants patinati dei T.O., la Polinesia non è famosa per le sue lunghe e grandi spiagge bianche ma, bensì, per le sue lagune e il saper vivere della gente polinesiana . Certo, ci sono spiagge ma sono generalmente piccole con la vegetazione giusto a ridosso e potrete trovare corallo già a qualche metro dalla riva . Nel programmare il vostro viaggio non puntate a vedere il maggior numero di isole o atolli altrimenti sarete sempre con una valigia in mano e non coglierete quasi niente di questo paese. Restate al minimo 3 o 4 giorni nello stesso posto: come tutte le cose belle e che fanno piacere nella vita, anche questa, va gustata e non divorata e allora.... almeno ne ricorderete il sapore. La gentilezza, l’affabilità, il sorriso e la disponibilità richiama altrettanto, quindi siatelo nei confronti della gente e vedrete che sarete ripagati in modo più che proporzionale ,. Siate curiosi ed aperti, chiedete e vedrete la disponibilità e la cura con la quale saranno felici di spiegare e farvi apprendere della loro tradizione, sia essa in cucina che alla pesca o nella danza, poiché questo è per loro motivo di orgoglio. Denaro per noleggiare uno scooter, una bici, una vettura, una canoa o una piccola barca a motore sono soldi ben spesi, poiché vi permetteranno a terra di ammirare la vegetazione prorompente e di fare qualche incontro interessante, e per mare, in laguna, di vedere l’isola dalla sua prospettiva migliore e magari fare dello snorkeling nei tanti giardini di corallo nelle vicinanze del reef . Se poi il vostro budget ve lo consente fatevi qualche giorno in barca per isole: è il modo migliore per vederle e visitarle. Le Isole della società si prestano particolarmente ad essere visitate e vissute in barca a vela e sarete sempre in escursione al costo di una buona pensione di famiglia. Evitate i delfinarium o il pasto degli squali: sono iniziative turistiche malsane e personalmente non le incoraggerei. Imparate presto quelle 4 o 5 parole di polinesiano e usatele tipo: Iaorana (il nostro buongiorno ma viene usato a qualsiasi ora), Maururu (Grazie), Nanà (Ciao), Manuia (alla salute, cin cin, buona fortuna), Mei tei? (come và ?) e poi..... siate curiosi e chiedete. Negli atolli delle Tuamotù siate un po risparmiosi con l’acqua dolce: non ne hanno tanta. Non usate litri di bagno schiuma e piuttosto la sera mettetevi del monoi al Tiarè o all’Ylang Ylang e avrete una pelle morbida e profumata. Alla prima occasione in Polinesia comprate una boccetta di Olio di Tamanù: è un antibiotico naturale ed è il massimo per tutti i problemi di pelle a partire da scottature solari, escoriazioni, eritemi etc. Cercate di non ferirvi con il corallo altrimenti vi rovinate la vacanza e sarete costretti a non fare il bagno per diversi giorni, altrimenti si infetta tutta la ferita. Un’ ultima info. A parte Tahiti, nelle altre isole l’autostop funziona abbastanza bene, quindi se volete spostarvi da una parte all’altra dell’isola o per andare al villaggio o per ritornare alla pensione, mettete fuori il pollicione e disegnate un bel sorriso sul vostro viso rosso cotto dal sole e vedrete che qualche polinesiano in furgonette vi farà salire nel cassone e, seppure il suo farè è prima della pensione, allungherà la strada e vi accompagnerà con piacere.
Ci sarebbe molto ancora da dire ma mi fermo qui: sono solo informazioni generali
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L’organizzazione e la Scelta Del Viaggio
Innanzitutto bisogna avere le idee chiare su cosa ci si aspetta e cosa si vuole da questo viaggio. Una volta deciso questo, la strada è tutta in discesa .Se siete abituati a viaggiare con "il tutto compreso" e non vi va di sbattervi ad organizzare il vostro viaggio.... Allora entrate in un’agenzia e delegate a lei tutto ma, anche in questo caso, abbiate le idee chiare su cosa volete fare così aiuterete l’agente di viaggio a offrirvi ciò che conosce e più si avvicina ai vostri desideri. Personalmente devo dire che una parte dei ricordi più belli che ho dei viaggi sono gli imprevisti. Leggete e informatevi al meglio: la guida della Loney Planet, in questo caso è una miniera di informazioni e, se non erro, dovrebbe essere uscita anche la nuova edizione italiana, quindi abbastanza aggiornata per quanto concerne numeri telefonici e tariffe. Per le pensioni di famiglia mettete a preventivo dagli 8.000 ai 10.000Fcp in mezza pensione e, non di rado anche a pensione completa. Potete prenotare sia telefonando che, sempre più spesso, tramite email. Prenotate solo quando siete certi al 100% che ci andrete. Fino ad un paio di anni fa non chiedevano acconti o pagamenti anticipati, poi un po di defezioni li hanno rese giustamente più scaltri. Fate presente che state telefonando dall’Italia e avete già il volo prenotato.
Se il vostro budget è contenuto e il soggiorno alle Tuamotù è solo su Rangiroa o altro atollo, non scartate l’idea di muovervi sulle Isole sotto Vento con la nave: è una bella esperienza e risparmierete non poco. In nave si possono raggiungere anche gli atolli o isole più lontane della Polinesia ma bisogna avere tempo a disposizione e spirito di adattamento. Se vi fermate a Bora Bora per 3 o 4 giorni e non siete riusciti a inserire Maupiti nel vostro viaggio per problemi di coincidenze aeree o altro (ma se solo è possibile includetela), approfittate della navetta Maupiti Express per fare almeno una escursione in giornata: ne vale veramente la pena . La navetta parte tutti i martedì, giovedì e sabato da Bora alle 8 e riparte da Maupiti alle 16.00. A Maupiti appena scesi dalla navetta potete affittare una bici e farvi in tranquillità tutto il giro dell’isola fermandovi a fare il bagno su spiagge incantevoli. Per chi volesse uscire dalle rotte battute e più "turistiche" consiglierei appunto Maupiti e Tahaa/Raiatea nelle isole sottovento e Ahe alle Tuamotu, ma un pensiero lo farei anche per le Australi, che solo negli ultimi due o tre anni si stanno aprendo al turismo e sono, come si suol dire "ancora vergini". A Rurutu, da giugno a ottobre c’è il passaggio delle balene ed è possibile osservarle facendo snorkeling: è un’esperienza indimenticabile!
Quasi nessuno sfrutta una occasione unica trovandosi in Polinesia: Rapanui, ovvero l’Isola di Pasqua. Da Tahiti, è l’occasione più favorevole e a buon mercato per andarci. Lan Chile la collega due volte la settimana, il lunedì ed il giovedì e se volete vi prenota anche la pensione per i tre giorni.
Volo A/R + 3gg in pensione completa , trasferimenti e escursioni incluse costa meno di 80.000Fcp, quindi sui 650 Eur . Se pensate che 3 giorni in pensione in Polinesia, facendo qualche escursione, vi costa all’incirca 400 Euro. direi che ne vale veramente la pena: scoprite un angolo di mondo leggendario che fa parte del famoso triangolo polinesiano o meglio Mah’oi. Ancora una volta: Siate curios, non date mai niente per scontato e non abbiate fretta di "consumare" e farete uno splendido viaggio fra le terre, il mare e le genti . Se vi piace andare in barca questo è il mezzo migliore per girare nelle isole della società e, facendo due conti ,anche economico o comunque non più alto di un soggiorno tradizionale in pensioni di famiglia. Si possono trovare imbarchi individuali sui 140/160 Euro al giorno . Facendo i classici conti della serva abbiamo, la pensione sugli 8000Fcp, una escursione non costa meno di 3/5000Fcp, aggiungete il costo aereo per spostarvi tra le isole e trasferimenti vari e il totale è presto fatto ma avrete il privilegio di dormire e soggiornare negli angoli più belli a contatto con la laguna, molto meglio di un bungalow con i piedi in mare; la vacanza diventa una continua escursione e i trasferimenti da un posto all’altro della laguna e tra le isole un piacere e non un fare e disfare bagagli, aerei, macchine etc . Non parlo ovviamente della bella esperienza che ne può derivare, questa la lascio scoprire a voi .
