BayHits e uno tra i più grandi siti AutoSurf nel mondo, e lanciato solo nel 2009 ma in pochi mesi e diventato tra i più conosciuti nel suo genere.
BayHits e un sito scambio visite tra siti in rapporto 3:4, per ogni nuovo utente regala 200 visite gratis, ma con BayHits si possono guadagnare anche moltissimi soldi convertendo i Credits in dollari con PayPal, infatti sono centinaia di utenti in tutto il mondo che lo usano solo per guadagnare soldi, i pagamenti si fanno con PayPal e in generale entro un giorno dopo che fai la richiesta.
Potete provarla gratis per prendere visite illimitate sul vostro sito o per guadagnare soldi ogni giorno.
www.bayhits.com
Il più vasto catalogo di prodotti informativi, Guide e manuali in formato ebook, libro, audiocorso e videocorso per la formazione e la crescita personale, professionale e finanziaria.
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125.000 euro guadagnati con i programmi di affiliazione in Italia
Guadagnare online tramite la pubblicità è sempre stato uno dei miei principali interessi. Da qualche anno è anche il mio lavoro, per questo motivo leggo continuamente tutti i siti, blog, forum in cui se ne parla. Ho notato che c’è un’opinione diffusa: "In Italia con i programmi di affiliazione pay per sale non si può guadagnare. L’unica possibilità concreta di guadagno è Adsense!". Secondo me non è vero.
Ammetto subito di essere di parte: io faccio il tifo per i programmi di affiliazione! Se non condividi la mia idea, guarda l’immagine che ho riportato qui sotto. Evidenzia un guadagno di circa 125.000 euro di cui 75.000 procurati solo da affiliazioni pay per lead e pay per sale.
Quelle raffigurate sono le statistiche relative al mio account su Tradedoubler. Ho reso pubblici questi dati non per vantarmene o per fare pubblicità a Tradedoubler, ma per attirare l’attenzione verso il settore delle affiliazioni nel suo complesso. Vorrei, infatti, fare alcune riflessioni generali in modo da includere anche gli altri network di affiliazione attivi in Italia (Zanox, Sprintrade, Clickpoint, PublicIdees, ecc.)
1) Nel settore del pay per action ci sono ancora parecchi problemi: vendite non tracciate, lead cancellati, commissioni sulle vendite troppo basse, assistenza spesso impossibile da contattare, merchant che non pagano, poca fiducia nel settore ecommerce italiano ecc. Queste sono le esperienze reali che leggo quotidianamente sul web e di cui parlerò in modo più approfondito in un altro articolo.
2) Nonostante i problemi elencati al punto 1, è possibile guadagnare molto. Le statistiche che ho riportato lo dimostrano.
Gli italiani non comprano online? Le vendite non vengono tracciate? Me ne hanno conteggiate più di 15.000 per un controvalore di quasi 1,5 milioni di euro.
I lead non vengono confermati? Me ne hanno pagati quasi 8.000.
Non si guadagna abbastanza? Ho superato i 125.000 euro di cui 100.000 nel solo biennio 2005/2006.
I merchant non pagano? E’ vero: alcuni merchant non ancora saldato delle fatture scadute tra il 2005 e il 2007, ma l’importo complessivo non ancora pagato ammonta allo 0.1% del totale dei soldi già ricevuti.
3) Gli affiliati italiani che guadagnano tanto sono pochi, ma ce ne sono! Confronto spesso i miei dati con quelli di un altro utente di alVerde, anche lui ha fatto vendere prodotti per centinaia di migliaia di euro. Altri utenti non svelano i loro guadagni, ma non mi stupirei nel sentir parlare da loro di cifre simili. Questo è importante perché dimostra che è possibile guadagnare con le affiliazioni. Non voglio far intendere che tutti i siti (grandi, piccoli, amatoriali, professionali) sono adatti a procurare dei guadagni. C’è chi riesce a fare molti soldi, chi guadagna poco, ma ci sono anche molte persone che non riescono a guadagnare nulla con le affiliazioni pur avendo dei siti/blog validi. Questo è il vero problema.
4) La situazione all’estero è diversa. Si sente parlare spesso di John Chow e di altri blogger che sono diventati famosi proprio perché guadagnano molto. Sono casi estremi, ma guardando le community (Affiliate4u, ABestWeb, WickedFire, Rentabilisez-francese ecc.) in cui la gente "normale" parla di guadagno online, c’è da essere fiduciosi. In altri paesi sono "più avanti" di noi, ma stiamo recuperando ed anche in Italia il mercato delle affiliazioni diventerà maturo. Non penserai mica che noi italiani non siamo in grado di fare meglio dei francesi e degli americani?
Ora che ti ho convinto compra il mio ebook miracoloso! Ovviamente sto scherzando: il mio scopo non è quello di vendere "i miei segreti". Anche perché non ne ho. Mi piacerebbe, invece, condividere e confrontare idee su come guadagnare con i programmi di affiliazione esattamente come si fa con Adsense o con le tecniche per migliorare i blog.
So di aver lasciato diversi punti in sospeso, li affronterò nei prossimi giorni riprendendo parti di questo articolo. Se ti va, puoi interagire con me e con gli altri utenti del sito iscrivendoti gratuitamente alla community di alVerde. Infine, se non sei ancora convinto della convenienza dei programmi di affiliazione, ti invito a leggere i miei prossimi articoli visitando questo blog o tramite il feed RSS.
alverde
Ammetto subito di essere di parte: io faccio il tifo per i programmi di affiliazione! Se non condividi la mia idea, guarda l’immagine che ho riportato qui sotto. Evidenzia un guadagno di circa 125.000 euro di cui 75.000 procurati solo da affiliazioni pay per lead e pay per sale.
Quelle raffigurate sono le statistiche relative al mio account su Tradedoubler. Ho reso pubblici questi dati non per vantarmene o per fare pubblicità a Tradedoubler, ma per attirare l’attenzione verso il settore delle affiliazioni nel suo complesso. Vorrei, infatti, fare alcune riflessioni generali in modo da includere anche gli altri network di affiliazione attivi in Italia (Zanox, Sprintrade, Clickpoint, PublicIdees, ecc.)
1) Nel settore del pay per action ci sono ancora parecchi problemi: vendite non tracciate, lead cancellati, commissioni sulle vendite troppo basse, assistenza spesso impossibile da contattare, merchant che non pagano, poca fiducia nel settore ecommerce italiano ecc. Queste sono le esperienze reali che leggo quotidianamente sul web e di cui parlerò in modo più approfondito in un altro articolo.
2) Nonostante i problemi elencati al punto 1, è possibile guadagnare molto. Le statistiche che ho riportato lo dimostrano.
Gli italiani non comprano online? Le vendite non vengono tracciate? Me ne hanno conteggiate più di 15.000 per un controvalore di quasi 1,5 milioni di euro.
I lead non vengono confermati? Me ne hanno pagati quasi 8.000.
Non si guadagna abbastanza? Ho superato i 125.000 euro di cui 100.000 nel solo biennio 2005/2006.
I merchant non pagano? E’ vero: alcuni merchant non ancora saldato delle fatture scadute tra il 2005 e il 2007, ma l’importo complessivo non ancora pagato ammonta allo 0.1% del totale dei soldi già ricevuti.
3) Gli affiliati italiani che guadagnano tanto sono pochi, ma ce ne sono! Confronto spesso i miei dati con quelli di un altro utente di alVerde, anche lui ha fatto vendere prodotti per centinaia di migliaia di euro. Altri utenti non svelano i loro guadagni, ma non mi stupirei nel sentir parlare da loro di cifre simili. Questo è importante perché dimostra che è possibile guadagnare con le affiliazioni. Non voglio far intendere che tutti i siti (grandi, piccoli, amatoriali, professionali) sono adatti a procurare dei guadagni. C’è chi riesce a fare molti soldi, chi guadagna poco, ma ci sono anche molte persone che non riescono a guadagnare nulla con le affiliazioni pur avendo dei siti/blog validi. Questo è il vero problema.
4) La situazione all’estero è diversa. Si sente parlare spesso di John Chow e di altri blogger che sono diventati famosi proprio perché guadagnano molto. Sono casi estremi, ma guardando le community (Affiliate4u, ABestWeb, WickedFire, Rentabilisez-francese ecc.) in cui la gente "normale" parla di guadagno online, c’è da essere fiduciosi. In altri paesi sono "più avanti" di noi, ma stiamo recuperando ed anche in Italia il mercato delle affiliazioni diventerà maturo. Non penserai mica che noi italiani non siamo in grado di fare meglio dei francesi e degli americani?
Ora che ti ho convinto compra il mio ebook miracoloso! Ovviamente sto scherzando: il mio scopo non è quello di vendere "i miei segreti". Anche perché non ne ho. Mi piacerebbe, invece, condividere e confrontare idee su come guadagnare con i programmi di affiliazione esattamente come si fa con Adsense o con le tecniche per migliorare i blog.
So di aver lasciato diversi punti in sospeso, li affronterò nei prossimi giorni riprendendo parti di questo articolo. Se ti va, puoi interagire con me e con gli altri utenti del sito iscrivendoti gratuitamente alla community di alVerde. Infine, se non sei ancora convinto della convenienza dei programmi di affiliazione, ti invito a leggere i miei prossimi articoli visitando questo blog o tramite il feed RSS.
alverde
Il tuo sito ha i requisiti per vendere pubblicità?
Sicuramente ti piacerebbe riuscire a vendere la pubblicità all’interno del tuo sito web al prezzo che ritieni più adeguato. Considerando che comprare pubblicità è indispensabile per la maggior parte dei siti che vendono prodotti/servizi online, non dovrebbe essere così difficile trovare degli inserzionisti. Il vero problema è convincerli ad acquistare proprio gli spazi pubblicitari del tuo sito. Perchè dovrebbero farlo? Il tuo sito gli porterà dei risultati? Perchè proprio il tuo sito e non un altro?
La paura più grande degli inserzionisti è quella di non ottenere un adeguato ritorno dall’investimento fatto. Che siano 100 euro, 1.000 o 10.000 il problema è sempre quello di ottenere un guadagno superiore alla cifra spesa. Va detto che qualcuno investe prevalentemente per far conoscere il proprio brand e per questo non ha un immediato riscontro di quanto ha guadagnato con una campagna pubblicitaria. Questo è un caso particolare, normalmente si tratta di aziende che non guadagnano solo ed esclusivamente tramite il proprio sito web oppure prevedono di monetizzare l’investimento in un secondo momento.
Premesso che tu voglia guadagnare online vendendo pubblicità, ti sei mai chiesto se il tuo sito ha i requisiti per attirare degli inserzionisti e permettere loro un adeguato ritorno dell’investimento pubblicitario?
Ti invito a riflettere suquesti 6 punti:
Il tuo sito tratta un argomento specifico o parla un po’ di tutto? Se parli di mille cose diverse hai un sito generalista, potenzialmente tutti gli utenti del web potrebbero essere interessati al tuo sito, quindi hai milioni di visitatori. E’ così?
C’è qualcuno che potrebbe essere interessato ad acquistare pubblicità sul tuo sito? Questo è un punto chiave; devi essere realista e metterti nei panni di chi vuole spendere dei soldi in pubblicità: perchè dovrebbe farlo nel tuo sito? Cosa gli dai in cambio? L’argomento che tratti attrae un sottoinsieme di tutti gli utenti del web. Quale pubblicità potrebbe essere per loro interessante?
Gli altri siti che trattano argomenti simili al tuo hanno degli inserzionisti? Se ne hanno puoi provare a contattarli per presentare loro il tuo sito come una valida alternativa per raggiungere lo stesso target di persone. Se non ne hanno potresti aver scelto un argomento difficile da monetizzare. Per avere un’ulteriore conferma di questo fatto, controlla se inserendo le parole chiave che meglio descrivono il tuo sito all’interno di Google, trovi degli annunci sponsorizzati.
C’è qualcosa che distingue il tuo sito da tutti gli altri? Il tuo (eventuale) fattore di unicità potrebbe fare la differenza sia nell’ottica di ottenere più visitatori, sia per raggiungere l’obiettivo di convincere qualcuno ad acquistare pubblicità proprio da te.
L’aspetto del tuo sito è professionale? Anche l’apparenza conta: un sito palesemente amatoriale, mal strutturato graficamente o pieno di errori grammaticali, non invoglia di certo gli inserizionisti a spendere dei soldi.
Il tuo sito ha un buon numero di visitatori? L’ho lasciato come ultimo punto, ma spesso è il primo fattore che viene analizzato da chi acquista pubblicità. Un sito potenzialmente interessante come contenuti/target/aspetto, ma con pochissimi visitatori, non è molto utile dal punto di vista pubblicitario. Questo fatto è tanto più rilevante quanto più generico è il tema del sito.
Se hai risposto "sì" alle 6 domande, la prossima volta che crei un annuncio di vendita pubblicità (ad esempio nell’ADV store o nella sezione "Compravendita pubblicità" del forum) prova anche a spiegare perchè l’acquirente dovrebbe scegliere proprio il tuo sito (tema, target, qualità, unicità, traffico). Se invece hai risposto "no" ad alcune domande, dovresti impegnati a migliorare il sito prima di fare i salti mortali per trovare qualcuno disposto ad acquistare pubblicità.
La paura più grande degli inserzionisti è quella di non ottenere un adeguato ritorno dall’investimento fatto. Che siano 100 euro, 1.000 o 10.000 il problema è sempre quello di ottenere un guadagno superiore alla cifra spesa. Va detto che qualcuno investe prevalentemente per far conoscere il proprio brand e per questo non ha un immediato riscontro di quanto ha guadagnato con una campagna pubblicitaria. Questo è un caso particolare, normalmente si tratta di aziende che non guadagnano solo ed esclusivamente tramite il proprio sito web oppure prevedono di monetizzare l’investimento in un secondo momento.
Premesso che tu voglia guadagnare online vendendo pubblicità, ti sei mai chiesto se il tuo sito ha i requisiti per attirare degli inserzionisti e permettere loro un adeguato ritorno dell’investimento pubblicitario?
Ti invito a riflettere suquesti 6 punti:
Il tuo sito tratta un argomento specifico o parla un po’ di tutto? Se parli di mille cose diverse hai un sito generalista, potenzialmente tutti gli utenti del web potrebbero essere interessati al tuo sito, quindi hai milioni di visitatori. E’ così?
C’è qualcuno che potrebbe essere interessato ad acquistare pubblicità sul tuo sito? Questo è un punto chiave; devi essere realista e metterti nei panni di chi vuole spendere dei soldi in pubblicità: perchè dovrebbe farlo nel tuo sito? Cosa gli dai in cambio? L’argomento che tratti attrae un sottoinsieme di tutti gli utenti del web. Quale pubblicità potrebbe essere per loro interessante?
Gli altri siti che trattano argomenti simili al tuo hanno degli inserzionisti? Se ne hanno puoi provare a contattarli per presentare loro il tuo sito come una valida alternativa per raggiungere lo stesso target di persone. Se non ne hanno potresti aver scelto un argomento difficile da monetizzare. Per avere un’ulteriore conferma di questo fatto, controlla se inserendo le parole chiave che meglio descrivono il tuo sito all’interno di Google, trovi degli annunci sponsorizzati.
C’è qualcosa che distingue il tuo sito da tutti gli altri? Il tuo (eventuale) fattore di unicità potrebbe fare la differenza sia nell’ottica di ottenere più visitatori, sia per raggiungere l’obiettivo di convincere qualcuno ad acquistare pubblicità proprio da te.
L’aspetto del tuo sito è professionale? Anche l’apparenza conta: un sito palesemente amatoriale, mal strutturato graficamente o pieno di errori grammaticali, non invoglia di certo gli inserizionisti a spendere dei soldi.
Il tuo sito ha un buon numero di visitatori? L’ho lasciato come ultimo punto, ma spesso è il primo fattore che viene analizzato da chi acquista pubblicità. Un sito potenzialmente interessante come contenuti/target/aspetto, ma con pochissimi visitatori, non è molto utile dal punto di vista pubblicitario. Questo fatto è tanto più rilevante quanto più generico è il tema del sito.
Se hai risposto "sì" alle 6 domande, la prossima volta che crei un annuncio di vendita pubblicità (ad esempio nell’ADV store o nella sezione "Compravendita pubblicità" del forum) prova anche a spiegare perchè l’acquirente dovrebbe scegliere proprio il tuo sito (tema, target, qualità, unicità, traffico). Se invece hai risposto "no" ad alcune domande, dovresti impegnati a migliorare il sito prima di fare i salti mortali per trovare qualcuno disposto ad acquistare pubblicità.
DoFollow Blogs [liste]
1.Cisco PR7
2.Pocoo PR6
3.Grokdotcom PR6
4.Links PR6
5.Greens PR6
6.Sirpi PR6
7.Sufehmi PR6 Indonesian+English
8.CurryBet PR6
9.NewCritics PR6
10.CarlGalloway PR6
11.MoFuse PR6
12.SocialTimes PR6
13.EarthEasy PR6
14.WeblogToolsCollection PR6
15.BusinessFinanceMag PR6
16.JustinTadlock PR6
17.LendingClub PR6
18.TheMallBlog PR6
19.HurryUpHarry PR6
20.UncommonPhotographers PR6
21.BrazenCareerist PR6
22.Pintini PR6 French
23.MarlenesCorner PR6 French
24.Frederic-Rolin PR6 French
25.VrPlumber PR5
26.Knrn PR5
27.SeoByTheSea PR5
28.Rumahabi PR5
29.BuzzMarketingWithBlogs PR5
30.ByteSizeCSS PR5
31.AstrumFutura PR5
32.RickyJordan PR5
33.NashuaTelegraph PR5
34.CanadiensEnEurope PR5
35.TimWindsor PR5
36.WPCult PR5
37.MouthPieceSports PR5
38.DmbcLLC PR5
39.DearDrMOZ PR5
40.GravityCube PR5
41.JustAddWater PR5
42.RebeccaWalker PR5
43.IncSub PR5
44.ScienceThatMatters PR5
45.ElleeSeymour PR5
46.Larholm PR5
47.Aimee PR5
48.PitchInvasion PR5
49.TheVirtualHandShake PR5
50.SteveRenner PR5
51.JankoAtWarpSpeed PR5
52.AlemSys PR5
53.Seolutions PR5
54.Rumahabi PR5
55.HenseiDemocracy PR4
56.PolyGEEK PR4
57.Kid666 PR4
58.Blueverse PR4
59.Kthread PR4
60.BarryWise PR4
61.RandomHacks PR4
62.MarketingResults PR4
63.StomperBlog PR4
64.ThesisThemeHQ PR4
65.MiddleZoneMusings PR4
66.WordpressMax PR4
67.HowToWakeUpEarly PR4
68.LillieAmmann PR4
69.CommunitySpark PR4
70.MarketingBlagger PR4
71.Snoo PR4
72.TheJunkDrawer PR4
73.Kikolani PR4
74.TechJaws PR4
75.ExtremeJohn PR4
76.Wnagele PR4
77.Poobah PR4
78.BlueHatSeo PR4
79.GrowSmartMaine PR4
80.ThisClassicalLife PR4
81.TheGreenPlace PR4
82.CostPerNews PR4
83.EdenDevelopment PR4
84.CreativityUnleashed PR4
85.PqInternet PR4
86.LinguisticsZone PR4
87.MoviesAtMidnight PR4
88.WorkAtHomeMomRevolution PR4
89.DesignAdaptations PR4
90.Selberg PR4
91.DrownRadio PR4
92.OMGPittsburgh PR4
93.ScrapScene PR4
94.MommyKnows PR4
95.MovieBlog PR4
96.LeoFogarty PR4
97.LifeInTheRough PR4
98.ExclusiveExecutiveResumes PR4
99.DaneMorgan PR3
100.BlogU PR3
101.PopcornNinja PR3
102.AlohaTeam PR3
103.TycoonBlogger PR3
104.WassupBlog PR3
105.Freyer PR3
106.DotComMogul PR3
107.RadPixels PR3
108.PositiveVibesSeo PR3
109.BlogJer PR3
110.Asimkins PR3
111.Pinksy PR3
112.Ruski PR3
113.ItsFrugalBeingGreen PR3
114.Isuman PR3
115.PotPolitics PR3
116.DannyDouglass
117.Zabadani PR3
118.xLevel PR3
119.GathAdams PR3
120.FiberDreams PR3
121.Inkatel PR3
122.BlackWaterBlog PR3
123.WebDirectory PR3
124.PowerDosh PR3
125.SlightlyMordant PR3
2.Pocoo PR6
3.Grokdotcom PR6
4.Links PR6
5.Greens PR6
6.Sirpi PR6
7.Sufehmi PR6 Indonesian+English
8.CurryBet PR6
9.NewCritics PR6
10.CarlGalloway PR6
11.MoFuse PR6
12.SocialTimes PR6
13.EarthEasy PR6
14.WeblogToolsCollection PR6
15.BusinessFinanceMag PR6
16.JustinTadlock PR6
17.LendingClub PR6
18.TheMallBlog PR6
19.HurryUpHarry PR6
20.UncommonPhotographers PR6
21.BrazenCareerist PR6
22.Pintini PR6 French
23.MarlenesCorner PR6 French
24.Frederic-Rolin PR6 French
25.VrPlumber PR5
26.Knrn PR5
27.SeoByTheSea PR5
28.Rumahabi PR5
29.BuzzMarketingWithBlogs PR5
30.ByteSizeCSS PR5
31.AstrumFutura PR5
32.RickyJordan PR5
33.NashuaTelegraph PR5
34.CanadiensEnEurope PR5
35.TimWindsor PR5
36.WPCult PR5
37.MouthPieceSports PR5
38.DmbcLLC PR5
39.DearDrMOZ PR5
40.GravityCube PR5
41.JustAddWater PR5
42.RebeccaWalker PR5
43.IncSub PR5
44.ScienceThatMatters PR5
45.ElleeSeymour PR5
46.Larholm PR5
47.Aimee PR5
48.PitchInvasion PR5
49.TheVirtualHandShake PR5
50.SteveRenner PR5
51.JankoAtWarpSpeed PR5
52.AlemSys PR5
53.Seolutions PR5
54.Rumahabi PR5
55.HenseiDemocracy PR4
56.PolyGEEK PR4
57.Kid666 PR4
58.Blueverse PR4
59.Kthread PR4
60.BarryWise PR4
61.RandomHacks PR4
62.MarketingResults PR4
63.StomperBlog PR4
64.ThesisThemeHQ PR4
65.MiddleZoneMusings PR4
66.WordpressMax PR4
67.HowToWakeUpEarly PR4
68.LillieAmmann PR4
69.CommunitySpark PR4
70.MarketingBlagger PR4
71.Snoo PR4
72.TheJunkDrawer PR4
73.Kikolani PR4
74.TechJaws PR4
75.ExtremeJohn PR4
76.Wnagele PR4
77.Poobah PR4
78.BlueHatSeo PR4
79.GrowSmartMaine PR4
80.ThisClassicalLife PR4
81.TheGreenPlace PR4
82.CostPerNews PR4
83.EdenDevelopment PR4
84.CreativityUnleashed PR4
85.PqInternet PR4
86.LinguisticsZone PR4
87.MoviesAtMidnight PR4
88.WorkAtHomeMomRevolution PR4
89.DesignAdaptations PR4
90.Selberg PR4
91.DrownRadio PR4
92.OMGPittsburgh PR4
93.ScrapScene PR4
94.MommyKnows PR4
95.MovieBlog PR4
96.LeoFogarty PR4
97.LifeInTheRough PR4
98.ExclusiveExecutiveResumes PR4
99.DaneMorgan PR3
100.BlogU PR3
101.PopcornNinja PR3
102.AlohaTeam PR3
103.TycoonBlogger PR3
104.WassupBlog PR3
105.Freyer PR3
106.DotComMogul PR3
107.RadPixels PR3
108.PositiveVibesSeo PR3
109.BlogJer PR3
110.Asimkins PR3
111.Pinksy PR3
112.Ruski PR3
113.ItsFrugalBeingGreen PR3
114.Isuman PR3
115.PotPolitics PR3
116.DannyDouglass
117.Zabadani PR3
118.xLevel PR3
119.GathAdams PR3
120.FiberDreams PR3
121.Inkatel PR3
122.BlackWaterBlog PR3
123.WebDirectory PR3
124.PowerDosh PR3
125.SlightlyMordant PR3
Non conoscere il linguaggio HTML e si vuole creare un sito web
Ho utilizzato Internet per dare l'ultimo anno. E fin dal primo giorno ho voluto creare un sito web del mio. E quando ho fatto alcuni lavori di ricerca su Internet su come posso creare un sito web, sono venuto a sapere che dovrebbe avere qualche conoscenza di programmazione HTML e di creare un sito web.
