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Come usare il CPM reti per fare soldi a casa

Avete mai sentito parlare di una tecnica in cui si sarà fare soldi, anche se nessuno dei vostri blog o sito web visitatore clicca su un annuncio? Sì, è possibile con il CPM (CPM è l'acronimo di costo per mille o costo per mille impressioni di un annuncio) reti pubblicitarie. Alcuni CPM rete ti paga 3 $ per il CPM, circa $ 5 per il CPM e persino 10 $ a seconda del tuo sito web di nicchia e il tipo di annuncio che il tuo sito web e il posizionamento degli annunci.

Ma per fare una buona quantità di denaro con annuncio CPM reti, avete bisogno di un sito con migliaia di impressioni al giorno. Con la pubblicità CPM reti, stiamo per avere pagato per ogni mille impressioni di un annuncio. E la somma di denaro che si sarà in grado di rendere il tuo sito web dipende dalla nicchia. Finanze, della salute o di viaggio, siti web sembra essere la somma di denaro più rispetto per l'istruzione e l'intrattenimento i siti web per ogni mille impressioni. CPM tassi varia anche con le reti, il formato e il posizionamento degli annunci.

Se si lavora con una rete popolare CPM, sarai in grado di fare ad alta somma di denaro per mille impressioni come hanno accesso a un vasto numero di inserzionisti interessati. E quando gli annunci CPM posto nella parte superiore del nostro sito e l'uso grandi formati banner, saremo in grado di guadagnare di più con gli annunci CPM. CPM reti parti entrate percepite in 60:40 o 70:30 razione con i loro siti web con i partner.

Supponiamo di avere un sito web che viene 50.000 pagine viste al mese e si stanno ottenendo CPM $ 2, allora si sarà in grado di effettuare 100 $ in un mese di tempo con tale annuncio.

Ecco l'elenco di alcuni popolari CPM reti pubblicitarie:

- Adbrite
- Kontera
- Casale Media
- Burst Media
- Fare clic su Valore
- Tribal Fusion
- Right Media
- Nuffnang
- Clicca Booth
- Vibrant Media
- Fare doppio clic

Servizi di consulenza specialistica SEO da Shimon Sandler

Shimon ha completato il suo passaggio dalla Pennsylvania State University e come suo primo lavoro che ha lavorato per una organizzazione globale di detersivo come Marketing Manager. Shimon ha lavorato con vari clienti come Kohls Dept Stores, Wendys Ristoranti, US Army, Intel Corporation e Loreal diverse marche. Ci sono diversi Shimon Articoli su Internet i piani di marketing sono stati evidenziati da diversi sito pubblicazioni.

Egli è anche un rappresentante andirivieni di Search Engine Marketing sezione di Google Adwards professionale qualificato e Daniweb Forum.

Nel mondo di oggi Internet Search Engine Optimization (SEO) è diventato un influente metodo che viene utilizzato per rendere top ranking di un sito web in tutti i principali motori di ricerca come Yahoo e Google. E molto di più su Internet è diventato molto vantaggioso per le imprese. Persone provenienti da tutto il mondo l'accesso del motore di ricerca per trovare lì perfetto prodotto e dei servizi. Il Consulente SEO migliora il motore di ricerca si è verificato. SEO è utilizzato per illustrare la procedura di manipolare un sito web in modo tale che esso emergerà superiore in posizionamento nei motori di ricerca. Un sito web che è stato ottimizzato per i motori di ricerca possono ottenere enormi benefici per le imprese.

Tutti i SEO Consulente deve passare attraverso la Società Clienti e obiettivi pubblicitari per espandere il progetto e l'approccio per una operazione di SEO. E ci sono alcune altre cose che un Consulente SEO deve riconoscere, come: le idee imprenditoriali, politiche di marketing, Demografia obiettivo di telespettatori, Messaggi, Successo metrica, e gli strumenti di misura.

Shimon's SEO squadra fornire molti servizi come back link di collegamento e di processo di costruzione per il tuo sito web. Ci deve essere molto ben collegamento piano di crescita per ottenere una ottimizzazione dei motori di ricerca della durata di effetti. Un consulente SEO può invitare molti nuovi visitatori del tuo sito web utilizzando il collegamento indietro. Semplice collegamento edificio non può essere fatto da qualsiasi luogo e su ogni link non è costruire uguali. Ma torna il collegamento è un metodo semplice per sviluppare un sito web della parola chiave classifica. Il processo di Link Building è tenuto po 'di tempo e il lavoro monotono.

Se avete voglia di vedere il tuo sito web in cima della classifica allora Shimon SEO team è in grado di eseguire diversi compiti per il tuo sito web:

• La prima cosa che farà è che riconoscere e ottimizzare le pagine significative soprattutto sul web risorse.
• Individuare le parole chiave per ogni pagina web e che si tradurrà in successo SEO.
• Analisi di tutte le pagine web's, parole chiave e, se necessario, quindi modificare in base alle informazioni del cliente prima di farsi avanti con l'analisi e la proposta di SEO.
• Essi offrono estrema esame sugli elementi chiave in modo che il risultato e 'un buon lavoro di SEO.
• Fanno articolo completo, che riguardano in particolare le modifiche e le integrazioni per il tuo sito web.
• Essi offrono anche servizi opzionali SEO come scrivere Comunicati Stampa che sono ottimizzati per la ricerca e SEO copywriting Servizio.
• Si individuano le principali motori di ricerca come Google Sitemaps, yahoo ecc
• Si esegue un monitoraggio regolare e ottimizzare per ottenere il risultato.
Come l'ottimizzazione dei motori di ricerca è necessaria per aumentare l'attività di marketing on-line allo stesso modo è importante anche per la commercializzazione dei prodotti. Così il marketing online svolge un ruolo importante anche nel sito web di movimentazione.

Il crowdsourcing

Nel giugno 2006 Jeff Howe raccontava su Wired (qui l'articolo completo) la nascita di un nuovo fenomeno che coniugava la ricerca di competenze professionali specifiche alle nuove possibilità offerte della Rete.

Immaginate un'azienda a "caccia" di un un know how specialistico per un particolare progetto: si richiede un professionista in grado di realizzarlo, al miglior prezzo possibile e nelle tempistiche più adatte.

L'attività viene "esternalizzata" e rintracciata fuori dai confini aziendali, confini peraltro molto ampi se parliamo di Internet. La Rete diventa infatti un bacino molto appetibile: oltre che estesa, è ricca di esperti e competenze variegate, raggiungibili in modo veloce anche se fisicamente lontani. Uniamo allora il concetto di "crowd", la massa di utenti/navigatori, all'idea di "outsourcing" e otteniamo il crowdsourcing.

Il crowdsourcing è un fenomeno che, ritengo, conoscerà una diffusione molto ampia. La formula è vincente perché reinterpreta il meccanismo della domanda/offerta in chiave estesa: un soggetto propone un incarico e "fornitori" (letteralmente) da tutto il mondo sono in grado di rispondere alla richiesta. In questo inedito marketplace possiamo assistere a incroci molto interessanti, con lavori commissionati da un continente all'altro o confronti di idee che nascono dal feedback incrociato di tanti, diversissimi cervelli.

Multinazionali, aziende PMI, freelance, creativi sono solo alcuni dei protagonisti di questo meccanismo. I siti legati al crowdsourcing sono numerosi e versatili nei prodotti, anche se, ovviamente, i servizi di natura digitale si prestano molto meglio ad una tale tipologia di scambio.

Le conseguenze vanno a incidere su numerosi elementi di natura business: il mercato si ampia e si amplifica e, per chi cerca/offre lavoro, le strade diventano più numerose, con potenziali benefici su qualità, costi, idee e innovazione. Analizziamo alcuni esempi.

I più famosi sono sotto gli occhi tutti, magari inconsapevolmente. Mi riferisco Wikipedia e Current Tv, due modelli di crowdsourcing in quanto vivono sulla sinergia incrociata di molti utenti.

Interessante poi Ideastorm di Dell dove, al motto di "Where ideas reign", si raccolgono e discutono le proposte dei navigatori sui prodotti aziendali.

Qualche nome poi di siti dove cercare/trovare lavoro: Elance, Mechanical Turk di Amazon, ODesk ma l'elenco potrebbe continuare.

Trovo però ancora più interessanti però sono gli esiti sul versante che potremmo definire di condivisione/comunità, ovvero la soluzione di problemi generali grazie al lavoro congiunto di più teste, forse una nuova variante dell'intelligenza connettiva postulata da Derrick de Kerckove. è il medesimo meccanismo di cui parlavamo prima ma con finalità differenti: c'è una difficoltà da affrontare e si cerca una via d'uscita stimolando un "brainstorming" generalizzato.

Si assiste a molti contesti sociali ed economici dove il crowdsourcing si è così messo in moto e ha generato visibilità se non addirittura risposte concrete (qui l'elenco aggiornato da Wikipedia).

In conclusione, stiamo vivendo un fenomeno ricco di implicazioni e fertile di conseguenze ma con due grandi nemici, anzi tre. Il primo è il digital divide: dove non c'è Rete non c'è crowdsourcing. Il secondo è il cultural divide: se non si conoscono gli strumenti Internet la conseguenza è la stessa. Il terzo è il lurker: l'utente che non produce contenuti attivamente non stimola scambio e non genera nulla. Ma questi sono in fondo problemi che riguardano tutto il web.

: Nicola Ferrari

L'evoluzione di Live Search

Tra il 28 e il 29 Settembre 2007 il noto search engine di Microsoft propone un profondo cambiamento del proprio algoritmo, abbandonando definitivamente il vecchio motore per un approccio basato in maniera decisa sul concetto di "pertinenza" e "rilevanza" dei risultati.

Il "fu" Msn
Facendo un passo indietro ricordiamo Msn in qualche modo come il " paradiso dei Seo ", il motore sul quale ottenere posizionamenti ai primissimi posti era sostanzialmente una questione di link popularity e keywords density. Una popolarità basata però solo sulla massa di link in entrata, senza troppi riguardi per la qualità e pertinenza delle pagine linkanti e soprattutto senza una vera scrematura nei confronti di siti web sovra ottimizzati o addirittura di veri e propri spam engine.
Un paradiso dunque anche per spammer a diversi livelli, spesso posizionati ai primissimi posti delle serp, rendendole sempre meno efficaci e pertinenti a danno dei visitatori.

Forse proprio questo handicap del vecchio sistema, e l'incredibile impegno dei concorrenti proprio sulla qualità dei risultati (in primo luogo di Google), spinge lo staff di Microsoft a lavorare su Live Search, a investire in modo deciso e definitivo su un nuovo motore: più veloce, in grado di ampliare la portata dei risultati, che elimini lo spam, che restituisca serp più pertinenti.