Una Volta a Tahiti
Con Air Tahiti Nui, il più delle volte arriverete la sera verso le 22.00 e qui se il vostro itinerario prevede la partenza il mattino seguente dovete scegliere se vagabondare/dormire in aeroporto oppure andare a dormire in qualche pensione vicina. Le più vicine sono Fifì oppure Airport Lodge . Fifì ha l’inconveniente che non vi viene a prendere e vi dovete inerpicare su una stradina buia e con qualche cane mentre il Lodge lo chiamate appena arrivate e vi viene a prendere in macchina. Comunque, una volta usciti dalla vetrata doganale potrete trovare alla vostra sinistra la banca per cambiare o prelevare dei Franchi Pacifici (il cambio fisso con l’Euro è 119.33. Per chi non ha dimestichezza con l'aritmetica: da Fcp a Euro basta dividere per 119.33 e da Euro a Fcp basta moltiplicare per 119.33) L’euro è accettato frequentemente come pagamento ma viene arrotondato a favore del Fcp : 1000Fcp = 10 Euro invece di 8.38 . Tra non molto dovrebbe essere introdotto anche qui l’Euro come moneta corrente, poiché il Franco Pacifico non è una moneta internazionale e viene cambiato solo qui in Polinesia: è come i soldi di carta del monopoli!
A fianco della banca c’è la Posta ( OPT) dove potete prendere una carta telefonica e andando 20m. più avanti troverete dei telefoni pubblici che funzionano sia con carta telefonica che con monete da 100Fcp . Qui in Polinesia, ogni cabina telefonica ha esposto il suo numero, quindi la cosa più pratica a farsi è di chiamare in Italia dando il numero e farsi richiamare (00689+ num. cabina). Qui è del tutto usuale, viste le tariffe elevate. Alla vostra destra troverete il bar, le agenzie per il noleggio auto, l’agenzia Air Tahiti e, per l’indomani, gli sportelli Air Tahiti per gli imbarchi nazionali. Nel caso arrivaste durante il giorno e aveste parecchie ore a disposizione, ma questo potrebbe valere anche per il ritorno appena usciti dalla pensilina dell’aeroporto trovate una costruzione con un gran porticato dove le mamà polinesiane vendono e intrecciano collane di fiori e di conchiglie (fiori per l’arrivo e conchiglie per la partenza); alle spalle c’è il deposito bagagli. Potete lasciare lì i vostri bagagli senza problemi. In ogni caso, anche a sera inoltrata, riapre sempre tre ore prima di ogni imbarco internazionale. Vi portate sul piano stradale superiore salendo le scalinate, attraversate la strada e aspettate lì un Truck (bus collettivo polinesiano) che vi porti a Papeete (20 min). Non ci sono orari ma, mediamente, ogni mezz’ora ne passa uno. La tariffa è di 130Fcp il diurno(01.00/18.00) e 200Fcp la notturna (8.00/01.00); non stupitevi dell’orario notturno, poiché qui alle 18,00 i negozi sono già chiusi, chi lavora ha già finito di farlo ed è a tavola con la famiglia, quindi in giro per Papeete non c’è quasi nessuno. Il truck a Papeete si fermerà in centro, sul lungomare all’altezza del mercato, che è una traversa più all’interno. Anche se è sera fateci un salto, poiché il mercato dei fiori è aperto tutta la notte e se state ritornando in Italia prendete un mazzo di Tiarè avvolto in foglia di banana: si conserveranno freschi fino in Italia e anche una settimana dopo se li tenete nella loro foglia in frigo. La sera potete andare a mangiare alle roulotte in piazza Vaiete e poi riprendere il truck che ha la fermata alle spalle del mercato: abbiate pazienza e arriverà! E’ una esperienza che se avete del tempo vi consiglio. In ogni caso, se prenderete un taxi non vi costerà meno di 2500/3000Fcp. Se vi fermate un paio di giorni a Tahiti non dimenticate che Tahiti non è Papeete ed ha ugualmente il suo fascino. Noleggiate una macchina e fatevi il giro dell’isola così avrete l’occasione di vedere Tahiti Iti, il Museo Gauguin, il Museo Polinesiano, la valle di Papenau, etc. etc.. Avendo il secondo giorno a disposizione mi alzerei presto per fare una capatina al mercato e subito dopo prenderei un Ferry per Moorea per visitarmi l’isola in macchina o in scooter (i primi ferry partono già alle 6.00 ). Come avrete capito non includerei Moorea nei soggiorni essendo oramai diventata una residenza di vacanza per i polinesiani stressati di Papeete.
Bhe dopo tutto ciò, se avete bisogno ancora di info: scrivetemi, non vi garantisco la risposta in giornata ma certamente vi risponderò!
Nana arue
Cracovia - Polonia
Cracovia era l'antica residenza dei re, ed è sicuramente la città turisticamente più importante e conosciuta della Polonia. Il centro storico della città, dal 1978 fa parte dell'elenco del Patrimonio mondiale dell'Unesco ed è una città di una vitalità fuori dal comune con i numerosi eventi culturali, il festival di strada a luglio e le rievocazioni storiche in molti periodi dell'anno.
Citta' Vecchia – Stare Miasto
La piazza centrale è la RYNEK GLOWNY, una delle più belle e grandi piazze d'Europa, di forma quadrata, con superficie di 8 ettari. Creata in epoca medievale, esattamente nel 1257.
Al centro l'edificio del FONDACO DEI TESSUTI (Sukiennice) un tempo mercato delle stoffe, oggi ospita le bancarelle dell'artigianato polacco dove si trovano tanti oggetti di ambra. Palazzo in stile rinascimentale. Al primo piano c'è una sezione staccata del Museo Nazionale con una collezione di pittori polacchi, fra cui parecchie opere di Jan Matejko.
Su un lato la TORRE DEL MUNICIPIO (Wieza Ratuszowa) alta 70 mt. Nei suoi sotterranei, oltre ad un teatro e ad un caffè, rimangono ben conservate le sale di tortura.
Sempre sulla piazza la CHIESA DI S. ADALBERTO (Kosciòl Sw. Wojciecha).
Il resto della piazza si trasforma in un enorme caffè e ristorante all'aperto, con molti locali, negozi e un mercato dei fiori. Da qui si diramano le strade parallele verso l'esterno della città, dentro gli androni dei palazzi e in vicoli nascosti ci sono un'infinità di negozietti, locali, che si vedono solo leggendo i cartelli affissi alle pareti.
Molti degli edifici sono adibiti a bar o ristoranti, fra cui il celebre "Wierzynek".
Al centro la statua del poeta Adam Mickiewick (1898)
ULICA FLORIANSKA , tratto della via reale attraverso la quale i regnanti entravano in città dal Wawel. La via più commerciale, colma di negozietti alla moda noti come outlet, la sera diventa la zona dei divertimenti per eccellenza. Conduce alla PORTA DI S. FLORIANO (Brama Florianska), questa era una delle 8 porte della fortificazione. Qui ci sono tanti artisti, gli studenti della vicina accademia d'arte, che espongono i loro quadri. A protezione della porta di San Floriano c'è il BARBAKAN, un edificio circolare con fossato. Da li si accede al Planty
Caratteristici lungo le strade i banchetti di ciambelle e altri dolci tipici del posto.
Qui si trovano anche tanti uffici di cambio
Inoltre c'è il Museo della Farmacia al numero 25, che ospita una collezione davvero unica ed è gestito dall'università Jagellonica. I numeri civici sono stampigliati in ferro battuto sui lampioni delle case
ULICA GRODZKA classica e raffinata con gli antichi palazzi del XIV sec. ed i ristoranti di classe.
Sul lato opposto la CHIESA DI S. MARIA (Kosciòl Mariacki) imponente costruzione gotica è uno dei monumenti principali della città, curiose le due torri della facciata che nella parte alta sono completamente diverse, anche come altezza. L'interno è veramente spettacolare, viene definito il primo museo della città, una rassegna di tutti gli stili del XIX secolo. Il ricchissimo interno della chiesa contiene un capolavoro della tarda arte gotica, l'altare maggiore ligneo creato da Wit Stowz fra il 1477 ed il 1489. il vero nome di questo artista tedesco era Veit Stoss che aveva contribuito a portare all'apogeo dell'arte la sua città natale, Norimberga.
Ad ogni ora, da una delle sue torri, si sente il suono interrotto dello hejnal (chiamata a raccolta) dalla torre più alta della Chiesa di Santa Maria. Questo suono è il simbolo musicale di Cracovia e viene sparso nei quattro punti cardinali da un trombettiere. Il trombettiere ricorda le vicende della coraggiosa sentinella che riuscì ad avvertire la popolazione dell'imminente invasione dei Tartari riuscendo a salvare la città prima di essere trafitto da una freccia (per questo il suono si interrompe bruscamente).