Ma è sbagliato, non posso creare un sito web senza alcuna codifica o HTML conoscenza entro pochi minuti con BlueVoda. BlueVoda è un libero e facile da usare il sito web del costruttore che ci può aiutare a creare un sito web professionale con un semplice drag-and-gocce. Per utilizzare BlueVoda sito costruttore, dobbiamo scaricare il software sul nostro computer. E quando abbiamo scaricato il software, siamo in grado di creare sito web, anche se non abbiamo una connessione a Internet. E se si sta utilizzando BlueVoda per la prima volta a creare un sito web, vorrei suggerire di passare attraverso il video tutorial su come utilizzare BlueVoda sito costruttore che sono disponibili sul sito web BlueVoda.
Se si spende un po 'di tempo la comprensione del sito web del costruttore del software, sarà in grado di salvare migliaia di dollari che avrebbe dovuto pagare per un sito web designer di creare un sito web per te. Hai bisogno solo di una cosa di creare un sito web professionale a BlueVoda che in realtà è ciò che si vuole costruire cioè si deve avere l'idea circa il tipo di sito web che si sono effettivamente disposti a creare. Hanno un sacco di intestazione grafica, pronto ad utilizzare i modelli, immagini, loghi, icone, ecc Fav che è possibile utilizzare gratuitamente il sito durante il processo di creazione.
Ma per mostrare il vostro sito su Internet, dovete ospitare il tuo sito web su BlueVoda. Essi offrono hosting in forma di VodaHost, che è molto basso costo di $ 7,95 al mese solo. Ma non c'è bisogno di pagare qualcosa per utilizzare il loro sito web del costruttore. Quindi è una grande idea per cercare BlueVoda se stai pensando di creare il vostro primo sito web.
Ma è sbagliato, non posso creare un sito web senza alcuna codifica o HTML conoscenza entro pochi minuti con BlueVoda. BlueVoda è un libero e facile da usare il sito web del costruttore che ci può aiutare a creare un sito web professionale con un semplice drag-and-gocce. Per utilizzare BlueVoda sito costruttore, dobbiamo scaricare il software sul nostro computer. E quando abbiamo scaricato il software, siamo in grado di creare sito web, anche se non abbiamo una connessione a Internet. E se si sta utilizzando BlueVoda per la prima volta a creare un sito web, vorrei suggerire di passare attraverso il video tutorial su come utilizzare BlueVoda sito costruttore che sono disponibili sul sito web BlueVoda.
Se si spende un po 'di tempo la comprensione del sito web del costruttore del software, sarà in grado di salvare migliaia di dollari che avrebbe dovuto pagare per un sito web designer di creare un sito web per te. Hai bisogno solo di una cosa di creare un sito web professionale a BlueVoda che in realtà è ciò che si vuole costruire cioè si deve avere l'idea circa il tipo di sito web che si sono effettivamente disposti a creare. Hanno un sacco di intestazione grafica, pronto ad utilizzare i modelli, immagini, loghi, icone, ecc Fav che è possibile utilizzare gratuitamente il sito durante il processo di creazione.
Ma per mostrare il vostro sito su Internet, dovete ospitare il tuo sito web su BlueVoda. Essi offrono hosting in forma di VodaHost, che è molto basso costo di $ 7,95 al mese solo. Ma non c'è bisogno di pagare qualcosa per utilizzare il loro sito web del costruttore. Quindi è una grande idea per cercare BlueVoda se stai pensando di creare il vostro primo sito web.
Come fare soldi vendendo i link di testo sul tuo sito web?
Molti blogger e webmaster a monetizzare i propri siti web con la vendita di link di testo o annunci con nofollow dofollow attributi. Se usiamo dofollow tag venduti per il link, che abbiamo il rischio di ottenere un qualche tipo di sanzione da parte di Google. E se si usa con l'attributo nofollow venduti link, Google non ha alcun problema con questo come in questo caso non Page Rank in realtà è superato.
Fare soldi con la vendita di link testuali è abbastanza facile, come abbiamo semplicemente aggiungere il link di testo venduti nel nostro sito i dettagli della barra laterale, l'intestazione o piè di pagina in cui vogliamo che siano immessi. Siamo in grado di vendere direttamente i link link di testo o utilizzare reti di vendita come link di testo degli annunci, TNX Linkworth o per vendere i nostri link. Su queste reti, si ottiene un sacco di inserzionisti in diverse categorie di prodotti disposti a mettere i propri annunci sul tuo sito web, se è popolare. Ancora, si sarà in grado di afferrare alcuni inserzionisti per il tuo sito web, anche se non si dispone di un grande sito web. Ho anche notato alcuni proprietari dei siti web sono in grado di guadagnare $ 200 a $ 300 al mese vende link perché hanno un sito web Buona Page Rank e non reale del traffico. Quindi abbiamo una grande possibilità di fare soldi su questi link testuale marketplace se abbiamo un sito web con un buon Page Rank (5 o 6), e il ranking di Alexa buon design e alcune reale il traffico proveniente da motori di ricerca. Ecco l'elenco di alcuni dei link di testo popolare mercato dove si può fare i soldi con la vendita / acquisto di link sui nostri siti web:
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Come costruire un sito web interattivo in pochi minuti
Come costruire un sito web interattivo in pochi minuti
Cos'è Nuke e perché Nuke
PHPNuke e PostNuke sono programmi che installano, con semplici e relativamente poche operazioni, un vero portale web dinamico. Il tutto è straordinariamente gratis (con quel che costano oggi i siti dinamici in ASP o Perl …), utilizza linguaggi e applicativi gratuiti (alla faccia di .Net, Access e IIS di proprietà dell'uomo più ricco del mondo..), e con la possibilità di avere spazi gratuiti su Internet che supportano il tutto ( il 67% dei web server sono Apache, gratuito ). E, tenetevi forte, senza conoscere un punto e virgola di programmazione ! (sempre alla faccia dell'uomo più ricco del mondo e dei suoi diecimila programmatori indiani sfruttati e sottopagati dell'ultimo XP ….). Procuratevi solo qualche ora libera di sera o di notte ( più adatta a queste cose ), un paio di Budweiser, ottima birra ceca che trovate alla Coop più vicina, per i momenti pi ù critici di scoraggiamento.
Partiamo dall'inizio: il Nuke Web Portal System è un prodotto free scritto dallo sviluppatore venezuelano Francisco Burzi poco più che trentenne che, nell'estate del 2000 , creò la prima versione di PHPNuke 1.0. Il prodotto catturò subito la simpatia di molti sviluppatori, che hanno reso PhPNuke, nella ultima versione 5.5, e PostNuke, nell'ultima versione Rogue .713, un sistema valido ed affidabile.
Nuke ha avuto un tale successo in così poco tempo che sono usciti altri prodotti derivati come ad esempio PostNuke (conta oggi circa 120 persone che ci lavorano ), DarkPortal, Iscouter, PlanetNuke.
Nuke fornisce essenzialmente:
1. Utenti ( sono considerati sia gli utenti che si registrano che eventuali amministratori del portale);
2. Categorie
3. Articoli ( sono da associare ad una categoria ed hanno un range di date per la visibilità sul portal );
4. Download ( è gestito un sistema di download per permettere di offrire un servizio di scambio file );
5. Sondaggi
6. Recensioni
7. Eventi storici
8. HTTP-referrers, quindi possiamo controllare da quale URL provengono le persone che navigano sul
nostro portale e quanti sono );
9. Banner ( è possibile gestire la visibilità dei singoli striscioni pubblicitari all'interno del portale );
10. File Manager;
11. Messaggi
12. Blocchi ( sono delle zone , portlet, che vengono visualizzati all'interno del portale )
13. Preferenze ( ci sono le infos relative al nome del portale, logo, tema, …)
14. Altri servizi che si possono aggiungere, tipo chat, meteo, ecc… sviluppati di recente.
Nuke, essendo basato su PHP e MySQL, non è business-oriented, cioè adatto a cooperare con un
eventuale base dati aziendale; ci sono comunque i vari clone che permettono l'indipendenza del database
( DarkPortal ):
A chi serve ?
Nuke è particolarmente adatto alla gestione delle community, aggiornabile giornalmente anche dagli utenti ( le date dei messaggi, post, sono visibili ), in cui si prevedono almeno qualche centinaio di iscritti ( target = 500 ), decine di migliaia di visite al mese, perché Nuke ha una finestra che mostra quanti visitatori o utenti sono collegati in quel momento e persino chi sono.
Cercherò di spiegare passo passo tutte le operazioni da compiere utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile anche al neofita del computer. I più smaliziati della programmazione possono tranquillamente saltare il prossimo capitolo…
Un po' di teoria
Portale: è un sito di Internet che offre diversi servizi ai suoi visitatori, specialmente se registrati, dove si possono trovare le ultime notizie aggiornate, chat, forum tematici di discussione, la possibilità di scaricare programmi, un motore di ricerca, aiuti in linea, ecc. Esempi che tutti conosciamo sono www.tin.it, www.libero.it, www.tiscali.it, ma anche tutti i siti delle testate giornalistiche, come www.ilmanifesto.it, www.larepubblica.it, o www.indymedia.org . Nuke è particolarmente adatto per creare i vortal ( vertical portal ), siti specializzati nell'offrire aggiornamenti, approfondimenti e risorse a tutti coloro che, per professione o per hobby, sono interessati a un certo argomento o tipologia, cioè virtual communities di utenti. Nuke rientra tra i prodotti con l'approccio RAD ( Rapid Application Developement ) allo sviluppo, cioè offre all'amministratore del sito una serie di strumenti potenti e semplici che permettono di realizzare un portale di alto livello senza avere alcuna competenza specifica.
Web: la ragnatela: comunemente l'insieme delle pagine web o siti di Internet, composti da testi, immagini, filmati, suoni, animazioni, cioè multimediali. Ognuna di queste pagine è scritta in un linguaggio, detto HTML, nato, pensate, a Ginevra nel 1991. Queste pagine che formano il sito non sono sequenziali, come un libro, ma sono collegate tra loro tramite link (collegamenti ), e sono perciò detti ipertesti. Da qui deriva la sigla http (HyperText Transfer Protocol) che troviamo sempre davanti al nome dei siti quando usiamo il web, cioè il pi ù diffuso servizio di Internet insieme alla posta elettronica, spesso considerato erroneamente sinonimo di Internet.
Server e client: server è ogni computer o programma della rete, collegato 24 ore al giorno, che ospita le pagine web e gli altri servizi Internet e li mette a disposizione dei client; client è qualsiasi computer o programma che usa i servizi del server: quindi siamo noi quando ci colleghiamo a tal sito che si trova su tal server di Internet. Le pagine dei siti, scritte in HTML, si trovano sui server e noi per richiederle scriviamo l'URL ( = nome del sito, tipo http://www.postnuke.it ) nel browser, cioè il programma tipo Internet Explorer, Netscape Navigator o Opera che colloquia col server e traduce le istruzioni HTML nella pagina che vediamo. Il browser sul nostro computer dunque traduce, si dice interpreta, le istruzioni HTML che arrivano dal web server.
Siti statici & dinamici: Per scrivere le pagine dei siti bisogna conoscere l'HTML oppure usare programmi detti web editor, shareware, cioè a pagamento, tipo FrontPage o Dreamweaver, oppure freeware, gratuiti come Netscape Composer o l'australiano Evrsoft 1stPage 2000 che permette in modo abbastanza intuitivo di creare semplici pagine web, ma anche i siti più complessi. Una volta creato il sito sul nostro computer, si dice "in locale", ed averlo visualizzato col nostro browser, bisogna metterlo su Internet ( uppare ) usando un altro servizio di Internet, detto FTP, File Transfer Protocol, con appositi programmi FTP,( come CuteFTP, WS_FTP ) anche gratuiti come il tedesco LeechFTP. Questi software trasferiscono le pagine da noi create dal nostro computer al server a cui abbiamo richiesto lo spazio web
che ospiterà il nostro sito, che naturalmente può essere a pagamento ( dai 100 euro in su all'anno) oppure gratuito, offerto da tiscali, tin, netcat, xoom, f2s, lycos, ecc.
Ogni volta poi che vogliamo aggiungere o cambiare qualcosa al sito, dobbiamo riusare un programma FTP, scaricare (downlodare ) le pagine dal server al nostro computer, riaprire il web editor, fare le modiche, salvare, riaprire l'FTP e uppare di nuovo la pagina sul server. Questa è la procedura per gestire un sito statico.
Il sito dinamico invece ha una gestione più semplificata: una volta creato e uppato, viene gestito direttamente via Browser, cioè senza downlodare e uppare continuamente le modifiche e senza usare altri programmi oltre al solito browser ( facile, eh ?). Tutto ciò però al costo iniziale di settimane di programmazione per creare il sito, con tanto di smanettamenti, notti in bianco e casse di Budweiser.
Ne sono esempio i siti delle testate dei giornali che devono essere aggiornati anche più volte al giorno e così non devono creare per ogni notizia una pagina ad hoc con tutti i link da aggiungere e modificare nelle pagine ( ricordate l'ipertesto ?). Uno dei tanti programmi che crea automaticamente siti dinamici, anzi, portali dinamici ed è pure gratuito si chiama PhpNuke.
Scripting:
qualsiasi codice di programmazione che svolge qualche particolare funzione all'interno del sito, p.e. che mostra una scritta scorrevole, o che fa cambiare colore a un bottone quando si passa sopra col mouse ( rollover ) o che controlla nome e password inseriti dall'utente. Tutti questi eventi sono gestiti dal programmino detto script, che può essere embedded, cioè incorporato nel codice HTML della pagina e perciò anch'esso interpretato dal nostro browser all'arrivo della pagina, come p.e. Javascript o l'identico Jscript della Microsoft, oppure server side, lato server, lo script viene eseguito quando la pagina si trova ancora sul server, cioè prima di essere inviata al nostro browser.
In quest'ultimo caso, guardando il codice HTML della pagina che ci è arrivata, cliccando nel browser su Visualizza | HTML , non sarà visibile lo script, perché è già stato eseguito sul server, anzi è proprio lo script che ha generato dinamicamente la pagina che noi abbiamo richiesto….
Insomma, ci sono delle tecnologie che a seconda dell'utente che richiede un servizio e del tipo di servizio richiesto, si occupa di creare delle pagine ad hoc, personalizzate, aggiornabili via web.
Naturalmente tutte le situazioni sono perfettamente previste, anzi programmate con pagine e pagine di codice di scripting…Uno dei primi e pi ù veloci linguaggi di scripting è PHP, ossia Personal Home Page, nato proprio per questo scopo, naturalmente gratuito e derivato dal C, linguaggio nato per
programmare sistemi operativi come UNIX e Linux. Altre tecnologie server side sono il più versatile Perl, Python, sempre derivati dal C e gratuiti, ma più lenti, e ASP ( Active Server Page ) della Microsoft, che utilizza codice in VbScript, JScript o PerlScript, copie brevettate da Bill Gates di altri linguaggi, oltre a JSP ( Java Server Page ) in Java, gratuito, e le CGI scritte in altri linguaggi, come C++ e Java.
Anche qui il dualismo del mercato è sempre tra shareware vs. freeware, Microsoft vs. Linux e Sun. Altra Budweiser ? OK, andiamo avanti con i termini…
Database:
è un insieme di archivi, di tabelle con righe e colonne, dove vengono memorizzati i dati.
Quali dati ? Tutti i dati contenuti nel nostro portale dinamico: i nomi e le password degli utenti registrati, le ultime notizie del giorno, i post ( messaggi ) spediti dai visitatori ai forum tematici ( specie di piazze virtuali, in cui si scambiano opinioni, consigli, notizie, how to,…), i programmi che si possono scaricare, ecc., qualsiasi dato del portale viene inserito in un'apposita tabella e memorizzato. PostNuke durante l'installazione, cioè a portale vuoto, crea già 63 tabelle.
Per gestire le tabelle ( inserire, modificare e consultare i dati ) serve il DBMS, un programma apposito.
Il più usato sui sistemi Microsoft è Access di Office, sui sistemi UNIX e Linux è MySQL, naturalmente il primo al costo di Office Professional, il secondo gratuito. Nuke utilizza, manco a dirlo, MySQL, ma ha anche i driver per la connessione a tutti i maggiori software di gestione dei datsabase ( Access, Borland, DB2, Oracle, Sybase, ecc.).
Web server:
come già detto alla prima Budweiser, il web server è quel computer della rete che ospita i siti, cioè contiene il disco fisso dove si trova fisicamente memorizzato il nostro sito. I server hanno bisogno di un insieme di programmi che li facciano funzionare, hanno bisogno cioè, come qualsiasi altro computer, di un sistema operativo, con programmi specifici da web server per gestire gli accessi da altri server e dai client, con tanto di problemi di sicurezza, ecc. Circa l'80% dei web server utilizza la piattaforma UNIX - Linux con server Apache ( 67%), iPlanet di Netscape ( 6% ), Zeus o WebSphere; il restante 20% è Microsoft IIS. Apache, sviluppato da programmatori volontari, è così diffuso perché è gratuito, IIS invece è stato compreso in Windows 2000 e nel nuovo XP.
Dato che Microsoft è un sistema proprietario, cioè molto integrato con le "proprie" applicazioni (c'è a proposito una causa in corso contro Bill Gates ), il server IIS è ottimizzato per database Access e scripting in ASP o VisualBasic, mentre su piattaforme Linux, le più diffuse sulla rete, i server Apache supportano database MySQL e scripting in PHP o Perl.
PhpNuke si basa su programmi di scripting in PHP, utilizza dati registrati con MySQL e gira su
server Apache. Naturalmente queste composizioni non sono assolute: gli spazi web a pagamento
costano tanto di più, quante estensioni in più hanno : così troviamo IIS con supporto PHP, poi Apache
che gira su Windows, ecc.
I prezzi della concorrenza
· Microsoft Portal Platform: più specifico e completo: Portal server $ 6999 + Management server $
42999 per processore
· IPlanet Platform ; della Sun: Application server $ 19945 per CPU + web server $ 1495 per CPU +
Calender e directory server per utente;
· CleverPath Portal 3.5 in Java: $ 21840 fino a 4 CPU
· Assentila Media: a partire da 200 milioni di Lire
Tanto per avere qualche idea….
Cookies:
i biscottini: sono dei piccoli file di testo, scaricati dal portale sul nostro computer, in cui vengono memorizzati i nostri movimenti sul sito e tutti i dati inseriti in esso. Usati quasi sempre per scopi commerciali, nei portali sono invece essenziali per riconoscere l'utente iscritto e per personalizzargli la pagina. Da accettare solo quelli provenienti da siti considerati sicuri e affidabili.
Molti siti permettono, p.e., di leggere la propria posta sul portale solo se si accetta il loro cookie.
Non è necessario accettarli in Nuke, perché si può entrare nel portale anche nel classico modo di inserire nome utente e password.
Free software e Open Source:
Perchè esistono programmi a pagamento e corrispondenti programmi gratuiti ? Perché i primi programmi, in origine, erano sviluppati da Università e centri di ricerca, comunque enti pubblici o finanziati col denaro pubblico. Poi, negli anni, l'aumentata complessità delle applicazioni e la necessità di automatizzare le informazioni aziendali ha portato molti di questi ex studenti a lavorare come programmatori e poi come sviluppatori per le aziende. Finchè negli anni '80 si è diffuso il personal computer e uno di questi ex, un certo Bill Gates, ha pensato bene di sviluppare e di far pagare un sistema operativo per PC.