Parlarne ad un anno di distanza è fondamentale perché forse proprio ora si può comprendere pienamente la portata e gli effetti di questo cambiamento, operato attraverso diversi sforzi, tra i quali:

lo sviluppo e l'ampliamento di ricerche verticali;
il nuovo algoritmo in grado di generare serp pertinenti;
il miglioramento delle capacità di indicizzare pagine web.
Ricerche verticali, sulle orme della "ricerca universale" di Google.
Il nuovo Live Search investe innanzitutto nella direzione già intrapresa dal principale competitor Google (e in parte anche da Yahoo), fornendo all'utente possibilità di ricerca sempre più articolate e multimediali, definite ricerche verticali, ovvero che diano la possibilità di trovare immagini, mappe, video, notizie, ed altro, oltre ai tradizionali risultati testuali, come nel caso delle molteplici possibilità offerte dal motore di Mountain View (Google News, Google Images, Google Video, ecc.).

Questo approccio dà il segno della profonda "rivoluzione" attuata in casa Microsoft al fine di competere veramente nel futuro delle ricerche on line, intercettando e cavalcando le nuove frontiere già ampiamente sfruttate e apprezzate dagli utenti del web.

Serp più pulite e pertinenti
Quello che probabilente è tra i risultati più brillanti del "nuovo corso" è legato alla qualità delle serp, una qualità ottenuta, a detta della stessa Microsoft, tramite lo sfruttamento di alcuni fattori:

lavorando sul clickstream degli utenti (ovvero sulle informazioni relative ai percorsi seguiti on line dagli utenti, rilevate ad esempio tramite i cookies);
considerando fattori come la sintassi e l'associazione logica delle chiavi, per meglio interpretare e tematizzare le risposte alle ricerche degli utenti;
concentrandosi in generale sulla qualità dei contenuti delle pagine indicizzate, rilevando ed escludendo più efficacemente tecniche illecite di ottimizzazione e tentativi di spam.
Le serp generate dal nuovo Live Search sono valide, posizionano prima i contenuti rilevanti e pertinenti, bannando siti di spamming o che utilizzino trucchi contrari alle linee guida.

La link popularity conta ancora molto, ma è solo parte dell'algoritmo, non più il "lasciapassare" per le prime posizioni come nel passato, e sembra tenere conto non solo della massa ma anche della autorevolezza dei backlinks.

Un indice da 20 miliardi di pagine
"Un indice molto più grande! Stiamo cercando 20 Miliardi di pagine web. Quattro volte la dimensione del nostro indice precedente. Una cosa ancora, noi adesso abbiamo l'infrastruttura per aggiungerne facilmente ancora a miliardi (si, milardi) con relativa facilità. Questo garantisce che stiamo spingendo sulla nostra dotazione per accogliere la conoscenza umana nel nostro indice."

La frase di sopra, tradotta da un post del 2 Ottobre 2007 apparso sul Blog ufficiale dello staff di Live Search, annuncia, nel presentare le nuove caratteristiche del motore di ricerca, l'ampliamento della "dotazione", portando la capacità di indicizzazione del motore a superare le 20 miliardi di pagine.

In effetti nel corso dei mesi si è verificato una sorta di "azzeramento" delle pagine di moltissimi siti web precedentemente catalogate, con una nuova indicizzazione, ma non sempre più profonda rispetto a prima, anzi... Sui forum del Webmaster Center sono nei mesi fioccate lamentele per siti , completamente indicizzati in passato, improvvisamente spariti dagli indici o relegati ad un pugno di pagine (se non spesso alla sola homepage) in conseguenza della "reindicizzazione" di Live Search.

Inoltre sui nuovi siti pubblicati il motore di Microsoft non sembrerebbe ancora "splendere" in termini di velocità di inserimento.

Tra le motivazioni valide per spiegare il fenomeno, lo staff di Live Search raccomanda gli utenti un uso corretto di sitemaps, file robots.txt, o riconduce all'eventuale presenza di tecniche non consentite dal regolamento, sulle sezioni non prese in considerazione dall'indice del motore. Infine sottolinea che le pagine vengono indicizzate in base alla propria "rilevanza".

Tra i webmaster quella che invece spesso prevale è l'idea che si tratti di semplici ritardi legati forse proprio alla nuova massa del "super indice". Con i mesi infatti molti dei siti soggetti alla incompleta indicizzazione delle proprie pagine sono rientrati completamente (o quasi) alla situazione precedente.

Dal punto di vista dei publisher
Si è notata una serie graduale di innovazioni dirette agli addetti ai lavori, tra cui l'adeguamento del protocollo sitemap agli standard XML (identico oggi per Google, Yahoo e Live), la creazione del Live Search Webmaster Center , sito di supporto ricco di strumenti utili a gestire l'indicizzazione di uno o più siti web, la nascita del Forum e del Blog di supporto per informare ed aiutare utenti e titolari di siti web.

Concludendo questa piccola cronistoria dedicata a Live Search e alle sue evoluzioni nel corso dell'ultimo anno, è possibile fare una considerazione strettamente legata agli stessi publishers. Se prima il posizionamento su Msn poteva considerarsi "una passeggiata" , avvalendosi di qualche piccolo accorgimento e trucco, ad oggi il livello di difficoltà sulle chiavi è ormai paragonabile, se non in alcuni casi più elevato, a quello riscontrabile su Google e Yahoo.

Per questo, da quel "lontano" fine Settembre del 2007, lo sviluppo serio dell'algoritmo Live ha prodotto fluttuazioni negative degli accessi di molti siti contenenti codice ai limiti del consentito, siti che in qualche modo sono stati "riportati alla partenza", e che hanno dovuto e dovranno rifarsi strada nelle serp puntando su contenuti originali e di qualità, e su un corretto lavoro di ottimizzazione delle pagine.

: Roberto Federico

Il motore di ricerca che verrà

L'ultimo sussulto l'ha dato Cuil: appena messo online, in molti si sono chiesti se fossimo di fronte all'erede di Google. Già, l'erede: lo sforzo è di guardare avanti e di immaginare a chi spetterà l'onore di strappare la corona del numero uno a Big G. Ammesso naturalmente che il primato attuale sia destinato a terminare in tempi brevi.

Gli utenti determinano il numero uno
Possiamo però chiederci quali saranno o dovranno essere le caratteristiche del dopo Google.

Al tempo della nascita, Page e Brin avevano (vittoriosamente) puntato su una grafica minimalista e un algoritmo (più o meno) efficace. Tanto bastò a far passare Google da outsider a numero uno senza alcun investimento particolare in marketing promozionale.

Da qui isoliamo già un primo aspetto: i motori di ricerca costruiscono il loro successo su quello che dimostrano di saper fare. Campagne e pubblicità hanno un'efficacia piuttosto limitata: è la pratica e il passaparola degli utenti a determinare il successo.

E teniamo presente che ai tempi del debutto di Google blog e Web 2.0 non esistevano ancora: se nascesse oggi un motore di ricerca con lo stesso "carisma" ne sentiremmo parlare in tempi brevissimi. Come è successo con Cuil, salvo mostrarsi (almeno per ora) più una meteora che un pretendente.

La nuova frontiera: il Web 2.0
Un aspetto è sicuro: l'erede dovrà muoversi in modo brillante nel "nuovo" web. Elaborare ricerche "classiche" ma anche all'interno di blog, video, social network e le altre forme di User Generated Content. Il 2.0 insomma sarà il suo habitat di riferimento.

Non sarebbe male se dimostrasse la capacità di valutare l'autorevolezza dei contenuti e delle fonti, scremando al meglio in base alla qualità. Un compito certamente non facile che possiamo immaginare come un evoluzione molto più completa (e complessa) del Trustrank di Google.

E perché no, anche la possibilità di confrontare le diverse fonti all'interno di una panoramica ragionata.

Una nuova interfaccia?
Questa serie di esigenze possono tradursi anche in una nuovo modello di interfaccia.

La distribuzione grafica di Cuil rappresenta una possibilità d'impostazione: più colonne, maggiore utilizzazione dell'intera schermata, spazio minimo per una descrizione aggiuntiva. Un pò come l'home page di Chrome, con le sue miniature dei siti più visti dall'utente.

Stiamo parlando insomma di qualcosa di nuovo rispetto al mono colonna Google, che poi è lo stesso format di tutti i principali motori di ricerca. Siamo stati abituati ad una linearità interrotta solo da eventuali annunci pubblicitari, segnalazioni video o mappe geografiche: tremendamente usabile ma ormai, forse, un pò limitativa per la ricchezza multimediale della rete.

Certo, Big G permette ricerche precise per ambito: blog, video,... ma ora serve qualcosa di più sintetico e aggregante.

Aggregazione
E aggregazione è forse il termine forte per l'immaginazione, l'obiettivo macro da realizzare. In una rete sempre più densa di contenuti, il motore di ricerca si consolida come un punto di riferimento e di filtro per non smarrirsi.

Lo stanno già facendo i soliti Google (IGoogle) e Yahoo! ma anche qui c'è da lavorare e, forse, l'impostazione di Facebook può diventare un modello su cui ragionare.

Mi riferisco alla possibilità di incorporare applicazioni esterne in modo libero e, ancora più interessante, il fatto di poterle creare da zero.

In conclusione
Abbiamo troppe aspettative verso l'erede? È forse un pò troppo per un motore di ricerca? Io credo di no: i confini e le definizioni tendono a sfumare e per il futuro dobbiamo aspettarci qualcosa di sempre più ampio e allargato. In fondo per "spodestare" Google servirà uno strumento nuovo e particolarmente sorprendente: auguriamo buon lavoro e tanta fantasia ai pretendenti.


: Nicola Ferrari

Google e i link a pagamento

La campagna di Google contro i link testuali a pagamento: analizziamo quali sono gli aspetti emersi riguardo a questo tema controverso. Vendere link è contrario alle linee guida di Google? Come comportarsi per evitare perdita di ranking?

La cronaca degli eventi
Il 14 Aprile del 2007 sul blog di Matt Cutts (noto esponente del quality group di Mountain View) appare un post nel quale egli invita gli utenti a segnalare, tramite l'apposito modulo per lo spam report di Google, siti contenenti link a pagamento, inserendo la parola "paidlink" nel campo relativo al tipo di infrazione da denunciare.

In realtà, già dal 2005 nel suddetto blog si cominciava a discutere riguardo all'influenza negativa sui risultati delle ricerche indotta dal meccanismo dei link testuali a pagamento.

Ma con questo intervento di Aprile viene per la prima volta stabilita e resa esplicita una strategia ben precisa da parte di Google: tramite la raccolta delle informazioni dallo spam report sarà possibile modificare gli algoritmi del motore di ricerca con il fine di penalizzare siti web che contengano la fornitura, dietro compenso, di link utili a trasmettere (e quindi di fatto "vendere") PageRank.

Il 21 Agosto 2007 alla conferenza SES (Search Engine Strategies) di San Jose viene dedicata una sessione all'argomento con l'emblematico titolo "Are Paid Links Evil?". Il sottotitolo era "Search engines, especially Google, say don't do 'em. But some search marketers say paid links work. Are paid links subverting search quality? Or are they simply a fact of life, here to stay? We explore the issues, in this session."