Si consiglia di guardare le finestre in alto, ma ogni ora il trombettiere suona da una finestra diversa
Le due torri sono di altezza diversa. Si narra che due fratelli architetti ricevettero entrambi l'incarico di costruire una torre. Nel tentativo di superarsi tra loro il Caino della situazione uccise il povero Abele e per questa ragione il primo si tolse la vita a causa del rimorso. Alla fine una delle due torri risultò essere più alta di 12 metri. La verità è che fu costruita per contenere le campane mentre l'altra fungeva da torre di guardia.
ingresso a pagamento su un lato – 4 zloty intero e 2 zloty ridotto
UNIVERSITA' JAGELLONE con i più antichi edifici universitari, il COLLEGIUM MAIUS, il museo dell'Università e la barocca chiesa di S. Anna. Davanti al Collegium Novum si trova la statua di Niccolò Copernico il grande astronomo che studiò all'accademia di Cracovia dal 1491 al 1495
CHIESA DEI SANTI PIETRO E PAOLO con all'esterno le statue dei 12 apostoli a grandezza naturale
Il Museo CZARTORYSKY, famoso ai visitatori italiani soprattutto per la presenza di un capolavoro attribuito a Leonardo: La dama con l'ermellino. Che il museo sia un'attrattiva particolare per gli italiani è testimoniato dal fatto che è uno dei pochi posti in Polonia dove è disponibile un'audioguida nella nostra lingua. Il museo merita di essere visitato non solo per la presenza dell'opera di Leonardo, ma per quella di Rembrandt "Paesaggio del Buon Samaritano", per la collezione di armi, per i sarcofagi etruschi, ecc.
www.muzeum-czartoryskich.krakow.pl
ul. Sw. Jana 19
•Poniedzialek - nieczynne - Lunedì chiuso
•Wtorek – Martedì 10.00 - 15.30
•Sroda - Mercoledì 10.00 - 18.00
•Czwartek – Giovedì 10.00 - 15.30 (wstep wolny)
•Piatek – Venerdì 10.00 - 18.00
•Sobota – Sabato 10.00 - 18.00
•Niedziela – Domenica 10.00 - 15.30
KAZIMIERZ – QUARTIERE EBRAICO In passato era un borgo confinante con cracovia. Una visita la richiede assolutamente il Kazimierz, pensate che solo una decina di anni fa questo non era assolutamente un luogo turistico e che durante il regime passato, la sua esistenza veniva tenuta nascosta. Solo di recente, dopo che il film Schindler's List ha riportato la memoria di quanto qui avvenne, il quartiere ha ritrovato lustro e notorietà, anche se alcune parti risultato ancora essere fatiscenti.
Numerose sono le sinagoghe che si possono visitare e due i cimiteri ebraici, fra cui quello di Remuh è senz'altro il più caratteristico ed antico.
Stara Sinagoga (lla Vecchia Sinagoga) costruita nel XV secolo è la più antica esistente in Polonia Ul. Szeroka, 24Nel quartiere di Podgorze invece, si trovano il ghetto ebraico e la Rekord, fabbrica di stoviglie di Schindler. Oggi la fabbrica ha cambiato nome e destinazione d'uso, ma p rimasta molto simile ed è in parte visitabile.
NOWA HUTA QUARTIERE NUOVO
Il giro di Cracovia può essere completato con una visita alla parte più moderna della città, Nowa Huta (Nuovo Rifugio). Questo grande quartiere è stato costruito dopo l'ultima guerra e la sua architettura non si discosta da quella imperante nell'epoca stalinista. La città, considerata un modello di urbanistica socialista, è un deplorevole esempio di pianificazione burocratica. Una statua di Lenin campeggiava nell'Aleja Róz fino agli inizi del 1990, quando i cittadini chiesero che venisse abbattuta. Nel sobborgo di Bienczyce si trova la monumentale chiesa della Santa Madre Regina di Polonia, costruita a forma di nave, ha costituito un rifugio per i gruppi d'opposizione nel periodo della legge marziale (1981-89). A Nowa Huta si trova anche una abbazia cistercense a Mogila, con la lignea chiesa di S.Bartolomeo, del XV secolo, proprio di fronte. Il cuore di questa parte della città è la gigantesca acciaieria dalla quale esce il 50 percento della produzione complessiva d'acciaio della Polonia e che, grazie all'assenza di qualunque filtraggio dei fumi, sparge veleni su Cracovia e sui dintorni. Durante i negoziati (tavola rotonda) del 1989, l'opposizione, rappresentata dall'Associazione Ecologica della Polonia, protestò per i disastrosi effetti di questa mostruosità. Il governo centrale e le autorità municipali stanno finalmente attuando le necessarie e costose misure per ridurre le emissioni di gas nocivi e per migliorare di conseguenza la qualità della vita della popolazione. Gli impianti più inquinanti dovranno essere chiusi.
Citta' Vecchia – Stare Miasto
La piazza centrale è la RYNEK GLOWNY, una delle più belle e grandi piazze d'Europa, di forma quadrata, con superficie di 8 ettari. Creata in epoca medievale, esattamente nel 1257.
Al centro l'edificio del FONDACO DEI TESSUTI (Sukiennice) un tempo mercato delle stoffe, oggi ospita le bancarelle dell'artigianato polacco dove si trovano tanti oggetti di ambra. Palazzo in stile rinascimentale. Al primo piano c'è una sezione staccata del Museo Nazionale con una collezione di pittori polacchi, fra cui parecchie opere di Jan Matejko.
Su un lato la TORRE DEL MUNICIPIO (Wieza Ratuszowa) alta 70 mt. Nei suoi sotterranei, oltre ad un teatro e ad un caffè, rimangono ben conservate le sale di tortura.
Sempre sulla piazza la CHIESA DI S. ADALBERTO (Kosciòl Sw. Wojciecha).
Il resto della piazza si trasforma in un enorme caffè e ristorante all'aperto, con molti locali, negozi e un mercato dei fiori. Da qui si diramano le strade parallele verso l'esterno della città, dentro gli androni dei palazzi e in vicoli nascosti ci sono un'infinità di negozietti, locali, che si vedono solo leggendo i cartelli affissi alle pareti.
Molti degli edifici sono adibiti a bar o ristoranti, fra cui il celebre "Wierzynek".
Al centro la statua del poeta Adam Mickiewick (1898)
ULICA FLORIANSKA , tratto della via reale attraverso la quale i regnanti entravano in città dal Wawel. La via più commerciale, colma di negozietti alla moda noti come outlet, la sera diventa la zona dei divertimenti per eccellenza. Conduce alla PORTA DI S. FLORIANO (Brama Florianska), questa era una delle 8 porte della fortificazione. Qui ci sono tanti artisti, gli studenti della vicina accademia d'arte, che espongono i loro quadri. A protezione della porta di San Floriano c'è il BARBAKAN, un edificio circolare con fossato. Da li si accede al Planty
Caratteristici lungo le strade i banchetti di ciambelle e altri dolci tipici del posto.
Qui si trovano anche tanti uffici di cambio
Inoltre c'è il Museo della Farmacia al numero 25, che ospita una collezione davvero unica ed è gestito dall'università Jagellonica. I numeri civici sono stampigliati in ferro battuto sui lampioni delle case
ULICA GRODZKA classica e raffinata con gli antichi palazzi del XIV sec. ed i ristoranti di classe.
Sul lato opposto la CHIESA DI S. MARIA (Kosciòl Mariacki) imponente costruzione gotica è uno dei monumenti principali della città, curiose le due torri della facciata che nella parte alta sono completamente diverse, anche come altezza. L'interno è veramente spettacolare, viene definito il primo museo della città, una rassegna di tutti gli stili del XIX secolo. Il ricchissimo interno della chiesa contiene un capolavoro della tarda arte gotica, l'altare maggiore ligneo creato da Wit Stowz fra il 1477 ed il 1489. il vero nome di questo artista tedesco era Veit Stoss che aveva contribuito a portare all'apogeo dell'arte la sua città natale, Norimberga.
Ad ogni ora, da una delle sue torri, si sente il suono interrotto dello hejnal (chiamata a raccolta) dalla torre più alta della Chiesa di Santa Maria. Questo suono è il simbolo musicale di Cracovia e viene sparso nei quattro punti cardinali da un trombettiere. Il trombettiere ricorda le vicende della coraggiosa sentinella che riuscì ad avvertire la popolazione dell'imminente invasione dei Tartari riuscendo a salvare la città prima di essere trafitto da una freccia (per questo il suono si interrompe bruscamente).