Con la diffusione poi di Internet e del web, servizio da sempre gratuito, un professore del MIT di Boston, Richard Stallman, ha lanciato la Free Software Foundation col progetto GNU, per diffondere l'utilizzo e le conoscenze informatiche: visto che l'hardware bisognava comunque pagarlo, perché bene materiale, almeno i programmi dovevano essere gratuiti. Negli anni '90 Linus Thorwalds lancia il progetto Linux, cioè un sistema operativo gratuito con sorgenti di pubblico dominio, cioè migliorabili da chiunque, col vincolo di non brevettare, ma rendere pubblici i miglioramenti apportati. Così è nato Linux e la licenza open source, sviluppati da migliaia di programmatori volontari e centri universitari. Anche molte grandi case hanno risposto all'appello di Stallman, Netscape e Star Office prima, Java poi sempre della Sun Microsystem sono diventati open source, Dbase della Borland, poi sono nati PHP, Perl, Javascript, Python, MySQL; Gimp, il fenomeno Napster unica sconfitta, ma con tanti eredi… Oggi tutte le più grandi case, IBM, Compaq, Cisco, ecc. collaborano a migliorare Linux, molti enti pubblici americani utilizzano Linux, le poste USA, le università… noi italiani, invece, …. Nuke è sotto licenza GPL (General Public License) con l'obbligo però di lasciare nel codice il copyright di Burzi e possibilmente anche il logo di phpnuke.org (cosa non sempre rispettata da tutti).
La parte più dura l'abbiamo superata e abbiamo qualche infarinatura di come vanno le cose…
Cosa ci serve e come si usa
Come faccio a procurarmi tutto ciò che mi serve ? Naturalmente dalla rete. I programmi sono liberamente scaricabili da Internet, velocità di connessione notturna permettendo. Consiglio di stampare le prossime pagine....
E' sufficiente il vostro Windows 9x/2000 o XP ( che avete dovuto acquistare col vostro computer con licenza OEM..) come sistema operativo. Chi volesse installare tutto su Linux, ci sarà (pigrizia
permettendo) un capitolo apposito in fondo alla dispensa.
Innanzitutto ci serve Apache, PHP e MySQL, che trovate insieme sotto il nome di Easyphp già configurati per macchine Win32 su www.easyphp.org , un prodotto francese integrato. Cliccate su Telechargements, selezionate Version courante Easyphp1.6, grosso 9235 Kb, e salvatelo sul vostro disco fisso dove volete.
Il file compattato contiene:Apache 1.3.24 + Php 4.2.0 + MySQL 3.23.49 + Phpmyadmin 2.2.6.
Poi ci serve naturalmente PHPNuke, che trovate in versione per Win32 su www.splatt.it nella sezione downloads | Phpnuke | Phpnuke 5.6 o la precedente versione 5.5 | salvate sul vostro disco dove volete il file phpnuke-5.5.zip di 2,09 Mb o meglio quello recente phpnuke 5.6
Il programma che utilizzeremo per l'FTP sarà il tedesco LeechFTP, scaricabile all'indirizzo http://stud.fh-heilbronn.de/~jdebis/leechftp/ cliccando "download" e poi selezionando il file lftp13.zip
(da scaricare, scompattare ed eseguire mediante autoinstallazione "setup").
Oppure: http://download.cnet.com/downloads/0-10064-100-915590.html cliccando "download
now" (anche qui da scaricare, scompattare ed eseguire mediante autoinstallazione "setup").
Oppure: http://www.5star-shareware.com/software/freeware/ftp-clients.html cliccando su di uno dei vari"download" elencati nella pagina (tutti gratuiti).
Oppure il vs WS_FTP o qualsiasi altro.
Per chi volesse provare Nuke in remoto sul web…
Ci serve subito qualcuno che ci dia spazio gratis per provare il nostro Nuke. Faremo più avanti il discorso nello specifico, ma per ora dobbiamo crearci un account ( indirizzo ) per lo spazio di Nuke. Ho scelto come provider ( colui che offre spazio sul proprio server ) una nuova società francese, una specie di tiscali, che offre servizi di connessione in Francia, Adsl, ecc, e anche spazio gratuito con estensione
php e supporta MySQL, perfetto ! Fornisce una discreta velocità, discreti servizi rispetto ad altri
provider, e ci da un dominio ( nome del sito ) abbastanza corto e facilmente ricordabile, tipo
http://nomescelto.free.fr , invece dei kilometrici subdomini con vari slash degli altri.
Chiediamo lo spazio fin da ora, perché free.fr ci manderà a casa via posta ordinaria ( non via mail ) la
password, e ci vorrà almeno una settimana, tempo in cui impareremo a conoscere Nuke in locale e ad
esercitarci nella sua amministrazione.
Allora, collegatevi a www.free.fr, nella barra dei menu in alto della pagina cliccate su "Inscription à
Free", cliccate poi sul tasto rosso "Continuer" (per chi non masticasse il francese c'è il contratto
d'utilizzo…), nella prossima finestra inserire tutti i dati richiesti ( mettete l'indirizzo a cui dovranno
mandarvi la password ), cliccate poi sul tasto "Valider", scegliete il nome utente (quello che figurerà nel dominio, mi raccomando, parole uniche o unite da punto o trattino basso e, regola del web, tutto in
minuscolo ), spuntate la voce "Autre proposition"; dove chiede del "Kit de conexion", spuntate invece la voce "Informations de configuration", in quanto non ci interessa collegarci a Internet tramite loro.
"Valider", e aspettiamo quei 7 - 10 giorni che ci arrivi la loro lettera all'indirizzo specificato. Intanto
facciamo la ……
Installazione in locale
Siamo pronti per le installazioni ?
Lanciate l'eseguibile easyphp1-6_setup.exe e installatelo come un normale programma Windows.
L'installazione è in francese, ma è abbastanza intuitiva: dite OK a tutto. Completata l'installazione, avviate Easyphp da " Menu Avvio | Programmi | Easyphp " e apparirà un nuovo simbolo a forma di "e" in basso a destra sul desktop affianco all'orologio. Cliccate col destro su questa icona, scegliete " Configurazione | Easyphp ". Nella finestra di configurazione che appare, spuntare la voce " Partenza automatica dei servers " e l'ultima, cioè " Controllo automatico delle modifiche ". Poi, nella sottostante casella di testo con la riga di comando di MySQL: Argomenti MySQL "-skip-name-resolve -skip-granttables -language=french " , cancellare quel "french" finale e sostituirlo con "italian" .Così faremo parlare italiano al nostro database. Cliccate su " Apply " e poi su "Close". I server MySQL, PHPAdmin e Apache sono stati installati. Facile, vero? Verifichiamolo in locale : aprite il vostro browser, Internet Explorer o Netscape che sia, se parte la connessione, cliccate su " Non in linea " e vi uscirà l'odiosa pagina di errore res, fregatevene. Digitate nella barra degli indirizzi l'URL della vostra macchina, cioè il vostro indirizzo, che è sempre http://localhost oppure http://127.0.0.1 (non lo sapevate di avere un indirizzo ? ), Vedrete apparire la bellissima pagina di benvenuto di Php, festeggiate con una Budweiser e provate le funzioni che avete appena installato cliccando sui vari link. Auguri e alla salute !
Ricordarsi che la cartella che dovrà contenere tutti i file da pubblicare è "c/programmi/easyphp/www".
Se controllate il suo contenuto con risorse del computer o Gestione Risorse, dovrebbe contenere solo un index.htm, che è la pagina di benvenuto del Php. Qui metteremo successivamente tutti i file di Nuke per provare in locale se funziona! Da ricordare anche l'URL del PhpMyAdmin, che è http://localhost/mysql
raggiungibile anche cliccando sul pulsante PhpMyAdmin della home page del localhost.
Quando vi sarete divertiti abbastanza da veri programmatori server side, possiamo iniziare a installare il nostro Nuke sulla sua piattaforma locale, cioè il nostro Pc/server di casa.
La creazione del database
Riprendiamo il nostro file PhpNuke.zip, dezippiamolo, cioè clicchiamoci sopra e si aprirà il programma
WinZip. Cliccate sull'icona Extract , nella finestra a destra cliccate due volte su Disco locale (C) , a
sinistra c'è una casella chiamata Extract to , contenente la scitta C: aggiungiamo phpnuke , con
selezionati All files e Use folder names , clicchiamo sul bottone Extract e quando ci riappare Winzip, lo
chiudiamo nel modo abituale di chiudere le finestre Windows.
Ora apriamo l'"Esplora risorse" di Windows, che trovate dentro il Menu Avvio / Programmi , aprite nella finestra di sinistra Disco locale / Programmi / EasyPHP / www e create una sottocartella per il nostro nuke ( cliccando nel menu File / Nuovo / Nuova cartella ), rinominandola phpnuke .
Ora cercate la cartella C:/phpnuke/HTML del programma originale e copiatene tutto il contenuto nella
cartella C:/Programmi/EasyPHP/www/phpnuke appena creata.
Ora tenetevi forte, chiudete tutti i programmi aperti, aprite Internet Explorer, cliccate sul bottone Non in linea che cerca di collegarsi a Internet e digitate nella barra degli indirizzi l'URL ( = indirizzo)
dell'amministratore del server MySQL, cioè http://localhost/mysql/ , apparirà una finestra che vi chiede
di connettervi, cliccate su Connetti e così vi connettete al server Apache del vostro stesso computer (un
po' bizzarro, ma ormai da veri Admin, vi sarete già abituati a certe stramberie..). Appare PHPMyAdmin, in cui creeremo il database con tutte le 63 tabelle di Nuke.
Se non dovesse apparire la pagina di Benvenuto e invece esce la fatidica Impossibile trovare la pagina ,
niente paura , vuol dire che avete spento il computer dopo l'installazione di Easyphp del capitolo
precedente e affianco all'orologio del desktop di Windows in basso a destra del vostro schermo non
appare la e con il punto rosso lampeggiante: Andate su Menu Avvio | Programmi | EasyPHP !
EasyPHP , appare la finestra di Easyphp, cliccate su Apply , poi su Close e vedrete la e col punto rosso
lampeggiante, e riprendete da "Ora tenetevi forte…." più sopra.
Nella pagina di benvenuto del phpMyAdmin scrivete nell'unica casella di testo sotto la voce "Crea un
nuovo database" il nome del vostro database, phpnuke , e cliccate su "crea". Appare una nuova finestra:
sotto la voce "Posizione del file di testo" c'è il tasto Sfoglia , cliccateci sopra, e cercate il file nuke.sql
nel percorso Disco locale (C:) | phpnuke | SQL | nuke.sql e una volta selezionato, esso apparirà nella
suddetta casella di testo, basta poi cliccare sul pulsante Esegui e il database è creato ! Appare il dump ( =riepilogo) delle nostre tabelle. Chiudiamo tutto e festeggiamo un altro passo avanti.
Settaggio di config.php, cervello di Nuke.
E' ora di amministrare, cioè configurare il nostro Nuke. E' qui che servirebbero ottime conoscenze di
programmazione e la conoscenza del linguaggio PHP, ma noi siamo già Admin, e queste cose non ci fan paura… Per modificare un sorgente in PHP bisogna utilizzare un editor di testo: non usate Wordpad o eggio Word, perché inserisce nel testo un sacco di simboli invisibili a noi, ma non al server: Blocco ote , che trovate in Menu Avvio | Accessori va più che bene. Apritelo, cliccate sul menu File ! Apri , ercate Disco Locale (C) | Programmi | EasyPHP ! www ! phpnuke e avendo selezionato sotto la voce Tipi di file" l'opzione Tutti i file, apparirà anche il file config.php, selezionatelo e cliccate sul tasto pri.
Le parti scritte tra ####### e /* sono commenti, le righe che iniziano col simbolo $ sono le righe di odice php. Analizziamo il codice:
%
$dbhost = "localhost"; è il nome del nostro server Apache
$dbuname = "root"; è il nostro nome utente sul server, cioè non ne abbiamo
$dbpass = " "; è la password che per ora non abbiamo ancora
$dbname = "phpnuke"; è per ora il nome del nostro database sul server
$dbtype = "MySQL";
attenzione!! Se usate la versione 5.5, Cambiare in minuscolo $dbtype="mysql"; se invece usate la versione recente 5.6 non c’è bisogno di fare questo cambiamento in quanto il baco è stato eliminato
%
Dopo altri commenti troviamo un altro blocco di istruzioni che iniziano col solito simbolo $ che è il
prefisso di tutte le variabili di php. Qui troviamo le nostre variabili da personalizzare: sostituire le
stringhe tra virgolette con le vostre personali…
%
$sitename = "Nome del nostro portale";
$nukeurl = "http://indirizzo del nostro portale su internet";
$site_logo = "logo.gif"; /* lasciamolo così */
$slogan = "Il mio primo portale !";
$startdate = "maggio 2002";
$adminmail = "la mia posta elettronica da Admin ";
%
Tralasciamo per ora le altre variabili di configurazione, perché lo scopo del portale è proprio quello di ermettere la configurazione del sito via browser. Salviamo e chiudiamo il cervello php.
C'è ancora da fixare un altro bug (errore) del Nuke 5.5 : aprite sempre il Blocco Note , cliccate sul enu File ! Apri , cercate Disco Locale (C) | Programmi | EasyPHP ! www ! phpnuke/includes e avendo selezionato sotto la voce "Tipi di file" l'opzione Tutti i file, apparirà anche il file sql_layer.php, elezionatelo e cliccate sul tasto Apri. Ora cercate la riga con $dbtype="MySQL"; e riscrivetela tutta in inuscolo, così $dbtype="mysql"; poi pi ù sotto cambiate allo stesso modo tutti i case "MySQL": in inuscolo, così Case "mysql": ce ne sono otto da cambiare. Salvate e chiudete.
Se state usando invece la versione 5.6 non c’è bisogno di questi ulteriori aggiustamenti.
Bene, bene, …. vediamo finalmente che aspetto ha questo nostro primo portale: digitiamo l'URL del
portale sul nostro browser, cioè apriamo Internet Explorer, clicchiamo su Non in linea, nella barra degli
indirizzi scriviamo http://localhost/phpnuke (il nome della cartella dove avevamo copiato i files di
nuke), poi Connetti, e wwwwooowwwww ! la pagina iniziale del nostro primo portale. Una Budweiser
ce la siamo proprio guadagnata…..
Ma è tutto in inglese! D'accordo, nel solito config.php, cercate la sezione # Site Language Preferences
$language = "english"; //sostituite con $language="italian"
$locale = "en_US";
salvate il config.php e godetevi Nuke in italiano.
Amministrazione di Nuke
Se siamo riusciti a visualizzare Nuke, vuol dire che siamo pronti ad amministrarlo via browser, come si
fa via Internet. Per entrare come Admin, amministrare e modificare ciò che vogliamo, dobbiamo aprire il famigerato admin.php. Quindi digitiamo il suo URL nella barra degli indirizzi, cioè
http://localhost/phpnuke/admin.php (valgono le considerazioni fatte sopra: è attivo Apache?…), appare
la finestra per loggarsi, cioè nome admin e password, per avere i privilegi dell'amministratore: Admin
ID scrivete God, e la password è Password, facendo attenzione a digitare le maiuscole iniziali, perché
PHP è case-sensitive, cioè maiuscole e minuscole sono caratteri diversi. Da questa pagina potete
graficamente con i link modificare qualsiasi parte del portale. Buon divertimento !
Cos'è Nuke e perché Nuke
PHPNuke e PostNuke sono programmi che installano, con semplici e relativamente poche operazioni, un vero portale web dinamico. Il tutto è straordinariamente gratis (con quel che costano oggi i siti dinamici in ASP o Perl …), utilizza linguaggi e applicativi gratuiti (alla faccia di .Net, Access e IIS di proprietà dell'uomo più ricco del mondo..), e con la possibilità di avere spazi gratuiti su Internet che supportano il tutto ( il 67% dei web server sono Apache, gratuito ). E, tenetevi forte, senza conoscere un punto e virgola di programmazione ! (sempre alla faccia dell'uomo più ricco del mondo e dei suoi diecimila programmatori indiani sfruttati e sottopagati dell'ultimo XP ….). Procuratevi solo qualche ora libera di sera o di notte ( più adatta a queste cose ), un paio di Budweiser, ottima birra ceca che trovate alla Coop più vicina, per i momenti pi ù critici di scoraggiamento.
Partiamo dall'inizio: il Nuke Web Portal System è un prodotto free scritto dallo sviluppatore venezuelano Francisco Burzi poco più che trentenne che, nell'estate del 2000 , creò la prima versione di PHPNuke 1.0. Il prodotto catturò subito la simpatia di molti sviluppatori, che hanno reso PhPNuke, nella ultima versione 5.5, e PostNuke, nell'ultima versione Rogue .713, un sistema valido ed affidabile.
Nuke ha avuto un tale successo in così poco tempo che sono usciti altri prodotti derivati come ad esempio PostNuke (conta oggi circa 120 persone che ci lavorano ), DarkPortal, Iscouter, PlanetNuke.
Nuke fornisce essenzialmente:
1. Utenti ( sono considerati sia gli utenti che si registrano che eventuali amministratori del portale);
2. Categorie
3. Articoli ( sono da associare ad una categoria ed hanno un range di date per la visibilità sul portal );
4. Download ( è gestito un sistema di download per permettere di offrire un servizio di scambio file );
5. Sondaggi
6. Recensioni
7. Eventi storici
8. HTTP-referrers, quindi possiamo controllare da quale URL provengono le persone che navigano sul
nostro portale e quanti sono );
9. Banner ( è possibile gestire la visibilità dei singoli striscioni pubblicitari all'interno del portale );
10. File Manager;
11. Messaggi
12. Blocchi ( sono delle zone , portlet, che vengono visualizzati all'interno del portale )
13. Preferenze ( ci sono le infos relative al nome del portale, logo, tema, …)
14. Altri servizi che si possono aggiungere, tipo chat, meteo, ecc… sviluppati di recente.
Nuke, essendo basato su PHP e MySQL, non è business-oriented, cioè adatto a cooperare con un
eventuale base dati aziendale; ci sono comunque i vari clone che permettono l'indipendenza del database
( DarkPortal ):
A chi serve ?
Nuke è particolarmente adatto alla gestione delle community, aggiornabile giornalmente anche dagli utenti ( le date dei messaggi, post, sono visibili ), in cui si prevedono almeno qualche centinaio di iscritti ( target = 500 ), decine di migliaia di visite al mese, perché Nuke ha una finestra che mostra quanti visitatori o utenti sono collegati in quel momento e persino chi sono.
Cercherò di spiegare passo passo tutte le operazioni da compiere utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile anche al neofita del computer. I più smaliziati della programmazione possono tranquillamente saltare il prossimo capitolo…
Un po' di teoria
Portale: è un sito di Internet che offre diversi servizi ai suoi visitatori, specialmente se registrati, dove si possono trovare le ultime notizie aggiornate, chat, forum tematici di discussione, la possibilità di scaricare programmi, un motore di ricerca, aiuti in linea, ecc. Esempi che tutti conosciamo sono www.tin.it, www.libero.it, www.tiscali.it, ma anche tutti i siti delle testate giornalistiche, come www.ilmanifesto.it, www.larepubblica.it, o www.indymedia.org . Nuke è particolarmente adatto per creare i vortal ( vertical portal ), siti specializzati nell'offrire aggiornamenti, approfondimenti e risorse a tutti coloro che, per professione o per hobby, sono interessati a un certo argomento o tipologia, cioè virtual communities di utenti. Nuke rientra tra i prodotti con l'approccio RAD ( Rapid Application Developement ) allo sviluppo, cioè offre all'amministratore del sito una serie di strumenti potenti e semplici che permettono di realizzare un portale di alto livello senza avere alcuna competenza specifica.
Web: la ragnatela: comunemente l'insieme delle pagine web o siti di Internet, composti da testi, immagini, filmati, suoni, animazioni, cioè multimediali. Ognuna di queste pagine è scritta in un linguaggio, detto HTML, nato, pensate, a Ginevra nel 1991. Queste pagine che formano il sito non sono sequenziali, come un libro, ma sono collegate tra loro tramite link (collegamenti ), e sono perciò detti ipertesti. Da qui deriva la sigla http (HyperText Transfer Protocol) che troviamo sempre davanti al nome dei siti quando usiamo il web, cioè il pi ù diffuso servizio di Internet insieme alla posta elettronica, spesso considerato erroneamente sinonimo di Internet.
Server e client: server è ogni computer o programma della rete, collegato 24 ore al giorno, che ospita le pagine web e gli altri servizi Internet e li mette a disposizione dei client; client è qualsiasi computer o programma che usa i servizi del server: quindi siamo noi quando ci colleghiamo a tal sito che si trova su tal server di Internet. Le pagine dei siti, scritte in HTML, si trovano sui server e noi per richiederle scriviamo l'URL ( = nome del sito, tipo http://www.postnuke.it ) nel browser, cioè il programma tipo Internet Explorer, Netscape Navigator o Opera che colloquia col server e traduce le istruzioni HTML nella pagina che vediamo. Il browser sul nostro computer dunque traduce, si dice interpreta, le istruzioni HTML che arrivano dal web server.
Siti statici & dinamici: Per scrivere le pagine dei siti bisogna conoscere l'HTML oppure usare programmi detti web editor, shareware, cioè a pagamento, tipo FrontPage o Dreamweaver, oppure freeware, gratuiti come Netscape Composer o l'australiano Evrsoft 1stPage 2000 che permette in modo abbastanza intuitivo di creare semplici pagine web, ma anche i siti più complessi. Una volta creato il sito sul nostro computer, si dice "in locale", ed averlo visualizzato col nostro browser, bisogna metterlo su Internet ( uppare ) usando un altro servizio di Internet, detto FTP, File Transfer Protocol, con appositi programmi FTP,( come CuteFTP, WS_FTP ) anche gratuiti come il tedesco LeechFTP. Questi software trasferiscono le pagine da noi create dal nostro computer al server a cui abbiamo richiesto lo spazio web
che ospiterà il nostro sito, che naturalmente può essere a pagamento ( dai 100 euro in su all'anno) oppure gratuito, offerto da tiscali, tin, netcat, xoom, f2s, lycos, ecc.