Già in fase di presentazione della discussione appare dunque netta la presa di posizione nei confronti dei paid links, giudicati in grado di "sovvertire la qualità delle ricerche".

Durante questa sessione Matt Cutts sosterrà che i link a pagamento in grado di passare PR sono contrari alle linee guida di Google, etichettandoli come "spazzatura" e promettendo interventi da parte del motore di ricerca, sia in fase di elaborazione degli algoritmi sia con l'apporto dei quality rater "sguinzagliati" da Mountain View.

Più recentemente l'intervento di Cutts, postato sul notissimo Search Engine Journal il 29 Ottobre 2007, annuncia che l'ultimo aggiornamento del PageRank avrebbe colpito, con una penalizzazione in termini di valore assegnato, proprio i siti contenenti link a pagamento in grado di trasmettere PageRank. Di seguito un estratto:

"The partial update to visible PageRank that went out a few days ago was primarily regarding PageRank selling and the forward links of sites. So paid links that pass PageRank would affect our opinion of a site."

Opinioni e soluzioni
Inutile segnalare la quantità di commenti, critiche o vere e proprie accuse, mosse da alcuni protagonisti del settore, riguardo alle diverse esternazioni di Matt Cutts, e le richieste di spiegazioni più chiare sullo spirito e in particolare sulla la natura pratica di queste penalizzazioni promesse e/o attuate.

L'impatto di simili operazioni infatti non sarebbe indifferente soprattutto per gli operatori che negli anni, studiando gli sviluppi delle SERP, hanno creato significativi business legati ai Links Ads. E in questo senso sono considerabili logiche le proteste e le critiche, in quanto appare evidente l'entità del danno in caso di penalizzazioni o ban da parte di una delle prime fonti di traffico presenti nel web, appunto Google.

Negli ultimi anni infatti l'evoluzione degli algoritmi dei motori di ricerca ha gradualmente aumentato il peso degli link ricevuti dai siti web ai fini del posizionamento. Il meccanismo del PageRank di Google in particolar modo, una formula in grado di assegnare un valore ed esternarlo tramite la celeberrima "barretta verde", ha riscosso un successo netto, creando di fatto un "mercato" di link florido e, fino ad oggi, in continua espansione. Link in grado di aumentare la popolarità di un sito, il suo livello di PageRank, e in definitiva di determinarne un miglior posizionamento nelle SERP.

La compravendita di collegamenti ha in alcuni casi generato sopravvalutazioni di siti web, in grado di ottenere alti punteggi di PageRank indipendentemente dalla qualità e popolarità dei contenuti, servizi o prodotti offerti, ma piuttosto semplicemente acquistando link da altri siti più autorevoli (in termini di ranking).
Questi avvenimenti non hanno evidentemente garantito (agli occhi degli esperti di Google) il rispetto di criteri di qualità e veridicità nell'assegnazione del PR, in alcuni casi favorendo nelle SERP siti web disposti a comprare i propri link, a discapito di progetti validi spinti da un principio di concorrenza leale, fondato cioè su link in entrata generati spontaneamente.

Tra le critiche più diffuse sulla scelta di Google ci sarebbe l'accusa, rivolta al motore di ricerca, di una volontà discriminatoria (se non monopolistica) nei confronti delle sponsorizzazioni tramite link concorrenti rispetto ai programmi Adsense/Adwords.

Il tutto sarebbe quindi, secondo le contestazioni, deleterio per l'autonomia e l'autodeterminazione di un mercato sul quale molte sono le aspettative (e gli investimenti) di soggetti grandi e piccoli: la pubblicità on line.

A questo proposito in realtà è necessario chiarire un punto fondamentale della vicenda: di fatto Matt Cutts e Google non hanno in nessun modo posto sotto osservazione o penalizzazione la vendita di link in quanto tale, ma esclusivamente la presenza di link a pagamento in grado di "passare" PageRank.

Come è possibile leggere da una revisione del post di Matt Cutts, Google ritiene assolutamente consentito, senza incorrere in svalutazioni di nessun genere, inserire link sponsorizzati nelle proprie pagine, evitando però che essi influiscano sul ranking assegnato dai motori di ricerca.

A tale scopo è possibile ad esempio utilizzare l'apposito tag "nofollow" all'interno di ciascuno collegamento pubblicitario, come nel presente codice:


Questo tag è in grado di impedire allo spider del motore di seguire il link e di conseguenza permette di non influenzare il PR del sito collegato (e il posizionamento dello stesso nelle SERP).

Un'altra soluzione indicata da Matt Cutts è quella di inserire o indirizzare i link verso pagine interdette ai motori di ricerca tramite appositi comandi nel file robots.txt:

Per escludere una directory:
User-agent: *
Disallow: /directory da escludere/
Per escludere una pagina:
User-agent: *
Disallow: /pagina.htm

Per certi versi quindi la politica di Google nei confronti dei link a pagamento non apparirebbe dettata da fini monopolistici o repressivi, ma assolutamente coerente con le linee guida per i webmaster, e in linea con il perenne studio di algoritmi in grado di avvicinare sempre di più i risultati delle ricerche a criteri di attinenza e qualità. Ma nella comunità i dubbi sull'opportunità e le finalità di queste misure rimangono, e i comportamenti futuri del colosso californiano forse aiuteranno a fare maggiore chiarezza

: Roberto Federico

Quegli strani avvisi di Google

"Siamo spiacenti... ... ma non possiamo elaborare la tua richiesta in questo momento. Un virus o un'applicazione spyware ci sta inviando richieste automatiche e sembra che il tuo computer o la tua rete siano stati infettati."

Alcuni di voi potrebbero probabilmente supporlo. Tuttavia non ci troviamo di fronte ad un comune messaggio di un antivirus per computer, bensì ad un avviso di Google che, qualche volta, potrebbe apparire al posto di una ricerca. Non ci credete? Ecco una prova in italiano (riproducibile):

e l'originale versione in inglese.
Quindi Google si è messo a produrre un antivirus? Anche in questo caso la risposta è no. Più semplicemente, da un anno a questa parte Google ha iniziato a prendere evidenti precauzioni in termini di sicurezza su due fronti:

da un lato per l'utente, con l'intento di salvaguardare la sicurezza del navigatore fornendo avvisi per siti potenzialmente pericolosi. Su questo argomento consiglio di leggere l'articolo Google e Stopbadware;
dall'altro lato per la stessa Google. L'obiettivo del motore di ricerca è quello di cautelarsi il più possibile rispetto al fenomeno delle query automatiche, peraltro vietate dai termini d'uso di Google, generate al fine di ottimizzare risorse e prestazioni.
Ed è proprio il secondo punto ad aver richiesto, da parte di Google, l'implementazione di alcune misure di sicurezza preventive al fine di limitare l'uso indiscriminato dello scraping, una tecnica che si basa sulla richiesta ed analisi di una pagina web da cui viene 'scaricato' l'intero contenuto. L'obiettivo, inutile dirlo, è quello di eseguire query automatiche via Google, estrapolarne i risultati e gestire le informazioni attraverso tool o interfacce sostitutive a Google.

Quali sono le cause di questo messaggio?
Arriviamo dunque al succo del discorso: quali sono le cause che possono portare Google a mostrare questo messaggio?

Nonostante il contenuto del messaggio faccia riferimento alla possibile presenza di un virus o di qualche spyware sul vostro computer, non lasciatevi prendere dal panico.

L'ipotesi che realmente il vostro computer sia infetto è assolutamente remota, soprattutto nel caso in cui stiate leggendo questo articolo e le vostre competenze siano tali da far presupporre piuttosto l'uso di strumenti avanzati di monitoraggio per SEO.

Sono infatti questi software che, nella maggior parte dei casi, Google riesce ad individuare con una certa facilità. Tra i software più a rischio risultano:

Strumenti di analisi del posizionamento
Strumenti per l'analisi delle keyword
Strumenti per calcolare il page rank o ottenere informazioni su un sito in SERP
Tra questi programmi rientrano nomi noti, come ad esempio WebCEO o Keyword Analyzer. In passato, alcuni di questi strumenti sono anche stati bannati dagli indici di Google per violazione ripetuta delle TOS.

Attenzione, questo non significa che non dobbiate usare questi strumenti... solo siate scaltri nel configurarli in modo tale che il loro uso delle query automatiche non sia eccessivo in un breve lasso di tempo.

Disabilitazione totale o per query
Il messaggio di errore che avete visto nello screenshot non è il solo avviso che potreste incontrare. Esistono infatti due tipi di precauzione:

Limitazione delle ricerche per la singola query, ovvero la casistica identificata nello screenshot pubblicato in apertura. In questo caso Google tenta di prevenire un comportamento che sembra essere ricondubile ad un singolo worm/spyware/virus circoscritto a specifiche query.
Limitazione delle ricerche allargata che, come mostra lo screenshot seguente, si estende a qualsiasi query verso il motore di ricerca per un arco di tempo imprecisato. Questo è il caso "più problematico". Google ha individuato che dal computer (o dalla rete in caso di intranet) è stato inviato un numero eccessivo di query, normalmente riconducibile ad una infezione o all'uso di software. In questo caso, per ogni query successiva è richiesta la digitazione di un codice CAPTCHA che autentica la richiesta come se fosse proveniente da una persona.
Non tutte le query sono uguali
L'utilità o meno di questo sistema, così come la sua efficacia sono argomenti al di fuori dallo scopo di questo articolo.

La parte più interessante del sistema, a mio avviso, è verificare come lo stesso sia modellato anche in base ai reali pericoli della rete. Questo significa sostanzialmente che il "peso" attribuito ad ogni query da Google per determinare, in combinazione con il fattore frequenza, la corrispondenza ad una query anomala è diverso da query a query.

Potremmo dire che la probabilità che la query sia "maligna" è data dal superamento di una soglia di sicurezza, corrispondente in modo banale ad un valore. Così come avviene ad esempio per i filtri antispam nell'email, ogni query parte da un valore 0 al quale vengono sommati dei punti a seconda di determinati fattori. Il numero di query è anomalo? Somma +N punti. Il tipo di query è a rischio? Somma +N punti. Il tipo di query è molto a rischio? Somma +N*2 punti.

Questo significa, ad esempio, che se cercate rapidamente con la query Powered by PhpBB saltando tra pagine non consecutive, potrebbe capitarvi di visualizzare il messaggio più facilmente che se cercate il mio nome.

Il motivo alla base di questo sistema è tutto sommato semplice da capire. Alcuni worm hanno obiettivi specifici, come spiegato sul blog sicurezza di Google, ad esempio quello di identificare vulnerabilità su piattaforme tendenzialmente a rischio come PhpBB. In una scala di pericolosità, invece, una query per il mio nome suscita minore preoccupazione... e certo, sono mica Kevin Mitnick io!