Si consiglia di guardare le finestre in alto, ma ogni ora il trombettiere suona da una finestra diversa
Le due torri sono di altezza diversa. Si narra che due fratelli architetti ricevettero entrambi l'incarico di costruire una torre. Nel tentativo di superarsi tra loro il Caino della situazione uccise il povero Abele e per questa ragione il primo si tolse la vita a causa del rimorso. Alla fine una delle due torri risultò essere più alta di 12 metri. La verità è che fu costruita per contenere le campane mentre l'altra fungeva da torre di guardia.
ingresso a pagamento su un lato – 4 zloty intero e 2 zloty ridotto
UNIVERSITA' JAGELLONE con i più antichi edifici universitari, il COLLEGIUM MAIUS, il museo dell'Università e la barocca chiesa di S. Anna. Davanti al Collegium Novum si trova la statua di Niccolò Copernico il grande astronomo che studiò all'accademia di Cracovia dal 1491 al 1495
CHIESA DEI SANTI PIETRO E PAOLO con all'esterno le statue dei 12 apostoli a grandezza naturale
Il Museo CZARTORYSKY, famoso ai visitatori italiani soprattutto per la presenza di un capolavoro attribuito a Leonardo: La dama con l'ermellino. Che il museo sia un'attrattiva particolare per gli italiani è testimoniato dal fatto che è uno dei pochi posti in Polonia dove è disponibile un'audioguida nella nostra lingua. Il museo merita di essere visitato non solo per la presenza dell'opera di Leonardo, ma per quella di Rembrandt "Paesaggio del Buon Samaritano", per la collezione di armi, per i sarcofagi etruschi, ecc.
www.muzeum-czartoryskich.krakow.pl
ul. Sw. Jana 19
•Poniedzialek - nieczynne - Lunedì chiuso
•Wtorek – Martedì 10.00 - 15.30
•Sroda - Mercoledì 10.00 - 18.00
•Czwartek – Giovedì 10.00 - 15.30 (wstep wolny)
•Piatek – Venerdì 10.00 - 18.00
•Sobota – Sabato 10.00 - 18.00
•Niedziela – Domenica 10.00 - 15.30
KAZIMIERZ – QUARTIERE EBRAICO In passato era un borgo confinante con cracovia. Una visita la richiede assolutamente il Kazimierz, pensate che solo una decina di anni fa questo non era assolutamente un luogo turistico e che durante il regime passato, la sua esistenza veniva tenuta nascosta. Solo di recente, dopo che il film Schindler's List ha riportato la memoria di quanto qui avvenne, il quartiere ha ritrovato lustro e notorietà, anche se alcune parti risultato ancora essere fatiscenti.
Numerose sono le sinagoghe che si possono visitare e due i cimiteri ebraici, fra cui quello di Remuh è senz'altro il più caratteristico ed antico.
Stara Sinagoga (lla Vecchia Sinagoga) costruita nel XV secolo è la più antica esistente in Polonia Ul. Szeroka, 24Nel quartiere di Podgorze invece, si trovano il ghetto ebraico e la Rekord, fabbrica di stoviglie di Schindler. Oggi la fabbrica ha cambiato nome e destinazione d'uso, ma p rimasta molto simile ed è in parte visitabile.
NOWA HUTA QUARTIERE NUOVO
Il giro di Cracovia può essere completato con una visita alla parte più moderna della città, Nowa Huta (Nuovo Rifugio). Questo grande quartiere è stato costruito dopo l'ultima guerra e la sua architettura non si discosta da quella imperante nell'epoca stalinista. La città, considerata un modello di urbanistica socialista, è un deplorevole esempio di pianificazione burocratica. Una statua di Lenin campeggiava nell'Aleja Róz fino agli inizi del 1990, quando i cittadini chiesero che venisse abbattuta. Nel sobborgo di Bienczyce si trova la monumentale chiesa della Santa Madre Regina di Polonia, costruita a forma di nave, ha costituito un rifugio per i gruppi d'opposizione nel periodo della legge marziale (1981-89). A Nowa Huta si trova anche una abbazia cistercense a Mogila, con la lignea chiesa di S.Bartolomeo, del XV secolo, proprio di fronte. Il cuore di questa parte della città è la gigantesca acciaieria dalla quale esce il 50 percento della produzione complessiva d'acciaio della Polonia e che, grazie all'assenza di qualunque filtraggio dei fumi, sparge veleni su Cracovia e sui dintorni. Durante i negoziati (tavola rotonda) del 1989, l'opposizione, rappresentata dall'Associazione Ecologica della Polonia, protestò per i disastrosi effetti di questa mostruosità. Il governo centrale e le autorità municipali stanno finalmente attuando le necessarie e costose misure per ridurre le emissioni di gas nocivi e per migliorare di conseguenza la qualità della vita della popolazione. Gli impianti più inquinanti dovranno essere chiusi.
Giappone: miniguida per viaggiatori
Come viaggiatrice in solitaria e come fotografa, sento doveroso raccogliere alcuni consigli che sono orientati più al viaggiatore che al turista, a colui o colei che intende il viaggio come esperienza di vita e full immersion in una cultura molto diversa dalla nostra. La prima regola per il viaggiatore è il rispetto del Paese e del popolo che si va a conoscere, nelle usanze, nei costumi, nella religione, nella dignità. La bellezza del Giappone è nel fatto che conserva tutto il fascino delle proprie tradizioni pur essendo all'avanguardia. e i giapponesi sono disarmanti nel loro "non-europeismo": molto gentili, disponibili, discreti. Fiumi di persone silenziose e composte escono ed entrano dalla metropolitana a Tokyo, ad esempio, e dopo un paio di giorni credi di essere diventato l'uomo invisibile, per come sono discreti nel non guardarti o osservarti. Ecco la mia miniguida divisa per argomenti.
Raffaella Milandri
Dove Andare e Come Spostarsi:
Una caratteristica strabiliante di questo Paese è la rete ferroviaria che attraversa il Paese. Acquistando il Japan Rail Pass da una delle due Agenzie italiane autorizzate, (prima di partire!!) potete viaggiare liberamente sui treni giapponesi. Il pass costa circa 200 euro a settimana e si può scorrazzare ovunque (il mio favorito è l'Hikari, 600 km all'ora WOW!!) Questi treni superveloci sono disponibili sulla rete principale, per recarsi in località più periferiche vi sono treni normali. I treni sono superpuntualissimi! Occorre prenotare, per le tratte lunghe, presso gli uffici appositi in stazione; qui viene dato il numero del vagone e del posto a sedere e, sul binario, si trova segnalato sul marciapiede il punto esatto per accedere al vagone giusto quando il treno si ferma. Una volta in viaggio, hostess e personale si prendono cura dei passeggeri, facendo l'inchino di saluto ad ogni uscita dai vagoni.
Questi spostamenti così veloci permettono molta agilità , per esempio da Tokyo a Kyoto, a Hiroshima, a Fukuoka. A Tokyo, città molto intrigante e facile da visitare con la metro, puoi scorrazzare dal mercato del pesce ai quartieri hi-tech ai mercatini vecchio stile al quartiere a luci rosse, alla Tokyo Bay , puoi trovare la loro versione della Torre Eiffel (+grande) e la loro Statua della Libertà (+piccola). Tutti i nomi di città e fermate in stazione e metro sono scritti anche in caratteri normali, quindi ci si può orientare.
L'importante è costruirsi un tour sulla base delle proprie esigenze, dei propri ritmi e tempi, e dei propri interessi, studiando prima una buona guida (consiglio Lonely Planet).
Dove Dormire:
Consiglio di prenotare online, anche poche settimane prima, magari utilizzando il Salvasoldi. Si può scegliere il budget e la posizione dell'albergo, o optare per un ryokan (alla giapponese). Prezzo medio a persona: 40 euro a persona per notte
Dove e Cosa Mangiare:
La cucina giapponese è molto varia. Vi sono catene di ristorantini molto economici, dove un pasto costa circa 5/6 euro incluse bevande; si possono comprare ovunque vaschette take-away e snacks di mille tipi ; vi sono ristoranti tipici dove invece si spendono 30/40 euro a persona. Assolutamente consigliato un giro nel reparto gastronomia dei grandi magazzini: i banchi delle varie specialità fanno assaggiare di tutto, è un viaggio nella cucina giapponese (anche se talvolta si portano alla bocca cibi sconosciuti!). Mi permetto di raccomandare di non esagerare (non è un buffet!) e di essere sempre gentili e sorridenti, prima e dopo l'assaggio.
Bevande:
Birra e sakè sono le bevande più popolari, oltre al thè verde. Distributori automatici ovunque - anche per bevande calde in lattina - e soft drinks anche originali e strambi. Alla sera, i giapponesi efficientissimi si rilassano e si lasciano andare a bevande alcoliche a gogò.
Abbigliamento:
Indipendente dalla stagione, un piccolo ombrello o un impermeabile è consigliato. Scarpe: assolutamente comode e al tempo stesso facilmente sfilabili, per entrare nei templi e per sedersi a mangiare nei posti che lo richiedano. Attenzione ai calzini bucati......
Salute e Medicine:
Tutto tranquillo in Giappone, ma è meglio stipulare una buona assicurazione sanitaria prima di partire e portarsi alcune medicine per le emergenze. Se in farmacia non c'è nessuno che parla inglese, può essere molto complicato farsi capire.
Soldi:
Controllare con la propria banca prima di partire, alcuni bancomat non funzionano con il normale PIN . Consigliabile prenotare degli yen e portarseli con sé alla partenza.
Foto:
Sempre chiedere il permesso prima di fare una foto: normalmente i giapponesi sono molto disponibili, ma una buona dose di rispetto è sempre un buon lasciapassare in qualsiasi Paese.