Ogni volta poi che vogliamo aggiungere o cambiare qualcosa al sito, dobbiamo riusare un programma FTP, scaricare (downlodare ) le pagine dal server al nostro computer, riaprire il web editor, fare le modiche, salvare, riaprire l'FTP e uppare di nuovo la pagina sul server. Questa è la procedura per gestire un sito statico.
Il sito dinamico invece ha una gestione più semplificata: una volta creato e uppato, viene gestito direttamente via Browser, cioè senza downlodare e uppare continuamente le modifiche e senza usare altri programmi oltre al solito browser ( facile, eh ?). Tutto ciò però al costo iniziale di settimane di programmazione per creare il sito, con tanto di smanettamenti, notti in bianco e casse di Budweiser.
Ne sono esempio i siti delle testate dei giornali che devono essere aggiornati anche più volte al giorno e così non devono creare per ogni notizia una pagina ad hoc con tutti i link da aggiungere e modificare nelle pagine ( ricordate l'ipertesto ?). Uno dei tanti programmi che crea automaticamente siti dinamici, anzi, portali dinamici ed è pure gratuito si chiama PhpNuke.
Scripting:
qualsiasi codice di programmazione che svolge qualche particolare funzione all'interno del sito, p.e. che mostra una scritta scorrevole, o che fa cambiare colore a un bottone quando si passa sopra col mouse ( rollover ) o che controlla nome e password inseriti dall'utente. Tutti questi eventi sono gestiti dal programmino detto script, che può essere embedded, cioè incorporato nel codice HTML della pagina e perciò anch'esso interpretato dal nostro browser all'arrivo della pagina, come p.e. Javascript o l'identico Jscript della Microsoft, oppure server side, lato server, lo script viene eseguito quando la pagina si trova ancora sul server, cioè prima di essere inviata al nostro browser.
In quest'ultimo caso, guardando il codice HTML della pagina che ci è arrivata, cliccando nel browser su Visualizza | HTML , non sarà visibile lo script, perché è già stato eseguito sul server, anzi è proprio lo script che ha generato dinamicamente la pagina che noi abbiamo richiesto….
Insomma, ci sono delle tecnologie che a seconda dell'utente che richiede un servizio e del tipo di servizio richiesto, si occupa di creare delle pagine ad hoc, personalizzate, aggiornabili via web.
Naturalmente tutte le situazioni sono perfettamente previste, anzi programmate con pagine e pagine di codice di scripting…Uno dei primi e pi ù veloci linguaggi di scripting è PHP, ossia Personal Home Page, nato proprio per questo scopo, naturalmente gratuito e derivato dal C, linguaggio nato per
programmare sistemi operativi come UNIX e Linux. Altre tecnologie server side sono il più versatile Perl, Python, sempre derivati dal C e gratuiti, ma più lenti, e ASP ( Active Server Page ) della Microsoft, che utilizza codice in VbScript, JScript o PerlScript, copie brevettate da Bill Gates di altri linguaggi, oltre a JSP ( Java Server Page ) in Java, gratuito, e le CGI scritte in altri linguaggi, come C++ e Java.
Anche qui il dualismo del mercato è sempre tra shareware vs. freeware, Microsoft vs. Linux e Sun. Altra Budweiser ? OK, andiamo avanti con i termini…
Database:
è un insieme di archivi, di tabelle con righe e colonne, dove vengono memorizzati i dati.
Quali dati ? Tutti i dati contenuti nel nostro portale dinamico: i nomi e le password degli utenti registrati, le ultime notizie del giorno, i post ( messaggi ) spediti dai visitatori ai forum tematici ( specie di piazze virtuali, in cui si scambiano opinioni, consigli, notizie, how to,…), i programmi che si possono scaricare, ecc., qualsiasi dato del portale viene inserito in un'apposita tabella e memorizzato. PostNuke durante l'installazione, cioè a portale vuoto, crea già 63 tabelle.
Per gestire le tabelle ( inserire, modificare e consultare i dati ) serve il DBMS, un programma apposito.
Il più usato sui sistemi Microsoft è Access di Office, sui sistemi UNIX e Linux è MySQL, naturalmente il primo al costo di Office Professional, il secondo gratuito. Nuke utilizza, manco a dirlo, MySQL, ma ha anche i driver per la connessione a tutti i maggiori software di gestione dei datsabase ( Access, Borland, DB2, Oracle, Sybase, ecc.).
Web server:
come già detto alla prima Budweiser, il web server è quel computer della rete che ospita i siti, cioè contiene il disco fisso dove si trova fisicamente memorizzato il nostro sito. I server hanno bisogno di un insieme di programmi che li facciano funzionare, hanno bisogno cioè, come qualsiasi altro computer, di un sistema operativo, con programmi specifici da web server per gestire gli accessi da altri server e dai client, con tanto di problemi di sicurezza, ecc. Circa l'80% dei web server utilizza la piattaforma UNIX - Linux con server Apache ( 67%), iPlanet di Netscape ( 6% ), Zeus o WebSphere; il restante 20% è Microsoft IIS. Apache, sviluppato da programmatori volontari, è così diffuso perché è gratuito, IIS invece è stato compreso in Windows 2000 e nel nuovo XP.
Dato che Microsoft è un sistema proprietario, cioè molto integrato con le "proprie" applicazioni (c'è a proposito una causa in corso contro Bill Gates ), il server IIS è ottimizzato per database Access e scripting in ASP o VisualBasic, mentre su piattaforme Linux, le più diffuse sulla rete, i server Apache supportano database MySQL e scripting in PHP o Perl.
PhpNuke si basa su programmi di scripting in PHP, utilizza dati registrati con MySQL e gira su
server Apache. Naturalmente queste composizioni non sono assolute: gli spazi web a pagamento
costano tanto di più, quante estensioni in più hanno : così troviamo IIS con supporto PHP, poi Apache
che gira su Windows, ecc.
I prezzi della concorrenza
· Microsoft Portal Platform: più specifico e completo: Portal server $ 6999 + Management server $
42999 per processore
· IPlanet Platform ; della Sun: Application server $ 19945 per CPU + web server $ 1495 per CPU +
Calender e directory server per utente;
· CleverPath Portal 3.5 in Java: $ 21840 fino a 4 CPU
· Assentila Media: a partire da 200 milioni di Lire
Tanto per avere qualche idea….
Cookies:
i biscottini: sono dei piccoli file di testo, scaricati dal portale sul nostro computer, in cui vengono memorizzati i nostri movimenti sul sito e tutti i dati inseriti in esso. Usati quasi sempre per scopi commerciali, nei portali sono invece essenziali per riconoscere l'utente iscritto e per personalizzargli la pagina. Da accettare solo quelli provenienti da siti considerati sicuri e affidabili.
Molti siti permettono, p.e., di leggere la propria posta sul portale solo se si accetta il loro cookie.
Non è necessario accettarli in Nuke, perché si può entrare nel portale anche nel classico modo di inserire nome utente e password.
Free software e Open Source:
Perchè esistono programmi a pagamento e corrispondenti programmi gratuiti ? Perché i primi programmi, in origine, erano sviluppati da Università e centri di ricerca, comunque enti pubblici o finanziati col denaro pubblico. Poi, negli anni, l'aumentata complessità delle applicazioni e la necessità di automatizzare le informazioni aziendali ha portato molti di questi ex studenti a lavorare come programmatori e poi come sviluppatori per le aziende. Finchè negli anni '80 si è diffuso il personal computer e uno di questi ex, un certo Bill Gates, ha pensato bene di sviluppare e di far pagare un sistema operativo per PC.
Con la diffusione poi di Internet e del web, servizio da sempre gratuito, un professore del MIT di Boston, Richard Stallman, ha lanciato la Free Software Foundation col progetto GNU, per diffondere l'utilizzo e le conoscenze informatiche: visto che l'hardware bisognava comunque pagarlo, perché bene materiale, almeno i programmi dovevano essere gratuiti. Negli anni '90 Linus Thorwalds lancia il progetto Linux, cioè un sistema operativo gratuito con sorgenti di pubblico dominio, cioè migliorabili da chiunque, col vincolo di non brevettare, ma rendere pubblici i miglioramenti apportati. Così è nato Linux e la licenza open source, sviluppati da migliaia di programmatori volontari e centri universitari. Anche molte grandi case hanno risposto all'appello di Stallman, Netscape e Star Office prima, Java poi sempre della Sun Microsystem sono diventati open source, Dbase della Borland, poi sono nati PHP, Perl, Javascript, Python, MySQL; Gimp, il fenomeno Napster unica sconfitta, ma con tanti eredi… Oggi tutte le più grandi case, IBM, Compaq, Cisco, ecc. collaborano a migliorare Linux, molti enti pubblici americani utilizzano Linux, le poste USA, le università… noi italiani, invece, …. Nuke è sotto licenza GPL (General Public License) con l'obbligo però di lasciare nel codice il copyright di Burzi e possibilmente anche il logo di phpnuke.org (cosa non sempre rispettata da tutti).
La parte più dura l'abbiamo superata e abbiamo qualche infarinatura di come vanno le cose…
Cosa ci serve e come si usa
Come faccio a procurarmi tutto ciò che mi serve ? Naturalmente dalla rete. I programmi sono liberamente scaricabili da Internet, velocità di connessione notturna permettendo. Consiglio di stampare le prossime pagine....
E' sufficiente il vostro Windows 9x/2000 o XP ( che avete dovuto acquistare col vostro computer con licenza OEM..) come sistema operativo. Chi volesse installare tutto su Linux, ci sarà (pigrizia
permettendo) un capitolo apposito in fondo alla dispensa.
Innanzitutto ci serve Apache, PHP e MySQL, che trovate insieme sotto il nome di Easyphp già configurati per macchine Win32 su www.easyphp.org , un prodotto francese integrato. Cliccate su Telechargements, selezionate Version courante Easyphp1.6, grosso 9235 Kb, e salvatelo sul vostro disco fisso dove volete.
Il file compattato contiene:Apache 1.3.24 + Php 4.2.0 + MySQL 3.23.49 + Phpmyadmin 2.2.6.
Poi ci serve naturalmente PHPNuke, che trovate in versione per Win32 su www.splatt.it nella sezione downloads | Phpnuke | Phpnuke 5.6 o la precedente versione 5.5 | salvate sul vostro disco dove volete il file phpnuke-5.5.zip di 2,09 Mb o meglio quello recente phpnuke 5.6
Il programma che utilizzeremo per l'FTP sarà il tedesco LeechFTP, scaricabile all'indirizzo http://stud.fh-heilbronn.de/~jdebis/leechftp/ cliccando "download" e poi selezionando il file lftp13.zip
(da scaricare, scompattare ed eseguire mediante autoinstallazione "setup").
Oppure: http://download.cnet.com/downloads/0-10064-100-915590.html cliccando "download
now" (anche qui da scaricare, scompattare ed eseguire mediante autoinstallazione "setup").
Oppure: http://www.5star-shareware.com/software/freeware/ftp-clients.html cliccando su di uno dei vari"download" elencati nella pagina (tutti gratuiti).
Oppure il vs WS_FTP o qualsiasi altro.
Per chi volesse provare Nuke in remoto sul web…
Ci serve subito qualcuno che ci dia spazio gratis per provare il nostro Nuke. Faremo più avanti il discorso nello specifico, ma per ora dobbiamo crearci un account ( indirizzo ) per lo spazio di Nuke. Ho scelto come provider ( colui che offre spazio sul proprio server ) una nuova società francese, una specie di tiscali, che offre servizi di connessione in Francia, Adsl, ecc, e anche spazio gratuito con estensione
php e supporta MySQL, perfetto ! Fornisce una discreta velocità, discreti servizi rispetto ad altri
provider, e ci da un dominio ( nome del sito ) abbastanza corto e facilmente ricordabile, tipo
http://nomescelto.free.fr , invece dei kilometrici subdomini con vari slash degli altri.
Chiediamo lo spazio fin da ora, perché free.fr ci manderà a casa via posta ordinaria ( non via mail ) la
password, e ci vorrà almeno una settimana, tempo in cui impareremo a conoscere Nuke in locale e ad
esercitarci nella sua amministrazione.
Allora, collegatevi a www.free.fr, nella barra dei menu in alto della pagina cliccate su "Inscription à
Free", cliccate poi sul tasto rosso "Continuer" (per chi non masticasse il francese c'è il contratto
d'utilizzo…), nella prossima finestra inserire tutti i dati richiesti ( mettete l'indirizzo a cui dovranno
mandarvi la password ), cliccate poi sul tasto "Valider", scegliete il nome utente (quello che figurerà nel dominio, mi raccomando, parole uniche o unite da punto o trattino basso e, regola del web, tutto in
minuscolo ), spuntate la voce "Autre proposition"; dove chiede del "Kit de conexion", spuntate invece la voce "Informations de configuration", in quanto non ci interessa collegarci a Internet tramite loro.
"Valider", e aspettiamo quei 7 - 10 giorni che ci arrivi la loro lettera all'indirizzo specificato. Intanto
facciamo la ……
Installazione in locale
Siamo pronti per le installazioni ?
Lanciate l'eseguibile easyphp1-6_setup.exe e installatelo come un normale programma Windows.
L'installazione è in francese, ma è abbastanza intuitiva: dite OK a tutto. Completata l'installazione, avviate Easyphp da " Menu Avvio | Programmi | Easyphp " e apparirà un nuovo simbolo a forma di "e" in basso a destra sul desktop affianco all'orologio. Cliccate col destro su questa icona, scegliete " Configurazione | Easyphp ". Nella finestra di configurazione che appare, spuntare la voce " Partenza automatica dei servers " e l'ultima, cioè " Controllo automatico delle modifiche ". Poi, nella sottostante casella di testo con la riga di comando di MySQL: Argomenti MySQL "-skip-name-resolve -skip-granttables -language=french " , cancellare quel "french" finale e sostituirlo con "italian" .Così faremo parlare italiano al nostro database. Cliccate su " Apply " e poi su "Close". I server MySQL, PHPAdmin e Apache sono stati installati. Facile, vero? Verifichiamolo in locale : aprite il vostro browser, Internet Explorer o Netscape che sia, se parte la connessione, cliccate su " Non in linea " e vi uscirà l'odiosa pagina di errore res, fregatevene. Digitate nella barra degli indirizzi l'URL della vostra macchina, cioè il vostro indirizzo, che è sempre http://localhost oppure http://127.0.0.1 (non lo sapevate di avere un indirizzo ? ), Vedrete apparire la bellissima pagina di benvenuto di Php, festeggiate con una Budweiser e provate le funzioni che avete appena installato cliccando sui vari link. Auguri e alla salute !
Ricordarsi che la cartella che dovrà contenere tutti i file da pubblicare è "c/programmi/easyphp/www".
Se controllate il suo contenuto con risorse del computer o Gestione Risorse, dovrebbe contenere solo un index.htm, che è la pagina di benvenuto del Php. Qui metteremo successivamente tutti i file di Nuke per provare in locale se funziona! Da ricordare anche l'URL del PhpMyAdmin, che è http://localhost/mysql
raggiungibile anche cliccando sul pulsante PhpMyAdmin della home page del localhost.
Quando vi sarete divertiti abbastanza da veri programmatori server side, possiamo iniziare a installare il nostro Nuke sulla sua piattaforma locale, cioè il nostro Pc/server di casa.
La creazione del database
Riprendiamo il nostro file PhpNuke.zip, dezippiamolo, cioè clicchiamoci sopra e si aprirà il programma
WinZip. Cliccate sull'icona Extract , nella finestra a destra cliccate due volte su Disco locale (C) , a
sinistra c'è una casella chiamata Extract to , contenente la scitta C: aggiungiamo phpnuke , con
selezionati All files e Use folder names , clicchiamo sul bottone Extract e quando ci riappare Winzip, lo
chiudiamo nel modo abituale di chiudere le finestre Windows.
Ora apriamo l'"Esplora risorse" di Windows, che trovate dentro il Menu Avvio / Programmi , aprite nella finestra di sinistra Disco locale / Programmi / EasyPHP / www e create una sottocartella per il nostro nuke ( cliccando nel menu File / Nuovo / Nuova cartella ), rinominandola phpnuke .
Ora cercate la cartella C:/phpnuke/HTML del programma originale e copiatene tutto il contenuto nella
cartella C:/Programmi/EasyPHP/www/phpnuke appena creata.
Ora tenetevi forte, chiudete tutti i programmi aperti, aprite Internet Explorer, cliccate sul bottone Non in linea che cerca di collegarsi a Internet e digitate nella barra degli indirizzi l'URL ( = indirizzo)
dell'amministratore del server MySQL, cioè http://localhost/mysql/ , apparirà una finestra che vi chiede
di connettervi, cliccate su Connetti e così vi connettete al server Apache del vostro stesso computer (un
po' bizzarro, ma ormai da veri Admin, vi sarete già abituati a certe stramberie..). Appare PHPMyAdmin, in cui creeremo il database con tutte le 63 tabelle di Nuke.
Se non dovesse apparire la pagina di Benvenuto e invece esce la fatidica Impossibile trovare la pagina ,
niente paura , vuol dire che avete spento il computer dopo l'installazione di Easyphp del capitolo
precedente e affianco all'orologio del desktop di Windows in basso a destra del vostro schermo non
appare la e con il punto rosso lampeggiante: Andate su Menu Avvio | Programmi | EasyPHP !
EasyPHP , appare la finestra di Easyphp, cliccate su Apply , poi su Close e vedrete la e col punto rosso
lampeggiante, e riprendete da "Ora tenetevi forte…." più sopra.
Nella pagina di benvenuto del phpMyAdmin scrivete nell'unica casella di testo sotto la voce "Crea un
nuovo database" il nome del vostro database, phpnuke , e cliccate su "crea". Appare una nuova finestra:
sotto la voce "Posizione del file di testo" c'è il tasto Sfoglia , cliccateci sopra, e cercate il file nuke.sql
nel percorso Disco locale (C:) | phpnuke | SQL | nuke.sql e una volta selezionato, esso apparirà nella
suddetta casella di testo, basta poi cliccare sul pulsante Esegui e il database è creato ! Appare il dump ( =riepilogo) delle nostre tabelle. Chiudiamo tutto e festeggiamo un altro passo avanti.
Settaggio di config.php, cervello di Nuke.
E' ora di amministrare, cioè configurare il nostro Nuke. E' qui che servirebbero ottime conoscenze di
programmazione e la conoscenza del linguaggio PHP, ma noi siamo già Admin, e queste cose non ci fan paura… Per modificare un sorgente in PHP bisogna utilizzare un editor di testo: non usate Wordpad o eggio Word, perché inserisce nel testo un sacco di simboli invisibili a noi, ma non al server: Blocco ote , che trovate in Menu Avvio | Accessori va più che bene. Apritelo, cliccate sul menu File ! Apri , ercate Disco Locale (C) | Programmi | EasyPHP ! www ! phpnuke e avendo selezionato sotto la voce Tipi di file" l'opzione Tutti i file, apparirà anche il file config.php, selezionatelo e cliccate sul tasto pri.
Le parti scritte tra ####### e /* sono commenti, le righe che iniziano col simbolo $ sono le righe di odice php. Analizziamo il codice:
%
$dbhost = "localhost"; è il nome del nostro server Apache
$dbuname = "root"; è il nostro nome utente sul server, cioè non ne abbiamo
$dbpass = " "; è la password che per ora non abbiamo ancora
$dbname = "phpnuke"; è per ora il nome del nostro database sul server
$dbtype = "MySQL";
attenzione!! Se usate la versione 5.5, Cambiare in minuscolo $dbtype="mysql"; se invece usate la versione recente 5.6 non c’è bisogno di fare questo cambiamento in quanto il baco è stato eliminato
%
Dopo altri commenti troviamo un altro blocco di istruzioni che iniziano col solito simbolo $ che è il
prefisso di tutte le variabili di php. Qui troviamo le nostre variabili da personalizzare: sostituire le
stringhe tra virgolette con le vostre personali…
%
$sitename = "Nome del nostro portale";
$nukeurl = "http://indirizzo del nostro portale su internet";
$site_logo = "logo.gif"; /* lasciamolo così */
$slogan = "Il mio primo portale !";
$startdate = "maggio 2002";
$adminmail = "la mia posta elettronica da Admin ";
%
Tralasciamo per ora le altre variabili di configurazione, perché lo scopo del portale è proprio quello di ermettere la configurazione del sito via browser. Salviamo e chiudiamo il cervello php.
C'è ancora da fixare un altro bug (errore) del Nuke 5.5 : aprite sempre il Blocco Note , cliccate sul enu File ! Apri , cercate Disco Locale (C) | Programmi | EasyPHP ! www ! phpnuke/includes e avendo selezionato sotto la voce "Tipi di file" l'opzione Tutti i file, apparirà anche il file sql_layer.php, elezionatelo e cliccate sul tasto Apri. Ora cercate la riga con $dbtype="MySQL"; e riscrivetela tutta in inuscolo, così $dbtype="mysql"; poi pi ù sotto cambiate allo stesso modo tutti i case "MySQL": in inuscolo, così Case "mysql": ce ne sono otto da cambiare. Salvate e chiudete.
Se state usando invece la versione 5.6 non c’è bisogno di questi ulteriori aggiustamenti.
Bene, bene, …. vediamo finalmente che aspetto ha questo nostro primo portale: digitiamo l'URL del
portale sul nostro browser, cioè apriamo Internet Explorer, clicchiamo su Non in linea, nella barra degli
indirizzi scriviamo http://localhost/phpnuke (il nome della cartella dove avevamo copiato i files di
nuke), poi Connetti, e wwwwooowwwww ! la pagina iniziale del nostro primo portale. Una Budweiser
ce la siamo proprio guadagnata…..
Ma è tutto in inglese! D'accordo, nel solito config.php, cercate la sezione # Site Language Preferences
$language = "english"; //sostituite con $language="italian"
$locale = "en_US";
salvate il config.php e godetevi Nuke in italiano.