Come prevenire il problema
Prevenire è meglio che curare. La prevenzione, in questo caso, consiste nel limitare l'uso di software che inviano richieste automatiche a Google. Una sana manutenzione al proprio computer, tuttavia, non guasta mai, giusto per essere sicuri che il vostro hard disk non assomigli ad un allevamento intensivo di virus.

: Simone Carletti

Cosa gli spider dei motori di ricerca non sanno fare

Search Engine Strategies, forum SEO e blog sul posizionamento: non c'è un'occasione dove non si senta parlare, o non si legga, delle caratteristiche dei motori di ricerca, delle regole da seguire per una corretta indicizzazione e dei suggerimenti da tenere in considerazione.

Sebbene questi elementi siano in realtà la sostanza di un corretto posizionamento, è bene considerare che si tratta del risultato dell'interpretazione delle capacità dei crawler dei motori di ricerca. Mi spiego meglio.

Si sente spesso che è importante limitare il numero di parametri in querystring al fine di garantire la corretta indicizzazione della pagina web. Perchè? La risposta è tutto sommato semplice e deriva da alcune limitazioni dei crawler meno evoluti che potrebbero incappare in loop o duplicazioni automatiche a causa di eccessivi parametri o una configurazione errata del sito web. Risultato? Le pagine non verranno indicizzate.

Insomma, praticamente ogni buona regola per una corretta indicizzazione deriva da quello che i crawler dei motori di ricerca sanno e non sanno fare. Giusto! Ma allora, cosa non sanno fare i motori di ricerca, oggi? Andiamo a scoprire alcune limitazioni, desiderate o indesiderate, dei crawler. Conoscerle ci aiuterà a progettare meglio un sito web ed agevolare l'indicizzazione.

Gestire i Cookie
I motori di ricerca non sanno gestire i cookie o, più semplicemente, gestirli potrebbe non risultare così interessante agli occhi dei motori di ricerca.

Ogni qual volta che il crawler accede ad una pagina del vostro sito ogni cookie inviato scade nell'esatto momento in cui termina la richiesta del crawler, indipendentemente che si tratti di un cookie di sessione o di un cookie datato. Ogni successiva richiesta del crawler non conterrà traccia dei cookie precedentemente inviati e quindi sono sarà possibile risalire a proprietà precedentemente impostate.

In pratica, i crawler non potranno quindi portare avanti un processo di acquisto in un e-commerse se il carrello è gestito via cookie (beh, dubito comunque che sia di vostro interesse un acquisto da GoogleBot), così come non potranno seguire percorsi di navigazione alternativi basati sull'ultima connessione dell'utente, ovviamente se salvata nei cookie.


In sintesi
Data questa limitazione è bene non affidare ai cookie dati che possano limitare la navigazione del sito. Ad esempio, implementare un controllo sulla capacità di gestire i cookie ed inviare il client ad una pagina di errore se il controllo fallisce non è certo una soluzione utile. Qualsiasi crawler di un motore di ricerca finirà sempre, inesorabilmente, nella pagina di errore ed il vostro fantastico sito da 10.000.000 di pagine non verrà neanche visto di striscio!

Gestire le Sessioni
L'argomento sessioni è tutt'altro che banale. Prima di procedere è bene chiarire brevemente il valore delle sessioni ed il loro funzionamento.

Il funzionamento della sessione
Poiché il protocollo HTTP è senza stato, ovvero non conserva alcuna informazione tra una richiesta e l'altra, per poter garantire interazioni avanzate tra utenti e siti web, come una transazione di commercio elettronico, è stato neceessario introdurre il concetto di sessione. Ogni qual volta vi connettete ad un sito web, il web server che lo gestisce genera un identificativo univoco chiamato ID di sessione che vi rappresenterà per un limitato periodo di tempo. In questo modo, sarà possibile associare alla vostra sessione una serie di dati caratterizzanti, come ad esempio il vostro nome utente se siete autenticati nel sito, oppure la lingua preferita per permettervi di navigare agevolmente su un sito tradotto in più versioni.

Ora arriviamo al punto cruciale: nella maggior parte dei casi, anzi praticamente sempre, i crawler non sanno gestire le sessioni. Il motivo è sostanzialmente una conseguenza dell'incapacità di usare i cookie e della natura multi-threading dei crawler. Vediamo insieme cosa significa.

L'ID di sessione, generato dal server, deve essere salvato dal client in qualche modo. Il modo predefinito è un cookie, un semplice cookie che contiene l'ID univoco e scade al termine della sessione stessa, in genere 20 minuti. Poiché abbiamo appena visto che i crawler non sanno gestire i cookie, la sessione non può essere salvata e di conseguenza i crawler non sanno gestire le sessioni.

Esiste un'alternativa. Nel caso in cui il web server si accorga che il client non è in grado di gestire i cookie, può essere configurato in modo da appendere l'identificativo di sessione ad ogni URL richiamata nel sito. Ecco alcuni esempi di session ID generata in Java:

http://www.sito.com/pagina.jsp;jsessionid=7E8C3C2594D3CFB297CF75218E3537B5.acaps1
Ed ecco un esempio per PHP:

http://www.sito.com/pagina.php?PHPSESSID=062b4f2d4dcb85d7dd56f09c3e809f9f

Problema risolto? Al contrario! Passare la Session ID via querystring è uno degli errori più grandi che possono penalizzare un sito web nella fase di indicizzazione. Vediamo perché.

Passare l'ID di sessione in querystring è pericoloso!
La SessionID è univoca per ogni sessione utente, giusto? Quindi se io mi connetto 5 volte in 5 giorni avrò 5 session ID differenti. Se un crawler si connette 10 volte a questo indirizzo

http://www.sito.com/pagina.php
gli verranno assegnate 10 session ID differenti, a meno di non conservarne una arrivando da un link con una session ID in querystring. Andiamo avanti nel ragionamento.

I crawler supportano il multi threading. Ovvero, potreste trovarvi sul vostro sito un singolo crawler così come 15 crawler contemporaneamente che analizzano 15 aree differenti.

Ora è il momento dei conti. Se io ho 15 istanze di GoogleBot contemporaneamente sul mio sito, ognuna delle quali genera una media di 10 sessioni id differenti ipotizzando che non arrivi da una pagina con id di sessione, avrò che il web server genererà ben 150 id di sessione differenti solo per Google e solo in pochi minuti.

Ma a questo punto, ecco che la mia pagina

http://www.sito.com/pagina.php
se io passo in querystring il valore della sessione potrebbe trasformarsi in

http://www.sito.com/pagina.php?PHPSESSID=835564f65c7df92e0d2eb667168c82f9
http://www.sito.com/pagina.php?PHPSESSID=062b4f2d4dcb85d7dd56f09c3e809f9f
http://www.sito.com/pagina.php?PHPSESSID=91a78f9969da61bd991a78f9969da61d
http://www.sito.com/pagina.php?PHPSESSID=3ef1d9428cf275202016b31c23545ffa
http://www.sito.com/pagina.php?PHPSESSID=2015ca2f2b2235e6090c9007aa281f62
ed altre 145 versioni differenti! Una pagina per 145 (ed oltre) indirizzi: è un attimo che un crawler non evoluto identifichi (erroneamente) il sito come contenuti duplicati ed escluda le pagine dal processo di indicizzazione.

Potrei portarvi almeno una decina di esempi che vi dimostrano quest'affermazione ma trattandosi di clienti ho qualche limitazione. Ad ogni modo fate una prova. Scegliete dei siti che passano la session id in querystring e dei quali conoscete precisamente il numero di pagine da cui sono composti. Eseguite una ricerca in Google per identificare il numero di pagine indicizzate e confrontatelo con il numero di pagine totali. Quasi sicuramente sarà minore!

In Sintesi
Nella quasi totalità dei casi, per un motivo o per l'altro, i crawler non supportano le sessioni e dunque qualsiasi valore salvato in una sessione precedente viene perso È bene non affidare alle sessioni, così come ai cookie, elementi determinanti per la navigazione del sito.

Ad esempio, salvare la lingua scelta in una sessione e portare l'utente sempre sulla stessa pagina modellandola in base alle preferenze è un comportamento che può causare l'impossibilità del crawler di analizzare la pagina.
Interpretare JavaScript
Arriviamo alla fatidica domanda: i crawler leggono JavaScript?

Consapevole che generalizzare è difficile, ad ogni modo la risposta è SI. Avete letto bene, la risposta è sì soprattutto se si parla di crawler più evoluti come quello di Google. Attenzione bene però, ho scritto che i crawler leggono JavaScript ma questo non significa che lo interpretino e lo eseguano.

Sebbene questi 3 termini vengano usati troppo spesso come sinonimi, in realtà non lo sono per nulla. Chiariamo dunque una volta per tutte la questione, ripeto, consapevoli che ogni crawer ha nel suo piccolo caratteristiche differenti.

I crawler leggono JavaScript
I crawler, in particolare quelli più evoluti come Google, leggono JavaScript molto spesso appositamente. Sono in grado di leggere i file JavaScript e seguire le relazioni esterne indicate nel tag
dato che, per quanto funzionali e comodi a dirottare rapidamente l'utente verso una pagina completa (ad esempio l'home page), di fatto rappresentano una causa molto probabile di penalizzazione o ban da parte dei motori di ricerca, in quanto da essi considerati spam.

5) se abbiamo previsto contenuti sostitutivi, proponendo ai motori di ricerca di "ignorare" le pagine contenute nei frame, con l'uso di attributi nofollow sui link diretti a tali pagine, congiuntamente all'esclusione delle cartelle o dei singoli documenti nel file robots.txt.

In conclusione quindi, qualora l'uso dei frame sia indispensabile, sarà necessario seguire i comportamenti precedentemente illustrati, mentre, nell'iniziare un nuovo progetto web, esso è vivamente sconsigliato, soprattutto se si desidera ottenere una buona risposta da parte dei motori di ricerca e mantenere un buon livello di usabilità per i visitatori.

: Roberto Federico

Google e StopBadware

This site may harm your computer o se preferite l'italiano Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer.

Se qualcuno se lo stesse chiedendo, non sono impazzito e neppure sono stato ingaggiato per mettere in cattiva luce luce HTML.it. Quello che leggete ad inizio articolo è l'avviso, più o meno allarmante, che da qualche tempo compare a fianco di alcuni siti tra i risultati di Google, come lo screenshot seguente documenta (click sull'immagine per visualizzare lo screenshot completo):

Figura 1 - Screenshot di una SERP di Google con avviso


In questo articolo scopriremo meglio di cosa si tratta e, potendo parlare per esperienza vissuta, cercherò di fornirvi qualche indicazione utile per prevenire ma soprattutto "curare" questo problema.

A cosa fa riferimento questo avviso?
Dovete sapere che, a partire dall'inizio di febbraio 2007, Google ha attivato un servizio per segnalare agli utenti siti che potrebbero risultare potenzialmente pericolosi. Il servizio è attivo in collaborazione con il sito StopBadWare.org, un'organizzazione che si prefigge lo scopo di raccogliere e catalogare le segnalazioni di siti pericolosi.