Lingua:
L'inglese è indispensabile , ma non sono molti i giapponesi che lo parlano fluentemente.
Importante! Per educazione i giapponesi non dicono mai NO direttamente, quindi attenti quando si chiede una informazione: dicono di sì con la testa, e poi si scopre che non sanno ciò che serve, e si scusano tantissimo!
Clima:
In generale, il clima è abbastanza simile al nostro nella fascia centrale del Paese; ma al nord (Hokkaido) è sempre più freddo e al sud più caldo.
Telefono e Internet:
Ad oggi, il solo operatore italiano che offra una tariffa conveniente per chiamare o ricevere telefonate dal Giappone col cellulare è Vodafone. I telefoni pubblici sono comunque dappertutto, da usare con schede internazionali prepagate . Attenzione al prefisso per chiamare l'Italia, su alcune guide è riportato il prefisso sbagliato (ci ho messo 5 giorni prima di scoprire quello giusto) Nessun problema per internet point, diffusissimi anche negli alberghi
Donne Sole:
In generale, non ci sono problemi di nessun tipo. Solo la sera sul tardi, è opportuno prestare un minimo di attenzione poiché vi sono molti giapponesi alticci alla fine della loro giornata di lavoro.
Raffaella Milandri.
Raffaella Milandri
Dove Andare e Come Spostarsi:
Una caratteristica strabiliante di questo Paese è la rete ferroviaria che attraversa il Paese. Acquistando il Japan Rail Pass da una delle due Agenzie italiane autorizzate, (prima di partire!!) potete viaggiare liberamente sui treni giapponesi. Il pass costa circa 200 euro a settimana e si può scorrazzare ovunque (il mio favorito è l'Hikari, 600 km all'ora WOW!!) Questi treni superveloci sono disponibili sulla rete principale, per recarsi in località più periferiche vi sono treni normali. I treni sono superpuntualissimi! Occorre prenotare, per le tratte lunghe, presso gli uffici appositi in stazione; qui viene dato il numero del vagone e del posto a sedere e, sul binario, si trova segnalato sul marciapiede il punto esatto per accedere al vagone giusto quando il treno si ferma. Una volta in viaggio, hostess e personale si prendono cura dei passeggeri, facendo l'inchino di saluto ad ogni uscita dai vagoni.
Questi spostamenti così veloci permettono molta agilità , per esempio da Tokyo a Kyoto, a Hiroshima, a Fukuoka. A Tokyo, città molto intrigante e facile da visitare con la metro, puoi scorrazzare dal mercato del pesce ai quartieri hi-tech ai mercatini vecchio stile al quartiere a luci rosse, alla Tokyo Bay , puoi trovare la loro versione della Torre Eiffel (+grande) e la loro Statua della Libertà (+piccola). Tutti i nomi di città e fermate in stazione e metro sono scritti anche in caratteri normali, quindi ci si può orientare.
L'importante è costruirsi un tour sulla base delle proprie esigenze, dei propri ritmi e tempi, e dei propri interessi, studiando prima una buona guida (consiglio Lonely Planet).
Dove Dormire:
Consiglio di prenotare online, anche poche settimane prima, magari utilizzando il Salvasoldi. Si può scegliere il budget e la posizione dell'albergo, o optare per un ryokan (alla giapponese). Prezzo medio a persona: 40 euro a persona per notte
Dove e Cosa Mangiare:
La cucina giapponese è molto varia. Vi sono catene di ristorantini molto economici, dove un pasto costa circa 5/6 euro incluse bevande; si possono comprare ovunque vaschette take-away e snacks di mille tipi ; vi sono ristoranti tipici dove invece si spendono 30/40 euro a persona. Assolutamente consigliato un giro nel reparto gastronomia dei grandi magazzini: i banchi delle varie specialità fanno assaggiare di tutto, è un viaggio nella cucina giapponese (anche se talvolta si portano alla bocca cibi sconosciuti!). Mi permetto di raccomandare di non esagerare (non è un buffet!) e di essere sempre gentili e sorridenti, prima e dopo l'assaggio.
Bevande:
Birra e sakè sono le bevande più popolari, oltre al thè verde. Distributori automatici ovunque - anche per bevande calde in lattina - e soft drinks anche originali e strambi. Alla sera, i giapponesi efficientissimi si rilassano e si lasciano andare a bevande alcoliche a gogò.
Abbigliamento:
Indipendente dalla stagione, un piccolo ombrello o un impermeabile è consigliato. Scarpe: assolutamente comode e al tempo stesso facilmente sfilabili, per entrare nei templi e per sedersi a mangiare nei posti che lo richiedano. Attenzione ai calzini bucati......
Salute e Medicine:
Tutto tranquillo in Giappone, ma è meglio stipulare una buona assicurazione sanitaria prima di partire e portarsi alcune medicine per le emergenze. Se in farmacia non c'è nessuno che parla inglese, può essere molto complicato farsi capire.
Soldi:
Controllare con la propria banca prima di partire, alcuni bancomat non funzionano con il normale PIN . Consigliabile prenotare degli yen e portarseli con sé alla partenza.
Foto:
Sempre chiedere il permesso prima di fare una foto: normalmente i giapponesi sono molto disponibili, ma una buona dose di rispetto è sempre un buon lasciapassare in qualsiasi Paese.
Lingua:
L'inglese è indispensabile , ma non sono molti i giapponesi che lo parlano fluentemente.
Importante! Per educazione i giapponesi non dicono mai NO direttamente, quindi attenti quando si chiede una informazione: dicono di sì con la testa, e poi si scopre che non sanno ciò che serve, e si scusano tantissimo!
Clima:
In generale, il clima è abbastanza simile al nostro nella fascia centrale del Paese; ma al nord (Hokkaido) è sempre più freddo e al sud più caldo.
Telefono e Internet:
Ad oggi, il solo operatore italiano che offra una tariffa conveniente per chiamare o ricevere telefonate dal Giappone col cellulare è Vodafone. I telefoni pubblici sono comunque dappertutto, da usare con schede internazionali prepagate . Attenzione al prefisso per chiamare l'Italia, su alcune guide è riportato il prefisso sbagliato (ci ho messo 5 giorni prima di scoprire quello giusto) Nessun problema per internet point, diffusissimi anche negli alberghi
Donne Sole:
In generale, non ci sono problemi di nessun tipo. Solo la sera sul tardi, è opportuno prestare un minimo di attenzione poiché vi sono molti giapponesi alticci alla fine della loro giornata di lavoro.
Raffaella Milandri.
India
Come viaggiatrice in solitaria e come fotografa, alla soglia del mio terzo viaggio in India, sento doveroso raccogliere alcuni consigli che sono orientati più al viaggiatore che al turista, a colui o colei che intende il viaggio come esperienza di vita e full immersion in una cultura molto diversa dalla nostra, con l'intenzione di vivere e non solo visitare questa realtà. La prima regola per il viaggiatore è il rispetto del Paese e del popolo che si va a conoscere, nelle usanze, nei costumi, nella religione, nella dignità. Ecco la mia miniguida divisa per argomenti.
Raffaella Milandri
Dove andare e come spostarsi
Dove dormire
Dove e cosa mangiare
Bevande
Abbigliamento
Vaccini e medicine
Soldi, mance, elemosine
Foto
Lingua
Clima
Donne sole
Telefono e internet
Dove andare e come spostarsi:
In un Paese così grande c'è solo l'imbarazzo della scelta. L'importante è costruirsi un tour sulla base delle proprie esigenze, dei propri ritmi e tempi, e dei propri interessi, studiando prima una buona guida (consiglio Lonely Planet e Routard). Per spostarsi, l'ideale è sicuramente noleggiare una vettura con autista, che ha un costo molto accessibile e permette di avere molta libertà. L'autista è indispensabile, il traffico e il modo di guidare sono terribili (tipo western, sfida a duello ad ogni sorpasso) e guidando da soli si potrebbe rischiare non solo una crisi di nervi, ma anche la vita. La velocità media ottimistica è di 70 km orari. Le soluzioni sono due: il tour a boomerang (che parte e torna nello stesso punto) o il tour che parte ad esempio da Delhi e finisce a Calcutta o Ahmedabad o Bombay etc e da lì si prende l'aereo. Personalmente sconsiglio i treni per lunghi tragitti, per fare 700 km mi ci sono volute 15 ore e la gente si legava la valigia al polso con le manette mentre dormiva(!!) In auto, grazie al mitico Francis di Delhi, molto onesto e professionale, ho percorso nel novembre 2007 ben 4500 km in 16 giorni (un tour de force) e sono andata fuori dalle rotte turistiche raccogliendo foto e momenti indimenticabili. Ho scelto io tutte le tappe in assoluta autonomia, è stato fantastico: guardare la cartina dell'India e provare un senso di libertà assoluta.