Amministrazione di Nuke
Se siamo riusciti a visualizzare Nuke, vuol dire che siamo pronti ad amministrarlo via browser, come si
fa via Internet. Per entrare come Admin, amministrare e modificare ciò che vogliamo, dobbiamo aprire il famigerato admin.php. Quindi digitiamo il suo URL nella barra degli indirizzi, cioè
http://localhost/phpnuke/admin.php (valgono le considerazioni fatte sopra: è attivo Apache?…), appare
la finestra per loggarsi, cioè nome admin e password, per avere i privilegi dell'amministratore: Admin
ID scrivete God, e la password è Password, facendo attenzione a digitare le maiuscole iniziali, perché
PHP è case-sensitive, cioè maiuscole e minuscole sono caratteri diversi. Da questa pagina potete
graficamente con i link modificare qualsiasi parte del portale. Buon divertimento !
Creare un sito dinamico in PHP
Creare un sito dinamico in PHP
Il nostro primo script
Per tradizione, inizieremo con il classico script di saluto al mondo intero. Aprite il vostro editor di testi e digitate il codice seguente:
echo "Ciao Mondo!";
?>
Salva il file come primo.php e visualizzalo nel browser. La pagina visualizza la scritta "Ciao Mondo!". Visualizza dal tuo browser il codice HTML di questa pagina. E' presente soltanto la scritta Ciao Mondo!. Questo perchè il PHP ha processato il codice, e il codice ha detto al PHP di restituire in output la scritta "Ciao Mondo!". Nota i tag . Questi delimitano il codice php e racchiudono il blocco di codice scritto in php. che dice al PHP di terminare il processo. Tutte le righe esterne a questi tag vengono processate dal browser come codice HTML.
Il nostro primo database
Ora creiamo il nostro database e vediamo che cosa possiamo farci. Nel vostro phpMyAdmin create un database col nome learndb.
Ora dobbiamo creare le tabelle nel database ed inserirci qualche dato. Nel vostro phpMyAdmin, inserite questa query:
CONNECT learndb
CREATE TABLE personnel
(
id int NOT NULL AUTO_INCREMENT,
firstname varchar(25),
lastname varchar(20),
nick varchar(12),
email varchar(35),
salary int,
PRIMARY KEY (id),
UNIQUE id (id)
);
INSERT INTO personnel VALUES ('1', 'John', 'Lever', 'John', ' \n john@everywhere.net Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ', '75000');
INSERT INTO personnel VALUES ('2', 'Camilla', 'Anderson', 'Rose', ' \n rose@flower.com Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ', '66000');
Questa query crea una tabella con 5 campi ed inserisce alcune informazioni.
Visualizziamo il contenuto del database con PHP
Adesso che abbiamo il nostro database con alcune informazioni al suo interno, visualizziamone il contenuto con il PHP. Salvate il codice seguente con il nome viewdb.php:
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("learndb",$db);
$result = mysql_query("SELECT * FROM personnel",$db);
echo "";
";
?>
Eseguitelo nel vostro browser e vedrete il database del personale. Ora esaminiamo il codice. Prima dichiariamo la variabile $db. Nel PHP dichiariamo una variabile inserendo il simbolo '$ ' seguito dal nome della variabile. Guardate questo esempio dove viene assegnato un valore ad una variabile:
$nome_variabile= valore_assegnato;
(esempio: $count= 4;)
Ricordatevi di inserire il simbolo ';' alla fine di ogni riga. Dopo aver dichiarato la variabile $db abbiamo creato una connessione col database con il comando "mysql_connect("localhost", "root", "")". Questo significa collegati con il database MySQL nel server localhost con lo username root e la password "". Sostituisci questi valori con i tuoi dati se sono diversi.
Abbiamo poi assegnato un puntatore al database $db; in altre parole, $db punta al nostro server localhost del database. Abbiamo selezionato il database con il quale vogliamo interagire, usando la riga "mysql_select_db("learndb",$db);": significa che noi vogliamo utilizzare il database "learndb" localizzato dalla variabile puntatore $db. Ma noi vogliamo informazioni dal database, allora abbiamo fatto una query al databaseusando la riga "$result = mysql_query("SELECT * FROM personnel",$db);" La parte "SELECT * FROM personnel" è un'istruzione SQL, che significa selezionare tutti i dati presenti nel database personnel.
Il risultato della query mysql_ query() è stata poi salvata nella variabile $result. Ora possiamo accedere a tutti i dati presenti in tutte le righe del database dalla variabile $result. Utilizziamo la funzione mysql_fetch_array() per estrarre ogni riga dalla variabile $result e assegnarla alla variabile $myrow. Questa variabile contiene le informazioni di ogni riga strutturta come un array.
Poi visualizziamo i dati contenuti in ogni riga. "echo $myrow["firstname"];" significa inviare in output il valore contenuto nel campo "firstname" della riga contenuta nella variabile $myrow.
Qui abbiamo utilizzato il ciclo while(), cioè fino a quando ci sono dati da estrarre dalla variabile $result e da inserire nella variabile $myrow, esegui le righe contenute tra le parentesi graffe {}. Questo codice, potete formattarlo a vostro piacimento per rendere un output più gradevole. Congratulazioni! Avete appena creato la vostra prima pagina web dinamica!
Creare una form HTML
Ora vediamo come aggiungere un nuovo record al database. Con le vostre conoscenze di HTML, costruiamo una pagina che ci permetta di farlo. Creiamo una pagina html statica e la salviamo col nome datain.html:
Adesso abbiamo una form di inserimento dati chiamata "datain.php". Dobbiamo creare il codice per questa pagina che permetta l'invio e l'inserimento dei dati al database MySQL. Ecco il codice che fa quello che abbiamo appena descritto, salvatelo col nome datain.php:
$db = mysql_connect("localhost", "root","");
mysql_select_db("learndb",$db);
$sql = "INSERT INTO personnel (firstname, lastname, nick, email, salary) VALUES ('$first', '$last', '$nickname','$email','$salary')";
$result = mysql_query($sql);
echo "Thank you! Information entered.\ n";
?>
Le prime tre righe le ho già spiegate in precedenza, con la piccola differenza che utilizziamo il comando SQL "INSERT INTO", che significa inserire nel database nelle colonne specificate (in questo caso firstname, lastname, nick, email) i dati contenuti rispettivamente nelle variabili'$first', '$last', '$nickname', '$email'.
Ma da dove arrivano quese variabili? PHP crea le variabili automaticamente dai dati inviati dalla form. Il campo di inserimento della form chiamato "first" crea la variabile $first e contiene il testo inserito in quel dato campo.
Nota Importante: Se avete installato PHP 4.2, dovete modificare il file php.ini e modificare la variabile register_globals da off a on, così:
register_globals = on
Se non è possibile, dovrete inizializzare le variabili manualmente voi stessi nel vostro codice. Questo è il metodo, se dovete inviare un dato da una form con il campo che si chiama "name" dovrete scriverre il codice seguente nella pagina che state inviando:
$name=$_POST[name]; //for post method
$name=$_GET[name]; //for get method
?>
Generalizzando si scrive così:
$nomevariabile=$_POST[nome_del_campo_inviato_dalla_form];
?>
Il codice risulterà scritto in questo modo:
$db = mysql_connect("localhost", "root","");
mysql_select_db("learndb",$db);
//variabili inserite menualmente
$first=$_POST[first];
$last=$_POST[last];
$nickname=$_POST[nickname];
$email=$_POST[email];
$salary=$_POST[salary];
//
$sql = "INSERT INTO personnel (firstname, lastname, nick, email, salary)
VALUES ('$first','$last','$nickname','$email','$salary')";
$result = mysql_query($sql);
echo "Thank you! Information entered.\n";
?>
Uniamo il tutto
Uniamo tutto il codice in un unico file. Lo chiameremo input.php:
if($submit)
{
$db = mysql_connect("localhost", "root","");
mysql_select_db("learndb",$db);
$sql = "INSERT INTO personnel (firstname, lastname, nick, email, salary) VALUES ('$first', '$ last', '$nickname','$email','$salary')";
$result = mysql_query($sql);
echo "Thank you! Information entered.\n";
}
else
{
?>
}
?>
Questo crea uno script che visualizza la form quando per inserire dati nel database. Abbiamo già detto che il PHP crea automaticamente variabili con i dati già inseriti al loro interno. Il PHP crea anche la variabile $submit se la form viene inviata. Lo script determina se la variabile $submit esiste. Se è così e contiene un valore, allora i dati inseriti nella form verranno aggiunti al nostro database; altrimenti, visualizzeremo la form.
Provate ad inserire dei dati nel database e controllate se lo script funziona visualizzandoli utilizzando il file viewdb.php.
Passaggio di variabili
Consideriamo come vengono passate le informazioni ad una pagina PHP. Un metodo è quello di utilizzare le form come abbiamo già fatto; un altro metodo è quello di utilizzare le query strings. Cosa sono le query strings? Modificate la iga method="post" in method="get" nel nostro script input.php. Ora provate ad inviare i dati al database. Dopo aver cliccato su submit vedremo nel browser la nostra solita scritta "Thank you! Information entered". Ma osservate l'URL. Dovrebbe esserci una scritta come questa:
http:
Le informazioni sono state inviate come una stringa nell'URL invece di essere inviate direttamente. La frase dopo il carattere ? è la query string, e come potete vedere contiene il nome della variabile e il suo valore. Quando il PHP riceve una query string come ?first=John crea automaticamente una variabile chiamata $first e le assegna il valore che viene passato dalla query string. E' l'equivalente di $first="John";. Quando sono presenti più variabili, tvengono separate dal carattere &.
Se non avete attivato l'opzione register_globals=on, dovete asscurarvi di inizializzare le variabili con $_GET così $first=$_GET[first];.
Visualizzare le singole righe
Ora creeremo uno script che visualizzeràle informazioni di una riga particolare del nostro database definita dalla variabile $id. Salva il codice seguente con il nome view.php. Provate a visualizzarlo nel vostro browser utilizzando questo percorso http://vostrohost/view.php?id=2 (abbiamo passato la variabile $id=2 tramite la query string). La pagina visualizzerà le informazioni relative alliid 2 del database MySQL.
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("learndb",$db);
$result = mysql_query("SELECT * FROM personnel WHERE id=$id",$db);
$myrow = mysql_fetch_array($result);
echo "First Name: ".$myrow["firstname"];
echo "
Last Name: ".$myrow["lastname"];
echo "
Nick Name: ".$myrow["nick"];
echo "
Email address: ".$myrow["email"];
echo "
Salary: ".$myrow["salary"];
?>
In questo caso il comando SQL è cambiato e dice al databasedi cercare le righe che hanno il valore $id. Ma è possibile che più righe abbiano lo stesso id? Generalmente una colonna può contenere qualsiasi valore, lo stesso oppure no. Ma nel nostro database due righe non potranno mai avere lo stesso id, perchè quando abbiamo creato il nostro database, abbiamo definito l'id come UNIQUE.
Salvate il file modificando il nome da viewdb.php a viewdb2.php.
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("learndb",$db);
$result = mysql_ query("SELECT * FROM personnel",$ db);
echo "";
";
?>
Visualizzando questa pagina, avrete una lista di nomi con i ispettivi nicknames. Osservate la terza colonna con il suo link. Posizionatevi con il mouse sopra il link e guardate dove punta il collegamento. Il link dovrebbe essere così http://vostrohost/view.php?id=3 ed i links di ogni riga sono diversi. Cliccate su uno di questi links. Vi riportano alla pagina creata dal vostro codice view.php che visualizza le informazioni dettagliate di quella persona. Come viene ottenuto tutto ciò?
Osservate il nostro codice del file viewdb2.php. Guardate la riga 11. L'unica cosa a noi non familiare, sono i puntini (.) sparsi nella riga. Questi puntini in PHP sono un operatore di concatenamento, significano che le stringhe ai lai del punto, sono concatenate tra di loro; ad esempio, se scrivo echo "Hello"."World", l'output sarà "HelloWorld". Nel nostro esempiousiamo l'operatore di concatenamento per generare una riga per il browser, come questa:
Camilla Anderson Rose View
Eliminare righe
Fino ad esso aabbiamo solo inserito nuove informazioni nel nostro database e le abbiamo visualizzate. Che cosa succede se dobbiamo eliminare dei dati inutili? Il nostro script delete.php farà questo per noi. Lavora esattamente come lo script view.php. L'unica differenza è il comando SQL "DELETE FROM personnel WHERE id=$id", che dice a MySQL di eliminare la riga che contiene l'id corrispondente alla variabile $id. Generalmente il comando SQL per eliminare una riga è DELETE FROM database_name WHERE field_name=somevalue
$db = mysql_ connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("learndb",$ db);
mysql_query("DELETE FROM personnel WHERE id=$id",$db);
echo "Information Deleted";
?>
Ancora una volta abbiamo modificato il nostro script viewdb2.php per inserire la nuova opzione e lo chiameremo viewdb3.php.
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("learndb",$db);
$result = mysql_query("SELECT * FROM personnel",$db);
echo "";
";
?>
Provate a cliccare su delete e poi visualizzate ancra il database utilizando lo script viewdb3.php per verificare che la riga sia effettivamente eliminata.
Modificare i dati
Ci capiterà sicuramente di dover modificare i dati presenti nel database. Per creare lo script che farà questa operazione, modificheremo il file input.php. Chiameremo questo file modificato addedit.php:
if($submit)
{
$db = mysql_connect("localhost", "root","");
mysql_select_db("learndb",$db);
$sql = "INSERT INTO personnel (firstname, lastname, nick, email, salary)
VALUES ('$first','$last','$nickname','$email','$salary')";
$result = mysql_query($sql);
echo "Thank you! Information entered.\n";
}
else if($update)
{
$db = mysql_connect("localhost", "root","");
mysql_select_db("learndb",$db);
$sql = "UPDATE personnel SET firstname='$first',
lastname='$last', nick='$nickname', email='$email', salary='$salary' WHERE id=$id";
$result = mysql_query($sql);
echo "Thank you! Information updated.\n";
}
else if($id)
{
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("learndb",$db);
$result = mysql_query("SELECT * FROM personnel WHERE id=$id",$db);
$myrow = mysql_fetch_array($result);
?>
}
else
{
?>
}
?>
Il codice vi sembrerà un pò complesso, ma non lo è. Lo script precedente input.php può fare due cose: può aggiungere dati al nostro database e può visualizzare la form. Ora aggiungeremo due nuove opzioni: la possibilità di visualizzare la stessa form ma con i valori di una particolare persona presente nel database e la possibilità di aggiornare i records di questa persona. I comandi SQL per inserire nuove informazioni e aggiornare quelle esistenti sono diversi, così utilizziamo il nostro script precedente per inserire le informazioi.
Lo script controlla la variabile $submit. Se contiene un valore, allora qualcuno ha inserito nuovi dati e le informazioni verranno inserite nel database. Se la variabile $submit non contiene nessun valore, allora qualcuno potrebbe aver inserito informazioni aggiornate, così viene controllata la variabile $update. Se contiene un valore, allora aggiorneremo il record della persona con il comando SQL "UPDATE personnel SET fieldname1= '$variablename1', fieldname2= '$variablename2' ......... WHERE id=$id";". Altrimenti, se qualcuno ha fornito l'id nella query string, visualizzeremo le informazioni relative alla persona identificata dall'id. Se tutto ciò non succede, verrà visualizzata la vecchia form.
Proviamo lo script. Apritelo con il vostro browser per vedere che cosa succede. Poi richiamalo utilizzando la query string ?id=1. Modifica le inormazioni e clicca update. Verifica se il database è stato aggiornato usando lo script viewdb3.php.
Un'altro nuovo elemento è stato inserito. E' la variabile globale PHP $PHP_SELF. Questa variabile contiene sempre il nom dello script che la contiene e la sua posizione. Abbiamo tilizzato questa variabile in una 'form action', non preoccupatevi del nome di questo file, questo script invierà sempre le informazioni a se stesso.
Abbiamo modificato ancora una volta il nostro script per la visualizzazione inserendo questa opzione. Qui sotto c'è il codice di questo script che chiameremo viewdb4.php:
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_ select_db("learndb",db);
$result = mysql_query("SELECT * FROM personnel",$db);
echo "";
";
?>
Cercare dati
Arrivati a questo punto, ci serve un motore di ricerca dei dati presenti nel database. Questa pagina visualizzerà inizialmente una form statica e dopo aver inserito la parola da cercare, visualizzarà il risultato della ricerca.
if ($searchstring)
{
$sql="SELECT * FROM personnel WHERE $searchtype LIKE '%$searchstring%' ORDER BY firstname ASC";
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("learndb",$db);
$result = mysql_query($sql,$db);
echo "";
";
}
else
{
?>
}
?>
Lo script controlla se la stringa contenuta in una variabile esiste. Se $searchstring contiene un valore, allora lo script ha qualche cosa da cercare; altrimenti, verrà visualizzata solo la form di ricerca. La parte di codice per la ricerca, è simile al nostro viewdb2.php. Il comando SQL merta una piccola spiegazione. Il comando SQL è:
"SELECT * FROM personnel WHERE $searchtype LIKE '%$searchstring%' ORDER BY firstname ASC"
Qui sono state introdote due nuove cose, "LIKE" e "ORDER BY". LIKE significa 'come'. Il segno '%' rappresenta ogni possibile comnbinazione di caratteri (numeri o lettere). Se Ssto cecando tutte le persone che il loro nome inizia con 'J' useremo questo comando SQL:
"SELECT * FROM personnel WHERE firstname LIKE 'J%'"
Per trovare persone che il loro nome finisca con J useremo '%J'. Se vogliamo trovare le persone che il loro nome abia 'J' in qualsiasi punto (nome, cognome) useremo '%J%'.
'ORDER BY' ordina semplicemente i records in ordine crescente o decrescente. Questa è la sintassi:
"ORDER BY fieldname order_ method" where order_ method is ASC or DESC permette di ordinare in modo ASC=crescente o DESC=decrescente.
Conclusioni
Abbiamo imparato le basi per la creazione di un sito dinamico. Ora tocca a voi mettere in pratica tutto questo. Avete conoscenze suffucienti per creare questi utili lavori:
* Database Utenti
Potete creare un databse dei vostri utenti. Potete aggiungere a questo una pagina di login.
* News
Potete inserire nel vostro sito una sezioneche visualizza sempre le ultime news oppure una sezione "What's new" generata automaticamente. La tabella per fare questo è:
CREATE TABLE news
(
id INT NOT NULL AUTO_ INCREMENT,
title VARCHAR(40),
newsbody TEXT,
news_ date DATE,
PRIMARY KEY (id),
UNIQUE id (id)
);
Visualizzare automaticamente il titolo delle ultime 5 news, questo è il codice:
$sql="SELECT * FROM news ORDER by news_date DESC";
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("newsdb",$db);
$result = mysql_query($sql,$db);
echo "Latest News:
";
$i=1;
while ($myrow = mysql_fetch_array($result))
{
echo "".$myrow["title"]."
";
$i=$i+1;
if($i>5)
break;
}
?>
* Database dei Prodotti
Potete creare un dettagliato database dei vostri prodotti. I vostri clienti potranno così vedere tutti i vostri prodotti e ricercarne uno in particolare.
Il nostro primo script
Per tradizione, inizieremo con il classico script di saluto al mondo intero. Aprite il vostro editor di testi e digitate il codice seguente:
echo "Ciao Mondo!";
?>
Salva il file come primo.php e visualizzalo nel browser. La pagina visualizza la scritta "Ciao Mondo!". Visualizza dal tuo browser il codice HTML di questa pagina. E' presente soltanto la scritta Ciao Mondo!. Questo perchè il PHP ha processato il codice, e il codice ha detto al PHP di restituire in output la scritta "Ciao Mondo!". Nota i tag . Questi delimitano il codice php e racchiudono il blocco di codice scritto in php. che dice al PHP di terminare il processo. Tutte le righe esterne a questi tag vengono processate dal browser come codice HTML.
Il nostro primo database
Ora creiamo il nostro database e vediamo che cosa possiamo farci. Nel vostro phpMyAdmin create un database col nome learndb.
Ora dobbiamo creare le tabelle nel database ed inserirci qualche dato. Nel vostro phpMyAdmin, inserite questa query:
CONNECT learndb
CREATE TABLE personnel
(
id int NOT NULL AUTO_INCREMENT,
firstname varchar(25),
lastname varchar(20),
nick varchar(12),
email varchar(35),
salary int,
PRIMARY KEY (id),
UNIQUE id (id)
);
INSERT INTO personnel VALUES ('1', 'John', 'Lever', 'John', ' \n john@everywhere.net Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ', '75000');
INSERT INTO personnel VALUES ('2', 'Camilla', 'Anderson', 'Rose', ' \n rose@flower.com Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ', '66000');
Questa query crea una tabella con 5 campi ed inserisce alcune informazioni.
Visualizziamo il contenuto del database con PHP
Adesso che abbiamo il nostro database con alcune informazioni al suo interno, visualizziamone il contenuto con il PHP. Salvate il codice seguente con il nome viewdb.php:
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("learndb",$db);
$result = mysql_query("SELECT * FROM personnel",$db);
echo "
| Full Name | Nick Name | Salary |
| ";
echo $myrow["firstname"]; echo " "; echo $myrow["lastname"]; echo " | ";
echo $myrow["nick"]; echo " | ";
echo $myrow["salary"]; } echo " |
?>
Eseguitelo nel vostro browser e vedrete il database del personale. Ora esaminiamo il codice. Prima dichiariamo la variabile $db. Nel PHP dichiariamo una variabile inserendo il simbolo '$ ' seguito dal nome della variabile. Guardate questo esempio dove viene assegnato un valore ad una variabile:
$nome_variabile= valore_assegnato;
(esempio: $count= 4;)
Ricordatevi di inserire il simbolo ';' alla fine di ogni riga. Dopo aver dichiarato la variabile $db abbiamo creato una connessione col database con il comando "mysql_connect("localhost", "root", "")". Questo significa collegati con il database MySQL nel server localhost con lo username root e la password "". Sostituisci questi valori con i tuoi dati se sono diversi.
Abbiamo poi assegnato un puntatore al database $db; in altre parole, $db punta al nostro server localhost del database. Abbiamo selezionato il database con il quale vogliamo interagire, usando la riga "mysql_select_db("learndb",$db);": significa che noi vogliamo utilizzare il database "learndb" localizzato dalla variabile puntatore $db. Ma noi vogliamo informazioni dal database, allora abbiamo fatto una query al databaseusando la riga "$result = mysql_query("SELECT * FROM personnel",$db);" La parte "SELECT * FROM personnel" è un'istruzione SQL, che significa selezionare tutti i dati presenti nel database personnel.