Bene, direte voi a questo punto, ma cosa si intende per siti pericolosi?

Per siti pericolosi si intendono soprattutto quei siti che durante la navigazione potrebbero installare programmi dannosi al computer dell'utente, come spyware o dialer. Siti ricchi di popup con contenuti non esclusivamente sicuri, siti che riportano a loro volta un collegamento a siti definiti come a rischio.

Più marginalmente, questa lista include siti il cui obiettivo è phishing o frodi in termini di contenuti ed informazioni pubblicate.

Come anticipato in apertura, Google in collaborazione con StopBadWare ha attivato un servizio che, almeno inizialmente, dovrebbe proteggere l'ignaro utente dall'aprire siti pericolosi. Ma come funziona questo sistema? E soprattutto... funziona?

Il funzionamento del servizio di Google e StopBadWare.org
Procediamo con ordine, vedendo innanzitutto come si comporta questo servizio. Il motore dell'analisi è, contrariamente a quanti molti affermano, opera di StopBadWare.org. Questo sito si occupa di raccogliere e catalogare siti pericolosi. Le segnalazioni arrivano sia da Google, probabilmente grazie ad alcuni recenti aggiornamenti dell'algoritmo, sia dagli utenti stessi che possono inviare la loro segnalazione.

StopBadWare analizza singolarmente ogni report secondo le proprie linee guida e procede con la creazione di una lista di siti problematici. Questa lista è consultabile pubblicamente attraverso la navigazione ed un motore di ricerca interno.

A questo punto interviene Google.

Al fine di offrire dei risultati più sicuri, spiega Google, i risultati delle ricerche sono stati perfezionati integrando degli avvisi a fianco di ogni sito che sia contenuto nella blacklist.

Cosa succede se il vostro sito entra in blacklist?
Poco per volta arriviamo al punto cruciale del problema, ovvero: cosa succede se il vostro sito viene inserito in questa blacklist pericolosa?

Innanzi tutto sotto ad ogni titolo associato al vostro sito nei risultati di Google comparirà l'avviso che avete potuto leggere ad inizio articolo: This site may harm your computer. Nessuna altra modifica visibile compare nelle SERP.

La reale differenza si nota nel momento in cui un utente tenta di accedere ugualmente al risultato in lista. Invece di essere indirizzato direttamente alla pagina indicata, l'utente viene indirizzato verso una pagina intermedia che mostra un allarmante avviso, scritto a caratteri cubitali, che recita (click sull'immagine per visualizzare lo screenshot completo):

Attenzione - il sito al quale stai per accedere potrebbe contenere software dannoso per il tuo computer!

Figura 2 - Screenshot dell'avviso di Google


Oltre ad una serie di informazioni aggiuntive, la pagina riporta il collegamento all'URL precedentemente selezionato, nel caso l'utente desiderasse accedere ugualmente alla pagina. Non sempre l'indirizzo risulta "attivo" ma nella maggior parte dei casi va copiato ed incollato manualmente nella barr degli indirizzi del browser.

Dopo un percorso così tortuoso, quanti utenti pensate siano ancora interessati ad accedere alla vostra pagina? Come? Si avete ragione, la risposta è pochi!
Come prevenire l'inserimento in blacklist?
La prevenzione può avvenire esclusivamente con un'attenta ed adeguata analisi periodica e continuativa del sito, dei suoi contenuti e delle risorse pubblicate. In aggiunta, è fondamentale una scelta attenta e selezionata dei fornitori di pubblicità.

Figura 3 - Screenshot della notifica via Google Webmaster Tools


In secondo luogo, c'è da segnalare che Google ha recentemente introdotto un sistema di notifica che, in caso si verifichi una situazione di questo genere in condizione di buona fede, provvede ad inviare un'email al proprietario del sito provando indirizzi comuni come webmaster@nomedominio oppure info@nomedominio. Assicuratevi di disporre almeno di uno di questi indirizzi email.

Il pannello Google Webmaster Tools è un ottimo centro di controllo da tenere sempre sott'occhio. Nel caso di anomalie, un messaggio avvertirà della presenza di contenuti dannosi nel sito fornendo indicazioni e collegamenti utili per individuare il problema.

Cosa fare nel caso si entri nella blacklist di StopBadWare
Il sistema progettato da Google e StopBadWare non è infallibile e può capitare che un sito venga incluso per errore nella blacklist. Vediamo dunque come comportarci nel caso si presenti questa spiacevole situazione.

Controllare attentamente il sito
La prima attività deve essere quella di controllare attentamente l'intero sito. Non dimentichiamo di analizzare il nostro sito attraverso il pannello di controllo di Google Webmaster Tools che molto probabilmente riporterà una lista di URL che sono stati individuati come pericolosi.

Il primo passo è analizzare quegli indirizzi e correggere il problema, isolando la causa.

Inviare comunicazione a StopBadWare
Identificato e corretto il problema, è tempo di inviare comunicazione a StopBadWare seguendo queste semplici istruzioni fornite da Google. Inviate un'email, in inglese, a appeals@stopbadware.org specificando quale ritenete sia stata la causa dell'inserimento nella blacklist e quali sono le azioni correttive che avete eseguito.

StopBadWare provvederà ad analizzare la richiesta e fornire una risposta in 10 giorni lavorativi. In attesa della comunicazione potete eseguire verifiche direttamente interrogando il motore di ricerca presente nel sito. è ragionevole ritenere che se il sito viene rimosso dall'indice interno la risposta sarà positiva.

Attendete conferma scritta
Se vi siete comportati correttamente StopBadWare vi invierà conferma della rimozione del sito dall'elenco di quelli pericolosi e comunicherà i nuovi aggiornamenti a Google. A questo punto siete oramai verso la fine di questa brutta esperienza, non vi resta che attendere che Google aggiorni il proprio indice.

Dall'esperienza personale posso dirvi che sono passati circa 5-10 giorni dal mio invio dell'email a StopBadWare fino alla sua risposta. Contemporaneamente alla ricezione della conferma Google rimuoveva l'avviso associato alle pagine del mio sito.

In conclusione
Analizzare se il funzionamento di questo servizio sia efficace o meno non è obiettivo di questo articolo, nonostante abbia già avuto modo di esprimere la mia opinione e ritenga che ci siano diverse aree di miglioramento.

In sintesi, ricordatevi che non è solo importante mettere online un sito ma è altrettanto fondamentale assicurarsi che il tutto funzioni nel migliore dei modi!

Simone Carletti

Server e posizionamento

Tra le molte variabili determinanti per il posizionamento nei motori di ricerca di un sito web è opportuno prendere in considerazione fattori non legati strettamente all'ottimizzazione delle pagine o alla link popularity.

Le caratteristiche dello spazio web che ospita il sito possono in alcuni casi creare problemi alle performance, vanificando i nostri sforzi di Seo, limitandone, anche in modo determinante, l'efficacia. La corsa al risparmio a tutti i costi nell'acquisto di un servizio di hosting o la scarsa attenzione riguardo alle specifiche dello stesso, possono in alcuni casi essere controproducenti.

Analizziamo quindi alcune caratteristiche dello spazio web che, se presenti, possono "metterci al riparo" dai problemi più noti:

Velocità e affidabilità del server
Indirizzo IP
File .htaccess e mod_rewrite
Redirect 301
File di log del server
Locazione geografica del server
Velocità e affidabilità del server
La velocità di risposta del server è un elemento fondamentale per almeno due fattori.

In primo luogo per quanto concerne la navigazione degli utenti, in quanto un sito lento nel caricare le pagine può determinare la fuoriuscita da parte del visitatore, stanco di tempi di attesa eccessivi.

La seconda ragione è legata alle visite degli spider dei motori di ricerca. La lentezza del server può essere infatti causa di indicizzazioni parziali del sito, oltre che di un calo nelle posizioni in serp conquistate. Questo perché sembra che molti motori, in primo luogo Google, considerino tra i fattori di qualità delle pagine atti a determinarne il posizionamento, anche la velocità di caricamento delle pagine stesse.

Per evitare a priori questo tipo di handicap può essere utile richiedere un server dedicato, specie nel caso in cui il nostro progetto si caratterizzi per consumi di banda e di memoria elevati, ad esempio perché caratterizzato da un traffico rilevante.

Indirizzo IP
L'indirizzo IP assegnato ad un sito è spesso comune a migliaia di altri. Esistono punti di vista diversi riguardo all'importanza di possedere un IP dedicato, e due sostanziali motivi di discussione:

1. Condividere penalizzazioni

La presenza di uno o più siti che facciano uso di tecniche scorrette e subiscano delle penalizzazioni o ban, determinerebbe un "contagio" dell'intero indirizzo IP e quindi anche di siti "innocenti". Si tratta di un'ipotesi parzialmente opinabile, in quanto è presumibile che i meccanismi di verifica dei principali motori siano ormai sufficientemente sofisticati da identificare e colpire in maniera precisa i trasgressori.

2. Ottenere un punteggio più basso

Non si esclude che Google e altri motori possano assegnare un maggior valore a siti con indirizzo IP dedicato. Onde evitare entrambe le eventualità sopra descritte è consigliabile comunque propendere per un IP dedicato.

Per verificare l'IP assegnato al nostro sito e scoprire con quali altri esso sia condiviso è possibile utilizzare questo strumento: Reverse IP Domain CheckFile

.htaccess e mod_rewrite
Per i server Apache esiste un file di testo, .htaccess, che consente diverse operazioni avanzate, tra le quali una particolarmente utile lato Seo: la riscrittura di Url Seo friendly.

Risulta infatti assodato che la creazione di pagine statiche sia un vantaggio, sia in fase di indicizzazione da parte degli spider, che al fine di una migliore tematizzazione dei contenuti, ergo, del posizionamento degli stessi.

Per questo è necessario ottenere da chi ci offre l'hosting la possibilità di configurare tale file, e con l'aiuto del modulo mod_rewrite, di rinominare le Url.

Redirect 301
Altra funzione utile anche del file .htaccess è quella di poter impostare un redirect 301, ad esempio per contenuti che abbiano cambiato Url, e per i quali è possibile reindirizzare sia utenti che spider dei motori di ricerca, evitando doppioni delle stesse pagine negli indici, e trasferendo il ranking sui nuovi indirizzi.

Questo strumento è utilizzabile anche per reindirizzare più domini che puntino allo stesso sito, cosa che, senza una configurazione ottimale, porterebbe, anche in questo caso, a duplicati negli indici dei motori di ricerca, con il rischio di subire penalizzazioni, ad esempio in Google, per effetto del filtro antiduplicazione.