Dove dormire:
Non è necessario prenotare, a meno che non si abbiano esigenze particolari o non ci si rechi in posti sovraffollati (esempio fiera dei cammelli di Pushkar negli ultimi tre giorni). Si possono trovare alberghi abbastanza puliti e decorosi per circa 6/8 euro a notte, bisogna SEMPRE chiedere di vedere prima la camera, controllare che sia pulita, che ci siano lenzuola , gli asciugamani, la carta igienica e poi trattare sul prezzo. Se si è un po' schizzinosi comunque consiglio alberghi più costosi, dai 20 euro in su a notte.
Dove e cosa mangiare:
La cucina indiana è molto varia, piccante e poco costosa (tranne che nei posti solo per turisti) In genere c'è prevalenza di cucina vegetariana ( legata alla religione induista) Se non si hanno degli anticorpi vigorosi e armati fino ai denti è sconsigliabile nutrirsi alle bancarelle degli ambulanti dove le condizioni igieniche sono in maniera evidente molto aleatorie. Per chi non va d'accordo con il superpiccante, sempre dire "mild" quando si ordina, (sarebbe un"piccante light") oppure "not spicy" se si vuole evitare del tutto. Attenzione, gli induisti usano solo la mano destra per mangiare poiché la sinistra è considerata la mano "impura" quindi, se volete rispettare le usanze locale ed essere guardati con simpatia da tutti, mangiate con la destra. Consiglio il thali , un piatto unico con molte salse e verdure e diversi tipi di pane, molto gustoso (una versione di thali per cammellieri che ho provato io era un po' diversa, solo due ciotoline con della salsetta e due pezzi di pane cotto sullo sterco di cammello....solo per UOMINI VERI!!) In ogni caso, anche il cibo è una parte del viaggiare che richiede una buona dose di apertura mentale
Bevande:
E' un pò difficile trovare birra e alcolici , per via della religione induista e giainista, e spesso hanno prezzi europei. Attenzione all'acqua e a tutte le bevande allungate con l'acqua o con ghiaccio (lassi-bevanda a base di jogurt, spremuta di canna da zucchero etc) onde evitare problemi intestinali, l'acqua spesso può essere portatrice di germi. Infatti è preferibile una bevanda calda, dove l'acqua viene bollita, tipo thè o caffè. Oppure acqua in bottiglia, facendo attenzione che il tappo sia sigillato (tante volte riempiono di nuovo le bottiglie vuote con acqua di rubinetto e poi le rimettono in vendita...bene per il riciclaggio della plastica ma male per eventuali disagi intestinali!)
Abbigliamento:
Indipendente dalla stagione, che sia il torrenziale luglio dei monsoni o il riarso maggio, consiglio sempre maniche lunghe, sia per uomini che per donne, e calzoni lunghi (o gonne) per due motivi: prima di tutto per integrarsi con gli indiani e con le loro usanze e la loro cultura, e di conseguenza, rispettandoli, avere il loro rispetto spontaneo. Poi , soprattutto nei mesi caldi, per mantenere il calore corporeo e contenere l'evaporazione (consigliabile lino e tessuti traspiranti), nonché evitare scottature. Inoltre, sappiate che nei templi non fanno entrare se non si è vestiti in maniera più che decorosa. Portarsi un copricapo, sia per il sole che, per le donne, per l'ingresso in alcuni templi. Scarpe: nel 2000, dopo aver girato col mal di piedi a Beverly Hills con le lacrime agli occhi, ho finalmente imparato: scarpe comode!! Consigliabili scarpe chiuse, per evitare la sporcizia nelle strade ed eventuali insetti nei prati; al tempo stesso facilmente sfilabili, per entrare nei templi.
Vaccini e medicine:
Quando si viaggia è preferibile essere previdenti in materia di salute, perciò consiglio la profilassi antimalarica (da comprare in Italia e iniziare a prendere il giorno prima della partenza) , il vaccino per il tifo, l'antitetanica e l'epatite A e B. Troppe vaccinazioni? Dato che il nostro servizio sanitario (da contattare l'Ufficio di Igiene e Profilassi della propria città ) ce le offre a costi contenuti, perché rischiare? L'imprevisto può essere sempre in agguato, un po' di prudenza non fa male. Da portarsi dietro: un antibiotico, un antidiarroico, degli integratori minerali e vitaminici, pomata cortisonica, antipiretico, antizanzare, salviettine disinfettanti(utilissime).
Soldi , mance, elemosine:
Quando il costo della vita è molto più basso che in Italia ci sentiamo bene, siamo portati anche ad essere più generosi. Ma il valore dei soldi deve essere adeguato al tenore di vita del popolo che visitiamo. Lasciare una mancia troppo alta, o dare a un mendicante 100 rupie (che sono circa 2 euro) è una esagerazione, è elevarci al di sopra del loro stile di vita creando un abisso. Non siamo più visti come persone ma come soldi che camminano. Con i soldi possiamo educare o diseducare il nostro prossimo, e dobbiamo pensare ad avere un atteggiamento responsabile SEMPRE. Nei posti dove non ci sono turisti, incredibilmente, nessuno mi ha chiesto dei soldi facendo l'elemosina o cercando insistentemente di vendermi qualcosa; anzi, sono stati molto cordiali, mi hanno offerto da bere senza aspettarsi nulla in cambio. Io sono diventata un'ospite, non una turista. Nei posti pieni di turisti invece siamo inseguiti da uno stuolo di venditori, di mendicanti, di bambini e così via. Dopo diversi esperimenti ed esperienze , sono passata dal non dare i soldi a nessuno a darli solo a quelli che realmente apparivano bisognosi (10 o 20 rupie sono più che convenienti). Mai dare soldi quando ci sono molti mendicanti, rischiano di azzuffarsi. Poi ho deciso di non dare soldi ai bambini (spesso sfruttati dagli adulti come mendicanti) ma di comprare loro da mangiare. Poi ancora mi son portata da casa penne e matite, abbigliamento vario da regalare. Mi chiedevano sempre i soldi, (che delusione) ma penne e matite hanno funzionato bene e fatto felici molti bambini. Poi, la svolta: caramelle e cioccolatini. Di fronte a questi doni, si sono rallegrati bambini e anziani, uomini e donne e io mi sono comportata da ospite e non da "ricca turista". Due episodi: a Benares una bambina, vende cartoline;le faccio una foto, e le dico che non voglio comprare le cartoline ma le posso dare una mancetta (10 o 20 rupie)Lei dice: "non voglio soldi, solo se compri le cartoline, perche' questo e' il mio lavoro".
Grande lezione di dignità da parte della bambina.
Sono quindi i turisti a cambiare le persone del luogo e a commutarli in questuanti?
Altro episodio a Pushkar: un ragazzino mi segue e chiede soldi per almeno due chilometri. Gli dico "niente soldi, se vuoi ti compro il chapati (sarebbe il pane) " . Lui insiste per i soldi, io " domani sarò qui e ti comprerò il chapati". Il giorno dopo eccolo puntuale, dignitoso . "Preferisco che mi compri la farina" mi dice, e mi porta ad una bancarella che ne vende. Sceglie un tipo molto costoso (l'equivalente di 2 euro al chilo !) io subodoro una strana spartizione di denaro e percentuali, alla fine scelgo io la farina e ne compro due chili (a 1 euro). Insomma, un braccio di ferro per affermarmi come persona che dà valore al denaro e vuole dare un aiuto , alle prese con un bambino abituato ai turisti e a vederli come banconote ambulanti. Il giorno dopo ancora, mi invita a casa sua, perché sua mamma vuole ringraziarmi della farina (vive in una tenda di stracci). Ringrazio ma non vado,forse è una scusa per vendermi qualcosa , forse è un inizio di un rapporto umano vero? Non lo vado a scoprire, io mi sono comportata responsabilmente come persona e come viaggiatrice.
Foto:
Baba, la mia guida nel Kutch per i villaggi, mi racconta che un paio d'anni prima ha accompagnato un fotografo nei villaggi, e costui ha iniziato a dare 500 rupie (10 euro circa) a tutti quelli che fotografava; ebbene, Baba ha cancellato il tour perché vuole evitare queste "pessime abitudini" e perche' deve rimanere la dignita', il contatto umano.... l' elargire "tutti quei soldi" alle persone dei villaggi sarebbe stato diseducativo !! A Mandvi, un uomo con un neonato in braccio mi chiede una foto; ebbene, gliela faccio. Poi mi chiede i soldi! Al che , io ho cancellato di fronte a lui (con la mia reflex digitale) la foto scattata, a dimostrazione che il suo comportamento era sbagliato. Dopodichè, al successivo episodio come questo, ho chiesto IO i soldi (ma solo per finta) per far capire che chiedere di farsi fare delle foto non è un corretto modo di approcciare le persone e guadagnarsi da vivere (a meno che tu non sia un mimo professionista)
IMPORTANTE: chiedete SEMPRE il permesso prima di fare una foto in primo piano, rispettate la dignità delle persone. Se qualcuno non vuole una foto, io assolutamente non la faccio. Molte donne si coprono il viso quando vedono la macchina fotografica; non offendetele e rispettatele.