Il risultato della query mysql_ query() è stata poi salvata nella variabile $result. Ora possiamo accedere a tutti i dati presenti in tutte le righe del database dalla variabile $result. Utilizziamo la funzione mysql_fetch_array() per estrarre ogni riga dalla variabile $result e assegnarla alla variabile $myrow. Questa variabile contiene le informazioni di ogni riga strutturta come un array.
Poi visualizziamo i dati contenuti in ogni riga. "echo $myrow["firstname"];" significa inviare in output il valore contenuto nel campo "firstname" della riga contenuta nella variabile $myrow.
Qui abbiamo utilizzato il ciclo while(), cioè fino a quando ci sono dati da estrarre dalla variabile $result e da inserire nella variabile $myrow, esegui le righe contenute tra le parentesi graffe {}. Questo codice, potete formattarlo a vostro piacimento per rendere un output più gradevole. Congratulazioni! Avete appena creato la vostra prima pagina web dinamica!
Creare una form HTML
Ora vediamo come aggiungere un nuovo record al database. Con le vostre conoscenze di HTML, costruiamo una pagina che ci permetta di farlo. Creiamo una pagina html statica e la salviamo col nome datain.html:
Adesso abbiamo una form di inserimento dati chiamata "datain.php". Dobbiamo creare il codice per questa pagina che permetta l'invio e l'inserimento dei dati al database MySQL. Ecco il codice che fa quello che abbiamo appena descritto, salvatelo col nome datain.php:
$db = mysql_connect("localhost", "root","");
mysql_select_db("learndb",$db);
$sql = "INSERT INTO personnel (firstname, lastname, nick, email, salary) VALUES ('$first', '$last', '$nickname','$email','$salary')";
$result = mysql_query($sql);
echo "Thank you! Information entered.\ n";
?>
Le prime tre righe le ho già spiegate in precedenza, con la piccola differenza che utilizziamo il comando SQL "INSERT INTO", che significa inserire nel database nelle colonne specificate (in questo caso firstname, lastname, nick, email) i dati contenuti rispettivamente nelle variabili'$first', '$last', '$nickname', '$email'.
Ma da dove arrivano quese variabili? PHP crea le variabili automaticamente dai dati inviati dalla form. Il campo di inserimento della form chiamato "first" crea la variabile $first e contiene il testo inserito in quel dato campo.
Nota Importante: Se avete installato PHP 4.2, dovete modificare il file php.ini e modificare la variabile register_globals da off a on, così:
register_globals = on
Se non è possibile, dovrete inizializzare le variabili manualmente voi stessi nel vostro codice. Questo è il metodo, se dovete inviare un dato da una form con il campo che si chiama "name" dovrete scriverre il codice seguente nella pagina che state inviando:
$name=$_POST[name]; //for post method
$name=$_GET[name]; //for get method
?>
Generalizzando si scrive così:
$nomevariabile=$_POST[nome_del_campo_inviato_dalla_form];
?>
Il codice risulterà scritto in questo modo:
$db = mysql_connect("localhost", "root","");
mysql_select_db("learndb",$db);
//variabili inserite menualmente
$first=$_POST[first];
$last=$_POST[last];
$nickname=$_POST[nickname];
$email=$_POST[email];
$salary=$_POST[salary];
//
$sql = "INSERT INTO personnel (firstname, lastname, nick, email, salary)
VALUES ('$first','$last','$nickname','$email','$salary')";
$result = mysql_query($sql);
echo "Thank you! Information entered.\n";
?>
Uniamo il tutto
Uniamo tutto il codice in un unico file. Lo chiameremo input.php:
if($submit)
{
$db = mysql_connect("localhost", "root","");
mysql_select_db("learndb",$db);
$sql = "INSERT INTO personnel (firstname, lastname, nick, email, salary) VALUES ('$first', '$ last', '$nickname','$email','$salary')";
$result = mysql_query($sql);
echo "Thank you! Information entered.\n";
}
else
{
?>
}
?>
Questo crea uno script che visualizza la form quando per inserire dati nel database. Abbiamo già detto che il PHP crea automaticamente variabili con i dati già inseriti al loro interno. Il PHP crea anche la variabile $submit se la form viene inviata. Lo script determina se la variabile $submit esiste. Se è così e contiene un valore, allora i dati inseriti nella form verranno aggiunti al nostro database; altrimenti, visualizzeremo la form.
Provate ad inserire dei dati nel database e controllate se lo script funziona visualizzandoli utilizzando il file viewdb.php.
Passaggio di variabili
Consideriamo come vengono passate le informazioni ad una pagina PHP. Un metodo è quello di utilizzare le form come abbiamo già fatto; un altro metodo è quello di utilizzare le query strings. Cosa sono le query strings? Modificate la iga method="post" in method="get" nel nostro script input.php. Ora provate ad inviare i dati al database. Dopo aver cliccato su submit vedremo nel browser la nostra solita scritta "Thank you! Information entered". Ma osservate l'URL. Dovrebbe esserci una scritta come questa:
http:
Le informazioni sono state inviate come una stringa nell'URL invece di essere inviate direttamente. La frase dopo il carattere ? è la query string, e come potete vedere contiene il nome della variabile e il suo valore. Quando il PHP riceve una query string come ?first=John crea automaticamente una variabile chiamata $first e le assegna il valore che viene passato dalla query string. E' l'equivalente di $first="John";. Quando sono presenti più variabili, tvengono separate dal carattere &.
Se non avete attivato l'opzione register_globals=on, dovete asscurarvi di inizializzare le variabili con $_GET così $first=$_GET[first];.
Visualizzare le singole righe
Ora creeremo uno script che visualizzeràle informazioni di una riga particolare del nostro database definita dalla variabile $id. Salva il codice seguente con il nome view.php. Provate a visualizzarlo nel vostro browser utilizzando questo percorso http://vostrohost/view.php?id=2 (abbiamo passato la variabile $id=2 tramite la query string). La pagina visualizzerà le informazioni relative alliid 2 del database MySQL.
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("learndb",$db);
$result = mysql_query("SELECT * FROM personnel WHERE id=$id",$db);
$myrow = mysql_fetch_array($result);
echo "First Name: ".$myrow["firstname"];
echo "
Last Name: ".$myrow["lastname"];
echo "
Nick Name: ".$myrow["nick"];
echo "
Email address: ".$myrow["email"];
echo "
Salary: ".$myrow["salary"];
?>
In questo caso il comando SQL è cambiato e dice al databasedi cercare le righe che hanno il valore $id. Ma è possibile che più righe abbiano lo stesso id? Generalmente una colonna può contenere qualsiasi valore, lo stesso oppure no. Ma nel nostro database due righe non potranno mai avere lo stesso id, perchè quando abbiamo creato il nostro database, abbiamo definito l'id come UNIQUE.
Salvate il file modificando il nome da viewdb.php a viewdb2.php.
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("learndb",$db);
$result = mysql_ query("SELECT * FROM personnel",$ db);
echo "
| Full Name | Nick Name | Options |
| ".$myrow["firstname"]." ".$myrow["lastname"]." | ".$myrow["nick"];
echo " | View";
} echo " |
?>
Visualizzando questa pagina, avrete una lista di nomi con i ispettivi nicknames. Osservate la terza colonna con il suo link. Posizionatevi con il mouse sopra il link e guardate dove punta il collegamento. Il link dovrebbe essere così http://vostrohost/view.php?id=3 ed i links di ogni riga sono diversi. Cliccate su uno di questi links. Vi riportano alla pagina creata dal vostro codice view.php che visualizza le informazioni dettagliate di quella persona. Come viene ottenuto tutto ciò?
Osservate il nostro codice del file viewdb2.php. Guardate la riga 11. L'unica cosa a noi non familiare, sono i puntini (.) sparsi nella riga. Questi puntini in PHP sono un operatore di concatenamento, significano che le stringhe ai lai del punto, sono concatenate tra di loro; ad esempio, se scrivo echo "Hello"."World", l'output sarà "HelloWorld". Nel nostro esempiousiamo l'operatore di concatenamento per generare una riga per il browser, come questa:
Eliminare righe
Fino ad esso aabbiamo solo inserito nuove informazioni nel nostro database e le abbiamo visualizzate. Che cosa succede se dobbiamo eliminare dei dati inutili? Il nostro script delete.php farà questo per noi. Lavora esattamente come lo script view.php. L'unica differenza è il comando SQL "DELETE FROM personnel WHERE id=$id", che dice a MySQL di eliminare la riga che contiene l'id corrispondente alla variabile $id. Generalmente il comando SQL per eliminare una riga è DELETE FROM database_name WHERE field_name=somevalue
$db = mysql_ connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("learndb",$ db);
mysql_query("DELETE FROM personnel WHERE id=$id",$db);
echo "Information Deleted";
?>
Ancora una volta abbiamo modificato il nostro script viewdb2.php per inserire la nuova opzione e lo chiameremo viewdb3.php.
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("learndb",$db);
$result = mysql_query("SELECT * FROM personnel",$db);
echo "
| Full Name | Nick Name | Options |
| ".$myrow["firstname"]." ".$ myrow[" nick"];
echo " | View ";
echo "Delete"; } echo " |
?>
Provate a cliccare su delete e poi visualizzate ancra il database utilizando lo script viewdb3.php per verificare che la riga sia effettivamente eliminata.
Modificare i dati
Ci capiterà sicuramente di dover modificare i dati presenti nel database. Per creare lo script che farà questa operazione, modificheremo il file input.php. Chiameremo questo file modificato addedit.php:
if($submit)
{
$db = mysql_connect("localhost", "root","");
mysql_select_db("learndb",$db);
$sql = "INSERT INTO personnel (firstname, lastname, nick, email, salary)
VALUES ('$first','$last','$nickname','$email','$salary')";
$result = mysql_query($sql);
echo "Thank you! Information entered.\n";
}
else if($update)
{
$db = mysql_connect("localhost", "root","");
mysql_select_db("learndb",$db);
$sql = "UPDATE personnel SET firstname='$first',
lastname='$last', nick='$nickname', email='$email', salary='$salary' WHERE id=$id";
$result = mysql_query($sql);
echo "Thank you! Information updated.\n";
}
else if($id)
{
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("learndb",$db);
$result = mysql_query("SELECT * FROM personnel WHERE id=$id",$db);
$myrow = mysql_fetch_array($result);
?>
}
else
{
?>
}
?>
Il codice vi sembrerà un pò complesso, ma non lo è. Lo script precedente input.php può fare due cose: può aggiungere dati al nostro database e può visualizzare la form. Ora aggiungeremo due nuove opzioni: la possibilità di visualizzare la stessa form ma con i valori di una particolare persona presente nel database e la possibilità di aggiornare i records di questa persona. I comandi SQL per inserire nuove informazioni e aggiornare quelle esistenti sono diversi, così utilizziamo il nostro script precedente per inserire le informazioi.
Lo script controlla la variabile $submit. Se contiene un valore, allora qualcuno ha inserito nuovi dati e le informazioni verranno inserite nel database. Se la variabile $submit non contiene nessun valore, allora qualcuno potrebbe aver inserito informazioni aggiornate, così viene controllata la variabile $update. Se contiene un valore, allora aggiorneremo il record della persona con il comando SQL "UPDATE personnel SET fieldname1= '$variablename1', fieldname2= '$variablename2' ......... WHERE id=$id";". Altrimenti, se qualcuno ha fornito l'id nella query string, visualizzeremo le informazioni relative alla persona identificata dall'id. Se tutto ciò non succede, verrà visualizzata la vecchia form.
Proviamo lo script. Apritelo con il vostro browser per vedere che cosa succede. Poi richiamalo utilizzando la query string ?id=1. Modifica le inormazioni e clicca update. Verifica se il database è stato aggiornato usando lo script viewdb3.php.
Un'altro nuovo elemento è stato inserito. E' la variabile globale PHP $PHP_SELF. Questa variabile contiene sempre il nom dello script che la contiene e la sua posizione. Abbiamo tilizzato questa variabile in una 'form action', non preoccupatevi del nome di questo file, questo script invierà sempre le informazioni a se stesso.
Abbiamo modificato ancora una volta il nostro script per la visualizzazione inserendo questa opzione. Qui sotto c'è il codice di questo script che chiameremo viewdb4.php:
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_ select_db("learndb",db);
$result = mysql_query("SELECT * FROM personnel",$db);
echo "
| Full Name | Nick Name | Options |
| ".$myrow["firstname"]." ".$myrow["lastname"]." | ".$myrow["nick"];
echo " | View ";
echo "Delete "; echo "Edit"; } echo " |
?>
Cercare dati
Arrivati a questo punto, ci serve un motore di ricerca dei dati presenti nel database. Questa pagina visualizzerà inizialmente una form statica e dopo aver inserito la parola da cercare, visualizzarà il risultato della ricerca.
if ($searchstring)
{
$sql="SELECT * FROM personnel WHERE $searchtype LIKE '%$searchstring%' ORDER BY firstname ASC";
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("learndb",$db);
$result = mysql_query($sql,$db);
echo "
| Full Name | Nick Name | Options |
| ".$myrow["firstname"]." ".$myrow["lastname"]." | ".$myrow["nick"];
echo " | View";
} echo " |
}
else
{
?>
}
?>
Lo script controlla se la stringa contenuta in una variabile esiste. Se $searchstring contiene un valore, allora lo script ha qualche cosa da cercare; altrimenti, verrà visualizzata solo la form di ricerca. La parte di codice per la ricerca, è simile al nostro viewdb2.php. Il comando SQL merta una piccola spiegazione. Il comando SQL è:
"SELECT * FROM personnel WHERE $searchtype LIKE '%$searchstring%' ORDER BY firstname ASC"
Qui sono state introdote due nuove cose, "LIKE" e "ORDER BY". LIKE significa 'come'. Il segno '%' rappresenta ogni possibile comnbinazione di caratteri (numeri o lettere). Se Ssto cecando tutte le persone che il loro nome inizia con 'J' useremo questo comando SQL:
"SELECT * FROM personnel WHERE firstname LIKE 'J%'"
Per trovare persone che il loro nome finisca con J useremo '%J'. Se vogliamo trovare le persone che il loro nome abia 'J' in qualsiasi punto (nome, cognome) useremo '%J%'.
'ORDER BY' ordina semplicemente i records in ordine crescente o decrescente. Questa è la sintassi:
"ORDER BY fieldname order_ method" where order_ method is ASC or DESC permette di ordinare in modo ASC=crescente o DESC=decrescente.
Conclusioni
Abbiamo imparato le basi per la creazione di un sito dinamico. Ora tocca a voi mettere in pratica tutto questo. Avete conoscenze suffucienti per creare questi utili lavori:
* Database Utenti
Potete creare un databse dei vostri utenti. Potete aggiungere a questo una pagina di login.
* News
Potete inserire nel vostro sito una sezioneche visualizza sempre le ultime news oppure una sezione "What's new" generata automaticamente. La tabella per fare questo è:
CREATE TABLE news
(
id INT NOT NULL AUTO_ INCREMENT,
title VARCHAR(40),
newsbody TEXT,
news_ date DATE,
PRIMARY KEY (id),
UNIQUE id (id)
);
Visualizzare automaticamente il titolo delle ultime 5 news, questo è il codice:
$sql="SELECT * FROM news ORDER by news_date DESC";
$db = mysql_connect("localhost", "root", "");
mysql_select_db("newsdb",$db);
$result = mysql_query($sql,$db);
echo "Latest News:
";
$i=1;
while ($myrow = mysql_fetch_array($result))
{
echo "".$myrow["title"]."
";
$i=$i+1;
if($i>5)
break;
}
?>
* Database dei Prodotti
Potete creare un dettagliato database dei vostri prodotti. I vostri clienti potranno così vedere tutti i vostri prodotti e ricercarne uno in particolare.
Il Game Advertising
Non molto tempo fa abbiamo analizzato le implicazioni del Buzz/Viral Marketing, mettendo in evidenza la novità di questo fenomeno rispetto alle tecniche tradizionali. Il Game Advertising si pone – in un certo senso – su un piano molto simile, allontanandosi parecchio dalle tradizioni pubblicitarie alle quali siamo stati abituati.
Il Game Advertsing o AdverGame o, ancora, In-Game Advertising è un tipo particolare di pratica che consiste nello sfruttare videogame (dai semplici flash-game ai più sofisticati per console) all'interno di campagne marketing.
In questo senso è bene distinguere due categorie fondamentali: (1) i giochi che nascono con il preciso scopo di veicolare un messaggio promozionale e pubblicitario e (2) i giochi che, pur nascendo con scopi autonomi veicolano al loro interno messaggi pubblicitari con fini differenti.
La pubblicità "virtuale"
Cominciamo con il trattare la seconda categoria (2) presa in esame.
Gli esempi di videogiochi che impiegano messaggi pubblicitari al loro interno sono numerosissimi. Pensiamo a Pro Evolution Soccer, a FIFA, a Need For Speed, a NFL, etc. in cui si hanno cartelloni digitali che promuovono prodotti più disparati (più o meno reali).
È bene sottolineare come la tendenza attuale sia quella di appianare sempre di più questa distinzione muovendosi verso una pubblicizzazione dei prodotti reali – e non più solo fittizi – in mondi virtuali.
Ma la realtà dei fatti, e questo potrebbe apparire particolarmente innovativo ai più, non si ferma ai semplici prodotti. L'ultima, assai soddisfacente, campagna propagandistica di Obama ha sfruttato – in parte – i videogame per proporre il ben noto "change". Cartelli con l'immagine presidenziale sono apparsi in videogame della Electronic Arts per console X-Box. Un indicatore davvero interessante delle tendenze in atto.
Figura 1 - Esempio di AdverGame
Non solo intrattenimento: i giochi creati ad hoc
Un'altra categorizzazione possibile (1) è quella data dai giochi appositamente creati per la promozione di un prodotto, di un'idea, di un evento. L'esempio più banale e i casi più diffusi si ritrova nei giochi Flash: che non richiedono competenze e costi di sviluppo particolarmente elevati e risultano comunque molto efficaci soprattutto per la loro viralità, specie considerando la loro diffusione attraverso portali e siti dedicati.
L'advergame come valore aggiunto
A livello di creazione concreta di un gioco possono essere tenute in considerazioni differenti variabili, proponendo differenti modelli a seconda di ciò che si vuole ottenere dall'utenza o ciò che si spera di suscitare nel pubblico.
Le diverse strategie sono in funzione del collegamento tra il prodotto o l'idea da pubblicizzare e il modo in cui si intende farlo. Ecco dunque che abbiamo:
Giochi di tipo associativo, in cui c'è una correlazione non diretta, ma comunque presente tra il gioco e il brand in questione. Ne sono un esempio i cartelloni di sponsorizzazione disseminati nei vari giochi a sfondo sportivo.
Giochi rappresentativi del brand: in cui l'oggetto stesso, o l'idea, o il prodotto diventano parte e – a volte – scopo stesso del gioco. La correlazione è diretta ed evidente. Questa pratica è molto diffusa nella categoria dei giochi flash a cui prima si faceva riferimento.
Tipologie dimostrative che ricalcano le caratteristiche originali del marchio senza alterarle o modificarle in alcun modo.
Giochi a competizione, che risultano particolarmente efficaci nel caso in cui il prodotto sia di particolare valore o particolarmente riconosciuto a livello sociale. In giochi come questi l'ingrediente fondamentale è – quasi sempre – la possibilità di sfidare amici e sconosciuti in multiplayer, aggiungendo una buona dose di competitività alla scena.
Di tipo educativo o divulgativo, in cui ciò che conta è far passare prima di tutto un messaggio e poi vendere un prodotto. Sono un esempio di questi giochi quelli dedicati a particolari tematiche di ordine sociale o legati a contesti specifici. I più giovani risultano essere il target ideale.
Oltre a tutto questo è sempre bene considerare esattamente che cosa si vuole ottenere con la creazione di un prodotto del genere e stabilire, in funzione degli obiettivi una metodologia e un impianto di progettazione. Se ben gestiti possono essere uno strumento estremamente interessante e potente in grado di dare la giusta visibilità a ciò che vogliamo.
È bene fare un breve accenno anche a possibili effetti indesiderati che possono sussistere, primo fra tutti l'affermazione del gioco sul prodotto. Non sono rari i casi di esperimenti di questo tipo che hanno visto il prevalere del ludico sul pubblicitario. In casi come questi è necessario chiarire che il divertimento non è scopo prioritario (anche se importante) e non deve essere valorizzato in maniera eccessiva. D'altro canto non è nemmeno pensabile il contrario: l'eccessiva "commercializzazione" del tutto appiattirebbe ogni possibile relazione con l'utenza. Un corretto bilanciamento tra questi due poli rappresenta sicuramente la strategia migliore per garantire il successo di un videogame creato apposta per commercializzare un prodotto.
Conclusioni
Questa nuova tipologia di advertising è destinata a crescere sempre di più in futuro. Le aziende più all'avanguardia investono sempre più capitali nella creazione di tali strumenti e nella gestione di tali dinamiche. Lo scopo – come sempre – è quello di assicurarsi una fetta sempre maggiore di utenze raggiungendo sempre più persone.
È erroneo pensare che queste soluzioni siano impiegabili esclusivamente da grossi brand: anche le PMI italiane possono trovare in soluzioni di questo tipo un utile compromesso tra costi di produzione e ritorno pubblicitario, certo è che tutto dipende da ciò di cui abbiamo bisogno.
Come sempre la soluzione pubblicitaria migliore è quella più adatta alle nostre esigenze.
Il Game Advertsing o AdverGame o, ancora, In-Game Advertising è un tipo particolare di pratica che consiste nello sfruttare videogame (dai semplici flash-game ai più sofisticati per console) all'interno di campagne marketing.
In questo senso è bene distinguere due categorie fondamentali: (1) i giochi che nascono con il preciso scopo di veicolare un messaggio promozionale e pubblicitario e (2) i giochi che, pur nascendo con scopi autonomi veicolano al loro interno messaggi pubblicitari con fini differenti.
La pubblicità "virtuale"
Cominciamo con il trattare la seconda categoria (2) presa in esame.