File di log del server
Gli accessi ricevuti da un sito vengono registrati in files di log. Il loro utilizzo può essere indispensabile per la rilevazione ed elaborazione di statistiche di accesso dettagliate (in grado di sviscerare accessi, pagine visitate, referrer, chiavi di ricerca, provenienza e molti altri dati preziosi), o per analizzare i comportamenti, sulle nostre pagine, degli spider dei motori di ricerca.

È quindi bene che il nostro fornitore di hosting ci conceda l'accesso a tali file.

Locazione geografica del server
Tra le caratteristiche che possono aiutare a posizionare nel migliore dei modi un sito in una determinata lingua, si identifica spesso la locazione, il luogo fisico, in cui si trova fisicamente il server.

Se ad esempio i nostri contenuti sono in francese, avremo "una marcia in più", su molti motori, se oltre a costruire contenuti e reperire link d'oltralpe, il nostro server si troverà effettivamente in territorio francese o comunque in un luogo con utenza prevalente francese.

Per questo è consigliabile, anche se non determinante, acquistare un hosting nel territorio di appartenenza del nostro target di utenti.

Conclusioni
Va precisato che molte delle caratteristiche indicate sono il più delle volte minimamente responsabili di un migliore o peggiore posizionamento nei motori, legato invece in modo determinante a solidi interventi di ottimizzazione e link popularity, oltre che, naturalmente, ai contenuti.

Infine è bene notare che non sempre la qualità di un hosting è direttamente proporzionale al costo dello stesso. Esistono soluzioni in grado di fornire la maggior parte delle possibilità e configurazioni qui esposte, garantendo un sereno lavoro Seo, a prezzi molto competitivi.

Roberto Federico

Avviare un progetto di Web Analytics

Uno degli errori più comuni quando ci si trova ad analizzare un sito web è quello di iniziare con l'installazione di una piattaforma di web analytics convinti di poter ottenere fin da subito informazioni magiche sui visitatori da usare a proprio vantaggio. In realtà, all'avvio di ogni progetto di questo tipo, è fondamentale svolgere alcune attività preliminari con le quali possiamo organizzare il lavoro e permetterci di avere sott'occhio i giusti dati sul traffico del sito in questione.

Come definire gli obiettivi
È impossibile analizzare un sito web nella sua totalità. I dati che una piattaforma di web analytics ci mette a disposizione sono moltissimi e ritrovarsi davanti a tabelle, grafici e numeri senza precisi scopi è quanto di più frustrante possa esistere per un web analista. Il primo passo da fare è quindi stabilire quali risposte la nostra analisi dovrà fornire.

Esempi di domande-obiettivi a cui possiamo dare risposte funzionali attraverso la web analytics sono:

Quali sono le parole chiave più redditizie per il mio business e che cosa posso fare per guadagnare di più?
Quali sono i principali problemi di usabilità che portano gli utenti ad abbandonare il sito durante la conclusione di un acquisto?
Quanto devo spendere e che cosa devo fare per aumentare del 10% il fatturato del mio sito?
Imporsi di lavorare in questo senso ci permette di sapere sempre dove andare a cercare le informazioni di cui abbiamo bisogno, mantenendo il focus dei nostri studi in contesti specifici.

Conoscere il sito da analizzare
Spesso capita di dover analizzare siti di cui inizialmente non conosciamo la struttura. In questi casi è fondamentale navigare il sito fino a conoscerne ogni angolo più nascosto, provando percorsi di acquisto, moduli di contatto e quant'altro compreso. In questa fase, oltre ad assimilare il sito è importante prestare attenzione alle URL ed agli eventuali parametri presenti, ai JavaScript utilizzati (soprattutto nei link), ai cookies "prodotti" dal sito e soprattutto ai punti di conversione. Per tenere traccia di tutto ciò possiamo utilizzare una mappa mentale per annotare la struttura delle pagine ed utilizzare un foglio excel per appuntare le altre caratteristiche.

Una volta in possesso di questi dati avremo davanti un quadro completo del sito da analizzare, a cui potremo fare riferimento quando ci troveremo a leggere i dati dalla piattaforma di web analytics.

KPI - Key Performance Indicators
Definiti i contesti di analisi (obiettivi) e presa confidenza con il sito da studiare, arriva il momento di stabilire su quali metriche possiamo fare affidamento (KPI) per trovare le risposte che cerchiamo. Ad esempio, se stiamo studiando l'usabilità del percorso di acquisto di un e-commerce ci sarà utile sapere quanti utenti abbandonano tale percorso. Oppure, se stiamo studiando l'efficacia delle nostre landing page potremmo considerare, tra i vari fattori, il bounce rate (frequenza di rimbalzo) e il numero di conversioni generate.

Si tratta in sostanza di scegliere tra le metriche proprie della web analytics, quelle che indicano valori correlati al fenomeno da studiare. Nel primo esempio, sapere che il 75% delle persone abbandonano il percorso di acquisto al modulo di registrazione ci sarà sicuramente d'aiuto! Oppure, nel secondo esempio, sapere che il 90% dei visitatori rimbalza via dalle nostre landing page potrebbe portarci a rivederle tutte, una ad una!

Scegliere i giusti KPI significa prendere coscienza delle proprie esigenze senza perdere di vista il contesto in cui l'analisi deve essere condotta.



Francesco Gori

Strategie di posizionamento: analisi delle chiavi di ricerca

Tra le procedure orientate al posizionamento nei motori di ricerca è determinante la scelta delle parole/frasi chiave con cui ottimizzare le pagine di un sito web, prendendo in considerazione l'efficacia, la concorrenza e l'effettiva capacità di attrarre visitatori interessati ai contenuti.

Di seguito possiamo distinguere le azioni necessarie allo scopo, contemplando le tecniche e gli strumenti utili a operare questa scelta nel modo migliore possibile:

1. Verifica dei contenuti effettivi del sito

2. Verifica della difficoltà e delle tendenze di ricerca

3. Analisi dei competitors usando le serp

1. Verifica dei contenuti effettivi del sito
Necessaria quanto apparentemente scontata è l'analisi delle pagine al fine di trovare quelli che sono i contenuti effettivi, da cui ricavare delle chiavi per l'ottimizzazione del sito.

E' risaputo infatti che tra i fattori "on site" utili al posizionamento di una chiave, un essenziale ruolo è ricoperto dall'effettiva presenza di quella parola o frase all'interno delle pagine, oltre che di suoi sinonimi e termini correlati. Qualora questi contenuti non fossero presenti o lo fossero in maniera troppo limitata sarà necessario creare ex novo contenuti e pagine "civetta" appositamente ottimizzate per le chiavi desiderate.

Da questa prima verifica otterremo quindi una serie di chiavi "grezze" che porteremo alla fase successiva del nostro procedimento.

2. Strumenti per la verifica della difficoltà e delle tendenze di ricerca
Le chiavi di ricerca che abbiamo tratto dal sito dovranno ora essere confrontate con quelli che sono i reali comportamenti degli utenti, per conoscere le possibilità di generare traffico e le concrete potenzialità di posizionamento. Tra i numerosi strumenti più o meno validi presenti sulla rete, ve ne sono alcuni che possono essere decisamente efficaci in quanto basati su quantità di dati molto ampie e riferiti alle ricerche realmente effettuate dagli utenti del web.

Google AdWords
Primi fra tutti sono gli strumenti offerti da Google AdWords, di fatto creati per aiutare gli inserzionisti ad effettuare campagne mirate ed efficaci per la propria pubblicità on line. Considerando che Google ad oggi è tra i motori di ricerca più utilizzati in termini globali, si presume che i dati da esso raccolti siano quanto meno da prendere in seria considerazione; per il nostro posizionamento questi dati sono quindi di grandissima importanza.

Per utilizzare questi strumenti è necessario possedere un account Google ed entrare nella Gestione campagne. Da qui, selezionando lo Strumento per le parole chiave si aprirà un tool veramente molto potente, in grado di fornirci "idee" per la scelta delle nostre chiavi, tutte basate sui dati raccolti dalla società di Mountain View, tra le quali:

Consigli per le chiavi di ricerca correlate ai contenuti delle pagine segnalate. Uno strumento relativamente efficace che si propone di effettuare automaticamente – in sostituzione dell'operatore umano - la scelta delle chiavi descritta in precedenza.
Sinonimi e termini correlati, utili ad "espandere" le nostre chiavi e aumentare le possibilità di intercettare le diverse ricerche degli utenti.
Valutazione del livello di concorrenza di una chiave.
Valutazione del volume di ricerche effettuate con le chiavi, su base mensile oppure annuale.
Altri strumenti
Per molto tempo gli addetti ai lavori hanno utilizzato uno strumento molto apprezzato perché gratuito e in grado di mostrare numeri concreti e termini correlati in riferimento alle ricerche degli utenti. Si trattava del selettore chiavi di Overture, strumento che ha da mesi smesso di funzionare, a favore di un nuovo tool, integrato nel servizio pubblicitario Yahoo Search Marketing. Questo programma, anch'esso nato per gli inserzionisti pubblicitari, offre stime di massima, tratte dai rilevamenti di Yahoo, sulle ricerche mensili.

Da segnalare poi il generatore di parole chiave di Miva (ricerche all'interno del proprio circuito negli ultimi 30 giorni) e il Free Search Term Suggestion Tool di Trellian (un altro strumento parzialmente gratuito che raccoglie statistiche di ricerca da diversi motori).

Per avere un'ulteriore idea sulla competitività delle chiavi con le quali dovremo "gareggiare" c'è anche: uno strumento messo a disposizione su SeoChat che assegna ad una data keyword una percentuale di difficoltà legata al posizionamento in prima pagina.

3. Analizziamo i competitors usando le serp
La prima attività per verificare preliminarmente i competitors per una key è quella di effettuare la ricerca della stessa in un motore. In questo modo è possibile cominciare a "farsi un'idea" della situazione.

Il numero dei risultati trovati dal motore potrebbe sembrare un indicatore utile per valutare la competitività, ma in realtà si tratta di un dato da non considerare come assoluto, in quanto spesso fuorviante: può capitare che una chiave restituisca poche migliaia di risultati, ma che il posizionamento sia molto difficile perché tra quei risultati vi sono numerosi siti ben ottimizzati e competitivi.

Oppure può succedere il contrario, e cioè di visualizzare milioni di risultati che in realtà contemplano moltissimi contenuti legati alla nostra chiave ma facilmente "battibili" dal punto di vista del posizionamento, perché non ben ottimizzati o semplicemente perché contenenti il termine o parte di esso ma solo in modo marginale.

Altro aspetto che potrebbe interessarci è lo studio approfondito dei siti competitors presenti nelle serp, con una valutazione preliminare di:

presenza e la densità della chiave da noi cercata nei titoli e nelle descrizioni
il valore di pagerank delle pagine di arrivo e delle rispettive home page
gli inbound links dei quali essi si avvalgono
Per studiare in modo approfondito queste serp è necessaria un'attività legata alla conoscenza di alcuni semplici comandi per i motori di ricerca.