Lingua:
L'inglese è indispensabile per muoversi al di fuori di tour organizzati. In alcuni casi può non bastare, se non ci sono persone che parlano inglese; infatti, molti indiani sanno alcune parole di inglese ma non lo parlano fluentemente. Nei posti turistici trovate persone che parlano inglese che cercano di aiutarvi , di condurvi in negozi, di portarvi in alberghi di loro conoscenza. Se accettate il loro aiuto, chiarite subito cosa vi serve e dite che darete loro una mancia solo se siete soddisfatti e se fanno quello che gli chiedete.
Clima:
In generale, i monsoni durano da giugno a settembre su una ampia fascia centrale dell'India, e non è il miglior periodo per visitarla: le strade all'interno sono difficilmente percorribili. Informatevi bene prima di scegliere il periodo del viaggio e la zona da visitare. Aprile e maggio, nella fascia centrale (Delhi, deserto del Tar, Benares, Calcutta etc) hanno temperature molto alte, e si va da un caldo molto asciutto a un caldo molto umido. Valutate la vostra salute se partite in questi mesi. Ottimo il periodo da ottobre a marzo, salvo che per il nord, dove è ancora molto freddo (verso il Tibet).
Donne sole:
In generale, non ci sono problemi purchè:
1) ci si vesta in modo appropriato (gonne o pantaloni lunghi, maniche lunghe)
2) non si vada in giro da sole dopo le 9 di sera: pochi posti hanno vita mondana, a una certa ora vi sono ubriachi in giro e può essere pericoloso
3) non si dia troppa confidenza a persone che approcciano per strada. Ricordate, in India la condizione femminile generale è ancora disagiata, anche se alcuni fenomeni- feticidio femminile, immolazione della vedova alla morte del marito- sono quasi debellati. La vita sociale di uomini e donne è tuttora separata nei villaggi, e in India si è ben accolte da donne e bambini, talvolta invitate nelle case. In generale, vale sempre il principio di ricordare SEMPRE di rispettare la cultura del posto per essere rispettati.
Telefono e internet:
Ad oggi, non esiste operatore italiano che offra una tariffa conveniente per chiamare o ricevere telefonate dall'India col cellulare: la media è di 3 euro al minuto se si chiama dall'India e 2 euro al minuto se si riceve una telefonata dall'Italia. E' consigliabile quindi comprare una scheda ricaricabile con un numero indiano, il costo è molto limitato.
Bisogna portarsi due foto tessera per richiedere il numero, e fornire la copia del passaporto. Attenzione, mi è capitato che, acquistando la scheda in un posto di passaggio, non abbiano registrato i documenti e così mi son trovata dopo tre giorni col servizio disattivato, quindi cercate di andare in un negozio acrreditato. Per telefonare invece dal telefono fisso, i telefoni sono davvero ad ogni angolo di strada e il costo al minuto può essere in media di 10/15 rupie al minuto, quindi conveniente. L'alternativa è parlare con Skype, gli internet point sono davvero molti e qui scendiamo anche a 30 rupie all'ora.
Per connessioni con la webcam, invece, è difficile trovare connessioni veloci a banda larga e quindi dovreste: 1)portarvi la webcam dall'Italia con relativo cd di installazione 2) accettare una qualità abbastanza lenta della connessione.
Raffaella Milandri.
Raffaella Milandri
Dove andare e come spostarsi
Dove dormire
Dove e cosa mangiare
Bevande
Abbigliamento
Vaccini e medicine
Soldi, mance, elemosine
Foto
Lingua
Clima
Donne sole
Telefono e internet
Dove andare e come spostarsi:
In un Paese così grande c'è solo l'imbarazzo della scelta. L'importante è costruirsi un tour sulla base delle proprie esigenze, dei propri ritmi e tempi, e dei propri interessi, studiando prima una buona guida (consiglio Lonely Planet e Routard). Per spostarsi, l'ideale è sicuramente noleggiare una vettura con autista, che ha un costo molto accessibile e permette di avere molta libertà. L'autista è indispensabile, il traffico e il modo di guidare sono terribili (tipo western, sfida a duello ad ogni sorpasso) e guidando da soli si potrebbe rischiare non solo una crisi di nervi, ma anche la vita. La velocità media ottimistica è di 70 km orari. Le soluzioni sono due: il tour a boomerang (che parte e torna nello stesso punto) o il tour che parte ad esempio da Delhi e finisce a Calcutta o Ahmedabad o Bombay etc e da lì si prende l'aereo. Personalmente sconsiglio i treni per lunghi tragitti, per fare 700 km mi ci sono volute 15 ore e la gente si legava la valigia al polso con le manette mentre dormiva(!!) In auto, grazie al mitico Francis di Delhi, molto onesto e professionale, ho percorso nel novembre 2007 ben 4500 km in 16 giorni (un tour de force) e sono andata fuori dalle rotte turistiche raccogliendo foto e momenti indimenticabili. Ho scelto io tutte le tappe in assoluta autonomia, è stato fantastico: guardare la cartina dell'India e provare un senso di libertà assoluta.
Dove dormire:
Non è necessario prenotare, a meno che non si abbiano esigenze particolari o non ci si rechi in posti sovraffollati (esempio fiera dei cammelli di Pushkar negli ultimi tre giorni). Si possono trovare alberghi abbastanza puliti e decorosi per circa 6/8 euro a notte, bisogna SEMPRE chiedere di vedere prima la camera, controllare che sia pulita, che ci siano lenzuola , gli asciugamani, la carta igienica e poi trattare sul prezzo. Se si è un po' schizzinosi comunque consiglio alberghi più costosi, dai 20 euro in su a notte.
Dove e cosa mangiare:
La cucina indiana è molto varia, piccante e poco costosa (tranne che nei posti solo per turisti) In genere c'è prevalenza di cucina vegetariana ( legata alla religione induista) Se non si hanno degli anticorpi vigorosi e armati fino ai denti è sconsigliabile nutrirsi alle bancarelle degli ambulanti dove le condizioni igieniche sono in maniera evidente molto aleatorie. Per chi non va d'accordo con il superpiccante, sempre dire "mild" quando si ordina, (sarebbe un"piccante light") oppure "not spicy" se si vuole evitare del tutto. Attenzione, gli induisti usano solo la mano destra per mangiare poiché la sinistra è considerata la mano "impura" quindi, se volete rispettare le usanze locale ed essere guardati con simpatia da tutti, mangiate con la destra. Consiglio il thali , un piatto unico con molte salse e verdure e diversi tipi di pane, molto gustoso (una versione di thali per cammellieri che ho provato io era un po' diversa, solo due ciotoline con della salsetta e due pezzi di pane cotto sullo sterco di cammello....solo per UOMINI VERI!!) In ogni caso, anche il cibo è una parte del viaggiare che richiede una buona dose di apertura mentale
Bevande:
E' un pò difficile trovare birra e alcolici , per via della religione induista e giainista, e spesso hanno prezzi europei. Attenzione all'acqua e a tutte le bevande allungate con l'acqua o con ghiaccio (lassi-bevanda a base di jogurt, spremuta di canna da zucchero etc) onde evitare problemi intestinali, l'acqua spesso può essere portatrice di germi. Infatti è preferibile una bevanda calda, dove l'acqua viene bollita, tipo thè o caffè. Oppure acqua in bottiglia, facendo attenzione che il tappo sia sigillato (tante volte riempiono di nuovo le bottiglie vuote con acqua di rubinetto e poi le rimettono in vendita...bene per il riciclaggio della plastica ma male per eventuali disagi intestinali!)
Abbigliamento:
Indipendente dalla stagione, che sia il torrenziale luglio dei monsoni o il riarso maggio, consiglio sempre maniche lunghe, sia per uomini che per donne, e calzoni lunghi (o gonne) per due motivi: prima di tutto per integrarsi con gli indiani e con le loro usanze e la loro cultura, e di conseguenza, rispettandoli, avere il loro rispetto spontaneo. Poi , soprattutto nei mesi caldi, per mantenere il calore corporeo e contenere l'evaporazione (consigliabile lino e tessuti traspiranti), nonché evitare scottature. Inoltre, sappiate che nei templi non fanno entrare se non si è vestiti in maniera più che decorosa. Portarsi un copricapo, sia per il sole che, per le donne, per l'ingresso in alcuni templi. Scarpe: nel 2000, dopo aver girato col mal di piedi a Beverly Hills con le lacrime agli occhi, ho finalmente imparato: scarpe comode!! Consigliabili scarpe chiuse, per evitare la sporcizia nelle strade ed eventuali insetti nei prati; al tempo stesso facilmente sfilabili, per entrare nei templi.