Gli esempi di videogiochi che impiegano messaggi pubblicitari al loro interno sono numerosissimi. Pensiamo a Pro Evolution Soccer, a FIFA, a Need For Speed, a NFL, etc. in cui si hanno cartelloni digitali che promuovono prodotti più disparati (più o meno reali).
È bene sottolineare come la tendenza attuale sia quella di appianare sempre di più questa distinzione muovendosi verso una pubblicizzazione dei prodotti reali – e non più solo fittizi – in mondi virtuali.
Ma la realtà dei fatti, e questo potrebbe apparire particolarmente innovativo ai più, non si ferma ai semplici prodotti. L'ultima, assai soddisfacente, campagna propagandistica di Obama ha sfruttato – in parte – i videogame per proporre il ben noto "change". Cartelli con l'immagine presidenziale sono apparsi in videogame della Electronic Arts per console X-Box. Un indicatore davvero interessante delle tendenze in atto.
Figura 1 - Esempio di AdverGame
Non solo intrattenimento: i giochi creati ad hoc
Un'altra categorizzazione possibile (1) è quella data dai giochi appositamente creati per la promozione di un prodotto, di un'idea, di un evento. L'esempio più banale e i casi più diffusi si ritrova nei giochi Flash: che non richiedono competenze e costi di sviluppo particolarmente elevati e risultano comunque molto efficaci soprattutto per la loro viralità, specie considerando la loro diffusione attraverso portali e siti dedicati.
L'advergame come valore aggiunto
A livello di creazione concreta di un gioco possono essere tenute in considerazioni differenti variabili, proponendo differenti modelli a seconda di ciò che si vuole ottenere dall'utenza o ciò che si spera di suscitare nel pubblico.
Le diverse strategie sono in funzione del collegamento tra il prodotto o l'idea da pubblicizzare e il modo in cui si intende farlo. Ecco dunque che abbiamo:
Giochi di tipo associativo, in cui c'è una correlazione non diretta, ma comunque presente tra il gioco e il brand in questione. Ne sono un esempio i cartelloni di sponsorizzazione disseminati nei vari giochi a sfondo sportivo.
Giochi rappresentativi del brand: in cui l'oggetto stesso, o l'idea, o il prodotto diventano parte e – a volte – scopo stesso del gioco. La correlazione è diretta ed evidente. Questa pratica è molto diffusa nella categoria dei giochi flash a cui prima si faceva riferimento.
Tipologie dimostrative che ricalcano le caratteristiche originali del marchio senza alterarle o modificarle in alcun modo.
Giochi a competizione, che risultano particolarmente efficaci nel caso in cui il prodotto sia di particolare valore o particolarmente riconosciuto a livello sociale. In giochi come questi l'ingrediente fondamentale è – quasi sempre – la possibilità di sfidare amici e sconosciuti in multiplayer, aggiungendo una buona dose di competitività alla scena.
Di tipo educativo o divulgativo, in cui ciò che conta è far passare prima di tutto un messaggio e poi vendere un prodotto. Sono un esempio di questi giochi quelli dedicati a particolari tematiche di ordine sociale o legati a contesti specifici. I più giovani risultano essere il target ideale.
Oltre a tutto questo è sempre bene considerare esattamente che cosa si vuole ottenere con la creazione di un prodotto del genere e stabilire, in funzione degli obiettivi una metodologia e un impianto di progettazione. Se ben gestiti possono essere uno strumento estremamente interessante e potente in grado di dare la giusta visibilità a ciò che vogliamo.
È bene fare un breve accenno anche a possibili effetti indesiderati che possono sussistere, primo fra tutti l'affermazione del gioco sul prodotto. Non sono rari i casi di esperimenti di questo tipo che hanno visto il prevalere del ludico sul pubblicitario. In casi come questi è necessario chiarire che il divertimento non è scopo prioritario (anche se importante) e non deve essere valorizzato in maniera eccessiva. D'altro canto non è nemmeno pensabile il contrario: l'eccessiva "commercializzazione" del tutto appiattirebbe ogni possibile relazione con l'utenza. Un corretto bilanciamento tra questi due poli rappresenta sicuramente la strategia migliore per garantire il successo di un videogame creato apposta per commercializzare un prodotto.
Conclusioni
Questa nuova tipologia di advertising è destinata a crescere sempre di più in futuro. Le aziende più all'avanguardia investono sempre più capitali nella creazione di tali strumenti e nella gestione di tali dinamiche. Lo scopo – come sempre – è quello di assicurarsi una fetta sempre maggiore di utenze raggiungendo sempre più persone.
È erroneo pensare che queste soluzioni siano impiegabili esclusivamente da grossi brand: anche le PMI italiane possono trovare in soluzioni di questo tipo un utile compromesso tra costi di produzione e ritorno pubblicitario, certo è che tutto dipende da ciò di cui abbiamo bisogno.
Come sempre la soluzione pubblicitaria migliore è quella più adatta alle nostre esigenze.
Indicatori di performance (KPI) per la Web Analytics
KPI, sigla emblematica della Business Intelligence, è l'acronimo di Key Performance Indicators. Sotto tale denominazione sono compresi tutti quegli indici che permettono di tenere sotto controllo l'andamento di un processo aziendale.
Tali indici, nell'ambito della Web Analytics, rappresentano un potentissimo strumento che permette di misurare le performance di un qualsiasi sito web. I KPI consentono di studiare i fenomeni che si celano dietro alla navigazione dei visitatori senza doversi perdere tra numeri, tabelle e grafici "imposti" da ogni piattaforma di web analytics.
In questo articolo tratteremo le caratteristiche fondamentali dei KPI facendo una panoramica delle basi per sceglierli ed utilizzarli.
Caratteristiche dei KPI nella Web Analytics
La scelta dei KPI è il primo passo strategico all'avvio di un progetto di web analytics. Da tali indici dipende la configurazione della piattaforma di tracking (es. Google Analytics) e le tipologie di studi da condurre. In sostanza, non si tocca niente finchè non si ha un set di KPI da monitorare.
Prima di vedere con quale metodo è possibile individuare e scegliere gli indici utili ai propri scopi è doverosa una premessa teorica che illustri le peculiaritè di un KPI "perfetto". Questo deve essere caratterizzato da:
Indicalità: un KPI misura (indica) il valore di una variabile, individuabile dal rapporto tra metriche proprie della web analytics. Tale rapporto è solitamente rappresentato in forma di numero percentuale.
Temporalità: un KPI è temporale in quanto le tendenze che rispecchia sono individuabili confrontando il valore dello stesso indice nel tempo.
Azionabilità: al variare di un KPI nel tempo deve corrispondere un'azione mirata a trattare eventuali fenomeni riscontrati, siano essi positivi o negativi.
Per chiarire tali caratteristiche, consideriamo il seguente esempio:
Sul sito dell’azienda XYZ si è riscontrato, nel mese di dicembre, un calo del tasso di conversione del 30%.
Tale affermazione dimostra come un buon KPI (in questo caso il tasso di conversione) presenti tutte le caratteristiche sopra citate. L’indicalitè è espressa dal "calo del 30%", mentre la temporalità si riscontra nel periodo di riferimento (mese di dicembre, rispetto al mese precedente).
Diversamente, l'azionabilità è individuabile nel processo attivato dall'affermazione di cui sopra. Approfondendo le motivazioni di questo calo del tasso di conversione, potremmo scoprire, ad esempio, che il sito in questione non riceve pi&ygrave; accessi da alcune parole chiave che portavano conversioni. Daremo quindi disposizioni al responsabile SEO del sito affinchè risolva la situazione (azionabilità).
Scegliere i giusti KPI
La scelta dei KPI è un processo razionale imprescindibilmente legato agli obiettivi per cui il sito da monitorare esiste. Per chi fa commercio elettronico è fondamentale avere indici riguardanti vendite, acquisizioni clienti, usabilità diversamente da un blog aziendale dove siamo interessati ai lettori, all'espansione della visibilità del marchio, ecc.
Vediamo allora in dettaglio quali sono i passi da seguire per scegliere i giusti KPI, con una serie di esempi a corredo
Riunioni con i responsabili del sito
Il primo passo consiste nell'organizzare una o più riunioni con i responsabili della gestione del sito da analizzare. Obiettivo di ogni seduta è individuare quali sono le informazioni necessarie ai suddetti responsabili per coordinare risorse e attività in base agli obiettivi da conseguire. Nel caso di grandi organizzazioni sarà opportuno prevedere riunioni con l'amministrazione e i vari reparti: commerciale, marketing, produzione, ecc. Nel caso di piccole imprese, lo scenario si semplifica e spesso tutto si risolve in una seduta.
Per fare un esempio: il reparto commerciale potrebbe mostrare la propria curiosità sulle vendite generate dal sito, il reparto marketing interessarsi ai canali che portano più clienti al minor costo mentre gli sviluppatori potrebbero voler conoscere eventuali errori tecnici nel CMS o problemi d'usabilità nel layout del sito.
Porsi delle domande
Definite informazioni necessarie e obiettivi, prima di arrivare alla scelta dei KPI, è fondamentale trasformare le esigenze dei responsabili del sito in "quesiti da risolvere".
Riprendendo dall'esempio precedente: l'area commerciale interessata alle vendite potrebbe voler avere informazioni su quanti sono i nuovi clienti e quanti quelli già acquisiti (primi due quesiti), mentre l'area makreting potrebbe voler conoscere le performance delle ultime campagne pay per clic (terzo quesito) come strumento per pianificazioni future.
Operativizzazione dei quesiti
L'operativizzazione, tra le tecniche di ricerca di mercato, è quel processo che permette di tradurre una concetto (o quesito) in variabile (nel nostro caso, indice). Si tratta del processo finale che porta alla selezione dei KPI.
Riprendiamo ancora l'esempio fin'ora trattato. In merito alle domande dell'area commerciale potremmo far riferimento al tasso di conversione (rapporto tra conversioni e visite), segmentandolo per nuovi clienti e clienti registrati. In questo caso il tasso di conversione è la variabile-indice del concetto "vendite". Per l'area marketing potremmo invece far riferimento al ROI delle varie campagne pay per click. In questo caso il ROI indica la variabile-indice del concetto "successo di una campagna".
Il processo è spesso più semplice di quanto illustrato finora: spesso una telefonata ad un conoscente o ad un collega per un consiglio è la miglior soluzione per individuare KPI utili ai propri scopi, soprattutto se si è alle prime esperienze.
Selezionati i KPI, questi dovranno essere fatti approvare al committente del progetto, spiegando le motivazioni che hanno portato alla selezione degli indici presentati.
La Dashboard
La Dashboard (Bacheca) è uno strumento molto diffuso da considerarsi come il punto di partenza del dialogo tra analista e cliente. Tale strumento consiste solitamente, nel caso della web analytics, in un foglio di calcolo in cui sono elencati i KPI stabiliti (con descrizione del KPI, valore e variazione percentuale) e mostrate rappresentazioni grafiche delle informazioni maggiormente rilevanti.
La dashoard è inoltre un ottimo strumento in quanto permette di tenere tutti gli indicatori d'interesse sott'occhio in modo presentabile e comprensibile al cliente e dando un confine netto al campo d'analisi che sarebbe altrimenti dispersivo e compromettente per la qualità delle informazioni.
Alcuni esempi interessanti di Dashboard si possono vedere tra i risultati di questa ricerca su Google Immagini.
Conclusioni e approfondimenti
Nell'articolo non sono è stato riportato nessun elenco di KPI d'esempio, com'è consuetudine fare tra i web analisti che parlano di questo argomento. Esistono siti con i più disparati obiettivi per cui KPI fondamentali per alcuni progetti, possono rivelarsi veramente inutili per altri.
Un buon punto per iniziare ad approfondire è l'articolo con le 8 regole per scegliere i KPI di Avinash Kaushik, guru internazionale della web analytics. Altra fonte di informazioni è infine il documento delle metriche standard (pdf) curato dalla Web Analytics Association. All'interno sono elencate e spiegate (in inglese) le metriche proprie della web analytics a cui si può fare riferimento nella fase di operativizzazione.
di: Francesco Gori
Tali indici, nell'ambito della Web Analytics, rappresentano un potentissimo strumento che permette di misurare le performance di un qualsiasi sito web. I KPI consentono di studiare i fenomeni che si celano dietro alla navigazione dei visitatori senza doversi perdere tra numeri, tabelle e grafici "imposti" da ogni piattaforma di web analytics.
In questo articolo tratteremo le caratteristiche fondamentali dei KPI facendo una panoramica delle basi per sceglierli ed utilizzarli.
Caratteristiche dei KPI nella Web Analytics
La scelta dei KPI è il primo passo strategico all'avvio di un progetto di web analytics. Da tali indici dipende la configurazione della piattaforma di tracking (es. Google Analytics) e le tipologie di studi da condurre. In sostanza, non si tocca niente finchè non si ha un set di KPI da monitorare.
Prima di vedere con quale metodo è possibile individuare e scegliere gli indici utili ai propri scopi è doverosa una premessa teorica che illustri le peculiaritè di un KPI "perfetto". Questo deve essere caratterizzato da:
Indicalità: un KPI misura (indica) il valore di una variabile, individuabile dal rapporto tra metriche proprie della web analytics. Tale rapporto è solitamente rappresentato in forma di numero percentuale.
Temporalità: un KPI è temporale in quanto le tendenze che rispecchia sono individuabili confrontando il valore dello stesso indice nel tempo.
Azionabilità: al variare di un KPI nel tempo deve corrispondere un'azione mirata a trattare eventuali fenomeni riscontrati, siano essi positivi o negativi.
Per chiarire tali caratteristiche, consideriamo il seguente esempio:
Sul sito dell’azienda XYZ si è riscontrato, nel mese di dicembre, un calo del tasso di conversione del 30%.
Tale affermazione dimostra come un buon KPI (in questo caso il tasso di conversione) presenti tutte le caratteristiche sopra citate. L’indicalitè è espressa dal "calo del 30%", mentre la temporalità si riscontra nel periodo di riferimento (mese di dicembre, rispetto al mese precedente).
Diversamente, l'azionabilità è individuabile nel processo attivato dall'affermazione di cui sopra. Approfondendo le motivazioni di questo calo del tasso di conversione, potremmo scoprire, ad esempio, che il sito in questione non riceve pi&ygrave; accessi da alcune parole chiave che portavano conversioni. Daremo quindi disposizioni al responsabile SEO del sito affinchè risolva la situazione (azionabilità).
Scegliere i giusti KPI
La scelta dei KPI è un processo razionale imprescindibilmente legato agli obiettivi per cui il sito da monitorare esiste. Per chi fa commercio elettronico è fondamentale avere indici riguardanti vendite, acquisizioni clienti, usabilità diversamente da un blog aziendale dove siamo interessati ai lettori, all'espansione della visibilità del marchio, ecc.
Vediamo allora in dettaglio quali sono i passi da seguire per scegliere i giusti KPI, con una serie di esempi a corredo
Riunioni con i responsabili del sito
Il primo passo consiste nell'organizzare una o più riunioni con i responsabili della gestione del sito da analizzare. Obiettivo di ogni seduta è individuare quali sono le informazioni necessarie ai suddetti responsabili per coordinare risorse e attività in base agli obiettivi da conseguire. Nel caso di grandi organizzazioni sarà opportuno prevedere riunioni con l'amministrazione e i vari reparti: commerciale, marketing, produzione, ecc. Nel caso di piccole imprese, lo scenario si semplifica e spesso tutto si risolve in una seduta.
Per fare un esempio: il reparto commerciale potrebbe mostrare la propria curiosità sulle vendite generate dal sito, il reparto marketing interessarsi ai canali che portano più clienti al minor costo mentre gli sviluppatori potrebbero voler conoscere eventuali errori tecnici nel CMS o problemi d'usabilità nel layout del sito.
Porsi delle domande
Definite informazioni necessarie e obiettivi, prima di arrivare alla scelta dei KPI, è fondamentale trasformare le esigenze dei responsabili del sito in "quesiti da risolvere".
Riprendendo dall'esempio precedente: l'area commerciale interessata alle vendite potrebbe voler avere informazioni su quanti sono i nuovi clienti e quanti quelli già acquisiti (primi due quesiti), mentre l'area makreting potrebbe voler conoscere le performance delle ultime campagne pay per clic (terzo quesito) come strumento per pianificazioni future.
Operativizzazione dei quesiti
L'operativizzazione, tra le tecniche di ricerca di mercato, è quel processo che permette di tradurre una concetto (o quesito) in variabile (nel nostro caso, indice). Si tratta del processo finale che porta alla selezione dei KPI.
Riprendiamo ancora l'esempio fin'ora trattato. In merito alle domande dell'area commerciale potremmo far riferimento al tasso di conversione (rapporto tra conversioni e visite), segmentandolo per nuovi clienti e clienti registrati. In questo caso il tasso di conversione è la variabile-indice del concetto "vendite". Per l'area marketing potremmo invece far riferimento al ROI delle varie campagne pay per click. In questo caso il ROI indica la variabile-indice del concetto "successo di una campagna".
Il processo è spesso più semplice di quanto illustrato finora: spesso una telefonata ad un conoscente o ad un collega per un consiglio è la miglior soluzione per individuare KPI utili ai propri scopi, soprattutto se si è alle prime esperienze.
Selezionati i KPI, questi dovranno essere fatti approvare al committente del progetto, spiegando le motivazioni che hanno portato alla selezione degli indici presentati.
La Dashboard
La Dashboard (Bacheca) è uno strumento molto diffuso da considerarsi come il punto di partenza del dialogo tra analista e cliente. Tale strumento consiste solitamente, nel caso della web analytics, in un foglio di calcolo in cui sono elencati i KPI stabiliti (con descrizione del KPI, valore e variazione percentuale) e mostrate rappresentazioni grafiche delle informazioni maggiormente rilevanti.
La dashoard è inoltre un ottimo strumento in quanto permette di tenere tutti gli indicatori d'interesse sott'occhio in modo presentabile e comprensibile al cliente e dando un confine netto al campo d'analisi che sarebbe altrimenti dispersivo e compromettente per la qualità delle informazioni.
Alcuni esempi interessanti di Dashboard si possono vedere tra i risultati di questa ricerca su Google Immagini.
Conclusioni e approfondimenti
Nell'articolo non sono è stato riportato nessun elenco di KPI d'esempio, com'è consuetudine fare tra i web analisti che parlano di questo argomento. Esistono siti con i più disparati obiettivi per cui KPI fondamentali per alcuni progetti, possono rivelarsi veramente inutili per altri.
Un buon punto per iniziare ad approfondire è l'articolo con le 8 regole per scegliere i KPI di Avinash Kaushik, guru internazionale della web analytics. Altra fonte di informazioni è infine il documento delle metriche standard (pdf) curato dalla Web Analytics Association. All'interno sono elencate e spiegate (in inglese) le metriche proprie della web analytics a cui si può fare riferimento nella fase di operativizzazione.
di: Francesco Gori
A/B Test con Google Website Optimizer
Buzz Marketing è un termine entrato nel linguaggio comune piuttosto recentemente e si muove nel contesto - ormai universalmente noto - del web partecipativo e sociale (piattaforme 2.0). Si tratta di un fenomeno tanto complesso quanto cruciale che diviene di fondamentale importanza per quelle aziende (ma non solo per loro) che fanno del web il loro ambiente di lavoro e di investimento.
«I mercati sono conversazioni» è la prima (e forse più importante) tesi del Cluetrain Manifesto: le persone si fidano molto di più di ciò che sentono dire nelle reti informali piuttosto che dei canali di informazione ufficiale; ciò significa che un prodotto in grado di garantirsi un buon passaparola è un prodotto che sicuramente avrà successo, è proprio questo il fil rouge che sta alla base di questo approccio. Diventa quindi interessante (1) dare alle persone motivo di parlare di noi e (2) favorire l'instaurarsi di queste conversazioni.
La comprensione dei principi fondamentali del buzz marketing può essere, da un lato, un validissimo strumento per migliorare la propria posizione all'interno della rete e per promuovere la propria identità on-line e, dall'altro, una chiave di comprensione utilissima nelle mani di tutti i consumatori.
Buzz, Viral o passaparola?
A titolo di completezza e di chiarezza, è opportuno fare presenti le distinzioni che popolano questo settore: possiamo infatti distinguere tre macro-aree principali sull'argomento.
Buzz Marketing: si tratta del marketing basato sul passaparola delle utenze, ovvero tutte quelle attività che si discostano da quelle tradizionalmente intese. "Buzz" è un termine onomatopeico di origine inglese che designa appunto un brusio incontrollato.
Viral Marketing: questa tipologia si differenzia dal "Buzz" - benché molto spesso considerato come suo sinonimo - per il suo carattere di volontarietà: mentre il "buzz" si diffonde molto spesso in maniera incontrollata e "dal basso", il "viral" è molto spesso promosso dalla stessa azienda che vuole pubblicizzare un prodotto, un servizio o un bene attraverso i digital media.
Word Of Mouth Marketing: possiamo considerarlo come un sinonimo del "Buzz", il termine significa letteralmente "passaparola" in lingua anglosassone e designa appunto un tipo di marketing differente da quello tradizionale. Molto spesso il termine è impiegato per raggruppare le altre due classificazioni.
In questa sede prenderemo in esame entrambe le modalità, dato che - entrambe - rappresentano la nuova frontiera del marketing e la direzione verso cui molti si stanno già muovendo, e molti altri - a breve - si muoveranno.
La nuova frontiera del marketing: on-line videos
Uno dei punti chiave del "nuovo marketing" è rappresentato dai video. Non è un caso che il Times abbia dedicato a YouTube la copertina "Man of the year" del 2006.
È proprio attorno a YouTube che ruotano tutta una serie di video che dimostrano come sia possibile fare marketing e pubblicità senza nominare nemmeno un prodotto e avendo comunque un successo eclatante.