Immaginiamo di dover posizionare la chiave "ristorante vegetariano" e andiamo a scoprire alcuni aspetti importanti legati alla concorrenza nelle serp:

possiamo cercare tutti i siti che hanno la chiave nel titolo digitando:
intitle:"ristorante vegetariano"
oppure che contengono la chiave nell'anchor text dei links ricevuti:
inanchor:"ristorante vegetariano"
Questi 2 parametri possono farci capire se i siti con i quali dobbiamo competere sono "serviti" da pagine e link tematizzati sulla chiave, fattori determinanti per migliorare il posizionamento sui principali motori.

Se vogliamo concentrarci invece sull'analisi di un singolo competitor possiamo verificarne i link in entrata con il più semplice comando link: seguito dall'url del sito stesso. Al momento il motore più preciso su cui effettuare questa analisi sembra essere Yahoo, in quanto più "generoso" riguardo alla quantità di link mostrati rispetto agli altri principali search engine.

Oppure è possibile utilizzare un tool presente online e attualmente gratuito, in grado di verificare i backlink e relativi anchor text, inserendo l'indirizzo web del nostro competitor.

Conclusione
Riepilogando: abbiamo scelto delle chiavi adatte ai contenuti del nostro sito, ne abbiamo verificato le potenzialità soppesando dati realistici sulle ricerche degli utenti e abbiamo potuto "sbirciare" nelle serp e nel lavoro dei competitors utilizzando esclusivamente comandi e tools gratuiti.

Il lavoro di ottimizzazione e posizionamento prevederà molte altre fasi, ma probabilmente ora abbiamo gli strumenti necessari per affrontare in modo più consapevole le serp con le nostre chiavi.


Roberto Federico

Strategie di posizionamento: puntare sul target geografico

Uno dei principali motivi di successo di una campagna di posizionamento, per molte tipologie di siti web, è l'utilizzo di tecniche in grado di imporsi in ambito geografico, sia esso inteso come nazione o come zona più limitata territorialmente.

Esistono infatti attività che hanno esigenze di posizionamento a livello globale (un e-commerce, un'impresa multinazionale, ecc.) e altre che invece possono avere interesse ad imporsi nelle serp legate ad una zona specifica (si pensi ad un bed&breakfast di una grande città turistica, per il quale potrebbe risultare importante essere associato ad un quartiere, al centro, ad un museo importante...).

È consigliabile quindi "connotare geograficamente" le pagine di un sito al fine di:

Sfoltire le serp dalla concorrenza non legata al territorio di interesse, migliorando le chances di posizionamento ai primi posti
Intercettare ricerche sempre più mirate e quindi ottenere utenti più "convertibili" in clienti per i servizi/prodotti offerti
Lingua e nazione
Molti addetti ai lavori si accorgono oggi che il posizionamento in termini globali di un sito è molto più complesso rispetto agli anni scorsi. Gli algoritmi dei motori sembrano essere molto più intransigenti sulle chiavi straniere, proiettando di fatto molti siti italiani (o meglio le sezioni tradotte dei siti italiani) verso le retrovie delle serp straniere. Il più esemplare teatro di questa imponente selezione è Google.com, le cui pagine dei risultati sono ritenute ostiche su chiavi inglesi anche da molti SEO esperti.

Questo tipo di "penalizzazione" in realtà è orientata a migliorare la qualità delle serp, come sempre avvantaggiando risultati pertinenti e autorevoli. Il fatto che le sezioni "inglesi" dei siti italiani siano diventate meno competitive nel corso degli anni può essere quindi interpretato positivamente per l'utente che si affida alla versione "globale" di un motore per trovare risultati che abbiamo la massima autorevolezza internazionale.

Per lavorare su questa competizione è necessario un approccio molto capillare e legato sempre di più ai 2 principi ricorrenti del posizionamento: la popolarità e i contenuti.

I motori (in particolare Google) tendono infatti a identificare la nazionalità di un sito in base a diversi fattori:

Estensione del dominio
Ip del dominio
Meta tag language all'interno dell'head:
Lingua dei contenuti effettivi del sito
Lingua dei link in entrata
Lingua dei link in uscita
L'ideale per competere efficacemente in ciascuna lingua, oltre naturalmente all'inserimento di contenuti e meta tag tradotti, è di creare versioni multiple del sito, sui rispettivi domini con i rispettivi suffissi (.com, .it, .es, .fr, ecc.), per poi sviluppare campagne di link popularity specifiche per ciascuna lingua/nazione.

Meno efficace, ma spesso più utilizzata anche per ragioni di budget, è la pratica di sviluppare le sezioni in lingua su differenti cartelle, con strutture simili a questa:

www.nomesito.it/ per le pagine in italiano

www.nomesito.it/en/ per le pagine in inglese

www.nomesito.it/es/ per le pagine in spagnolo

e così via...

L'importante, anche in questo tipo di strutture, è cercare di segnalare con più forza possibile ai motori le rispettive connotazioni linguistiche, secondo le caratteristiche prima elencate.

Target geografico di Google
Per i webmaster titolari di un account Google esiste da tempo uno strumento che serve a specificare agli occhi del motore di ricerca la nazione di pertinenza del sito.

Per impostarlo è sufficiente accedere agli strumenti per i Webmaster di Google con il proprio account, selezionare il sito, cliccare su "Strumenti" e quindi su "Imposta target geografico".

In realtà, al momento il target geografico di Google non sembra essere un tool molto flessibile e potente: se il sito è su un dominio specifico di un paese (.it, .de, ecc...) , non è possibile scegliere target diversi.

Sarebbe invece molto utile se fosse permesso ad esempio associare specifiche aree a diversi target geografici, come per le strutture precedentemente presentate.

Ma Google ci ha abituato a miglioramenti in molti campi, quindi in futuro, soprattutto parallelamente agli sviluppi della "selezione" geografica degli algoritmi, questo strumento potrebbe diventare molto più completo ed efficace.

Dalla nazione al quartiere
Partendo dal principio delle lingue/nazioni, possiamo analizzare altre strategie di posizionamento che esistono e si rafforzano nel tempo, e che basano la propria efficacia sulla territorializzazione profonda di una attività.

Esse hanno sempre più successo grazie anche alle capacità più raffinate da parte degli utenti di articolare le proprie chiavi di ricerca, associando ad esempio al tipo di attività o prodotto cercato parole strettamente legate al territorio.

Per chi usufruisce di un servizio di posizionamento è quindi spesso conveniente puntare parte delle proprie risorse su questo tipo di ricerche.

Prendiamo come esempio un concessionario automobilistico della marca X di Agrigento, che sia interessato ad un posizionamento nei motori di ricerca.

All'azienda sembrerà necessario apparire nelle serp per la chiave legata alla propria marca di veicoli:

concessionari x

concessionaria x

Ma pare evidente che, salvo specifici casi, i risultati di una ricerca di questo genere non servirebbero a molto, o quantomeno porterebbero all'utente la necessità di una ulteriore perdita di tempo allo scopo di trovare lo specifico concessionario della propria zona, e all'azienda di dover competere con un maggior numero di concessionari rischiando che l'utente abbandoni la ricerca o peggio trovi e si affidi ad un concessionario diverso.

La cosa che quindi risulterà più utile sarà la possibilità di intercettare anche le ricerche mirate di potenziali clienti che, se residenti ad Agrigento o nei dintorni, cercheranno nei motori parole chiavi più specifiche quali:

concessionari x agrigento

concessionari x provincia di agrigento

x agrigento

concessionari x zona agrigento

concessionari x sicilia

e così via...

Le statistiche di accesso e i tool usati dai webmaster per la selezione delle parole chiave confermano spesso che questo affinamento nella capacità degli utenti di consultare i motori di ricerca è reale e sempre più diffuso anche in Italia.

Il posizionamento mirato al target geografico si può quindi concretizzare con una serie di azioni specifiche, in particolare:

Articolando le chiavi come nell'esempio di cui sopra, aggiungendovi regione, provincia, città, zona, quartiere, ecc in base alle esigenze.
Inserendo le chiavi concordate anche nei meta tag: title, description e keywords.
Ottenendo backlink da siti dello stesso territorio o da sezioni di directory, spesso tematizzate anche su aree geografiche. DMOZ da questo punto di vista può risultare molto utile, in quanto arriva a catalogare realtà territoriali molto nello specifico:
www.dmoz.org/.../Italia/Sicilia/Provincia_di_Agrigento/
Inserendo nel sito, ad esempio a piede pagina e/o nella tipica pagina "contatti", i recapiti completi: telefono, fax, indirizzo, ecc. Questo tipo di informazioni aiuteranno i motori a contestualizzare le pagine e renderle più competitive sulle specifiche chiavi.
Pubblicando su domini provinciali: essi hanno un'importanza al momento non essenziale in termini di posizionamento, ma comunque possono dare un valore aggiunto rispetto ai competitors. Sempre seguendo l'esempio agrigentino avremmo un url di questo genere:
www.concessionariax.ag.it
Inserendo, laddove fosse possibile, link verso siti esplicitamente legati al territorio (regione, provincia, comune, portali della zona, turistici, ecc.)

di: Roberto Federico

Cosa sono i Google Sitelinks

Se utilizzate di frequente i motori di ricerca, e questa volta parliamo di Google, vi sarà senz'altro capitato di trovarvi almeno una volta di fronte ad un risultato simile a quello seguente:

Figura 1: risultato offerto da Google per il termine 'Html'


Non notate nulla di insolito? No, non sto parlando del fatto che si tratti di una ricerca per HTML, ma di quei particolari link aggiuntivi sotto al primo risultato della ricerca. Quelli che state vedendo si chiamano Google Sitelinks: una funzionalità particolare e per certi versi misteriosa agli occhi di quanti non si siano mai trovati a doverne approfondire il significato e il funzionamento.

Non è raro che nel forum o in giro per la rete si trovino discussioni e domande sul tema: su come ottenere i Google Sitelinks per i propri risultati, ma anche sui criteri in base ai quali vengono assegnati. Nelle prossime righe scopriremo insieme qualche informazione in più sui Google Sitelinks e qualche consiglio per farsi trovare preparati nel caso Google decidesse di candidarci per inserirli per un nostro sito.

Che cosa sono i Google Sitelinks
I Google Sitelinks, questo il loro nome ufficiale stando al Webmaster Help Center di Google, sono dei link aggiuntivi che vengono mostrati sotto alcuni siti nei risultati delle ricerche. Un esempio è riportato nell'immagine precedente, che corrisponde alla ricerca per Html.

Lo scopo primario di questi link, comunica Google, è quello di favorire l'accesso al sito da parte dell'utente fornendogli una navigazione agevolata e, in alcuni casi, consigliata. In effetti la loro funzionalità è duplice. Innanzitutto rappresentano una scorciatoia per individuare determinate aree del sito normalmente più rilevanti. In secondo luogo, forniscono un'idea sul sito prima ancora che l'utente navighi all'interno delle pagine, rappresentando una ricerca potenziata rispetto ai risultati restituiti normalmente.