Vaccini e medicine:
Quando si viaggia è preferibile essere previdenti in materia di salute, perciò consiglio la profilassi antimalarica (da comprare in Italia e iniziare a prendere il giorno prima della partenza) , il vaccino per il tifo, l'antitetanica e l'epatite A e B. Troppe vaccinazioni? Dato che il nostro servizio sanitario (da contattare l'Ufficio di Igiene e Profilassi della propria città ) ce le offre a costi contenuti, perché rischiare? L'imprevisto può essere sempre in agguato, un po' di prudenza non fa male. Da portarsi dietro: un antibiotico, un antidiarroico, degli integratori minerali e vitaminici, pomata cortisonica, antipiretico, antizanzare, salviettine disinfettanti(utilissime).
Soldi , mance, elemosine:
Quando il costo della vita è molto più basso che in Italia ci sentiamo bene, siamo portati anche ad essere più generosi. Ma il valore dei soldi deve essere adeguato al tenore di vita del popolo che visitiamo. Lasciare una mancia troppo alta, o dare a un mendicante 100 rupie (che sono circa 2 euro) è una esagerazione, è elevarci al di sopra del loro stile di vita creando un abisso. Non siamo più visti come persone ma come soldi che camminano. Con i soldi possiamo educare o diseducare il nostro prossimo, e dobbiamo pensare ad avere un atteggiamento responsabile SEMPRE. Nei posti dove non ci sono turisti, incredibilmente, nessuno mi ha chiesto dei soldi facendo l'elemosina o cercando insistentemente di vendermi qualcosa; anzi, sono stati molto cordiali, mi hanno offerto da bere senza aspettarsi nulla in cambio. Io sono diventata un'ospite, non una turista. Nei posti pieni di turisti invece siamo inseguiti da uno stuolo di venditori, di mendicanti, di bambini e così via. Dopo diversi esperimenti ed esperienze , sono passata dal non dare i soldi a nessuno a darli solo a quelli che realmente apparivano bisognosi (10 o 20 rupie sono più che convenienti). Mai dare soldi quando ci sono molti mendicanti, rischiano di azzuffarsi. Poi ho deciso di non dare soldi ai bambini (spesso sfruttati dagli adulti come mendicanti) ma di comprare loro da mangiare. Poi ancora mi son portata da casa penne e matite, abbigliamento vario da regalare. Mi chiedevano sempre i soldi, (che delusione) ma penne e matite hanno funzionato bene e fatto felici molti bambini. Poi, la svolta: caramelle e cioccolatini. Di fronte a questi doni, si sono rallegrati bambini e anziani, uomini e donne e io mi sono comportata da ospite e non da "ricca turista". Due episodi: a Benares una bambina, vende cartoline;le faccio una foto, e le dico che non voglio comprare le cartoline ma le posso dare una mancetta (10 o 20 rupie)Lei dice: "non voglio soldi, solo se compri le cartoline, perche' questo e' il mio lavoro".
Grande lezione di dignità da parte della bambina.
Sono quindi i turisti a cambiare le persone del luogo e a commutarli in questuanti?
Altro episodio a Pushkar: un ragazzino mi segue e chiede soldi per almeno due chilometri. Gli dico "niente soldi, se vuoi ti compro il chapati (sarebbe il pane) " . Lui insiste per i soldi, io " domani sarò qui e ti comprerò il chapati". Il giorno dopo eccolo puntuale, dignitoso . "Preferisco che mi compri la farina" mi dice, e mi porta ad una bancarella che ne vende. Sceglie un tipo molto costoso (l'equivalente di 2 euro al chilo !) io subodoro una strana spartizione di denaro e percentuali, alla fine scelgo io la farina e ne compro due chili (a 1 euro). Insomma, un braccio di ferro per affermarmi come persona che dà valore al denaro e vuole dare un aiuto , alle prese con un bambino abituato ai turisti e a vederli come banconote ambulanti. Il giorno dopo ancora, mi invita a casa sua, perché sua mamma vuole ringraziarmi della farina (vive in una tenda di stracci). Ringrazio ma non vado,forse è una scusa per vendermi qualcosa , forse è un inizio di un rapporto umano vero? Non lo vado a scoprire, io mi sono comportata responsabilmente come persona e come viaggiatrice.
Foto:
Baba, la mia guida nel Kutch per i villaggi, mi racconta che un paio d'anni prima ha accompagnato un fotografo nei villaggi, e costui ha iniziato a dare 500 rupie (10 euro circa) a tutti quelli che fotografava; ebbene, Baba ha cancellato il tour perché vuole evitare queste "pessime abitudini" e perche' deve rimanere la dignita', il contatto umano.... l' elargire "tutti quei soldi" alle persone dei villaggi sarebbe stato diseducativo !! A Mandvi, un uomo con un neonato in braccio mi chiede una foto; ebbene, gliela faccio. Poi mi chiede i soldi! Al che , io ho cancellato di fronte a lui (con la mia reflex digitale) la foto scattata, a dimostrazione che il suo comportamento era sbagliato. Dopodichè, al successivo episodio come questo, ho chiesto IO i soldi (ma solo per finta) per far capire che chiedere di farsi fare delle foto non è un corretto modo di approcciare le persone e guadagnarsi da vivere (a meno che tu non sia un mimo professionista)
IMPORTANTE: chiedete SEMPRE il permesso prima di fare una foto in primo piano, rispettate la dignità delle persone. Se qualcuno non vuole una foto, io assolutamente non la faccio. Molte donne si coprono il viso quando vedono la macchina fotografica; non offendetele e rispettatele.
Lingua:
L'inglese è indispensabile per muoversi al di fuori di tour organizzati. In alcuni casi può non bastare, se non ci sono persone che parlano inglese; infatti, molti indiani sanno alcune parole di inglese ma non lo parlano fluentemente. Nei posti turistici trovate persone che parlano inglese che cercano di aiutarvi , di condurvi in negozi, di portarvi in alberghi di loro conoscenza. Se accettate il loro aiuto, chiarite subito cosa vi serve e dite che darete loro una mancia solo se siete soddisfatti e se fanno quello che gli chiedete.
Clima:
In generale, i monsoni durano da giugno a settembre su una ampia fascia centrale dell'India, e non è il miglior periodo per visitarla: le strade all'interno sono difficilmente percorribili. Informatevi bene prima di scegliere il periodo del viaggio e la zona da visitare. Aprile e maggio, nella fascia centrale (Delhi, deserto del Tar, Benares, Calcutta etc) hanno temperature molto alte, e si va da un caldo molto asciutto a un caldo molto umido. Valutate la vostra salute se partite in questi mesi. Ottimo il periodo da ottobre a marzo, salvo che per il nord, dove è ancora molto freddo (verso il Tibet).
Donne sole:
In generale, non ci sono problemi purchè:
1) ci si vesta in modo appropriato (gonne o pantaloni lunghi, maniche lunghe)
2) non si vada in giro da sole dopo le 9 di sera: pochi posti hanno vita mondana, a una certa ora vi sono ubriachi in giro e può essere pericoloso
3) non si dia troppa confidenza a persone che approcciano per strada. Ricordate, in India la condizione femminile generale è ancora disagiata, anche se alcuni fenomeni- feticidio femminile, immolazione della vedova alla morte del marito- sono quasi debellati. La vita sociale di uomini e donne è tuttora separata nei villaggi, e in India si è ben accolte da donne e bambini, talvolta invitate nelle case. In generale, vale sempre il principio di ricordare SEMPRE di rispettare la cultura del posto per essere rispettati.
Telefono e internet:
Ad oggi, non esiste operatore italiano che offra una tariffa conveniente per chiamare o ricevere telefonate dall'India col cellulare: la media è di 3 euro al minuto se si chiama dall'India e 2 euro al minuto se si riceve una telefonata dall'Italia. E' consigliabile quindi comprare una scheda ricaricabile con un numero indiano, il costo è molto limitato.
Bisogna portarsi due foto tessera per richiedere il numero, e fornire la copia del passaporto. Attenzione, mi è capitato che, acquistando la scheda in un posto di passaggio, non abbiano registrato i documenti e così mi son trovata dopo tre giorni col servizio disattivato, quindi cercate di andare in un negozio acrreditato. Per telefonare invece dal telefono fisso, i telefoni sono davvero ad ogni angolo di strada e il costo al minuto può essere in media di 10/15 rupie al minuto, quindi conveniente. L'alternativa è parlare con Skype, gli internet point sono davvero molti e qui scendiamo anche a 30 rupie all'ora.
Per connessioni con la webcam, invece, è difficile trovare connessioni veloci a banda larga e quindi dovreste: 1)portarvi la webcam dall'Italia con relativo cd di installazione 2) accettare una qualità abbastanza lenta della connessione.
Raffaella Milandri.
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