Un esempio di questi video possiamo trovarli nei canali ufficiali dedicati, come nel caso di Can's Professional (trad. "I professionisti della lattina") sponsorizzato dalla Coca-Cola Company per pubblicizzare i suoi prodotti. In questi video vengono effettuate evoluzioni nel lanciare le lattine nei cestini della spazzatura: il video è diventato un vero e proprio fenomeno della rete conquistandosi - meritatamente - grande seguito, soprattutto tra i più giovani. In questo caso il video virale si diffonde in maniera quasi automatica nella rete riscuotendo grande successo. Nintendo ha fatto qualcosa di simile per la sua Wii-Fit, riprendendo una ragazza mentre si divertiva ad utilizzarlo.
Tali pratiche sono per l'azienda praticamente a costo zero: al di là ovviamente delle spese di produzione per video di questo tipo (decisamente inconsistenti rispetto ai colossi che li impiegano), dobbiamo ricordare che la diffusione e la risonanza del video avvengono in maniera quasi del tutto naturale, senza che vi sia necessità di interventi dall'esterno. Di non poco conto è anche tutta quella serie di video che si collocano parallelamente a quelli ufficiali: sappiamo che YouTube è il regno dell'emulazione e della parodia, ecco dunque che nell'universo telematico si scatena un fenomeno del tutto unico che vede repliche, parodie, imitazioni e anche canzonature del video originale, che non fanno altro che aumentare la risonanza del prodotto pubblicizzato.
Un fenomeno decisamente non secondario, che non può essere sottovalutato.
Il ruolo dei social-media
I social media, nello specifico i social-network, rappresentano - ormai - la realtà preponderante della rete. Il marketing non può non tenerne conto. Le aziende più intraprendenti in questo campo si sono già ampiamente date da fare.
Apple, per esempio, ha uno spazio ufficiale dedicato agli studenti su Facebook, attraverso il quale può facilmente diffondere news, aggiornamenti e quant'altro. Adobe possiede un account ufficiale delicious, attraverso il quale cataloga e raccoglie gli articoli, i tutorial e i post più interessanti sui suoi prodotti. Altri esempi si possono ritrovare in AT&T, che ha disposto un photostream, utilizzando la piattaforma Flickr, oppure in CNN, che utilizza il servizio di microblogging offerto da Twitter per i suoi aggiornamenti.
Widget, applicazioni, YouTube, Facebook, Twitter, corporate blogging, MySpace, Flickr, social-network dedicati: sono solo alcune delle strategie che le aziende stanno impiegando per la loro promozione in rete. Peter Kim riporta - per chi fosse interessato all'approfondimento - in un lungo elenco, moltissimi di questi esempi.
Quelli che abbiamo citato noi, a titolo puramente informativo, sono solo alcuni casi di aziende che hanno saputo - e sanno - sfruttare - non solo i canali tradizionali, ma anche le vie alternative per promuovere la loro identità commerciale.
Promuovere la propria identità nella rete 2.0
Una delle questioni che sta più a cuore alle aziende è - senza ombra di dubbio - come poter proporre il loro modello di business in rete in maniera efficace. Ecco dunque che nascono le agenzie specializzate che si occupano di costruire un'identità (sociale e professionale) dell'impresa nel Web.
Se una volta era sufficiente un sito internet che fungesse da vetrina fine a se stessa e da repository semplice per il materiale, oggi la partecipazione dell'azienda nel web deve essere di altro tipo.
La questione centrale diventa quindi quella di adottare determinate strategie per ottenere risultati efficaci in questo campo.
Proviamo a delineare alcune colonne portanti attorno al quale costruire un discorso di questo tipo. Per prima cosa dovrebbe essere necessario domandarsi se la nostra azienda abbia davvero bisogno di investire in questo senso e se, davvero, una politica del genere possa essere l'ideale per la nostra realtà. Se ci occupiamo di innovazione e internet (ma non solo) e vogliamo essere visibili ovunque una buona idea potrebbe essere quella di dedicare delle risorse alla creazione di profili aziendali su siti specifici e su social-network dedicati, promuovere la propria immagine con un blog, aprire un social-network aziendale, un canale ufficiale su YouTube, una pagina su MySpace, etc.
Ciò che non deve accadere è il farsi prendere troppo la mano e investire in maniera sconsiderata risorse che potrebbero essere gestite in maniera decisamente più intelligente per l'azienda.
Ovviamente per chi avesse già maturato una consapevolezza in tale campo, non resta che rivolgersi a professionisti del settore che siano in grado di consigliare quale strategia sia meglio adottare in funzione dei propri obiettivi.
Pensando ad un possibile planning di questi approcci, generalmente ci si muove in questo modo:
Si cercano i volontari o le persone interessante a parlare di noi e dei nostri prodotti.
Si offrono le ragioni per poter parlare di questi prodotti alle persone che abbiamo selezionato o che si sono offerte (occasioni speciali, prodotti particolarmente interessanti, etc.)
Si potenzia la comunicazione impiegando gli strumenti adatti e favorendo la diffusione del buzz: blog, e-mail, social-netowrk, video, games, e tutto quello che può essere utile ad aumentare la risonanza di quello che facciamo.
Si prende parte alla conversazione si aiuta la diffusione del buzz partecipando in maniera attiva.
Si monitorano gli andamenti delle conversazioni e si raccolgono feedback fondamentali per correggere il proprio comportamento.
Per tutte le aziende - invece - che magari non abbiano un sostrato particolarmente favorevole per una promozione in questa direzione, consigliamo di potenziare prima di tutto i canali tradizionali, perché fungano da base di supporto a possibili sviluppi futuri.
È bene precisare, sempre, che non esistono metodi di promozione efficaci in assoluto, ogni realtà deve potersi ritagliare uno spazio personale e promuovere la propria specificità in un certo modo. I risultati migliori si ottengono - quasi sempre - quando si comprende questo punto fondamentale.
Analizzare il "buzz"
Una volta compreso che cosa sia il buzz, diventa fondamentale indagare quali siano le dinamiche che stanno alla sua base e per fare questo, molto spesso si ricorre a veri e propri professionisti delle analisi che si occupano di monitorare e analizzare il comportamento delle utenze e del prodotto in rete.
Ma come indagare quanto accade in rete? Come monitorare l'andamento di un prodotto? Come verificare se sia presente o meno una campagna virale? O se questa campagna virale abbia avuto o meno l'effetto sperato?
A queste domande si tenta di dare risposta sfruttando metodi di ricerca in rete che, anche in questo caso, si discostano da quelli tradizionali, per alcune ragioni fondamentali. In questo tipo di ricerca il semplice dato quantitativo non è mai completo né soddisfacente, tant'è che si ricorre molto spesso - se non sempre - ad analisi anche qualitative che integrino i risultati già noti e offrano profili definiti che determinino la posizione di un determinato prodotto, o servizio, all'interno delle reti sociali e della rete globale.
Passando al lato pratico possiamo distinguere alcune metodologie impiegate dai ricercatori di questo campo che si differenziano (anche se non di moltissimo) dalle ricerche di marketing tradizionale.
Vediamo assieme alcuni passaggi chiave:
Analisi delle reti sociali: la social-network analysis è la traduzione in digitale dei principi che muvono le analisi sociologiche ed economiche nella vita reale. Alla base di queste teorie c'è una rappresentazione della società come reticolo di relazioni: ogni individuo è inteso come un nodo dal quale si diramano diversi legami. La comprensione di questi legami chiarisce il ruolo e il peso che ogni nodo ha all'interno della rete.
Analisi delle comunità on-line: l'analisi delle community è largamente impiegata in termini di marketing on-line e di ricerche di mercato. Si tratta di analizzare e indagare, attraverso osservazione non partecipante e monitoraggio costante le opinioni, i pensieri e le credenze delle utenze. Entrare in un gruppo per comprenderne i capisaldi.
Etnografia digitale: il ricercatore che adotta un metodo etnografico entra a far parte a tutti gli effetti della comunità che vuole studiare. Nel caso dell'approccio digitale si distinguono due classi di partecipazione: nel caso si tratti di partecipazione non attiva si parla di lurking, azione tipica di forum, newsgroup e affini, di chi, pur facendo parte del gruppo non partecipa mai alle conversazioni. L'altro tipo di partecipazione coinvolge invece il ricercatore in maniera diretta e concreta. La social-network analysis è una branca di questo tipo di analisi.
In casi come questi si cerca di comprendere quali siano i messaggi più significativi lasciati dalla utenze e quali dinamiche si creino all'interno di community ufficiali e non. Si effettuano, generalmente, analisi sommarie che mirano ad individuare le conversazione e i messaggi più interessanti e poi si procede con l'analisi - più accurata e attenta - qualitativa dei messaggi estratti.
Analizzare il buzz attorno ad un prodotto - è bene chiarirlo - non è affatto cosa semplice, abbiamo visto che tale fenomeno si muove in direzioni non lineari, molto spesso di difficile controllo, a volte anche negative e controproducenti per l'azienda stessa. Per chi effettua ricerche di questo tipo è necessaria non solo un'ottima conoscenza degli strumenti tradizionali, ma anche una buona dose di creatività.
Conclusioni
Giungendo al termine del nostro discorso ci preme mettere l'accento su alcune questioni rilevanti.
Abbiamo visto come il buzz marketing possa essere uno strumento davvero interessante, ma anche come possa rivelarsi - inaspettatamente - fonte di danni non trascurabili per una azienda. Che cosa fare dunque?
Sicuramente non ci si può limitare ad ignorare ciò che accade, sperando di poter sopravvivere per inerzia. Nasce la necessità di reinventarsi e di reinventare i propri schemi: l'unica chiave che può aiutarci in tal senso è la consapevolezza del mezzo che utilizziamo, che si elabora attraverso una costante osservazione di ciò che ci circonda. Impariamo a notare i segnali di un buzz, a proporlo noi stessi, a cavalcare un successo emergente e a monitorare ciò che proviene dalla utenze. Perché proprio come afferma Eric S. Raymond: «La cosa migliore, dopo l'avere buone idee, è riconoscere quelle che arrivano dagli utenti. Qualche volta sono le migliori».
«I mercati sono conversazioni» è la prima (e forse più importante) tesi del Cluetrain Manifesto: le persone si fidano molto di più di ciò che sentono dire nelle reti informali piuttosto che dei canali di informazione ufficiale; ciò significa che un prodotto in grado di garantirsi un buon passaparola è un prodotto che sicuramente avrà successo, è proprio questo il fil rouge che sta alla base di questo approccio. Diventa quindi interessante (1) dare alle persone motivo di parlare di noi e (2) favorire l'instaurarsi di queste conversazioni.
La comprensione dei principi fondamentali del buzz marketing può essere, da un lato, un validissimo strumento per migliorare la propria posizione all'interno della rete e per promuovere la propria identità on-line e, dall'altro, una chiave di comprensione utilissima nelle mani di tutti i consumatori.
Buzz, Viral o passaparola?
A titolo di completezza e di chiarezza, è opportuno fare presenti le distinzioni che popolano questo settore: possiamo infatti distinguere tre macro-aree principali sull'argomento.
Buzz Marketing: si tratta del marketing basato sul passaparola delle utenze, ovvero tutte quelle attività che si discostano da quelle tradizionalmente intese. "Buzz" è un termine onomatopeico di origine inglese che designa appunto un brusio incontrollato.
Viral Marketing: questa tipologia si differenzia dal "Buzz" - benché molto spesso considerato come suo sinonimo - per il suo carattere di volontarietà: mentre il "buzz" si diffonde molto spesso in maniera incontrollata e "dal basso", il "viral" è molto spesso promosso dalla stessa azienda che vuole pubblicizzare un prodotto, un servizio o un bene attraverso i digital media.
Word Of Mouth Marketing: possiamo considerarlo come un sinonimo del "Buzz", il termine significa letteralmente "passaparola" in lingua anglosassone e designa appunto un tipo di marketing differente da quello tradizionale. Molto spesso il termine è impiegato per raggruppare le altre due classificazioni.
In questa sede prenderemo in esame entrambe le modalità, dato che - entrambe - rappresentano la nuova frontiera del marketing e la direzione verso cui molti si stanno già muovendo, e molti altri - a breve - si muoveranno.
La nuova frontiera del marketing: on-line videos
Uno dei punti chiave del "nuovo marketing" è rappresentato dai video. Non è un caso che il Times abbia dedicato a YouTube la copertina "Man of the year" del 2006.
È proprio attorno a YouTube che ruotano tutta una serie di video che dimostrano come sia possibile fare marketing e pubblicità senza nominare nemmeno un prodotto e avendo comunque un successo eclatante.
Un esempio di questi video possiamo trovarli nei canali ufficiali dedicati, come nel caso di Can's Professional (trad. "I professionisti della lattina") sponsorizzato dalla Coca-Cola Company per pubblicizzare i suoi prodotti. In questi video vengono effettuate evoluzioni nel lanciare le lattine nei cestini della spazzatura: il video è diventato un vero e proprio fenomeno della rete conquistandosi - meritatamente - grande seguito, soprattutto tra i più giovani. In questo caso il video virale si diffonde in maniera quasi automatica nella rete riscuotendo grande successo. Nintendo ha fatto qualcosa di simile per la sua Wii-Fit, riprendendo una ragazza mentre si divertiva ad utilizzarlo.
Tali pratiche sono per l'azienda praticamente a costo zero: al di là ovviamente delle spese di produzione per video di questo tipo (decisamente inconsistenti rispetto ai colossi che li impiegano), dobbiamo ricordare che la diffusione e la risonanza del video avvengono in maniera quasi del tutto naturale, senza che vi sia necessità di interventi dall'esterno. Di non poco conto è anche tutta quella serie di video che si collocano parallelamente a quelli ufficiali: sappiamo che YouTube è il regno dell'emulazione e della parodia, ecco dunque che nell'universo telematico si scatena un fenomeno del tutto unico che vede repliche, parodie, imitazioni e anche canzonature del video originale, che non fanno altro che aumentare la risonanza del prodotto pubblicizzato.
Un fenomeno decisamente non secondario, che non può essere sottovalutato.
Il ruolo dei social-media
I social media, nello specifico i social-network, rappresentano - ormai - la realtà preponderante della rete. Il marketing non può non tenerne conto. Le aziende più intraprendenti in questo campo si sono già ampiamente date da fare.
Apple, per esempio, ha uno spazio ufficiale dedicato agli studenti su Facebook, attraverso il quale può facilmente diffondere news, aggiornamenti e quant'altro. Adobe possiede un account ufficiale delicious, attraverso il quale cataloga e raccoglie gli articoli, i tutorial e i post più interessanti sui suoi prodotti. Altri esempi si possono ritrovare in AT&T, che ha disposto un photostream, utilizzando la piattaforma Flickr, oppure in CNN, che utilizza il servizio di microblogging offerto da Twitter per i suoi aggiornamenti.
Widget, applicazioni, YouTube, Facebook, Twitter, corporate blogging, MySpace, Flickr, social-network dedicati: sono solo alcune delle strategie che le aziende stanno impiegando per la loro promozione in rete. Peter Kim riporta - per chi fosse interessato all'approfondimento - in un lungo elenco, moltissimi di questi esempi.
Quelli che abbiamo citato noi, a titolo puramente informativo, sono solo alcuni casi di aziende che hanno saputo - e sanno - sfruttare - non solo i canali tradizionali, ma anche le vie alternative per promuovere la loro identità commerciale.
Promuovere la propria identità nella rete 2.0
Una delle questioni che sta più a cuore alle aziende è - senza ombra di dubbio - come poter proporre il loro modello di business in rete in maniera efficace. Ecco dunque che nascono le agenzie specializzate che si occupano di costruire un'identità (sociale e professionale) dell'impresa nel Web.
Se una volta era sufficiente un sito internet che fungesse da vetrina fine a se stessa e da repository semplice per il materiale, oggi la partecipazione dell'azienda nel web deve essere di altro tipo.
La questione centrale diventa quindi quella di adottare determinate strategie per ottenere risultati efficaci in questo campo.
Proviamo a delineare alcune colonne portanti attorno al quale costruire un discorso di questo tipo. Per prima cosa dovrebbe essere necessario domandarsi se la nostra azienda abbia davvero bisogno di investire in questo senso e se, davvero, una politica del genere possa essere l'ideale per la nostra realtà. Se ci occupiamo di innovazione e internet (ma non solo) e vogliamo essere visibili ovunque una buona idea potrebbe essere quella di dedicare delle risorse alla creazione di profili aziendali su siti specifici e su social-network dedicati, promuovere la propria immagine con un blog, aprire un social-network aziendale, un canale ufficiale su YouTube, una pagina su MySpace, etc.
Ciò che non deve accadere è il farsi prendere troppo la mano e investire in maniera sconsiderata risorse che potrebbero essere gestite in maniera decisamente più intelligente per l'azienda.
Ovviamente per chi avesse già maturato una consapevolezza in tale campo, non resta che rivolgersi a professionisti del settore che siano in grado di consigliare quale strategia sia meglio adottare in funzione dei propri obiettivi.
Pensando ad un possibile planning di questi approcci, generalmente ci si muove in questo modo:
Si cercano i volontari o le persone interessante a parlare di noi e dei nostri prodotti.
Si offrono le ragioni per poter parlare di questi prodotti alle persone che abbiamo selezionato o che si sono offerte (occasioni speciali, prodotti particolarmente interessanti, etc.)
Si potenzia la comunicazione impiegando gli strumenti adatti e favorendo la diffusione del buzz: blog, e-mail, social-netowrk, video, games, e tutto quello che può essere utile ad aumentare la risonanza di quello che facciamo.
Si prende parte alla conversazione si aiuta la diffusione del buzz partecipando in maniera attiva.
Si monitorano gli andamenti delle conversazioni e si raccolgono feedback fondamentali per correggere il proprio comportamento.
Per tutte le aziende - invece - che magari non abbiano un sostrato particolarmente favorevole per una promozione in questa direzione, consigliamo di potenziare prima di tutto i canali tradizionali, perché fungano da base di supporto a possibili sviluppi futuri.
È bene precisare, sempre, che non esistono metodi di promozione efficaci in assoluto, ogni realtà deve potersi ritagliare uno spazio personale e promuovere la propria specificità in un certo modo. I risultati migliori si ottengono - quasi sempre - quando si comprende questo punto fondamentale.
Analizzare il "buzz"
Una volta compreso che cosa sia il buzz, diventa fondamentale indagare quali siano le dinamiche che stanno alla sua base e per fare questo, molto spesso si ricorre a veri e propri professionisti delle analisi che si occupano di monitorare e analizzare il comportamento delle utenze e del prodotto in rete.
Ma come indagare quanto accade in rete? Come monitorare l'andamento di un prodotto? Come verificare se sia presente o meno una campagna virale? O se questa campagna virale abbia avuto o meno l'effetto sperato?
A queste domande si tenta di dare risposta sfruttando metodi di ricerca in rete che, anche in questo caso, si discostano da quelli tradizionali, per alcune ragioni fondamentali. In questo tipo di ricerca il semplice dato quantitativo non è mai completo né soddisfacente, tant'è che si ricorre molto spesso - se non sempre - ad analisi anche qualitative che integrino i risultati già noti e offrano profili definiti che determinino la posizione di un determinato prodotto, o servizio, all'interno delle reti sociali e della rete globale.
Passando al lato pratico possiamo distinguere alcune metodologie impiegate dai ricercatori di questo campo che si differenziano (anche se non di moltissimo) dalle ricerche di marketing tradizionale.
Vediamo assieme alcuni passaggi chiave:
Analisi delle reti sociali: la social-network analysis è la traduzione in digitale dei principi che muvono le analisi sociologiche ed economiche nella vita reale. Alla base di queste teorie c'è una rappresentazione della società come reticolo di relazioni: ogni individuo è inteso come un nodo dal quale si diramano diversi legami. La comprensione di questi legami chiarisce il ruolo e il peso che ogni nodo ha all'interno della rete.
Analisi delle comunità on-line: l'analisi delle community è largamente impiegata in termini di marketing on-line e di ricerche di mercato. Si tratta di analizzare e indagare, attraverso osservazione non partecipante e monitoraggio costante le opinioni, i pensieri e le credenze delle utenze. Entrare in un gruppo per comprenderne i capisaldi.
Etnografia digitale: il ricercatore che adotta un metodo etnografico entra a far parte a tutti gli effetti della comunità che vuole studiare. Nel caso dell'approccio digitale si distinguono due classi di partecipazione: nel caso si tratti di partecipazione non attiva si parla di lurking, azione tipica di forum, newsgroup e affini, di chi, pur facendo parte del gruppo non partecipa mai alle conversazioni. L'altro tipo di partecipazione coinvolge invece il ricercatore in maniera diretta e concreta. La social-network analysis è una branca di questo tipo di analisi.
In casi come questi si cerca di comprendere quali siano i messaggi più significativi lasciati dalla utenze e quali dinamiche si creino all'interno di community ufficiali e non. Si effettuano, generalmente, analisi sommarie che mirano ad individuare le conversazione e i messaggi più interessanti e poi si procede con l'analisi - più accurata e attenta - qualitativa dei messaggi estratti.
Analizzare il buzz attorno ad un prodotto - è bene chiarirlo - non è affatto cosa semplice, abbiamo visto che tale fenomeno si muove in direzioni non lineari, molto spesso di difficile controllo, a volte anche negative e controproducenti per l'azienda stessa. Per chi effettua ricerche di questo tipo è necessaria non solo un'ottima conoscenza degli strumenti tradizionali, ma anche una buona dose di creatività.
Conclusioni
Giungendo al termine del nostro discorso ci preme mettere l'accento su alcune questioni rilevanti.
Abbiamo visto come il buzz marketing possa essere uno strumento davvero interessante, ma anche come possa rivelarsi - inaspettatamente - fonte di danni non trascurabili per una azienda. Che cosa fare dunque?
Sicuramente non ci si può limitare ad ignorare ciò che accade, sperando di poter sopravvivere per inerzia. Nasce la necessità di reinventarsi e di reinventare i propri schemi: l'unica chiave che può aiutarci in tal senso è la consapevolezza del mezzo che utilizziamo, che si elabora attraverso una costante osservazione di ciò che ci circonda. Impariamo a notare i segnali di un buzz, a proporlo noi stessi, a cavalcare un successo emergente e a monitorare ciò che proviene dalla utenze. Perché proprio come afferma Eric S. Raymond: «La cosa migliore, dopo l'avere buone idee, è riconoscere quelle che arrivano dagli utenti. Qualche volta sono le migliori».
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