Il primo accenno ai Google Sitelinks risale a circa un anno fa, agosto 2006, quando Matt Cutts mostrò per la prima volta un miglioramento dell'interfaccia di Google chiamato snippets. All'epoca erano visibili solo i titoli dei link e si trattava esclusivamente di una funzione in fase di test.

La prima conferma ufficiale di questo nuovo servizio arriva poco dopo, nel settembre 2006. In un intervento su Google Webmaster Central intitolato Information about Sitelinks Vanessa Fox conferma che si tratta di una caratteristica operativa, definendo quindi il loro nome e fornendo alcune vaghe, superficiali informazioni a riguardo. L'aspetto più interessante del post è forse la sua conclusione, con le parole con cui la Fox comunica il desiderio di Google di continuare a lavorare sul servizio con eventuali spunti anche da parte dei webmaster:

Over time, we may look for ways to incorporate input from webmasters too.
Come vengono assegnati i Sitelinks?
I Google Sitelinks vengono assegnati in automatico da Google, come una sorta di "premio qualità". Alla base dell'assegnazione, stando alle informazioni disponibili, è presente un algoritmo specifico e sembrerebbe non essere previsto alcun intervento manuale. Le specifiche dell'algoritmo sono private, così come per la maggior parte degli altri algoritmi di Google, anche per evitare che webmaster troppo zelanti possano influenzare i parametri e manipolare il ranking.

Tuttavia, come per gli altri algoritmi, anche per i Google Sitelinks un po' di studi, test ed analisi possono portare a qualche utile considerazione. Ecco quindi qualche caratteristica che accomuna di norma i siti premiati con Google Sitelinks, almeno quelli con i quali ho avuto il piacere di lavorare.

Volume di traffico dai risultati "naturali" sufficientemente elevato in considerazione del tema/target del sito
Alta percentuale di accessi dalle ricerche su Google, quindi alto tasso di conversione ricerca/click
Rank elevato, di norma prima posizione o posizioni immediatamente successive su Google, per la keyword o le keyword che generarano i sitelinks
Sito facilmente navigabile da un crawler, navigazione strutturata
Link in ingresso da siti di qualità
Elevato numero di link di qualità in ingresso verso le aree poi identificate dai sitelinks, spesso collegati con la stessa keyword visibile nei sitelinks o corrispondente
Alcuni consigli utili
Come anticipato in precedenza, sebbene l'algoritmo per l'assegnazione dei sitelinks non sia pubblico, ci sono alcune attività che possono agevolare l'analisi e l'interpretazione del sito, migliorando l'esperienza di navigazione dell'utente e del motore di ricerca. Alcune di queste derivano dal buon senso, altre sono ovvie conclusioni di chi si è trovato almeno una volta ad affrontare tematiche strettamente inerenti ad algoritmi di catalogazione e parsing.

Applicare i consigli seguenti non significa che otterrete dei sitelinks in meno di un giorno. Ma senz'altro offrirete a Google un ambiente più accogliente. Alla meno peggio, seguire queste indicazioni non potrà che portare benefici al vostro sito.

Progettate una struttura di navigazione lineare, facilmente comprensibile ed organizzata con logica.

Identificate la homepage del sito, le sottosezioni principali e da esse sviluppate la navigazione del sito mantenendo uniformità nella struttura dei link e dei percorsi.
Quando realizzate un progetto potrebbe essere utile disegnarne una mappa logica prima di portarla sul web.
Immaginate quale potrebbero essere le esigenze dell'utente in base alla sua collocazione nel sito. Ad esempio: un utente, in una scheda prodotto della categoria 'Smartphone' di un sito di e-commerce, difficilmente potrebbe essere interessato ad un collegamento alla sezione merceria, più probabilmente potrebbe essere interessato ad acquistare, tornare alla categoria per visitare gli altri prodotti o approdare ad una sezione informativa.
Nello sviluppo della struttura del sito preoccupatevi di usare ciascun tag HTML per il suo compito specifico. Realizzate menu di navigazione ed elenchi attraverso gli appositi elenchi puntati e numerati, opportunamente formattati via CSS.
Se un menu di navigazione offre delle sottosezioni allora annidate una struttura di elenco all'interno della struttura corrente affinché sia possibile identificare facilmente la gerarchia del sito.

Offrite sempre, in ogni pagina, la possibilità di tornare al livello gerarchicamente superiore nella navigazione, scendere ad un livello inferiore o navigare tra pari, ovvero pagine allo stesso livello gerarchico.
Ad esempio, la homepage del nostro sito di e-commerce dovrebbe prevedere l'accesso alle categorie di prodotti. Accedendo alla categoria 'Telefonia' dovremmo poter individuare un link alla home, uno al catalogo delle sottocategorie e, possibilmente, uno alle altre categorie di pari livello. Dentro a Telefonia > Smartphone non è necessario un collegamento a Casalinghi > Lampadine, poiché non costituirebbe una navigazione logicamente organizzata.

Offrite metainformazioni uniche e valide per ogni pagina del sito. In particolare, create un titolo univoco per ogni pagina, in tema e di una lunghezza coerente.
Non scordate di comporre una descrizione opportuna per ogni pagina utilizzando il meta tag description.

Offrite un sito informativo, utile e di qualità. Non lesinate l'inserimento di link e riferimenti esterni quando utili. Non inserite inutili liste nauseanti di "link consigliati", soprattutto se si tratta di negozi di lavatrici ed il vostro sito è un portale sulla programmazione.

Non dimenticate mai che il vostro sito deve essere in primo luogo utile per l'utente che acquisterà sempre maggiore peso in tema di determinazione della rilevanza. Da mesi Google traccia ogni singolo click nei risultati delle sue ricerche e già oggi è in grado di analizzare la cronologia di ricerche e navigazione di un utente, offrendo un servizio chiamato Web History.

È facilmente intuibile come un utente possa determinare l'interesse o la rilevanza di una sezione del sito rispetto ad un'altra. Sebbene siano dati sensibilmente influenzati da fattori preesistenti, tali dati possono ugualmente determinare un peso su algoritmi specifici come quello dei sitelinks. Questa teoria non è ufficialmente confermata, ma esiste, tra i vari documenti, un interessante brevetto pubblicato da Google nel Dicembre 2006 dove si conferma l'ipotesi di utilizzare il comportamento dell'utente per la selezione dei link interni da mostrare tra i sitelinks.

Ancora una volta, dunque, non trascurate i vostri utenti!


di: Simone Carletti

URL statici vs. URL dinamici

Uno dei tanti miti nati nel complesso mondo dei motori di ricerca e rispetto alle abilità dei loro crawler è che ai motori di ricerca non piacciono i siti dinamici.

Quest'affermazione, in realtà, contiene almeno due inesattezze di fondo... ma potremmo tranquillamente arrivare a 5!

Innanzitutto i siti dinamici "non esistono". Esistono le pagine dinamiche. E poi, cos'è un sito dinamico? Un sito giovane? Un sito alla moda? Un sito che vi rincorre per la strada?

Ad ogni modo, d'ora in avanti in questo articolo ci limiteremo a considerare l'espressione "sito dinamico" come sinonimo di "pagine dinamiche".

In secondo luogo: cosa si intende per pagine dinamiche? La risposta è meno banale della precedente e merita un approfondimento. Prima di procedere assicuratevi di aver letto e compreso La composizione di un URL poiché in questo articolo l'uso dei termini seguirà esattamente quanto scritto in quello citato.

Il mito delle "pagine dinamiche"
In passato, alcuni webmaster hanno associato all'espressione "pagina dinamica" qualsiasi pagina che contenesse uno o più parametri in querystring. Tutto questo è vero, ma volete dirmi che la homepage del forum di HTML.it non è dinamica?

Ecco quindi che le cose si complicano e la definizione iniziale non regge più. I motori di ricerca hanno indicizzato la homepage del forum. La homepage è dinamica. Ma come fa ad essere dinamica se non ha parametri?

Vediamo di chiarire questa raccolta disordinata di idee.

In realtà l'espressione "pagina dinamica" risponde correttamente all'identificazione di una pagina che è in grado di modellarsi a seconda dell'ambiente che la richiama. Ogni pagina dinamica, prima di essere inviata all'utente, viene interpretata da un web server che, elaborando le istruzioni di colui che l'ha scritta, restituisce il risultato.

Una pagina dinamica, dunque, potrebbe non essere identica ad ogni richiesta. Potrebbe variare in base all'utente che la visita, in base alla data o all'ora del giorno, in base a molteplici ed illimitati fattori.

Tra questi fattori rientrano, peraltro, anche i parametri in query. Tali parametri, infatti, possono influenzare il contenuto di una pagina restituita.

Ad esempio, sempre per quanto riguarda il forum, data la pagina forumdisplay.php, il valore del parametro forumid determina il forum di cui mostrare le discussioni. Nel caso l'id sia 35 approdiamo al forum ASP, con 47 a quello dedicato al Web Marketing.

L'estensione non è tutto
Dunque, in assenza di parametri non ci si trova automaticamente di fronte ad una pagina statica. Anche riguardo all'estensione dei documenti vanno fatte alcune precisazioni.

Come già segnalai in un mio articolo legato all'XML, potremmo trovarci di fronte ad una pagina .html dinamica, ovvero elaborata da un web server. È questo il caso, ad esempio, delle pagine del forum WebmasterWorld.com, come la homepage.

I parametri e i crawler
Finalmente, ora che abbiamo le idee un po' più chiare, possiamo tornare al discorso iniziale. In merito possiamo dire che non è vero che i motori di ricerca non digeriscono le pagine dinamiche. Il vero problema, semmai, consiste nel fornire ai loro crawler pagine con un eccessivo numero di parametri in querystring.

A causa delle limitazioni dei crawler e del pericolo derivante dalla SessionID in querystring, gli algoritmi hanno sempre tentato di individuare la reale importanza di ciascun parametro e di escludere quelli "pericolosi" al fine di evitare loop infiniti.

Per questo motivo, inserire molteplici parametri potrebbe essere dannoso, soprattutto per i motori di ricerca meno evoluti. Non più di un anno fa Google ha annunciato il completo supporto ai parametri in querystring ma, come sono solito affermare, non sfidiamo i motori di ricerca!

Alcuni suggerimenti
Poiché è bene semplificare la vita ai crawler, se possiamo, teniamo in considerazione alcuni accorgimenti.

Innanzitutto non passiamo identificativi di sessione in querystring.

In secondo luogo, limitiamo il numero di parametri in querystring ed adottiamo tecniche per la riscrittura delle URL già in fase di progettazione del nostro sito.

Infine, non dimentichiamo che generare una sitemap può rappresentare un ulteriore punto a nostro favore.

Ah, un'ultima cosa. Se sentite qualcun altro affermare che ai motori di ricerca non piacciono i siti dinamici, per favore, segnalategli questo articolo!


Simone Carletti